Serie A 2012-13 - Juventus


Il Racconto


IL FILM: TERSO POTERE
La crisi stringe la cinghia anche al calcio e i botti di mercato per quello italiano – da tempo in decadenza – sono soprattutto in uscita: il Milan per l’accoppiata Thiago Silva-Ibrahimovic incassa 62 milioni dal Paris St. Germain, che ne versa 30 al Napoli per Lavezzi e 12 al neopromosso Pescara per il giovane Verratti. In entrata, a spendere più di tutti è il Palermo, che per 12 milioni ingaggia il diciottenne Dybala dall’Instituto Cordoba, squadra della B argentina; la Roma, a ruota, Destro dal Genoa per 11,5. Poi a gennaio sarà il Milan a spenderne 20 per riportare Balotelli in Italia dal Manchester City. Il campionato vede quattro squadre partire con penalizzazioni frutto della lunga vicenda dell’ennesimo calcio-scommesse: Siena meno 6, Atalanta meno 2, Sampdoria e Torino meno 1. Lo stesso Antonio Conte sconta una squalifica per la stessa vicenda (10 mesi, poi ridotti a 4). La sua Juventus parte in presa diretta e dopo dieci giornate ha già 4 punti di vantaggio sull’Inter, che tuttavia nel turno successivo la batte a domicilio candidandosi alla lotta per lo scudetto. Si tratta di un’illusione ottica: i bianconeri ristabiliscono rapidamente le distanze e il 16 dicembre sono campioni d’inverno con due giornate di anticipo. Gireranno la boa di metà torneo con 5 punti sulla Lazio e 7 sul Napoli. Nel girone di ritorno gli azzurri di Mazzarri si propongono come inseguitori: sopravanzano la Lazio di Petkovic alla ventiduesima e si lanciano sulle tracce della Signora, con un distacco di 3 punti, che peraltro si allargano a 6 alla vigilia dello scontro diretto al San Paolo. Quest’ultimo al ventisettesimo turno si chiude in parità, dando via libera agli uomini di Conte, che dalla domenica successiva avviano un filotto di nove vittorie, esprimendo un nitido dominio tecnico. Il 5 maggio sono campioni d’Italia con tre turni di anticipo. Chiuderanno con 9 lunghezze sul Napoli e ben 15 sul Milan, mentre in coda al Pescara, il primo a staccarsi sul fondo, faranno compagnia nella caduta in B il Siena, appesantito dalla forte penalizzazione, e il Palermo.

I CAMPIONI: CONTE CORRENTE
La Juventus parte alla caccia del bis rafforzandosi con il ritorno di Giovinco dal Parma, per 11 milioni, e con gli innesti di due centrocampisti dell’Udinese, entrambi in comproprietà: l’esterno destro Isla per 9,4 milioni, l’interno Asamoah per 9; tre gli arrivi a costo zero: il centrale difensivo Lucio dall’Inter, il giovanissimo interno Pogba dal Manchester United e il centravanti Bendtner dal Sunderland, via Arsenal. Antonio Conte, sostituito da Angelo Alessio e costretto a seguire la squadra dalla tribuna fino a dicembre per la squalifica patita per omessa denuncia nel processo calcio-scommesse (relativa ai tempi in cui guidava il Siena), si affida a uno spartito preciso fin dal primo turno: Buffon in porta, Barzagli, Bonucci e Chiellini in difesa, Lichtsteiner, Vidal, Pirlo, Marchisio e Asamoah a centrocampo, Vucinic e Giovinco in attacco. La squadra ingrana subito, dopo aver aperto la stagione vincendo la Supercoppa italiana a Pechino sul Napoli: il formidabile Barzagli non sbaglia un colpo, facendo lievitare il rendimento anche dei due compagni di reparto, tanto che Lucio, insofferente a un destino di panchina, rescinde presto il contratto tornandosene in Brasile; l’idea di allargare Asamoah sulla fascia sinistra si rivela vincente grazie alle qualità tecniche del ghanese, abile in copertura e soprattutto nelle incursioni offensive; Vidal diventa un devastante uomo ovunque in un centrocampo cui Pirlo offre il consueto sublime magistero in regia e Marchisio la precisione e puntualità nella cucitura. Ai titolari si aggiunge nella seconda parte della stagione il giovane Pogba, che brucia le tappe ergendosi a protagonista di strepitose prestazioni. In attacco, invece, non tutto funziona: Matri dà il cambio ogni tanto a Vucinic, abile nel palleggio quanto discontinuo sotto rete, Giovinco non mantiene tutte le promesse faticando a trovare la porta avversaria, il bisonte Bendtner si rivela inadeguato. A gennaio vengono aggiunti il versatile Peluso, difensore mancino dall’Atalanta, e il veterano Anelka, a costo zero dallo Shanghai Shenhua, i cui contributi saranno irrilevanti, come quello di Isla, non ripresosi completamente da un grave infortunio ai legamenti (collaterale e crociato anteriore) del ginocchio destro patito a febbraio 2012. Il dominio della Juventus è totale, il primo posto in classifica occupato dalla prima all’ultima giornata è lo specchio di una superiorità schiacciante su tutta la concorrenza, riflessa in campo internazionale dall’ingresso nelle migliori otto d’Europa in Champions League.

