Champions League 1965-66 - Real Madrid


Il Racconto

I nerazzurri, terzi dopo Real Madrid e Benfica a bissare il successo in Coppa Campioni, sono i favoriti anche nella nuova stagione 1965/66. Herrera non ha cambiato praticamente nulla dell'undici che, a coronamento di una stagione incredibile, in settembre conquista anche la seconda Coppa Intercontinentale, ancora a spese dell'Independiente. In Europa il copione non varia di molto: oltre all'Inter, ci sono le solite Real e Benfica, che in patria non sbagliano un colpo. Il 65-66 è l'anno del ritorno dei “Busby Babes”, il Manchester United che dopo la tragedia aerea di Monaco ha faticosamente risalito la china. Il manager scozzese, sopravvissuto dopo aver lottato tra la vita e la morte, ha ricostruito la squadra sulla forza offensiva di Bobby Charlton, di Denis Law e di un ragazzo di Belfast che molto farà parlare di sé: George Best. Tutti e tre negli anni a venire vinceranno il Pallone d'Oro e non solo. Lo United ha vinto il titolo a pari punti col Leeds, ma con migliore quoziente reti. La prima partita di Coppa Europa dopo la stagione maledetta è allo stadio Olimpico di Helsinki, contro l'HJK. I Red Devils passano agevolmente, vincendo 3-2 e surclassando gli avversari a Old Trafford con un roboante 6-0. Niente in confronto al 18-0 da record che il Benfica rifila ai campioni lussemburghesi del Dudelange.
Con l'Inter esentata, il compito più difficile del primo turno è per il Real Madrid, con gli olandesi del Feyenoord. Al “De Kujp” una lite tra l'olandese Moulijn e Miera provoca una rissa. La polizia e gli steward intervengono, il pubblico è arrampicato sulle recinzioni e l'arbitro Galba sospende la partita per un po'. Il Feyenoord alla fine si impone per 2-1, rimontando il gol di Puskas la cui carriera è ormai agli sgoccioli. L'ungherese realizza ben quattro reti al ritorno, nel pesante 5-0 con cui il Real ribalta il risultato e la sua ultima apparizione sarà in terra scozzese, contro il Kilmarnock.
Nel primo turno, l'unica sfida equilibrata risulta essere proprio quella tra lo stesso Kilmarnock e Dinamo Tirana (1-0 totale), il “big-match” è, invece, quello tra il Partizan Belgrado e il Nantes. Il gol di Magny illude i francesi, che passano in vantaggio al ritorno dopo lo 0-2 dell'andata, ma il Partizan ribalta il risultato, subendo il 2-2, resistendo poi nel finale al ritorno dei gialloverdi. Il calcio jugoslavo ha finora raggiunto solo una semifinale con la Stella Rossa nel 1957, ma la Nazionale nel 1960 è stata vicecampione d'Europa e oro olimpico. I gioielli della squadra sono il portiere Soskic, il difensore Jusufi, Vasovic e Kovacevic a metà campo e l'attaccante Galic. Dopo il passaggio con il Nantes, c'è un altro avversario ostico, il Werder Brema. I tedeschi vengono surclassati al Narodna Armije grazie a un finale in crescendo del Partizan, che dopo tanto attaccare trova il primo gol a venti minuti dalla fine con Jusufi. Di Mustafa Hasanagic la seconda rete e l’ultima di Primajer. Al Weserstadion i padroni di casa, in cui milita il futuro CT della Danimarca Sepp Piontek, trovano il gol nel primo tempo, ma man mano che i minuti passano e il gol che riaprirebbe i giochi tarda ad arrivare, i padroni di casa si innervosiscono e finiscono il match in nove contro dieci.
I quarti sembrano più facili per il Partizan, che va in vantaggio a Praga con lo Sparta, ma dopo sei minuti i boemi hanno già pareggiato e nella ripresa dilagano: 4-1 che sembra portare i praghesi alla prima storica semifinale del calcio cecoslovacco. A Belgrado sullo Sparta però si abbatte un ciclone e all'intervallo il risultato è già ribaltato, 4-0 (Hasanagic, Vasovic, doppietta di Kovacevic), con il quinto gol ancora di Hasanagic in avvio di ripresa a chiudere i giochi. Nove anni dopo, una seconda squadra della Jugoslavia è in semifinale e punta diretta all'atto conclusivo.
