Champions League 1966-67 - Celtic


Il Racconto


La novità della stagione 1966-67 di Coppa Campioni è l'ingresso dell'Unione Sovietica, rappresentata dalla Torpedo Mosca, campione 1965 con un punto di vantaggio sulla Dinamo Kiev. La stella è Eduard Streltsov, appena rientrato da un duro periodo di detenzione in un gulag siberiano con un'accusa di stupro che sembra gli sia stata confezionata addosso per vendetta. Streltsov avrebbe rifiutato la figlia non proprio avvenente di Ekaterina Furtseva, componente del Politburo sovietico, con parole sprezzanti: a seconda delle versioni “Non sposerei mai quella scimmia” o “Preferirei essere impiccato piuttosto che sposare quella ragazza”.
È l'Inter a tenere a battesimo la Torpedo. Senza Peiró, sostituito da Cappellini rientrato dal prestito al Genoa e Jair, perché sull'ala c'è Domenghini. L'andata a San Siro va all'Inter di misura e con fortuna, i sovietici colpiscono due legni e decisiva è l'autorete di Voronin, che spiazza Kavazashvili deviando un tiro di Mazzola. Davanti agli oltre 100.000 dello stadio Lenin, la squadra di Herrera blocca ogni azione dei padroni di casa, portando a casa lo 0-0 che consente di proseguire al secondo turno. Mentre il Real ottiene il passaggio diretto e nel frattempo perde l'Intercontinentale con il Peñarol, Atletico Madrid, Ajax, Nantes, Anderlecht, Vasas, Celtic e Monaco 1860 passano il turno senza grossi problemi. Delle grandi, quella che deve lottare più di tutte è il Liverpool: alla seconda partecipazione dopo l'uscita in semifinale del 1965, affronta il Petrolul Ploiesti e sembra tutto agevole dopo il 2-0 di Anfield firmato St.John e Callaghan. In Romania però arriva un inaspettato 3-1 per il Petrolul: è spareggio a Bruxelles, che gli inglesi si aggiudicano ancora 2-0 e ancora con Jan St.John al gol, stavolta imitato da Thompson.
Agli ottavi Shankly affronta l'Ajax di Rinus Michels e di un giovanissimo Johan Cruyff. Il calcio olandese non ha ancora espresso il suo potenziale, ma nella fitta nebbia di Amsterdam il primo tempo finisce 4-0 per i “Lancieri”, con il segnapunti che a ogni gol deve essere informato a voce per cambiare punteggio. Finisce 5-1 e Shankly si dice certo di poter vincere 7-0 davanti al pubblico amico, ma non va oltre un 2-2 che vede Cruyff realizzare una doppietta. Se al Liverpool va male, la Coppa dei Campioni 1966-67 vede un sorprendente exploit delle altre due britanniche, Celtic e Linfield. Gli scozzesi tra il titolo del 1926 e quello del 1966 avevano vinto solo tre volte contro le venti degli odiati Rangers. Protagonista della rinascita è un tecnico che ha vestito la casacca biancoverde, ma come allenatore si è affermato al Dunfermline, dove ha ottenuto una salvezza e la vittoria in Coppa di Scozia proprio contro il Celtic: John “Jock” Stein. Nel 1965 approda al Celtic all'età di 43 anni e vince subito il titolo con giovani come Gemmell, Murdoch, Johnstone e Lennox. In Europa, dopo il 5-0 complessivo allo Zurigo, semifinalista nel 1964, il Celtic ha surclassato il Nantes con un doppio 3-1 senza attenuanti, con Lennox e Chalmers a segno in entrambe le gare.
Ancora più sorprendente il Linfield, invero agevolato da un sorteggio non impossibile. Al primo turno affronta l'Aris, campione lussemburghese, che si salva in casa, ma ne prende sei al Windsor Park di Belfast. Poi agli ottavi trova il Vaalerengen, qualificatosi per il forfait del 17 Nëntori di Tirana. Bastano 45' alla squadra di Leishman per assicurarsi uno storico passaggio ai quarti: 4-1 all'intervallo che lascia basiti i 7000 del Bislett di Oslo. Al ritorno è 1-1 e il Linfield passa. Ai quarti di finale arriva anche l'Inter, cui serve un gol di Corso all'85' per vincere l'andata in casa col Vasas. Una doppietta di Mazzola risolve la situazione al Nepstadion: il primo gol in particolare, con cinque avversari superati in slalom, rimane uno dei più belli di sempre.
Sorti alternate per le madrilene: i campioni di Spagna dell'Atletico soccombono agli jugoslavi del Vojvodina in un rocambolesco spareggio che i Colchoneros giocano tra le mura amiche. Dopo 5' l'Atletico è già sul 2-0, ma si fa raggiungere al 67'. Si va ai supplementari, dove Takac dà il passaggio del turno alla squadra allenata dal 35enne Vujadin Boskov, nonostante fosse rimasta in 9, per le espulsioni di Trivic e Pusibrk. Il Real, invece, ribalta lo 0-1 del Grünwalder Stadion sconfiggendo 3-1 il Monaco 1860 dopo essere stato in svantaggio anche al Bernabeu. Raggiungono i quarti anche il Dukla Praga che rifila un 6-2 complessivo all'Anderlecht e il CSKA Sofia che, dopo un rotondo 4- 0 sul Gornik Zabrze, contiene la rimonta polacca che si ferma sul 3-0 dei primi 45 minuti. È una grande occasione per i bulgari, che nei quarti devono affrontare il non impossibile Linfield. I nordirlandesi, tuttavia, non ci stanno a fare da agnello sacrificale. A Belfast una gara avvincente si chiude sul 2-2, al ritorno al CSKA basta un gol di Yakimov in avvio di ripresa per conquistare la prima semifinale bulgara, finora bissata soltanto una volta, sempre dal CSKA, quindici anni dopo.
Sorprende la caduta dell'Ajax, che pareggia in casa con il Dukla e passa in vantaggio a Praga. Un rigore di Strunc rimette subito le cose in parità e nel finale un'autorete di Soetekow dà la semifinale al Dukla, anche in questo caso la prima per una cecoslovacca. Il terzo quarto di finale è tra Celtic e Vojvodina: l'andata in terra slava è risolta da un errore di Gemmell, che sbaglia un retropassaggio dando a Stanic l'opportunità di segnare il gol decisivo. A Glasgow mancano McBride e Wallace, il Vojvodina è fiducioso, ma prende gol da Chalmers quando manca mezzora, per errore del proprio portiere Pantelic. All'ultimo giro di orologio il Celtic conquista un corner e capitan McNeil di testa porta i suoi in semifinale.
Il quarto “nobile” è però quello tra Inter e Real. Come tre anni prima in finale, l'Inter vince con la difesa strenua e il contropiede. A San Siro, finisce 1- 0 con gol di Cappellini. Il ritorno si profila difficile per gli uomini di Herrera, che mai hanno espugnato Madrid. Gento però è fuori forma e sbaglia molto, Domenghini nell'altra fascia ha la meglio su Sanchis ed è ancora Cappellini, su corner di Corso, a dare il vantaggio all'Inter, complice l'uscita a vuoto di Araquistain. Il raddoppio è un'autorete di Zoco che tenta di salvare un tiro di Luisito Suarez, finalmente profeta in patria. Il Bernabeu può solo applaudire. Le semifinali sono quindi Inter-CSKA e Celtic-Dukla. Tra interisti e bulgari si risolve in un doppio 1-1, con lo spareggio che si disputa a Bologna, si dice dirottato da Graz a suon di lire. Ancora un gol di Cappellini porta l'Inter alla sua terza finale in quattro anni. A Lisbona, Estadio Nacional, trova il Celtic che, dopo il 3-1 rifilato in casa al Dukla, pareggia 0-0 a Praga.
Sono quindi i Bhoys i primi britannici ad accedere alla finale di Coppa Campioni e lo fanno da sfavoriti nei confronti della “Grande Inter”, che pure non ha Jair e Suarez indisponibili. Nonostante la crisi economica, molti tifosi scozzesi arrivano a indebitarsi per pagare il viaggio. In casa Inter, Herrera è convinto di vincere senza dover ricorrere a prolungamenti e la partita sembra dargli ragione con il rigore di Mazzola dopo soli 7', per fallo su Cappellini. Da quel momento però l'Inter scompare, l'unico a giocare è il portiere Sarti. È merito suo se il Celtic pareggia solo al 62' quando Tommy Gemmell, terzino goleador, in corsa dal limite spara una cannonata in un’area è affollata. Dopo un altro intervento decisivo di Sarti e una traversa, Murdoch effettua un rasoterra che non sembra pericoloso, ma sotto porta ci mette lo zampino Stevie Chalmers. Bedin può solo guardare, Sarti non può intervenire. È l'85' e il 2-1 non cambia, McNeill alza la coppa e Jock Stein afferma: «È la vittoria del calcio offensivo. Puro, bello, inventivo». La Grande Inter è ormai agli sgoccioli, mentre nasce il mito dei “Leoni di Lisbona”.




