Calciopoli 2006


Il Racconto

Introduzione

Con il termine Calciopoli si suole indicare lo scandalo che ha investito il calcio italiano nel 2006, coinvolgendo diverse società professionistiche fra le più importanti e numerosi dirigenti sia delle stesse società sia dei principali organi calcistici italiani (Federazione Italiana Giuoco Calcio, Lega Nazionale Professionisti, Associazione Italiana Arbitri), oltre ad alcuni arbitri ed assistenti. In ordine di tempo si è trattato del terzo grande scandalo nella storia del calcio italiano, dopo i due scandali relativi alle scommesse del 1980 e del 1986, anche se come portata ed effetti è stato certamente maggiore dei due precedenti. Le prime avvisaglie di calciopoli emersero nel 2005 mediante alcune indiscrezioni di stampa relative ad indagini sul calcio condotte dalla Procura di Torino. L'inchiesta, denominata Offside e condotta dal Procuratore Raffaele Guariniello (già noto per precedenti indagini sul mondo del calcio), si era chiusa con l'archiviazione (per l'inesistenza di situazioni penalmente rilevanti) ma anche col contestuale invio di materiale, ritenuto rilevante sul piano disciplinare, alla FIGC. Le indiscrezioni di stampa si moltiplicarono nella primavera del 2006 e infine lo scandalo venne alla luce con la pubblicazione delle prime intercettazioni telefoniche a partire dal 2 maggio 2006, ossia a pochi giorni dalla conclusione della stagione calcistica 2005-2006 (anche se le intercettazioni in realtà erano tutte relative alla stagione 2004-2005). Lo scandalo fu battezzato dagli organi di informazione in vari modi, ma alla fine è storicamente prevalso il termine Calciopoli per analogia con Tangentopoli (laddove in quel caso a reggere l'espressione era il termine tangente).

Le conseguenze imminenti
Nel giro di pochi giorni arrivarono le dimissioni del presidente della FIGC Franco Carraro, di uno dei suoi vice, Innocenzo Mazzini, del presidente dell'AIA Tullio Lanese e dei due principali dirigenti della Juventus, il direttore generale Luciano Moggi e l'amministratore delegato Antonio Giraudo (seguite poi da quelle dell'intero consiglio d'amministrazione della società torinese). Dopo essere stato deferito dalla Procura federale, si dimise anche il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano decise di commissariare la Federcalcio, nominando l'avv. Guido Rossi come commissario.

Le indagini e i procedimenti disciplinari

Le indagini da parte del Procuratore federale Stefano Palazzi, relativamente al primo e più importante filone (coinvolgente le società che nella classifica del Campionato Italiano di Serie A 2005-2006 erano in posizione utile per la qualificazione alle coppe europee 2006-2007), si conclusero alla fine di giugno 2006. Dal momento che i deferimenti avevano riguardato, oltre ad esponenti della Lega Calcio, anche dirigenti federali ed esponenti dell'AIA, il processo sportivo di primo grado non poteva tenersi presso le rispettive Commissioni Disciplinari (all'epoca non esisteva ancora la CD nazionale) e fu pertanto svolto presso la Commissione d'Appello Federale (storico organo chiamato solitamente a decidere in secondo grado). Il procedimento d'appello, conseguentemente, fu tenuto presso la Corte Federale (organo che era solitamente chiamato in causa solo per vizi formali o per fornire pareri ed interpretazioni). I due procedimenti si chiusero rispettivamente il 14 ed il 25 luglio 2006, permettendo di stilare una classifica definitiva della Serie A 2005-2006, al netto delle penalizzazioni inflitte a Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio, utilizzata per determinare i club italiani qualificati alla UEFA Champions League 2006-2007 ed alla Coppa UEFA 2006-2007. Sulla base della medesima classifica, dopo aver sentito il parere di una commissione di tre saggi appositamente incaricata, il 26 luglio 2006 la FIGC emetteva un comunicato stampa in cui riconosceva all'Inter, prima classificata dopo le sanzioni inflitte a Juventus e Milan, il titolo di Campione d'Italia 2005-2006. Un secondo filone di indagini coinvolse due società minori, Reggina ed Arezzo (quest'ultimo militante in Serie B all'epoca). I processi sportivi relativi a questo ulteriore filone si chiusero nel mese di agosto 2006.

I ricorsi

Successivamente ed in tempi diversi (tra agosto 2006 e giugno 2007), furono discussi gli ulteriori ricorsi alla Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport, organo istituito all'epoca presso il CONI. Falliti tutti i tentativi di conciliazione tra le parti, i vari lodi arbitrali consentirono a diversi tesserati "sconti" anche notevoli sui periodi di inibizione comminati dalla Corte Federale, mentre ad alcune società furono ridotte le penalizzazioni in classifica. Una sola società, l'Arezzo, tentò successivamente anche il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Il ricorso fu respinto, ma in questo modo i toscani violarono la clausola compromissoria che vieta il ricorso alla giustizia ordinaria. Il ricorso al TAR del Lazio era stato in un primo momento avanzato anche dalla Juventus, addirittura prima ancora dell'arbitrato, ma era stato poi ritirato.

Le sanzioni finali

La società maggiormente colpita dalla giustizia sportiva fu proprio la Juventus: riconosciuta colpevole di illecito sportivo, le fu revocato il titolo di Campione d'Italia 2004-2005 e non le fu assegnato nemmeno quello 2005-2006 in quanto fu retrocessa all'ultimo posto in classifica. La squadra scese così per la prima volta in Serie B e dovette scontare anche un'ulteriore penalizzazione di 9 punti nella classifica del Campionato Italiano di Serie B 2006-2007. Penalizzazioni di varie entità furono inflitte anche a Fiorentina, Milan, Lazio, Reggina ed Arezzo, da scontarsi in parte nel Campionato 2005-2006, in parte in quello successivo. Fra i tesserati, le sanzioni più pesanti colpirono gli ex dirigenti bianconeri Luciano Moggi ed Antonio Giraudo e l'ex vicepresidente federale Innocenzo Mazzini: per tutti e tre la massima pena, ossia cinque anni di inibizione con proposta di radiazione. Tale proposta fu successivamente accolta dagli organi competenti, trasformando di fatto la sanzione in una squalifica a vita.