I RIVALI: FORZA MINORE
Il Napoli chiude il campionato col miglior attacco e la seconda miglior difesa. Eppure in stagione la squadra di Mazzarri ha fatto solo il solletico alla Juventus nella corsa-scudetto, in Coppa Italia è uscita al primo colpo in casa contro il Bologna e in Europa League è caduta addirittura nei sedicesimi di finale, sotto il colpi del Viktoria Plzen, poi subito spazzato via negli ottavi dal Fenerbahce. Ecco le contraddizioni di un’annata per molti versi brillante della squadra partenopea, che ha il fiore all’occhiello del più forte attaccante del lotto, lo straripante Cavani, e corre quasi sempre sul filo di una evidente competitività, senza però riuscire a tradurla nel concreto di una qualche conquista. La campagna estiva, anche se priva di colpi ad effetto, è mirata sulle esigenze dell’organico. A fronte della cessione eccellente di Lavezzi (e di quella di Gargano, in prestito all’Inter per 1,25 milioni), arrivano un centrocampista tosto, Behrami, dalla Fiorentina per 8 milioni, un giovane difensore della Nazionale olimpica brasiliana, Uvini, per 3 (dal San Paolo), il centrale difensivo Gamberini, ancora dalla Fiorentina (2), il laterale Mesto dal Genoa (1,5), l’interno El Kaddouri in comproprietà dal Brescia (2); per l’attacco c’è il ritorno di Insigne per fine prestito dal Pescara, con cui è esploso in B sotto la guida di Zeman. Mazzarri schiera De Sanctis in porta, Campagnaro, Paolo Cannavaro e Gamberini in difesa, Maggio, Behrami, Inler e Zuñiga a centrocampo, Hamsik trequartista dietro le punte Cavani e Insigne o Pandev. Il meccanismo produce sei vittorie nelle sette partite iniziali, poi la sconfitta a casa Juventus fa vacillare la squadra, che da quel momento smarrisce il filo. Lo ritroverà nel girone di ritorno, fino a portarsi a tre punti dai bianconeri, per poi incappare in tre pareggi di fila, lamentando carenza di qualità in mediana e di un’alternativa all’immenso Cavani in zona gol, approdando allo scontro diretto in posizione svantaggiata. Il secondo posto consente il ritorno in Champions, ma resta l’impressione che si sarebbe potuto fare di più.