Tutti i risultati



Le statistiche del torneo



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Con dieci giocatori nati a Glasgow schierati nella finale di Lisbona, Jock Stein viene premiato con il successo per 2-1 sull'Inter che vale il primo trionfo del CelticBilly McNeill del Celtic riceve il trofeoIl logo ufficiale della finale della Coppa dei Campioni del 1966/67Lo stadio dove si è svolta la finale Estádio Nacional, a LisbonaSemifinale di Coppa dei Campioni 1966/67. Celtic-Dukla Praga 3-1In Scozia si festeggia la conquista del trofeoUna fase della finale Celtic-Inter 2-1Il portiere del Celtic, Ronnie Simpson, salta per prendere un pallone durante la finale di Coppa dei Campioni a Lisbona.Scambio dei gagliardetti tra i capitani delle due finalisteFoto ricordo prima della finale, si notando da sinistra Armando Picchi, il guardialinee Jakobi, l’arbitro Tschewches, l’altro guardialinee Eisenmann e Billy McNeillLa formazione dell'Inter finalista perdentePrimo Turno - Andata - Celtic-Zurigo 2-0Primo Turno - Andata - Ajax-Besiktas 2-0Primo Turno - Ritorno - Besiktas-Ajax 1-2Ottavi di Finale - Spareggio - Atl.Madrid-Vojvodina 2-3 dtsOttavi di Finale - Andata - Dukla Praga-Anderlecht 4-1Ottavi di Finale - Andata - Ajax-Liverpool 5-1Quarti di Finale - Ritorno - Real Madrid-Inter 0-2Quarti di Finale - Andata - Ajax-Dukla Praga 1-1Semifinale - Ritorno - CSKA Sofia-Inter 1-1L'ingresso degli arbitri della finale Celtic-InterUna fase di Celtic-Inter 2-1Una parata di Sarti in Celtic-Inter 2-1Un'azione di Mazzola in Celtic-Inter 2-1


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