Il processo penale

l processo penale di primo grado su Calciopoli ebbe luogo tra il 2008 ed il 2011 presso il tribunale di Napoli. Durante tale processo emersero, principalmente per opera dei difensori di Luciano Moggi, nuove intercettazioni telefoniche che non erano state considerate rilevanti nelle indagini del 2006. Dal momento che il nuovo materiale probatorio coinvolgeva fra gli altri i massimi dirigenti dell'Inter all'epoca dei fatti, ossia il presidente Giacinto Facchetti (scomparso nel 2006) ed il patron Massimo Moratti (socio di riferimento del club e successore di Facchetti), la Juventus presentò nel maggio 2010 un esposto al CONI ed alla FIGC chiedendo la revisione della decisione di assegnare ai nerazzurri il titolo di Campione d'Italia 2005-2006. Nel frattempo il Procuratore federale Stefano Palazzi aveva già avviato nuove indagini in proposito, che si chiusero nel giugno 2011 con la contestazione di violazioni delle norme di lealtà, correttezza e probità a diverse società e tesserati che non erano stati coinvolti nei processi sportivi del 2006. All'Inter, nella persona di Giacinto Facchetti, fu contestato l'illecito sportivo con accuse analoghe a quelle mosse a suo tempo alla Juventus. Tuttavia Palazzi stavolta non procedette ad alcun deferimento perché i fatti erano ormai caduti in prescrizione. La Federcalcio prese atto della relazione del Procuratore federale approvando a maggioranza una delibera del presidente Giancarlo Abete con cui il Consiglio Federale si dichiarava non competente sull'istanza presentata dalla Juventus. A nulla valse anche il successivo ricorso della società torinese al Tribunale Nazionale d'Arbitrato per lo Sport, organo che sostituì la Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport, in quanto il Tribunale del CONI si dichiarò non competente in merito alla revoca dell'assegnazione dello scudetto. Le nuove intercettazioni, del resto, non ottennero effetto neanche nel processo penale di Napoli, che si concluse nel novembre 2011 con un sostanziale accoglimento dell'impianto accusatorio: furono inflitte pesanti condanne, in particolare, a Luciano Moggi ed all'ex designatore Paolo Bergamo (mentre Antonio Giraudo era già stato condannato nel 2009 con rito abbreviato).
Dopo l'esito in primo grado del processo di Napoli e la dichiarazione di non competenza del TNAS, la Juventus presentò nel novembre 2011 un ricorso al TAR del Lazio contro la Federcalcio e l'Inter, chiedendo un risarcimento danni di circa 444 milioni di euro derivanti, secondo la tesi bianconera, dalla disparità di trattamento sui fatti di calciopoli fra gli eventi del 2006 e quelli del 2011. Il club torinese sottolineava altresì come il processo di primo grado di Napoli avesse comunque escluso responsabilità della società sulle violazioni commesse dai propri dirigenti. Il ricorso al TAR suscitò reazioni piuttosto dure da parte del presidente della FIGC Abete e soprattutto del presidente del CONI Gianni Petrucci, alle quali il presidente juventino Andrea Agnelli rispose con la proposta al massimo dirigente dello sport italiano di convocare un tavolo di discussione per risolvere la questione. Per qualche settimana aleggiò la possibilità di una soluzione "pacifica" della querelle: Petrucci convocò il cosiddetto "tavolo della pace" per il 14 dicembre 2011. L'incontro si risolse tuttavia con un nulla di fatto: gli stessi Petrucci ed Abete dovettero ammettere che le posizioni delle parti erano troppo lontane.

Le accuse

Le accuse rivolte ai molteplici imputati, tra cui spiccano i nomi di Luciano Moggi e Antonio Giraudo per la Juventus, dei fratelli Diego ed Andrea Della Valle per la Fiorentina, di Claudio Lotito per la Lazio e di Pasquale Foti per la Reggina, spaziavano dalla violazione delle norme di lealtà, correttezza e probità sportiva (art. 1 del Codice di Giustizia Sportiva vigente all'epoca) all'illecito sportivo vero e proprio (art. 6 del CGS). Furono coinvolti nello scandalo anche i due designatori arbitrali della CAN A dell'epoca, cioè Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo, e diversi arbitri: Massimo De Santis, che avrebbe dovuto rappresentare l'Italia al Campionato mondiale di calcio 2006 (sostituito in seguito allo scandalo da Roberto Rosetti), Paolo Dondarini, Gianluca Paparesta, Paolo Bertini, Domenico Messina, Gianluca Rocchi, Paolo Tagliavento, Pasquale Rodomonti. Accusati anche i vertici della Federcalcio, precisamente il presidente Franco Carraro ed il vicepresidente Innocenzo Mazzini, ed il presidente dell'AIA Tullio Lanese.
Secondo l'accusa i dirigenti di società coinvolti intrattenevano rapporti con i designatori arbitrali atti ad influenzare le designazioni per le partite delle proprie squadre in modo da ottenere arbitri considerati favorevoli. In questo erano spesso appoggiati o spalleggiati dagli esponenti della federazione coinvolti nell'inchiesta. Sempre secondo l'accusa era pratica comune inoltrare attraverso i designatori arbitrali o la FIGC recriminazioni e velate minacce nei confronti degli arbitri considerati non favorevoli.
Luciano Moggi risultò essere in contatto anche con giornalisti ed opinionisti della tv e della carta stampata, come Aldo Biscardi e l'ex arbitro ed ex designatore Fabio Baldas (alcune telefonate evidenziano come Moggi suggerisse l'interpretazione degli episodi mostrati dalla moviola durante Il processo di Biscardi). Persino l'allora Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, secondo le intercettazioni, avrebbe richiesto tramite Moggi favori arbitrali per la squadra del Sassari Torres, militante all'epoca in Serie C1. Oltre a Biscardi (La7) avevano regolari contatti telefonici con il dirigente juventino anche i giornalisti Tony Damascelli (Il Giornale), Guido D'Ubaldo (Corriere dello Sport), Franco Melli (Il Tempo e ospite a Il processo di Biscardi), Lamberto Sposini (TG5 e ospite a Il processo di Biscardi), Giorgio Tosatti (Raisport), Ignazio Scardina (Rai Sport) e Ciro Venerato (Rai Sport). La posizione di quasi tutti i cronisti sotto il profilo penale fu archiviata nel 2007, anche se molti di loro furono sospesi per qualche tempo dall'Ordine dei giornalisti (erano accusati di farsi consigliare da Moggi cosa dire in tv o cosa scrivere sui loro giornali). L'unico ad essere indagato e processato per associazione a delinquere fu Ignazio Scardina, per altro poi assolto in primo grado dal tribunale di Napoli.
Intervenuto in TV alla trasmissione Matrix, condotta da Enrico Mentana, l'ex designatore Paolo Bergamo affermò che le telefonate a lui ed al suo collega Pierluigi Pairetto da parte dei dirigenti delle diverse squadre erano molto frequenti. In particolare dichiarò di aver ricevuto spesso telefonate dai dirigenti dell'Inter, squadra a cui era stato assegnato a tavolino lo Scudetto 2005-2006. Bergamo disse anche di aver parlato più volte, durante la stagione calcistica 2003-2004, con l'allora allenatore della Roma, Fabio Capello, per concordare le designazioni delle gare dei giallorossi. La FIGC non ha considerato queste affermazioni valide perché venissero aperti nuovi filoni d'indagine, visto che non c'erano prove che potessero confermarle. Alcune intercettazioni riguardanti i dirigenti dell'Inter erano viceversa uscite, ma non furono giudicate rilevanti fino al 2010, quando furono portate al processo di Napoli dagli avvocati della difesa.
Insistenti voci, nel corso dello svolgimento delle indagini, hanno avanzato il timore che la possibile vittoria della Nazionale italiana al Campionato mondiale di calcio 2006 (poi effettivamente verificatasi) avrebbe potuto insabbiare la vicenda, magari portando ad una sorta di amnistia come avvenuto per il Calcioscommesse del 1980 dopo la vittoria azzurra al Mundial 1982. L'allora Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport Giovanna Melandri scartò subito l'ipotesi amnistia, ma non mancarono forze politiche, come UDEUR e Forza Italia, che invece provarono a promuovere l'idea.

