Fratelli coltelli: quando il Real giocò la finale contro la sua squadra B


Il Racconto

Siamo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, la Spagna è da poco uscita in modo soft dal franchismo e abbraccia la democrazia e la monarchia, anche se a breve il tenente colonnello Tejero tenterà, senza successo, un colpo di stato occupando il Parlamento. I cambiamenti politici non influiscono granché sul calcio, a parte il fatto che nel 1976 la Coppa di Spagna da “Copa del Generalisimo” in onore di Franco, diventa “Copa del Rey”. Nel frattempo, sono nate nel paese iberico le “filiales”, le succursali dei principali club, quelle che oggi chiamiamo “Squadre B”. Il Real Madrid si associa al già esistente Agrupacion Deportiva Plus Ultra, club fondato nel 1947. Nel 1972 prende il nome di Castilla Club de Futbol, in quanto i nomi commerciali o degli sponsor vengono banditi (Plus Ultra è un marchio assicurativo).

Nel 1978 il Castilla sale in Seconda Divisione, e l’anno successivo inizia la campagna di coppa, stando nelle prime posizioni in campionato. Nei primi turni, i Chavales (ragazzi) del Real avanzano con ottimi risultati, anche se ottenuti con squadre di categoria inferiore. L’Extremadura, nel primo turno, è eliminato con un 10-2 complessivo, l’Alcorcón al secondo con un 5-1, nel terzo è il momento di una pari grado, il Racing di Santander, storico club tra i fondatori della Liga. A fine gennaio, al quarto turno, si comincia a fare sul serio con l’Hercules, compagine che milita nella massima serie. Ad Alicante arriva una sonora sconfitta, un 4-1 che, senza il gol di Pineda nel finale, poteva essere ancora più pesante, anche perché Bernal ha sbagliato rigore a inizio ripresa con la squadra sotto di due reti. Il ritorno vede gli alicantini schierare la formazione titolare, ma il Castilla parte fortissimo e alla mezzora è già sul 2-0 con doppietta di Paco, entrambi i gol di testa. I padroni di casa, che giocano per l’occasione al Bernabeu, nel secondo tempo vedono il sostegno di parecchie persone, le 9.000 paganti più le altre fatte entrare gratis all’intervallo di una serata gelida di febbraio. C’è voglia di spingere i Chavales al quinto turno, e il 3-0 arriva a un solo minuto dalla fine, con il terzo cabezazo, stavolta di Gallego. «La vera sorpresa è che il terzo gol non sia arrivato prima» scrive “El Mundo Deportivo”. Tutto fatto? No, perché all’epoca non si contempla la regola dei gol fuori casa, si va al supplementare, dove arriva il 4-0 di Cidon. I tifosi sono in festa, ora ci sono gli ottavi di finale, al quinto turno il Castilla è esentato insieme ad altre 11 squadre.

Gli ottavi, turno in cui entrano in scena Real Madrid, Barcellona e Valencia, vedono ancora in corsa ben 5 squadre di Segunda e una di Segunda B, il terzo livello del calcio spagnolo: è il Logroñes, che viene eliminato del Real, allenato da Vujadin Boskov. Per il Castilla, c’è l’ostacolo non facile dell’Athletic Bilbao e lo 0-0 casalingo, risultato che sarebbe ottimo, lo è meno se si considera la trasferta nella Catedral del San Mamés. Qui, dopo un buon primo tempo dei baschi, privo di gol, Pineda porta avanti il Castilla di testa e raddoppia a sei minuti dalla fine. Inutile il gol di Goicoechea, di testa, allo scadere. “A fine partita i giocatori del Bilbao non ci strinsero la mano, al contrario il pubblico ci fece tornare in campo dagli spogliatoi per applaudirci”, ricorda oggi Manolo Castro, il vicecapitano.Sotto con la prossima, stavolta tostissima, quella Real Sociedad che sta contendendo il titolo ai grandi del Real, e che negli scontri diretti ha totalizzato tre punti su quattro, vincendo addirittura 4-0 a San Sebastian. Con i ragazzi invece, i baschi non vanno oltre il 2-1, e il Castilla può dirsi fortunato a portare a casa una sconfitta di misura, nonostante sia passato in vantaggio al 74’ con Sanchez Lorenzo. La Real Sociedad ribalta il risultato con un gol di Satrustegui e quello del vantaggio con Diego. Al termine del match, i giocatori del Castilla raggiungono il centro del campo, dove raccolgono gli applausi del pubblico di casa. I giovani della Cantera madridista sono la squadra simpatia della competizione, tutti sperano che vadano avanti, fino al turno in cui incrociano la propria squadra, e i tifosi della Real pensano di riuscire a strappare un pari al ritorno. Del resto, se hanno pareggiato con la squadra dei grandi…

