La prima volta dei ragazzi granata


Il Racconto

Ci sono momenti, nella storia dello sport, nei quali un evento si trasforma in mito. E' quanto è successo al 'Grande Torino'. Il 4 maggio 1949 alle 17.05 l'I-Elce che trasportava la squadra granata di ritorno da Lisbona, dove aveva affrontato il Benfica in amichevole, si schiantò sul colle di Superga. Con quell'aereo si spezzano i sogni di milioni di italiani, oltre che di tutti i tifosi del Toro. Una squadra, quella del presidente Ferruccio Novo, che rappresentava il simbolo della rinascita dalla guerra. Il Torino rappresentava l'amore per lo sport, il senso del rispetto per l'avversario e dell'invincibilità. Una squadra in grado di vincere 5 scudetti ed imbattuta sul proprio terreno, altra leggenda, il 'Filadelfia', per 6 anni. Bacigalupo, Ballarin I, Maroso, Grezar, Rigamonti. Castigliano. Menti II, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola, Bongiorni. Grava, Schubert, Operto II. Ballarin II, Martelli: questi i nomi della lista dei giocatori caduti, a cui si aggiungevano quelli del tecnico Lievesley, del massaggiatore Cortina, dei dirigenti Agnisetta. Egri-Erbstein e Civalleri, dell'organizzatore Bonaiuti e dei giornalisti Casalbore. Cavaliere e Tosatti.

Il salone di Palazzo Madama a Torino viene convertito in camera ardente e la gente rende omaggio per due giorni ai caduti. Ma la commozione è devastante in tutta Italia. Il presidente della FIGC Ottorino Barassi riunisce il Consiglio Federale in seduta straordinaria presso la sede della Lega Interregionale Nord alle ore 10.30 del 6 maggio 1949 e fa propria la preposta proveniente da diverse squadre della Serie A, fra cui Inter, Milan (rispettivamente 2.a e 3.a in classifica e ancora teoricamente in corsa per la vittoria dello scudetto), Padova, Palermo e Venezia di proclamare il Torino "campione d'Italia per la stagione 1948/49". La cerimonia di premiazione' avviene proprio a Palazzo Madama, con Barassi che chiama uno per uno i nomi dei campioni per incoronarli idealmente. Sempre il Consiglio Federale delibera che nelle rimanenti gare di campionato giocherà la squadra giovanile dei granata, ribattezzata 'Torino ragazzi', in una partita 'amichevole' con i pari età delle formazioni che il calendario poneva contro i piemontesi (anche se il risultato sarebbe poi andato a 'fare classifica' da un punto di vista numerico).

In campo il Toro ci torna il 15 maggio. Se l'ultima sfida del Grande Torino era stata a San Siro con l'Inter (0-0), la prima volta dei ragazzi è con il Genoa, sconfitto 4-0 in un Filadelfia commosso e stipato fino all'inverosimile. Omaggi di fiore sulle sedie solitamente occupate dai dirigenti e tecnici scomparsi lungo il campo, in tribuna stampa e perfino sulle porte, dove si sarebbe dovuto posizionare Bacigalupo. I piccoli granata cominciano a giocare contratti dall'emozione, poi passano prima del riposo. Il raddoppio arriva nella ripresa con Marchetto, che resiste a una carica, 'finta' il portiere Turrini e deposita la palla nell'angolo, sfruttando il vantaggio lasciato da uno dei migliori arbitri dell'epoca, Bellè di Venezia. Il tris è di Lusso, su rigore, il poker ancora per merito di Marchetto. E mentre nasce la sottoscrizione nazionale Torino Simbolo di 1000 lire per concorrere alla rinascita della squadra granata, una squadra con questo nome affronta in amichevole i campioni argentini del River Piate: l'incontro termina 2-2 con Nyers e Annovazzi in rete per il Torino Simbolo, che schiera questa formazione base: Sentimenti IV, Manente, Furiassi, Annovazzi, Giovannini, Achilli, Nyers, Boniperti, Nordahl, Hansen, Ferraris II. In panchina, poi entrati in campo Moro, Angeleri, Muccinelli e Lorenzi. Intanto la squadra 'ragazzi' chiudeva il torneo con 4 vittorie su 4 partite giocate e con 12 reti fatte e appena 2 subite. E per ogni partita un 'rito', con i ragazzi della squadra avversaria ad appuntare sul petto dei granata lo scudetto del quinto campionato consecutivo.



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I titoli dei giornali per le partite del post superga


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