Le 39 partite sotto inchiesta
 

Udinese - Brescia 1-2 (26 settembre 2004)
Arbitro Dattilo (ammonizione di Pinzi, Muntari e Di Michele, espulsione di Jankulovski), preludio a Udinese-Juventus del 3 ottobre successivo. Va però sottolineato che Pinzi, Muntari e Di Michele non erano diffidati e hanno dunque giocato regolarmente la successiva partita contro i bianconeri. Inoltre Pinzi è risultato essere il giocatore più ammonito della stagione (Campionato di serie A 2004-05), collezionando 13 cartellini gialli e 2 espulsioni in 30 partite. In questa speciale classifica il compagno di squadra Muntari si classifica all'ottavo posto, collezionando 14 cartellini gialli in 33 presenze. Jankulovski venne invece espulso assieme al tecnico avversario De Biasi per reciproche scorrettezze, dopo che l'arbitro convalidò una rete ai bresciani, nonostante il portiere dell'Udinese fosse a terra in quel momento, rete che scatenò un acceso parapiglia che costò appunto il rosso al giocatore ceco per aver sferrato un pugno ad un avversario e al tecnico del Brescia. Voto Gazzetta dello Sport per l'arbitro Dattilo: 4,5 Sbaglia a non fischiare il gioco pericoloso di Sculli su De Sanctis. Punisce solo Jankulovski nella rissa generale. Dopo non dà al Brescia un rigore per fallo su Domizzi.

Juventus - Palermo 1-1 (25 settembre 2004, preludio di Udinese-Juventus, furono ammoniti per i bianconeri Zambrotta e Blasi).
Indagati Moggi, Giraudo e Dattilo

Siena - Juventus 0-3 (23 ottobre 2004)
Un ammonito per parte, Portanova per il Siena e Zebina per la Juventus. Arbitro Bertini. Indagati Fabiani, Moggi e Bertini

Juventus - Chievo 3-0 (31 ottobre 2004)
Nessun ammonito. Arbitro Pieri . Indagati Moggi, Fabiani e Pieri

Messina - Reggina 2-1 (31 ottobre 2004)
Arbitro Racalbuto (ammonizione di Mesto), preludio a Reggina-Juventus 2-1 del 7 novembre 2004. Indagati Moggi e Racalbuto.

Lecce - Juventus 0-1 (14 novembre 2004)
Designazione di De Santis, Griselli e Ceniccola. Indagati Moggi, Giraudo, Bergamo, Pairetto, Lanese, De Santis, Griselli e Ceniccola.

Messina - Fiorentina 1-1 (28 novembre 2004)
Per il raggiungimento di un risultato utile per il Messina. Indagati Fabiani, Moggi, Paparesta e Dattilo

Juventus - Lazio 2-1 (5 dicembre 2004)
Designazione di Dondarini, Baglioni e Alvino. Indagati Moggi, Giraudo, Bergamo, Pairetto, Dondarini, Baglioni ed Alvino.

Fiorentina - Bologna 1-0 (5 dicembre 2004)
Designazione arbitrale ed ammonizioni di Petruzzi e Nastase - già diffidati - in vista della gara con la Juventus. Indagati Moggi, De Santis, Bergamo e Pairetto

Reggina - Brescia 1-3 (5 dicembre 2004)
Indagati Bergamo, Foti e De Santis

Reggina - Cagliari 3-2 (12 dicembre 2004)
Indagati Foti, De Santis, Bergamo

Bologna - Juventus 0-1 (12 dicembre 2004)
Indagati Pieri e Moggi

Juventus - Milan 0-0 (18 dicembre 2004)
Per favorire la Juventus. Indagati Fabiani, Moggi e Bertini

Roma - Parma 5-1 (19 dicembre 2004)
Preludio a Parma-Juventus del 6 gennaio 2005 (ammonizioni di Contini e Pisanu). Per la quale sono indagati Moggi e Racalbuto

Reggina - Palermo 1-0 (6 gennaio 2005)
Indagati Bergamo, Foti e Pieri

Brescia - Bologna 1-1 (6 gennaio 2005)
In vista di Messina-Brescia 2-0 del 9 gennaio 2005 (ammonizioni di Guana e Mannini poi squalificati). Indagati Moggi, Fabiani e Paparesta

Cagliari - Juventus 1-1 (16 gennaio 2005)
Per favorire la Juventus. Indagati Moggi e Racalbuto

Messina - Parma 1-0 (23 gennaio 2005)
Indagati Moggi, Fabiani, Bertini, Dattilo

Udinese - Reggina 0-2 (23 gennaio 2005)
Indagati Bergamo, Foti, De Marco, Nicolai e Rossomando

Sampdoria - Siena 1-1 (30 gennaio 2005)
In vista di Juventus-Sampdoria del 2 febbraio 2005. Indagati Moggi, Fabiani, Paparesta

Juventus - Udinese 2-1 (13 febbraio 2005)
Indagati Moggi, Bergamo, Pairetto, Giraudo, Rodomonti, Gemignani e Foschetti

Siena - Messina 2-2 (13 febbraio 2005)
Indagati Fabiani, Moggi e Bertini

Sampdoria - Reggina 3-2 (20 febbraio 2005)
Indagati Bergamo, Foti e Niccolai

Palermo - Lecce 3-2 (20 febbraio 2005)
Ammonizione di Pinardi e Rullo in vista di Lecce-Messina 1-0 del 27 febbraio 2005. Indagati Moggi e De Santis