Invece, quel 1° maggio va in tutt’altro modo: il pubblico, innanzitutto. Non ci sono solo gli habitué del Castilla, c’è il grande pubblico delle partite del Real, 90.000 spettatori, che caricano i ragazzi del Castilla pieni di entusiasmo e freschi dell’età media di 22 anni. Nel primo tempo gli attacchi del Madrid B sono incessanti, e all’intervallo lo svantaggio è rimontato, con i gol di Paco in estirada, su cross di Gallego, e di Bernal allo scadere di tempo, servito di tacco da Alvarez.

La Real Sociedad, che è ancora in testa al campionato, ma che a breve subirà il sorpasso del Real “padre” con la sconfitta di Siviglia sotto i colpi del campione del mondo Daniel Bertoni, non ha nessuna intenzione di abdicare dalla coppa. Tuttavia, è ancora Arkonada, famoso portiere basco, a dire di no a Bernal per il 3-1. Nel calcio si dice che la forza mentale è tutto, e la leggerezza, quasi incoscienza con cui i ragazzi del 34enne Juanjo (subentrato alla quarta giornata a Santisteban, promosso in prima squadra come vice di Boskov) porta il Castilla in semifinale. L’impresa non sfugge ai quotidiani, guadagna la prima pagina di ABC, «Il piccolo Madrid ha battuto il gigante» è il titolo del giornale della capitale. «Incredibile Castilla» campeggia invece sulla prima pagina del Mundo Deportivo, giornale di Barcellona che per la simpatica “filial” abbandona la rivalità. In effetti, la squadra suscita simpatia anche dove c’è normalmente odio per il Real Madrid, è il fascino dell’underdog, dell’outsider. Non la pensano così a Gijón, dove lo Sporting, che in quegli anni diversamente da oggi è squadra da alta classifica, e che annovera il grande attaccante Quini, scomparso qualche giorno fa, sarà il prossimo avversario, niente meno che in semifinale. L’altra è tra Real e Atletico Madrid, per ben due volte l’accoppiamento Real-Castilla è stato bloccatodalla Federazione, a meno che non sia, ovviamente, in finale. Alla finale, manca un solo ostacolo, che sembra diventare insormontabile quando gli asturiani vincono 2-0 all’andata, sul proprio terreno.

È il giorno in cui il Valencia vince la Coppa delle Coppe, e in cui l’altra semifinale, il derby di Madrid, termina sullo 0-0 tra le polemiche. Tornando alla partita del “Molinón”, è vero che lo Sporting segna due volte su rigore e che il Castilla gioca 35 minuti in dieci, ma è pur vero che il passivo per i ragazzini di Juanjo sarebbe potuto essere più pesante. Insomma, le possibilità sono davvero poche. Anche stavolta, il pubblico che segue la prima squadra va allo stadio in massa, 80.000 che si producono in diversi lanci di bottiglie, per un arbitraggio contestato. I Blancos però vanno subito in vantaggio, con un colpo di testa di Paco dopo 3 minuti, all’intervallo la remuntada è completata per i gol di Sanchez Lorenzo e Cison lanciato da Ricardo Gallego. Lo stesso regista, che ricordiamo anche in Serie A con l’Udinese, realizza il 4-0 a inizio ripresa. A poco serve la rete di Juanito del 4-1, il Castilla è in finale. Altri due giorni per capire se sarà derby madrileno con l’Atletico, o derby madridista con il Real. Ai rigori vincono questi ultimi, e ci si trova di fronte alla più anomala delle finali. È la terza volta che una squadra di Segunda va in finale (1931 Betis e 1935 Sabadell, entrambe perdenti) e la prima volta che una filial gioca contro la prima squadra, record non più uguagliabile, in quanto dal 1991 le squadre B non possono più prendere parte alla Coppa del Re. Due squadre che si allenano sugli stessi campi, che spesso fanno la partitella in settimana, che possono schierare giocatori in entrambe le compagini (in un solo verso, dalla filial alla prima squadra, e infatti in quella stagione il difensore Ángel Pérez García gioca 22 partite nel Castilla e 5 nel Real, tra cui le semifinali di Coppa dei Campioni).

