Biscudetto


Il Racconto

Leggendo l’Albo d’oro del campionato italiano, lo sguardo cade, oltre che su qualche scudetto revocato (vedi lo scandalo Allemandi del 1927 e quelli di Calciopoli), sull’anno 1921-22, in cui si legge che gli scudetti assegnati furono due. Il primo titolo assegnato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio fu vinto dalla Novese, mentre il secondo – messo in palio dalla Confederazione Calcistica Italiana – fu vinto dalla Pro Vercelli. Ma perché si arrivò a questo? Carlo F. Chiesa ha già trattato di quella stagione, ma merita qui ritornarci con una serie di elementi aggiuntivi.
Fino al campionato 1920-21, il titolo veniva vinto dopo un campionato diviso in tornei regionali e interregionali. In quell’anno, la Prima Divisione, come veniva chiamata allora la Serie A, aveva visto partecipare ben 88 squadre. I club ricchi di tradizione e di molti denari come Juventus, Milan, Inter, Torino, Pro Vercelli e Genoa guardavano ormai solo agli incassi, in quanto i calciatori non giocavano più solo per la gloria e pertanto non volevano più saperne di doversi battere nel corso delle eliminatorie contro squadre come la Trevigliese o la Rivarolese. La Federazione, allora, pensò di dare una svolta alla struttura del campionato e nominò “commissario per la riforma” Vittorio Pozzo, il futuro Commissario Tecnico due volte Campione del Mondo. Il tutto venne chiamato “progetto Pozzo”, meglio noto come “patto di Milano”.
La riforma prevedeva che al campionato successivo avrebbero partecipato 24 club, ammessi unicamente in base alla loro stabilità economica, dirigenziale e ai titoli sportivi. Le società sarebbero state divise in 2 gironi, le cui vincenti si sarebbero affrontate in finale. Le squadre erano: Juventus, Torino, U.S. Torinese, Pro Vercelli, Casale, Novara, Alessandria, Genoa, Andrea Doria di Genova, Savona, U.S. Milanese, Milan, Inter, Brescia, Legnano, Mantova, Venezia, Vicenza, Padova, Hellas Verona, Bologna, Modena,Pisa e Livorno (7 del Piemonte, 5 della Lombardia, 3 della Liguria, 4 dell’Emilia, 3 del Veneto e 2 della Toscana).

LA RIVOLTA DEI PICCOLI
La seconda divisione sarebbe stata composta da 48 club (quelli esclusi dalla Prima Divisione, altrimenti detta Divisione A) più le vincenti delle finali di Promozione Regionale, in pratica una Terza Divisione a livello regionale con le non ammesse alla Divisione B e le vincenti della vecchia Terza Categoria e in ultimo una Quarta Divisione (o Divisione D) corrispondente alla passata Terza Categoria, organizzata sempre su scala regionale. Inoltre, per non danneggiare economicamente i club maggiori, ci sarebbe stata solo una retrocessione e conseguentemente una sola promozione dalla Divisione B. Oggi, negli attuali progetti di riforma sul numero delle squadre partecipanti alla Serie A, i club di questa categoria fanno la stessa richiesta per lo stesso motivo. Corsi e ricorsi storici.
Questa proposta fece scatenare i club minori, i quali si ribellarono perché si sentirono emarginati dal grande calcio e al contempo videro svanire i loro incassi contro i club più famosi e forti. Alla testa della rivolta si pose la squadra della U.S. Novese di Novi Ligure, fresca vincitrice del torneo di “promozione”, che dava accesso alla prima divisione, e che vedeva svanire il suo sogno di giocare nel paradiso calcistico appena conquistato sul campo. Al “progetto Pozzo” fu contrapposto il “progetto De Marchi”, denominato “patto di Novi”. Nell’ assemblea del 23 luglio 1921, che precedeva di un giorno la finalissima del campionato fra Pro Vercelli e Pisa, si arrivò allo scontro.
La campagna elettorale dei club adepti al “patto di Novi” fu forte e incisiva, scrissero ai club di provincia delle categorie inferiori che avevano parità di diritto e di voto: “Società di promozione e terza categoria, non lasciatevi ingannare. Le società maggiori cercano di carpire la vostra adesione perché sanno che momentaneamente non avete un interesse diretto al’approvazione dell’una o dell’altra forma di campionato. Ma dovete considerare che gli interessi oggi in gioco domani saranno i vostri e verrano straziati come oggi si tenta di straziare quelli che ci riguardano. Negate il vostro appoggio agli allettatori di oggi, che saranno i carnefici di domani”.
I club del “patto di Novi” furono convincenti e i giochi ormai erano ormai fatti, quando, alla Camera di Commercio di Torino, il 23 luglio fallì pure l’ultimo tentativo conciliatore dell’avvocato Bozino, presidente nazionale ed ex presidente della Pro Vercelli, il quale tentò l’accomodamento fra le due parti in causa con un discorso lungo e commovente in cui ricordava la crescita della Federazione che nell’ultimo anno era aumentata da 400 a 503 società. Si tentò di rimandare di un giorno l’elezione, ma dopo ore di discussione si passò al voto. La storia racconta che il “progetto Pozzo” fu battuto con 115 voti contrari e soltanto 65 favorevoli.