IL TOP: RE ARTURO
Tutto quello che ha e che è, Arturo Vidal l’ha costruito con una forza di volontà capace di superare ogni ostacolo. È nato povero, nel sovrappopolato barrio La Victoria di Santiago del Cile, il 22 maggio 1987, secondo di sei fratelli. Aveva cinque anni quando papà Erasmo se ne andò e mamma Jaqueline, che tirava avanti come donna delle pulizie, si trasferì coi ragazzi nel vicino rione di San Joaquin. Arturo amava il pallone sopra ogni altra cosa e ben presto entrò nel Rodelindo Roman, la squadra del quartiere che aveva sede davanti a casa, e cominciò a fare sul serio. Vinse un torneo cittadino ed entrò nelle giovanili del Colo Colo. Intanto, per dare una mano in famiglia, lavorava all’ippodromo cittadino, pulendo stalle e cavalli, l’altra sua grande passione, finché il suo datore di lavoro, Enrique Carreño, fu costretto a licenziarlo per fargli capire che il suo futuro non era lì, tra gli amati equini, ma sui campi di calcio. Vidal esordì in prima squadra giovanissimo: era un difensore, secondo il suo allenatore Carlos Borghi poteva diventare il miglior libero del mondo. Con quel ruolo, conquistato il posto da titolare e vinto il titolo nazionale, passò nel 2007, ad appena vent’anni, al Bayer Leverkusen, che per lui sborsò la cifra record di 10 milioni di euro. In Germania avanzò a centrocampo, diventando “el guerrero”, un recuperatore di palloni instancabile, anima del gioco dalla feroce applicazione agonistica. La Juventus lo ha catturato nel 2011 per 10,2 milioni soffiandolo al Bayern Monaco e se al suo primo impatto Vidal era piaciuto per la sostanza del gioco, in questa stagione esplode a livelli imprevisti, dimostrandosi formidabile non solo nella fase di filtro, ma anche in quella di costruzione: il guerriero è diventato re, un trascinatore capace di saltare l’uomo e andare in gol con la qualità dei grandi.