Il clima partita sostanzialmente è amichevole, ma se per la dirigenza deve essere una festa in famiglia (cosa che fa arrabbiare il portiere del Castilla Agustín, che non prende parte alla foto di famiglia e spacca una porta dello spogliatoio), per i giocatori del Real è una questione di vita o di morte, o poco ci manca. Pungolati dalla stampa, che si chiede cosa dovesse succedere se il “figlio dovesse battere il padre”, i Blancos (che per la finale mantengono la maglia bianca, mentre il Castilla ha quella malva) partono forte e la resistenza dei giovani dura solo un quarto d’ora. Segna Juanito – che morirà giovane in un incidente stradale, come il suo compagno di squadra, l’inglese Laurie Cunningham – e raddoppia Santillana. Il primo tempo si conclude con un 2-0 che rispecchia i valori in campo, ma il Castilla non molla fino al 4-0 di Del Bosque, dopo il terzo gol di Sabido. Nonostante ciò, Álvarez segna il gol della bandiera, prima che García Hernandez e di nuovo Juanito determinano il 6-1 finale. Boskov festeggia, contento di essere l’unico ad avere fatto la doppietta campionato-coppa nei principali tornei europei, per Gallego (colui che farà la carriera più di successo, al Real e in nazionale) il risultato ha rispecchiato i valori delle due squadre, e stavolta, per l’onta che ne sarebbe derivata da una sconfitta, la cattiveria dell’avversario è stata più forte della spensieratezza del Castilla. Agustín, che l’anno successivo passerà ai grandi e giocherà nel Real fino al 1990, pensa che i suoi si siano impegnati meno del dovuto. In effetti, prima della finale il Castilla ha eliminato la seconda e la terza del massimo campionato. A ogni modo, gli 80.000 festeggiano la vittoria della Copa del Rey, dopo avere vinto il campionato. A quel punto la domanda sorge spontanea: chi giocherà la Coppa delle Coppe? Non essendoci restrizioni alla partecipazione di seconde squadre da parte dell’UEFA (che le metterà subito dopo), il Castilla. Non farà nemmeno una brutta figura, la squadra di Juanjo, profondamente cambiata come capita alle seconde squadre, perdendo ai supplementari contro il West Ham al primo turno, 5-1 in un Boleyn Ground a porte chiuse dopo il 3-1 del Bernabeu. L’epopea del Castilla non finisce: lì nasce la “quinta del Buitre”, che nel 1984 vince la Segunda ma non può, ovviamente, essere promossa. Oggi, il Castilla langue in Segunda B, ultimamente è passata alle cronache internazionali solo per avere avuto in panchina Zinedine Zidane, oggi al Real vincitore di due Champions consecutive. Ma l’impresa di quel 1980, anche perché irripetibile, resterà nella storia del calcio spagnolo.

4 giugno 1980, Madrid (Santiago Bernabeu)

Real Madrid-Castilla 6-1 (2-0)

Real: García Remón, Sabido, Benito, Pirri, Camacho, Del Bosque, Stielike (63’García Hernandez), Ángel, Juanito, Santillana, Cunningham (82’ Martinez). All. Vujadin Boskov.

Castilla: Agustín, Juanito, Castañeda, Herrero, Casimiro, Alvarez, Gallego, Bernal, Pineda, Paco (46’ Sanchez Lorenzo), Cidon. All Juanjo García Santos.

Reti: 20’ Juanito, 42’ Santillana, 59’ Sabido, 62’ Del Bosque, 80’ Alvarez, 82’ García Hernandez, 89’ Juanito.

Gabriele Porri



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Abbraccio tra i capitaniCosi in TV fu presentata la sfidaI giocatori del Real con la coppaLa formazione del Castilla in finale


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