Chievo - Lazio 0-1 (20 febbraio 2005)
Indagati Carraro, Bergamo, Pairetto, Mazzini, Lotito e Rocchi

Lazio - Parma 2-0 (27 febbraio 2005)
Indagati Carraro, Bergamo, Pairetto, Mazzini, Lotito e Messina

Roma - Juventus 1-2 (5 marzo 2005)
Indagati Moggi, Giraudo, Bergamo, Pairetto, Fabiani, Fazi, Racalbuto, Pisacreta, Ivaldi e Gabriele

Reggina - Messina 0-2 (13 marzo 2005)
Indagati Fabiani, Moggi e Ambrosino

Inter - Fiorentina 3-2 (20 marzo 2005)
Ammonizioni di Viali e Obodo in vista di Fiorentina-Juventus 3-3 del 9 aprile 2005. Indagati Fabiani e Bertini

Milan - Brescia 1-1 (9 aprile 2005)
Indagati Meani, Mazzei e Contini

Bologna - Lazio 1-2 (17 aprile 2005)
Indagati Lotito e Tagliavento

Siena - Milan 2-1 (17 aprile 2005)
Indagati Bergamo, Pairetto, Mazzei, Mazzini, Giraudo e Baglioni

Milan - Chievo 1-0 (20 aprile 2005)
Indagati Bergamo, Meani, Puglisi

Lazio - Juventus 0-1 (24 aprile 2005)
Indagati Fabiani, Moggi, Ambrosino

Chievo - Fiorentina 1-2 (8 maggio 2005)
Indagati Diego e Andrea Della Valle, Mencucci, Bergamo, Mazzini, Moggi e Dondarini

Livorno - Siena 3-6 (8 maggio 2005)
Indagato l'arbitro De Santis (espulsione ingiustificata di Galante per vendicarsi di Spinelli che aveva parlato di combriccola romana)

Arezzo - Salernitana 1-0 (14 maggio 2005)
Per favorire l'Arezzo. Indagati Mazzei e Titomanlio

Palermo - Reggina 1-1 (15 maggio 2005)
Indagati Bergamo, Foti e Pieri

Lazio - Fiorentina 1-1 (22 maggio 2005)
Indagato Diego Della Valle (contattato Lotito chiedendogli di accordarsi per l'1-1)

Lecce - Parma 3-3 (29 maggio 2005)
Indagati Diego e Andrea Della Valle, Mazzini, Moggi, De Santis e Griselli

Sentenze definitive (Camera di Conciliazione ed Arbitrato presso il CONI)

A seguito delle pesanti sanzioni inflitte dalla Corte Federale della FIGC (ultimo grado di giudizio in seno alla Federcalcio) tutte le società e i tesserati presentarono ricorso alla Camera di Conciliazione ed Arbitrato istituita presso il CONI. In nessun caso fu raggiunta la conciliazione e si dovette procedere, caso per caso, alla creazione di un comitato d'arbitrato. In attesa che fossero chiarite le controversie, la FIGC sospese le pene accessorie (multe e squalifiche del campo).
Solo la dirigenza della Juventus, in un primo momento, aveva invece presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, rischiando con ciò sanzioni da parte della FIGC per violazione della clausola compromissoria che vieta il ricorso alla giustizia ordinaria: la richiesta era la riassegnazione della Serie A (con penalizzazione massima di 20 punti) e la restituzione dei due scudetti revocati. Tale richiesta si basava sulla sproporzione tra la pena inflitta alla Juventus ed a quelle inflitte alle altre formazioni coinvolte, sproporzione che era quantificata dai legali della società da una valutazione del danno economico arrecato dalla retrocessione quantificata in 130 milioni di euro. Attraverso una lettera, Guido Rossi (commissario straordinario della FIGC) prendeva le distanze da quelle che erano le decisioni della società e annunciava, col CONI, una richiesta di risarcimento contro i bianconeri "per aver danneggiato l'immagine del calcio italiano". Dopo trattativa tra il CONI, la FIGC e la dirigenza juventina il Consiglio di Amministrazione della Juventus decise di ritirare il ricorso al TAR, evitando un possibile slittamento dell'inizio dei campionati di Serie A e B, per cercare di ottenere anch'essa una riduzione della penalizzazione in sede di arbitrato sportivo. La retromarcia della dirigenza bianconera fu dovuta anche alla minaccia da parte del presidente della FIFA Joseph Blatter di escludere da tutte le competizioni internazionali per club e per le Rappresentative nazionali l'intera Federazione italiana per cinque anni (i regolamenti internazionali prevedono che se una squadra fa ricorso ad un tribunale ordinario e la Federcalcio d'appartenenza non glielo impedisce l'intera Federazione è esclusa da tutte le competizioni estere).
Il 27 ottobre 2006, la Camera di Conciliazione e Arbitrato del CONI diramò le definitive sanzioni nei confronti delle quattro società coinvolte nel primo filone di indagini. Il 12 dicembre 2006 fu la volta delle altre due società. Le sanzioni nei confronti dei dirigenti furono invece diramate in varie date successive.

Società

Juventus: revoca del titolo di Campione d'Italia 2004-2005 (confermata), non assegnazione del titolo di Campione d'Italia 2005-2006 (confermata), retrocessione all'ultimo posto nella Serie A 2005-2006 (confermata), 9 punti di penalizzazione nella Serie B 2006-2007 (invece dei 17 comminati dalla Corte Federale).
Fiorentina: 30 punti di penalizzazione nella Serie A 2005-2006 (confermati), 15 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (invece dei 19 comminati dalla Corte Federale).
Milan: 30 punti di penalizzazione nella Serie A 2005-2006 (confermati), 8 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (confermati).
Lazio: 30 punti di penalizzazione nella Serie A 2005-2006 (confermati), 3 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (invece degli 11 comminati dalla Corte Federale).
Reggina: 11 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (invece dei 15 comminati dalla Corte Federale) e 100.000 euro di ammenda (confermati). Arezzo: 6 punti di penalizzazione nella Serie B 2006-2007 (confermati).

Dirigenti società

Claudio Lotito (28 novembre 2006): 4 mesi (contro i due anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
Adriano Galliani (21 dicembre 2006): 5 mesi (contro i 9 nella sentenza della Corte Federale).
Luciano Moggi (13 marzo 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione.
Diego Della Valle (27 marzo 2007): 8 mesi (contro i 3 anni e 9 mesi nella sentenza della Corte Federale).
Andrea Della Valle (27 marzo 2007): 1 anno e 1 mese (contro i 3 anni nella sentenza della Corte Federale).
Sandro Mencucci (27 marzo 2007): 1 anno e 5 mesi (contro i due anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
Antonio Giraudo (28 maggio 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione.
Leonardo Meani (28 maggio 2007): 2 anni e 2 mesi (contro i due anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
Pasquale Foti (6 giugno 2007): 1 anno e 1 mese (contro i due anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).