IL FLOP: STRAMAMORE E L’ORGIA DEL PORTIERE
Per l’Inter alla ricerca del Mourinho perduto forse la ricetta giusta è Andrea Stramaccioni. Lo pensa Massimo Moratti, che conferma il giovane tecnico vincitore alla guida della Primavera della Champions di categoria prima di assaggiare la panchina dei “grandi”. In fondo, è la ricetta che ha portato Guardiola e il suo Barcellona sul tetto d’Europa e del mondo. Per dotarlo degli ingredienti giusti, il presidente arricchisce la squadra con innesti di pregio: il portiere Handanovic, dall’Udinese per 11 milioni, l’attaccante Palacio, dal Genoa per 10, il difensore Silvestre, dal Catania per 8, i mediani Gargano, in prestito dal Napoli, e Mundingayi in comproprietà dal Bologna. Sulla torta, infine, la ciliegina Cassano, a costo zero dal Milan. “Strama” parte con una difesa a quattro, ma dopo la sconfitta di Siena passa a tre. Nella partita di Verona col Chievo perde per infortunio Sneijder, che poi entrerà in rotta di collisione con la società, fino alla cessione al Galatasaray a gennaio. In sostanza, con continui cambiamenti dovuti anche a infortuni, giocano Handanovic in porta, Ranocchia, Samuel e Juan Jesus in difesa, Zanetti o Palacio, Gargano o Guarin, Cambiasso, Coutinho o Guarin e Nagatomo o Alvaro Pereira a centrocampo, Milito e Cassano in attacco. La girandola di formazioni è nemica della continuità di rendimento. A gennaio si cerca di correre ai ripari: arrivano Kovacic dalla Dinamo Zagabria (11 milioni), Schelotto dall’Atalanta (6), Kuzmanovic dallo Stoccarda (2) e per poco più di 500mila euro complessivi Carrizo e Rocchi dalla Lazio. A parte qualche promettente lampo di Kovacic, non se ne ricava granché e quando la striscia degli infortuni toglie di mezzo anche Milito, per l’appassionato Stramaccioni, abbandonato dalla buona sorte, è come andar di notte. L’Inter chiude al nono posto, dal 1994 (quando però si consolò con la Coppa Uefa) non cadeva così in basso.
Clamoroso anche il tonfo della Roma, che rivoluziona la squadra in estate per affidarla a Zeman, un ritorno suggerito dalla trionfale cavalcata con cui il tecnico boemo contro ogni pronostico ha riportato il Pescara in A. Il diesse Sabatini gli rivoluziona l’organico. Via gran parte della vecchia guardia (Curci, Cicinho, José Angel, Juan, Heinze, Kjaer, Pizarro, Simplicio, Gago, Bojan, Borriello, Borini), dentro una folla di volti nuovi: in difesa i brasiliani Castan (5 milioni), Marquinhos (prestito a 1 milione) e Dodò (svincolato) dal Corinthians, Balzaretti (4,5) dal Palermo e Piris (1) dal Deportivo Maldonado, più due portieri: Goicoechea (1) dal Danubio e Svedkauskas (0,5) dal Suduva; a centrocampo, Bradley (3,5) dal Chievo, Tachtsidis (1,5) in comproprietà dal Genoa e il ritorno di Florenzi (1) dal Crotone. Accolto trionfalmente dai tifosi, Zeman ci prova con Stekelenburg in porta, Piris, Burdisso, Castan e Balzaretti in difesa, Bradley, De Rossi e Pjanic a centrocampo, Lamela, Osvaldo e Totti in attacco. Mentre James Pallotta diventa presidente al posto del dimissionario DiBenedetto, il tecnico accende la luminaria andando a vincere sul campo dell’Inter, con De Rossi, Tachtsidis e Florenzi a centrocampo. Sembra la svolta, invece cominciano gli alti e bassi. In difesa viene lanciato il baby asso Marquinhos, De Rossi finisce ai margini e tra i pali viene promosso titolare Goicoechea. Un filotto di quattro sconfitte di fila gela gli entusiasmi del tifo. A gennaio arriva un terzino, Torosidis dall’Olympiacos (400mila euro). Quando, il 1° febbraio, in casa contro il Cagliari, il portiere uruguaiano si fa sfuggire il pallone su un innocuo cross di Avelar lasciandolo finire in rete, il mondo crolla. La Roma perde, Zeman viene cacciato e sostituito con il cinquantanovenne Aurelio Andreazzoli, amato dai giocatori dai tempi in cui lavorava con Spalletti. Il nuovo arrivato raddrizza la prua, anche se non riesce a frenare la discontinuità di risultati. La Roma chiude al sesto posto e la beffa finale, la sconfitta nell’atto conclusivo di Coppa Italia all’Olimpico contro la Lazio, ne certifica il fallimento.

IL GIALLO: FIFA E ARENAS
Capolavoro mancato, illusione collettiva o grande pasticcio: cosa è il “nuovo” stadio di Cagliari nel campionato 2012-13? Difficile rispondere. Il Sant’Elia, ormai inagibile, ha suggerito al presidente rossoblù, Massimo Cellino, un’operazione ardita: l’ampliamento dello stadio di Quartu S. Elena a tempo di record. Il 21 maggio 2012 ha firmato una convenzione col relativo Comune e in estate i cantieri per i lavori di ammodernamento sono partiti a ritmo serrato. Il 31 agosto però la Commissione provinciale di vigilanza impone le porte chiuse per l’esordio casalingo con l’Atalanta. Per la successiva partita, due settimane più tardi con la Roma, secondo il Cagliari tutto è a posto, tanto che vengono venduti i biglietti; la prefettura però non è d’accordo: si deve giocare ancora a porte chiuse, Cellino risponde invitando i tifosi allo stadio e il prefetto Giovanni Balsamo ordina il rinvio della gara. Il Cagliari perde 0-3 a tavolino. Nelle successive partite contro Pescara, Bologna e Siena in parte la situazione si sblocca, ma possono entrare solo i 4.398 abbonati con tessera del tifoso; poi finalmente contro il Napoli l’“Is Arenas” è aperto in tutti i settori. Serve però ancora una deroga, che non arriva in tempo per il match-clou con la Juve (trasferito a Parma) e consente invece le sfide contro Genoa e Palermo. Siamo ormai nel 2013 e il giallo si infittisce: per inottemperanza alle richieste sulla sicurezza dell’impianto, la prefettura di Cagliari il 7 febbraio lo dichiara inidoneo. Cellino ricorre al Tar e riesce a far disputare la partita col Milan, prima del suo arresto cautelare il 14 febbraio con l’accusa di peculato e falso ideologico per i lavori allo stadio, assieme al sindaco e all’assessore ai lavori pubblici di Quartu. Con Torino, Samp e Fiorentina il Cagliari gioca a porte chiuse, poi il 4 aprile il club dà disdetta della convenzione col Comune di Quartu S. Elena e le restanti quattro partite verranno giocate al “Nereo Rocco” di Trieste. A fine stagione il nuovo stadio viene smantellato. E restano i punti interrogativi.