Dicevamo dell'Inter e del suo passaggio automatico agli ottavi, dove trova lo stesso avversario allo stesso turno dell'anno precedente: la Dinamo Bucarest. I campi sono però invertiti e, nonostante il gol iniziale di Peiró, i rumeni riescono a ribaltare il punteggio in casa, complice un clima pesantissimo sugli spalti e a bordo campo, con l'arbitro svizzero Keller che sospende la partita per cinque minuti per invasione e non li recupera. Dall’Italia si chiede la vittoria a tavolino, ma niente da fare e solo nella ripresa della gara di ritorno i nerazzurri riescono a ribaltare il punteggio. Ai quarti, l'Inter pesca i campioni ungheresi del Ferencvaros, detentori della Coppa delle Fiere, vinta in finale contro la Juventus e che nei due turni precedenti hanno portato il grande Florian Albert in testa ai marcatori di Coppa Campioni. A San Siro ancora Peiró segna una doppietta per il 4-0 finale. Al ritorno, al rigore di Novak nel primo tempo risponde Domenghini al 62' e gli uomini di Herrera si trovano per la terza volta di fila in semifinale.
Abbiamo lasciato lo United agli ottavi, dove elimina senza grossi problemi il Vorwärts Berlino Est. I Red Devils affrontano nel quarto più prestigioso il Benfica di Eusebio, che a fatica si è sbarazzato del Levski Sofia. All'andata lo United si impone di misura in casa, 3-2 (di José Augusto, Herd, Law, Foulkes e Torres i gol) e a Lisbona Busby istruisce i suoi affinché si limitino a contenere il Benfica nel primo quarto d'ora, che prevede infuocato. Per sua fortuna, George Best non lo ascolta, infila Costa Pereira al 6' di testa e al 12' in contropiede con un diagonale rasoterra. Al quarto d'ora arriva il 3-0 di Connelly, la partita finisce 5-1 e lo United va in semifinale in trionfo. Anche il Real, che ha in Gento il suo leader in campo e nello spogliatoio, giunge ai quarti facilmente (7-3 sul Kilmarnock), ma lì trova un osso duro, l'Anderlecht. I biancomalva si aggiudicano l'andata con il gol di Paul van Himst in avvio. La gara di ritorno è ampiamente dominata dal Real, che all'intervallo è sopra 2-0 e in 11 contro 10. Il 4-0 di Gento all'83' fa sedere sugli allori i Blancos, che subiscono due gol, ma è troppo tardi per la rimonta l'Anderlecht.
La prima semifinale vede di fronte Partizan e Manchester. Per questi ultimi un incontro dalle emozioni forti, col ritorno nella città da cui partì l'aereo che si schiantò a Monaco. Best ha problemi a un ginocchio e salta entrambe le sfide, la resistenza inglese dura un tempo solo. Il solito Hasanagic porta avanti i suoi alla prima azione della ripresa, poi Becejac raddoppia e al ritorno una papera di Soskic dà l'unico gol allo United. Per la prima volta, una formazione dell'Est Europa è in finale, dove trova il già qualificato Real.
L'Inter è favorita nel doppio confronto; è ancora la Grande Inter e il Real non è più quello degli anni '50, ma Herrera imposta la gara al Chamartin in modo troppo difensivo, escludendo Domenghini per il difensore Landini, avanzando Bedin. Quando il Real passa con Pirri, l'Inter non può reagire, le sostituzioni ancora esistono e la gara termina 1-0. A Milano, un'Inter troppo offensiva viene punita in contropiede da Amancio e riesce solo a pareggiare. Una vera e propria beffa per i campioni in carica, che avevano le carte in regola per un tris clamoroso. Allo stadio Heysel, dunque, si affrontano il Partizan e un Real inedito, senza stelle, ma con tanti giovani, allenati da uno dei protagonisti in campo delle prime vittorie, Miguel Muñoz.
Il sogno degli slavi dura solo fino al 70', quando Amancio supera Soskic e pareggia il gol di Vasovic giunto a coronamento di un dominio belgradese. Altri cinque minuti e una botta di Serena da 30 metri dà il gol vittoria per la sesta coppa del Real. Con una squadra tutta spagnola e il leader Francisco Gento l'unico ad averle vinte tutte e sei, record tuttora imbattuto. Per il Partizan non ci saranno più altre occasioni, a fine stagione il gruppo si smembra: Soskic va al Colonia, Galic allo Standard e Rasovic al PSV. Sarà Vasovic, in rotta verso l'Ajax, l'unico a vincere il trofeo. Ma di questo parleremo nelle prossime edizioni.




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Le statistiche del torneo



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 il Real Madrid si impone per 2-1 a Bruxelles


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