Arbitri

Massimo De Santis (10 maggio 2007): confermati i 4 anni.

Designatori arbitrali e dirigenti FIGC

Franco Carraro (8 novembre 2006): ammenda di 80.000 euro (confermata la multa ma tolta la diffida).
Pierluigi Pairetto (28 marzo 2007): 2 anni e 6 mesi (contro i 3 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
Innocenzo Mazzini (12 aprile 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione.
Tullio Lanese (6 luglio 2007): 1 anno (contro i due anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
Gennaro Mazzei (11 giugno 2007): 2 anni (contro i 3 anni nella sentenza della Corte Federale).

Radiazione di Giraudo, Mazzini e Moggi

Il 15 giugno 2011, ad oltre 4 anni di distanza dalle sentenze definitive dell'arbitrato CONI, la Commissione Disciplinare Nazionale della FIGC accolse le proposte di radiazione nei confronti di Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini e Luciano Moggi (che un mese dopo avrebbero finito di scontare i cinque anni di inibizione). La tempistica così lunga fu dovuta alle modifiche intercorse nel frattempo nello statuto federale, che avevano trasferito il potere di decidere sulle proposte di radiazione dal presidente federale alla CDN (non senza polemiche). La "preclusione alla permanenza in qualsiasi rango e categoria della FIGC" fu confermata anche nei successivi gradi di giudizio: il 9 luglio 2011 dalla Corte di Giustizia Federale ed il 4 aprile 2012 dall'Alta Corte di Giustizia Sportiva istituita presso il CONI.
Il 3 agosto 2012 la III sezione del Tar del Lazio ha respinto le richieste con cui Moggi sollecitava la sospensione del provvedimento dell'Alta Corte di Giustizia del Coni.

Calciopoli bis

Fra il 2010 e il 2011 il Procuratore Federale Stefano Palazzi effettuò nuove indagini relative alle ulteriori intercettazioni telefoniche emerse durante il procedimento penale in corso presso il Tribunale di Napoli, giudicate non rilevanti nel processo sportivo del 2006. Inoltre, sempre alla luce del nuovo materiale probatorio, la Juventus presentò il 10 maggio 2010 un'istanza ai presidenti di CONI e FIGC, alla Procura Federale e al Procuratore Federale Capo, per chiedere la revisione della decisione di assegnare il titolo di Campione d'Italia 2005-2006 all'Inter e pertanto la revoca della medesima assegnazione.

La relazione di Palazzi

A chiusura delle indagini Palazzi trasmise alla FIGC una relazione, resa pubblica il 1º luglio 2011, nella quale venivano contestate violazioni a diversi tesserati (molti dei quali non coinvolti nei processi del 2006). In particolare risultava coinvolta l'Inter, nelle persona dell'attuale presidente Massimo Moratti (che all'epoca dei fatti era comunque socio di riferimento) e soprattutto del suo predecessore Giacinto Facchetti (scomparso nel 2006), al quale veniva contestato l'illecito sportivo. La relazione, per illustrare le motivazioni della decisione sull'istanza della Juventus, presumeva che anche le condotte messe in atto dai vertici del club nerazzurro avessero violato gli articoli 1 e 6 del vecchio codice di giustizia sportiva in quanto dirette ad assicurare un vantaggio in classifica mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale. Tuttavia il Procuratore Federale, contestualmente, rilevò la sopraggiunta prescrizione di tutte le violazioni contestate sia ai dirigenti nerazzurri sia agli altri soggetti oggetto di indagine (fra i quali il presidente del Cagliari Massimo Cellino, il presidente del Chievo Luca Campedelli, l'ex dirigente del Palermo Rino Foschi, l'ex dirigente del Vicenza Sergio Gasparin, l'ex collaboratore del Brescia e della Lazio Nello Governato, il presidente dell'Empoli Fabrizio Corsi, l'ex allenatore dell'Udinese Luciano Spalletti).

La non competenza della giustizia sportiva su Calciopoli bis

Conseguentemente alla prescrizione dei fatti, il 18 luglio il Consiglio Federale FIGC, approvando a maggioranza una delibera del presidente Giancarlo Abete, rigettò l'istanza di revoca dell'assegnazione dello scudetto presentata dalla Juventus, per mancanza dei presupposti giuridici. In proposito però lo stesso Abete dichiarò alla stampa che avrebbe preferito che qualcuno avesse rinunciato alla prescrizione (possibilità esplicitata anche dal procuratore Palazzi nella sua relazione). Durante il consiglio federale fu letto anche un messaggio dell'ex commissario FIGC Guido Rossi, che spiegava come in occasione dell'assegnazione dello scudetto contestato all'Inter la Federazione non potesse essere a conoscenza delle intercettazioni telefoniche riguardanti i nerazzurri, venute alla luce successivamente al processo di Napoli.
Il presidente della Juventus Andrea Agnelli criticò duramente la mancata presa di posizione della FIGC, accusandola di "disparità di trattamento" in situazioni analoghe, e in una conferenza stampa il 10 agosto a Roma annunciò il ricorso al Tribunale Nazionale d'Arbitrato per lo Sport (TNAS) contro la delibera del Consiglio Federale, dichiarando inoltre che la società era pronta a perseguire anche la via della giustizia ordinaria qualora non avesse ottenuto soddisfazione neanche dall'organo di giustizia del CONI. In effetti anche il TNAS dichiarò la propria incompetenza sul ricorso presentato dai bianconeri, in due distinti momenti: il 9 settembre il presidente del tribunale dichiarò la non competenza sulla richiesta di risarcimento danni; il 15 novembre il collegio arbitrale, acquisite le memorie del club bianconero e delle controparti FIGC ed Inter, dichiarò la non competenza del TNAS anche in merito alla delibera del Consiglio FIGC del 18 luglio 2011.