LA RIVELAZIONE: POLPO GROSSO
Le magie di Paul Pogba partono dall’Africa, precisamente dalla Guinea, da dove papà Fassou Antoine e mamma Yeo negli anni Sessanta emigrarono in Francia. Nel 1990 nacquero due gemelli e tre anni dopo, il 15 marzo 1993, a Lagny-sur-Marne, vedeva la luce il terzo figlio, Paul. I primi due giocavano a calcio nella squadra locale, il piccolo Paul li seguiva e quando ebbe 13 anni passò dal Roissy-La-Source alle giovanili del Torcy. Il ragazzo cresceva (si sarebbe fermato a 1,88 per 80 chili) e dopo un solo anno era nel Le Havre, con cui approdava all’Under 16 della Francia e nel 2009 all’academy del Manchester United. Ne nasceva una intricata vicenda legale in cui entravano il Le Havre e poi anche il Torcy, chiusa da un accordo per un indennizzo corrisposto ai francesi dal club inglese. Col Manchester, Pogba esordiva presto, ma, giocando regista arretrato, non era facile scalzare il vecchio Scholes. Alex Ferguson gli predicava pazienza, assicurandogli che il suo momento sarebbe arrivato, ma lui scalpitava e alla fine rifiutò il rinnovo del contratto. Così nell’estate del 2012 è passato a costo zero alla Juventus. Un talento da tenere in naftalina? Impossibile. Dopo i primi assaggi, il ragazzo si ritaglia prepotentemente uno spazio nel centrocampo della squadra che domina il campionato e soppianta la colonna Marchisio, rivelandosi interno completo, dal fisico statuario e dalla tecnica capace di qualunque prodezza. Ancora discontinuo, ma in possesso di un talento purissimo, le gambe lunghe e la capacità di divincolarsi da qualunque situazione gli hanno regalato il soprannome di “polpo”. Un campione in sboccio.

LA SARACINESCA: IL PRIMO NELLA CLASSE
Gianluigi Buffon in pratica meriterebbe ogni anno la citazione come “saracinesca” del campionato. Il suo rendimento è stato in costante crescita per qualità, personalità e capacità di gestione del ruolo e delle partite. Nel 2001 passò alla Juventus per la cifra record di 105 miliardi di lire, che i fatti hanno dimostrato ben spesa, per il valore aggiunto che questo straordinario campione riesce regolarmente a garantire alla sua squadra. Tra le sue doti, le qualità coi piedi, indispensabili per un portiere moderno, risalenti ai tempi in cui giocava centrocampista avanzato: «Fino a 12 anni» racconta «ho giocato fuori dai pali, ero uno che segnava anche parecchi gol. Poi mi è passata la voglia di correre e sono andato in porta. Per giocare da portiere ho dovuto cambiare squadra: dal Perticata sono andato al Bonascola. Al mister, che non voleva, lo ricordavo ogni volta che lo vedevo». È diventato campione del mondo nel 2006, trionfando nell’occasione e più in generale in quell’anno sul piano non solo tecnico, ma anche del carattere: vinto lo scudetto poi revocato, qualcuno tentò di coinvolgerlo in calciopoli a causa della sua passione per il gioco («Lo squallore della vicenda» scriveva in quei giorni una grande firma di un quotidiano sportivo «e la pena per un ragazzo ricco, amato e pieno di privilegi che cade in preda al demone del gioco, sconfinano purtroppo nell’incubo che possa arrivare il documento di qualche scommessa proibita»), mentre fu subito completamente scagionato. E poche settimane più tardi veniva confermato dalla Juventus (saltata la cessione al Milan), con cui ripartiva dalla Serie B per riportare la squadra ai vertici.