LO STRANO COMPROMESSO
La serata venne chiusa dal presidente della Novese Ferretti, che si augurava che la notte portasse consiglio, ma non fu così. Il giorno dopo si giocò la finalissima vinta dalla Pro Vercelli 2-1, ben sapendo che non avrebbe partecipato al campionato successivo. Le 24 squadre maggiori uscirono dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio e diedero vita alla Confederazione Calcistica Italiana, che vide ancora la Pro Vercelli vincente l’anno, mentre la Novese si aggiudicò quello federale. Quando ancora si giocavano questi due tornei, le due parti in lite si incontrarono nel tentativo di trovare una soluzione: la situazione avrebbe avuto ripercussioni negative sulla Nazionale. Dopo lunghe schermaglie si arrivò alla nomina di due commissioni per ciascuno dei due “patti”, formate da tre membri e tre consulenti tecnici con la facoltà di nominare un arbitro inappellabile che decidesse ogni punto o questione controversa. La soluzione fu un campionato con 36 squadre divise in tre gironi per l’Italia settentrionale: 25 quelle provenienti dalla CCI e 11 dalla FIGC. Un compromesso fra le esigenze di grandi e piccoli club. Nella Lega Sud si disputarono quattro gironi: Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, mentre i club toscani – assenti – rientrarono solo l’anno dopo. Ad agosto ci fu la prima assemblea della riunita e ricostruita Federazione, con la nomina di un nuovo presidente, l’avvocato Lombardi, poi sostituito dal vercellese Bozino, e di una nuova commissione tecnica alla guida della Nazionale, composta da Galletti, Umberto Meazza e Rangone. La finale del nuovo campionato riunito, quella fra Pro Vercelli e Fortitudo Roma, vide i piemontesi aggiudicarsi con un 3-0 in trasferta e uno 0-2 casalingo entrambe le partite. È curioso vedere come la storia sia ciclica, per i grandi fatti ma anche per le cose riguardano il più piccolo sport.
Questa lotta fra grandi e piccoli club si ripropone ai nostri tempi, sempre in nome dei soldi per la ripartizione dei diritti televisivi e del numero dei club partecipanti alla Serie A. Speriamo in futuro di non dover leggere nell’albo d’oro del campionato il nome di due squadre per lo scudetto di uno stesso anno.

Fonte: Guerin Sportivo



Foto Story

Un’immagine stilizzata di Pro Vercelli e Novese, entrambi vincitrici nell’unico anno di doppio scudetto del nostro calcio (DISEGNO DI MARCO FINIZIO GuerinSportivo)Una formazione della Pro Vercelli 1921-22Una formazione della Novese 1921-22


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