I ricorsi della Juventus alla giustizia ordinaria ed il "tavolo della pace"

Riguardo al risarcimento dei danni che sarebbero stati causati dalla disparità di trattamento tra i fatti del 2006 e quelli del 2011, il 14 novembre 2011 la Juventus presentò ricorso contro Federcalcio ed Inter al TAR del Lazio, basandosi anche sulla sentenza penale di primo grado del tribunale di Napoli che, pur infliggendo pesanti condanne a Moggi e Giraudo, escludeva responsabilità dirette e oggettive della società. Il presunto danno subito fu quantificato dal club torinese in circa 444 milioni di euro. Il ricorso al tribunale amministrativo suscitò le dure reazioni del presidente FIGC Giancarlo Abete e soprattutto del presidente CONI Gianni Petrucci, che parlò esplicitamente di "doping legale" pur senza citare la Juventus. In una conferenza stampa il 16 novembre, il presidente juventino Andrea Agnelli replicò con toni distensivi, proponendo a Petrucci di convocare un tavolo di discussione tra le parti per dirimere la questione. Il massimo dirigente dello sport italiano accolse positivamente la proposta (per altro già avanzata alcuni mesi prima dal patron della Fiorentina Diego Della Valle), convocando per il 14 dicembre quello che i giornali battezzarono immediatamente "tavolo della pace". Le speranze di una soluzione pacifica della "querelle" furono però disattese: il "tavolo", cui parteciparono Agnelli, Moratti, Galliani, Della Valle più il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, oltre agli stessi Petrucci ed Abete, al segretario generale del CONI Raffaele Pagnozzi ed al vicepresidente FIGC Antonello Valentini, si risolse in una riunione di oltre cinque ore al termine delle quali Petrucci ed Abete dovettero ammettere che le posizioni erano rimaste distanti e che le ferite di calciopoli erano tutt'altro che rimarginate.
Nei giorni immediatamente successivi al tavolo si susseguirono diverse indiscrezioni circa il mancato accordo tra le parti sulla stesura di un documento su calciopoli e si registrò l'iniziativa personale di Diego Della Valle che sporse denuncia nei confronti dell'ex commissario straordinario FIGC Guido Rossi.
Il 10 febbraio 2012 la Juventus ha impugnato davanti alla Corte d'Appello di Roma il lodo arbitrale TNAS del 15 novembre 2011, portando così davanti alla giustizia ordinaria anche la mancata revoca dello scudetto 2005-2006.

I processi penali

Dallo scandalo del 2006 hanno avuto origine due procedimenti penali: quello riguardante calciopoli vera e propria presso il tribunale di Napoli e quello riguardante l'agenzia di procuratori sportivi GEA World presso il tribunale di Roma. Un terzo filone di indagini, reso noto nello stesso periodo da parte della procura di Udine e riguardante scommesse sportive illecite col presunto coinvolgimento anche di calciatori, fra cui il portiere della Juventus e della nazionale Gianluigi Buffon, si chiuse invece col proscioglimento di tutti gli indagati. Tuttavia l'esplosione di ben tre scandali contemporanei nel maggio 2006, tutti coinvolgenti più o meno direttamente la Juventus (nell'indagine sulla GEA erano coinvolti Luciano Moggi e suo figlio Alessandro, nonché Davide Lippi, figlio dell'allora CT della nazionale Marcello, ex allenatore juventino), colpì notevolmente l'opinione pubblica alla vigilia del mondiale di Germania e non mancarono giornali e televisioni che chiedevano, più o meno esplicitamente, l'allontanamento di Lippi e dei calciatori juventini (in particolare Buffon, Cannavaro e Del Piero) prima della manifestazione iridata che sarebbe stata poi vinta dagli azzurri.

Processo GEA World

Nel processo GEA a Roma erano coinvolti Luciano e Alessandro Moggi, Davide Lippi, Franco Zavaglia, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo. L'accusa era quella di associazione a delinquere e violenza privata (quest'ultima riguardava soltanto i Moggi) e i PM Luca Palamara e Maria Cristina Palaia, a conclusione delle indagini svolte dal Colonnello Giuseppe Magliocco della Guardia di Finanza di Roma, avevano richiesto 6 anni di reclusione per Luciano Moggi, 5 per il figlio e da 1 a 2 anni per tutti gli altri.
L'8 gennaio 2009 arrivò la sentenza di 1º grado: Luciano Moggi fu condannato ad 1 anno e 6 mesi di carcere, il figlio Alessandro ad 1 anno e 2 mesi, mentre gli altri quattro imputati furono assolti, in quanto era caduta l'accusa di associazione a delinquere - che riguardava tutti - rimanendo in piedi solo quella di violenza privata nei confronti dei calciatori Nicola Amoruso e Manuele Blasi.
Il 25 marzo 2011 arrivò la sentenza di 2º grado: la prima sezione penale della Corte d'Appello di Roma ridusse ulteriormente le pene per Luciano Moggi, un anno di reclusione per violenza privata, ed il figlio Alessandro, 5 mesi di reclusione per tentata violenza privata. Furono inoltre confermate le assoluzioni già decise in primo grado per gli altri imputati. Le riduzioni di pena per i Moggi derivavano dalla prescrizione dell'episodio relativo alla procura di Nicola Amoruso. Inoltre Luciano Moggi fu condannato a pagare circa diecimila euro di spese processuali nonché a risarcire dei danni la parte civile Stefano Antonelli, in separata sede, e la FIGC. L'avvocato Matteo Melandri, legale di Luciano Moggi, annunciò il ricorso in Cassazione. Va ricordato che, a livello sportivo, la FIGC non ha mai aperto un'inchiesta federale sulla GEA e, di conseguenza, non è stato preso alcun provvedimento disciplinare riguardo questa vicenda.

Processo di Napoli

Il processo di Napoli iniziò nell'autunno 2008 per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato (tra i quali Antonio Giraudo e Tullio Lanese), e a gennaio 2009 per tutti gli altri. L'accusa più grave era quella di «associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva». Il 24 marzo 2009 i giudici confermarono Napoli come sede del processo, estromettendo tutte le parti civili, tra le quali anche una società editrice romana che aveva stampato oltre un milione di figurine sul presupposto che lo scudetto era stato vinto lecitamente.

Il 14 dicembre 2009 furono emesse le sentenze relative agli imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Quattro le condanne: 3 anni di reclusione per l'ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, 2 anni e 4 mesi per l'ex arbitro Tiziano Pieri (poi assolto nel secondo grado di giudizio) e 2 anni ciascuno per l'altro ex arbitro Paolo Dondarini e per l'ex presidente dell'AIA Tullio Lanese. Sette invece gli imputati assolti: l'arbitro Gianluca Rocchi, gli ex arbitri Stefano Cassarà, Marco Gabriele e Domenico Messina e gli ex assistenti Duccio Baglioni, Giuseppe Foschetti e Alessandro Griselli.

