Il derby che aprì il dopo guerra


Il Racconto

14 ottobre 1945, riparte la Serie A. Non è un campionato qualsiasi quello che va a cominciare: si tratta del primo torneo del dopoguerra, l'unico, nella storia del calcio italiano professionistico, ad essere diviso in due gironi, il Campionato Alta Italia e il Campionato Centro-Sud. Una suddivisione che rese evidenti le differenze (in parte ancora esistenti) fra le potenze calcistiche del nord e quelle meridionali. Le prime quattro squadre del torneo Alta Italia (Torino, Inter, Juventus e Milan) si piazzarono poi, nel cosiddetto girone finale, ai primi quattro posti, lasciando a Napoli, Bari, Roma e Pro Livorno le posizioni di retrovia. Al contrario del giorno d'oggi, quando la formulazione delle teste di serie impedisce big-match nelle prime giornate, la prima giornata del calcio italiano del dopoguerra fu letteralmente scoppiettante, e vide la Juventus superare nel derby quel Torino ultimo un campionato italiano (l’edizione 1942-43) e quindi a tutti gli effetti campione in carica, quella stessa squadra granata che si sarebbe poi imposta nuovamente quell’anno, secondo titolo di un filotto che si sarebbe spezzato solo dopo la stagione 1948-49 per colpa della tragedia di Superga. Partenza con il botto quindi, per un derby che viene risolto a vantaggio dei bianconeri grazie alle reti di Magni (40’) e Piola, che al 79’ decide il match trasformando un calcio di rigore. Questo dopo che Loik (44’) aveva temporaneamente pareggiato le sorti dell’incontro per i granata.

Un successo importante ma non del tutto imprevisto, visto che poneva di fronte una Juventus rinforzata dal mercato estivo a un Torino che, specie nelle retrovie, aveva ancora bisogno di tempo per ritrovarsi e amalgamarsi. Un ko che non indispettiva più di tanto il presidente torinisia Novo, che subito ebbe a dire: “Si tratta di un campionato a due tempi. dove si potrebbe anche perdere la... semifinale dell’Alta Italia, a patto di vincere il girone finale. E in effetti il Toro, che pure vinse il torneo Alta Italia, si confermò nella più importante seconda fase che gli valse il terzo scudetto della propria storia. Il derby attira la folla delle grandi occasioni: a sono in 35 mila, per un incasso due milioni e mezzo di lire, record assoluto aggiornato a quei tempi. La voglia di dimenticare il conflitto è tanta, la domenica del pallone aiuta, di fronte le due migliori squadre italiane del momento, non senza qualche assenza, in particolare tra i granata, che devono fare a meno di Gabetto e Santagiuliana, mentre i bianconeri dovranno fate a meno, a gara in corso, di Rasa infortunato e costretto a ciondolare per il campo (allora non esistevano sostituzioni).

In campo domina la tattica del sistema, utilizzata da entrambe le squadree più a scopo distruttivo che costruttivo, ovvero secondo il concetto inglese del 'safey first' (prima di tutto la sicurezza), cercando quanti più di impedire l'azione altrui che di costruire la propria. E non è quindi un caso che il derby venisse deciso da un calcio di rigore. Allora come ora, un rigore sulla cui liceità si potrebbe discutere. Perché il fallo di mano in area di Casigliano in area torinista c'era ed era evidente, almeno a detta delle cronache dell'epoca, ma altrettanto involontario, visto che il granata si trovava a un metro da Piola, promto a calciare fortissimo un pallone che carambolava proprio sulla mano dell'avversario. Dubbi da calcio moderno, e altri ne possiamo trovare in questa partita, dove il Torino può comunque rammaricarsi di aver gettato al vento almeno tre chiare occassioni da rete: come quando Ballarin colpila il palo e per molti il pallone forse aveva anche varcato la linea bianca. E ancora recriminazioni granata su altri due legni, colti da Mazzola e e da Zecca nel primo tempo, a ancora per una clamorosa occasione sprecata dallo stesso Mazzata e per una rete annullata a Ferraris per un fuorigioco discutibile.

Cosi le squadre in campo quel giorno:
Juventus - Sentimenti IV, Varglien III, Rava, Depertini, Parola, Tortarolo, Sentimenti III, Borel II, Piola, Coscia, Magni.
Torino - Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Rigamonti, Grezar, Ossola, Loik, Zecca, Mazzola, Ferraris II.



Foto Story

Una formazione del Torino 1945-46Una formazione della Juventus 1945-46


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