IL SUPERBOMBER: IL MATADORO
Scrive Edinson Cavani nella sua autobiografia: «Io sono nato calciatore: prima di imparare a camminare inseguivo una palla. In Uruguay ogni cento metri c’è un campo d’erba o di sabbia». Anche papà Luis era calciatore, grazie a lui da piccolo frequentava allenamenti e spogliatoi. L’Italia l’aveva probabilmente nel destino, perché il nonno paterno era originario di Maranello, in Emilia, da cui a 3 anni era partito per il Sudamerica. Tra i ricordi più nitidi del futuro campione, gli inizi col pallone, la prima squadretta addirittura a quattro anni, quando scoprì il gusto di giocare all’attacco: siccome era goloso e chi segnava il primo e l’ultimo gol della partita aveva in premio un gelato, la scelta di ruolo fu inevitabile. A 14 anni Edinson entra nelle giovanili del Nacional Montevideo, dove gioca il fratello Walter, ma la nostalgia lo riporta presto a casa, distante 500 chilometri. Quando decide di fare sul serio, due anni dopo, lo ingaggia il Danubio: gioca da sempre all’attacco, la sete di gol è come una calamita che lo porta a cercare la porta avversaria. Il suo soprannome, incredibile a dirsi per chi lo vede oggi correre criniera al vento, è “Pelado”, perché per comodità portava i capelli corti. In Italia, dopo la contraddittoria esperienza di Palermo, lo chiamano il “Matador” e non c’è bisogno di tante spiegazioni: nonostante la generosità atletica, che lo porta a spendersi in ogni zona del campo a braccare spezzoni di partita come una preda da trasformare prima o poi in materia da gol, è il fondo della rete il suo obiettivo costante. Un formidabile cacciatore che vince la classifica cannonieri con 29 centri in 34 partite. La media stratosferica lo proietterà fuori dall’amore di Napoli: in estate il Paris St. Germain se lo aggiudicherà per la cifra monstre di 64 milioni di euro.




Tutti i risultati



Le statistiche del torneo



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Juventus campione d'Italia 2012-13Il giovane francese Paul Pogba, neoacquisto della Juventus, emerge presto quale maggiore rivelazione del torneo.Il ritorno in Serie A di Mario Balotelli, acquistato dal Milan, è la maggiore novità della sessione invernale di mercato.L'uruguaiano Edinson Cavani, centravanti del Napoli, vince la classifica marcatori con 29 reti.Una formazione dei bianconeri riconfermatisi campioni d'ItaliaUna formazione del Napoli secondo classificatoUna formazione dell'Inter nona classificataUna formazione della Roma sesta classificataUna formazione del Milan terzo classificatoUna formazione della Fiorentina quarta classificataUna formazione dell'Udinese quinta classificataIl baby Paulo Dybala acquisto top del PalermoLa festa scudetto della Juventus l'11 maggio 2013Angelo Alessio tecnico della Juventus durante la squalifica di ConteStramaccioni tecnico dell'InterHandanovic nuovo portiere dell'InterLo stadio Is ArenasZeman ritorno alla Roma amaroBuffon ancora una volta numero uno


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