Il processo con rito ordinario si concluse l'8 novembre 2011 con la condanna di altri sedici imputati: 5 anni e 4 mesi di reclusione per promozione della associazione a delinquere per l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi (che ha avuto anche il Daspo di 5 anni e l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici), 3 anni e 8 mesi per l'ex designatore arbitrale Paolo Bergamo (più 5 anni di interdizione dai pubblici uffici), 2 anni e 2 mesi per l'ex vicepresidente FIGC Innocenzo Mazzini (questi ultimi due ritenuti anch'essi colpevoli di promozione dell'associazione), 1 anno e 11 mesi ciascuno per l'altro ex designatore Pierluigi Pairetto e per l'ex arbitro Massimo De Santis, 1 anno e 8 mesi per l'altro ex arbitro Salvatore Racalbuto, 1 anno e 6 mesi (più ammenda di 30 000 euro) per il presidente della Reggina Pasquale Foti, 1 anno e 5 mesi ciascuno per altri due ex arbitri, Paolo Bertini e Antonio Dattilo, 1 anno e 3 mesi ciascuno (più 25.000 euro di multa) per i dirigenti Claudio Lotito (presidente della Lazio), Andrea e Diego Della Valle (ex presidente e proprietario della Fiorentina) e Sandro Mencucci (amministratore delegato della Fiorentina), 1 anno ciascuno (più 20 000 euro di multa) per l'ex collaboratore del Milan e accompagnatore ufficiale degli arbitri[33] Leonardo Meani e gli ex assistenti arbitrali Claudio Puglisi e Stefano Titomanlio. Otto gli imputati assolti: l'ex direttore sportivo del Messina Mariano Fabiani, l'ex arbitro Pasquale Rodomonti, gli ex assistenti Marcello Ambrosino, Silvio Gemignani ed Enrico Cennicola, l'ex designatore degli assistenti Gennaro Mazzei, l'ex segretaria della CAN A-B Maria Grazia Fazi e l'ex giornalista Rai Ignazio Scardina. Escluse, invece, tutte le istanze risarcitorie contro la Juventus, citata al processo come parte civile, in quanto la corte considerò che il club non era responsabile a titolo oggettivo né civile nella vicenda. La società torinese, sulla base della sentenza e dei contemporanei sviluppi del suo ricorso al TNAS contro la mancata revoca dello Scudetto 2005-2006 all'Inter, annunciò, il 14 novembre, ricorso al TAR del Lazio contro la Federcalcio e l'Inter per vedersi riconosciuto il risarcimento dei danni subiti dalle sentenze sportive del 2006.

Il processo d'appello per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato si è concluso il 5 dicembre 2012, con la condanna per Antonio Giraudo a 1 anno e 8 mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva e l'assoluzione degli altri imputati: Tiziano Pieri, che ha rinunciato alla prescrizione, Paolo Dondarini e Tullio Lanese, oltre a coloro che erano stati già assolti in primo grado, per i quali l'accusa aveva impugnato la sentenza.

Il 17 dicembre 2013 in secondo grado Moggi è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, e Pairetto e Mazzini sono stati condannati e 2 anni ciascuno per essere i promotori dell'associazione a delinquere, mentre gli episodi di frode sportiva per cui erano imputati sono stati dichiarati prescritti. Massimo De Santis, Antonio Dattilo e Paolo Bertini hanno rinunciato alla prescrizione: il primo è stato condannato a 1 anno di reclusione, gli altri due a 10 mesi. Per quanto riguarda Racalbuto, Lotito, i fratelli Della Valle, Mencucci, Foti, Meani, Puglisi e Titomanlio è stata dichiarata la prescrizione dei reati a loro imputati. Sono stati accolti gli appelli del PM nei confronti di Fabiani e di Mazzei, rispettivamente per associazione per delinquere e per un episodio di frode sportiva, ma i loro reati sono stati dichiarati prescritti. Sono state confermate le assoluzioni della Fazi, di Scardina e di Rodomonti. Per Bergamo la Corte d'appello ha annullato la precedente sentenza di condanna e ordina lo svolgimento di un nuovo procedimento giudiziario in quanto è stato violato il diritto di difesa rifiutando l'istanza di legittimo impedimento presentata dal suo avvocato Morescanti quando era incinta. la Corte d'appello ha sancito inoltre che nella vicenda non emersero danni diretti contro il Brescia, il Lecce, l'Atalanta, il Bologna e la società Fallimento Vittoria 2000, essendo respinti tutte le loro richiesta per danni in ragione a che nessuna partita del campionato 2004-05 fu alterata da episodi extracalcistici, confermando l'estraneità della società Juventus – ritenuta dai citati club sportivi come responsabile dai danni subiti nei loro confronti – sia a titolo oggettivo che civile nella vicenda, già sancita nel processo in primo grado.

Il 24 marzo 2015 la Corte di Cassazione ha annullato le condanne precedentemente stabilite in fase di appello per quanto riguarda l'item di «associazione a delinquere» per Moggi, Giraudo, Pairetto e Mazzini, senza rinvio in appello per sopraggiunta prescrizione dei reati contestati. A Moggi, inoltre, vengono annullati due verdetti collegati all'imputazione di «frode sportiva» per insussistenza dei reati. Per quanto riguarda la maggior parte delle imputazioni di «frode sportiva», che erano già estinte, il loro ricorso è stato rigettato. Tra coloro che hanno rinunciato alla prescrizione è stata confermata la condanna in secondo grado a De Santis (1 anno), mentre sono stati annullati, su richiesta del procuratore generale, i verdetti condannatori a Bertini e Dattilo per insussistenza delle frodi sportive a loro contestate in concorso con Moggi e per il reato associativo. Sono stati rigettati i ricorsi di Racalbuto, di Mazzei, di Foti, di Lotito, dei fratelli Della Valle e di Mencucci, le cui imputazioni erano già state prescritte in appello. È stato anche dichiarato inammissibile il ricorso della Procura contro le assoluzioni in fase precedente degli arbitri Paolo Dondarini, Gianluca Rocchi e Tiziano Pieri e dell'ex presidente dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA), Tullio Lanese. Infine, la Corte ha respinto tutti i ricorsi riguardanti le richieste per danni presentate in tribunale dal Brescia, dal Lecce, dall'Atalanta, dal Bologna e dalla società Fallimento Vittoria 2000, confermando le motivazioni attestate nei corrispondenti verdetti pubblicati alla fine delle due fasi precedenti.

Il 9 settembre 2015 sono state rese note le motivazioni dei verdetti: secondo la Cassazione Moggi è stato «l'ideatore di un sistema illecito di condizionamento delle gare del campionato 2004-2005 (e non solo di esse)». Per i giudici Moggi ha commesso sia il reato di associazione per delinquere sia quello di frode sportiva «in favore della società di appartenenza (la Juventus)», ed ha anche ottenuto «vantaggi personali in termini di accrescimento del potere (già di per sè davvero ragguardevole senza alcuna apparente giustificazione)». Dai giudizi di Moggi in TV e sui media «potevano dipendere le sorti di questo o quel giocatore, di questo o quel direttore di gara con tutte le conseguenze che ne potevano derivare per le società calcistiche di volta in volta interessate». L'associazione per delinquere diretta da Moggi «era ampiamente strutturata e capillarmente diffusa nel territorio con la piena consapevolezza per i singoli partecipi, anche in posizione di vertice (come Moggi, il Pairetto o il Mazzini), di agire in vista del condizionamento degli arbitri attraverso la formazione delle griglie considerate quale primo segmento di una condotta fraudolenta». Per quanto riguarda Massimo De Santis, i tabulati telefonici dimostrano i «numerosi contatti in coincidenza con le partite per le quali era stato designato» tra l'ex arbitro internazionale e Luciano Moggi, «a riprova degli strettissimi rapporti tra la sudditanza e la complicità intercorrenti tra i due». Per quello che concerne invece i rapporti i rapporti intrattenuti dai vertici della Fiorentina con Luciano Moggi, Diego e Andrea Della Valle e Sandro Mencucci recandosi «a Canossa» da Moggi si «accostano a quel sistema di potere che li aveva emarginati e in definitiva danneggiati: non dunque con il proposito di garantirsi l'imparzialità delle decisioni arbitrali per riparare ai presunti torti subiti in precedenza (ritenuti alla base della deficitaria situazione in classifica), ma una sorta di accondiscendenza verso un sistema di potere che li garantisse per il futuro attraverso scelte arbitrali oculate pilotate dal gruppo di potere operante in parte in seno alla FIGC (i vertici arbitrali e Mazzini) ed in parte estraneo all'ente (Moggi), tra loro in perfetta simbiosi». Riguardo a Claudio Lotito, la Cassazione rileva una «congerie di telefonate compromettenti» e di «prove inequivocabili» delle «pressioni» da lui esercitate «sul mondo arbitrale in un contesto di lotte intestine per la nomina a Presidente della FIGC tra l'uscente Franco Carraro e l'aspirante emergente Giancarlo Abete» per assicurarsi il «salvataggio» della Lazio. Inoltre la Cassazione rileva come la «predisposizione delle griglie arbitrali» era «manovrata» dal designatore dei direttori di gara Pierluigi Pairetto, insieme al suo collega Paolo Bergamo, e «con la partecipazione di Luciano Moggi e Antonio Giraudo».


Altri procedimenti

Il 14 maggio 2009 il Giudice di Pace di Lecce, Cosimo Ro­chira, si è pronunciato sul ricorso presentato da un gruppo di abbo­nati del Lecce, i quali chiedevano 165,78 euro di danni a Luciano Moggi e Massimo De Santis come risarcimento per aver pagato e presenziato a due partite sanzionate dal giudizio sportivo: Lecce-Fiorentina e Lecce-Juventus. Rochira ha respinto il ricorso presentato dai tifosi leccesi.

Conseguenze

Per la Juventus la retrocessione del 2006 fu la prima nella storia della Serie A a girone unico; il ritorno matematico in Serie A avvenne nel maggio 2007, dopo aver sconfitto l'Arezzo in trasferta per 5-1 a tre turni dalla fine del campionato.
Nonostante i 30 punti di penalizzazione il Milan è riuscito a qualificarsi per la Champions League 2006-2007 (poi vinta), sia pure partendo dal preliminare estivo, anche se con riserva poiché l'UEFA espresse molte perplessità riguardo al fatto di far partecipare ad una competizione internazionale un club coinvolto in uno scandalo.
Senza i 15 punti di penalizzazione la Fiorentina avrebbe concluso la stagione al terzo posto, anziché al sesto e si sarebbe qualificata ai preliminari di Champions League, davanti a Milan
(quarto con 69 punti senza i -8) e Lazio, partita con -11 e rimasta -3 dopo la sentenza del CONI, che invece avrebbe disputato la Coppa UEFA. La Reggina, senza penalizzazione, avrebbe concluso il campionato all'ottavo posto. Da ricordare però che il club calabrese, partito da -15, ebbe uno sconto di quattro punti grazie alla sentenza del CONI a campionato in corso; con quei quattro punti di penalizzazione in più sarebbe retrocessa in Serie B al posto del Chievo Verona.
L'Arezzo, senza i punti di penalizzazione, sarebbe arrivato a metà classifica e sarebbe retrocesso direttamente in serie C1 lo Spezia, con Verona e Cesena che avrebbero fatto i play-out.
Successivamente (aprile 2007) venne fuori un secondo filone d'inchiesta basato sul traffico di schede telefoniche svizzere (SIM) tra Luciano Moggi e alcuni arbitri che riguardavano la stagione 2005-2006; al termine dell'inchiesta portata avanti dalla Federazione la Juventus patteggiò e venne multata 300.000 euro divisi in tre rate da 100.000 euro annui (da versare alla FIGC), mentre gli arbitri coinvolti, Paolo Bertini, Gianluca Paparesta e Tiziano Pieri, sospesi in via cautelare nell'aprile 2007 (quindi per tutta la stagione 2007-2008) in attesa di chiarire le loro posizioni, vennero sospesi in maniera definitiva dall'AIA nel luglio 2008.
Nel giugno 2008 Luca De Meo, all'epoca top manager del gruppo FIAT, Amministratore Delegato di Alfa Romeo, responsabile marketing di tutto il gruppo nonché membro del GEC, l'organismo che controlla Fiat Group, rilasciò una dichiarazione dove affermava che le vicissitudini giudiziarie e le sconfitte della Juventus nel periodo precedente avevano aiutato a risollevare l'immagine di simpatia del gruppo.
In base a quanto emerge da un sondaggio della società Demos & Pi pubblicato nel settembre 2011 sul quotidiano la Repubblica, il 56,5% del campione esaminato è scettico sulla regolarità delle decisioni prese dalla giudizia sportiva, mentre che il 24,9% giudicò lo scandalo Calciopoli «come un caso di giustizia sportiva che ha portato alle giuste decisioni». Invece, il 43,5% del citato campione sostiene che il titolo di campione d'Italia 2005-2006 «[dovrebbe] non essere assegnato a nessuno».



Foto Story

I principali protagonisti dello scandalo Calciopoli, che dal punto di vista sportivo si è chiuso nel 2014.Il titolo della Gazzetta dello Sport.


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