Bolivia campione sudamericano: talento, forza e... altura


Il Racconto

Estate 1930: al termine di un primo mondiale combattuto, la Celeste uruguayana conquista la coppa Rimet sconfiggendo l’Argentina in finale. La partita conclusiva, terminata 4-2,ha lasciato uno strascico polemico enorme, gli argentini si sono sentiti minacciati, anche fisicamente, durante il match conclusivo, e sono furibondi. Le relazioni calcistiche tra le due federazioni si interrompono, e mancando loro salta così il tredicesimo Campeonato Sudamericano, competizione che oggi si chiama Copa America. A rimanerci male più di tutti, in assoluto, sono i boliviani, per un semplice motivo: l’organizzazione sarebbe spettata a loro e invece nulla, quando si riprende a gareggiare per il titolo continentale nel 1935, si va in Perù.

Trascorrono ben 31 anni, siamo nel maggio del 1961 e a Barranquilla si tiene il congresso della Conmebol (allora CSF), che deve decidere chi organizzerà il campionato del 1963. Grazie a Saenz Garcia e soprattutto al presidente federale boliviano Roberto Prada, la sede sarà appunto il paese andino. Si ammoderna – per l’ultima volta – lo stadio nazionale Hernando Siles, che dodici anni dopo sarà demolito e poi ricostruito, si organizza con il Paraguay la Coppa Paz del Chaco, e in casa la Bolivia vince le due partite 3-1 e 3-2, con due undici in campo completamente diversi. Fatta la squadra, o almeno trovato il gruppo su cui fondare la squadra, si trova anche l’allenatore: è Danílo Alvim, stella del calcio brasiliano anni ’40 e ‘50 che però in panchina ha poca esperienza, ha allenato l’Uberaba, squadra mineira di basso livello, e il Botafogo. Con la Bolivia esordisce con una disfatta in Paraguay, nel ritorno della Coppa Paz del Chaco, e tutti ne chiedono la testa, stampa in primis. La FBF, invece, lo conferma senza se e senza ma. Piena fiducia o manca troppo poco per cambiare un’altra volta selezionatore? Non è dato saperlo.

Quel che si sa è che la coppa non avrà molti dei suoi protagonisti abituali. Infatti, l’Uruguay rinuncia per protesta con la decisione di giocare ai 3650 metri sul livello del mare di La Paz, mentre l’Argentina si fa rappresentare da una nazionale giovanile, pur con giocatori che diventeranno famosi come Andrada, Griguol, Menotti, e il Brasile con una selezione che non annovera i campioni del mondo 1962. Manca anche il Cile, però qui il calcio non c’entra nulla: le due nazioni sono in conflitto per il fiume Lauca, con il Cile che è accusato dai boliviani di averne deviato il percorso per irrigare la valle di Azapa, costruendo canali e di fatto diminuendo la quantità di acqua sull’altipiano boliviano. Il Cile era già pronto a boicottare il torneo, ma ci pensa già la Bolivia a non mandare l’invito. Ecco che, con queste defezioni, la formazione andina, che prima sperava in un posto sul podio, può ambire addirittura a conquistare la coppa, quando fino a quel punto non è mai riuscita ad andare oltre al penultimo posto, sempre davanti all’Ecuador. Per vincerenon basterà la fortuna di qualche accoppiamento indovinato, la Bolivia dovrà essere davvero la più forte di tutte, visto che le sette squadre si scontreranno tutte tra loro in un girone unico, il cosiddetto “round robin”. Si comincia il 10 marzo con Bolivia-Ecuador, ovviamente a La Paz. Danílo si affida a Camacho, lottatore di centrocampo, alla leggenda Ugarte, ormai sulla soglia dei 37 anni, mentre la promessa del calcio boliviano, il giovanissimo Ramiro Blacutt, all’inizio è solo in panchina. Gli ecuadoriani – come sempre - sono considerati tra le più deboli del lotto, e la vittoria boliviana appare scontata. Invece, arriva un pareggio per 4-4. Nonostante il 2-0 iniziale, LaVerde deve rincorrere e il gol di Camacho a dieci minuti dalla fine determina il pari finale. Proprio Camacho in quella occasione si costruisce la leggenda del fútbol camachista, un calcio di lotta e agonismocon Wilfredo trascinatore della squadra. Camacho, sportivo a tutto tondo, è anche tennista e pratica la “paleta frontón”, una versione della pelota di cui diventa campione nazionale a Cochabamba.

La Bolivia riposa alla seconda giornata, dato il numero dispari di squadre, e rientra in campo con il Brasile che comanda a 4 punti grazie alle vittorie su Perù e Colombia. C’è una partita non facile proprio contro la Colombia, che per di più si gioca non a La Paz, ma ai 2550 metri di altitudine di Cochabamba. Segna un giocatore colombiano con un nome da pittore, Alonso Botero, detto El Pipa. Entra allora in scena il Tutula Máximo Alcócer che i francesi chiamerebbero Enfant du pays, essendo nato a Cochabamba nel 1933. Nella ripresa non ci saranno altri gol, e arriva così la prima vittoria nel torneo. Il Brasile ha perso, ma a farsi avanti è il poderoso Paraguay, che ha riposato alla prima giornata ma si trova a punteggio pieno avendo battuto proprio i verdeoro e, prima ancora, l’Ecuador. Proprio il pari con la Tricolordi Quito potrebbe essere fatale alla Bolivia, che torna nella capitale per affrontare il Perù, il giorno dopo il 3-2 del Paraguay alla Colombia e il 4-2 dell’Argentina all’Ecuador, e la vittoria è d’obbligo per poter rimanere in corsa. È l’esordio di Blacutt, che da lì in poi non perderà più il posto. Danílo opera altri quattro cambi di formazione, non contento delle prime prestazioni. Camacho segna subito, dopo due minuti, ma al 12’ pareggia Gallardo. Alcócer porta la Bolivia sul 2-1 all’intervallo, segnando al quarto minuto di recupero, cosa inusuale per l’epoca. Nella ripresa, decisivo il gol di Ausberto Garcia, attaccante del Jorge Wilstermann, la principale squadra di Cochabamba. A questo punto, guida il Paraguay con 6 punti in 3 partite, la Boliviane ha 5, le altre pretendenti 4. Ed è proprio il momento della partita tra i padroni di casa e l’Albirroja, ancora al “Felix Capriles” di Cochabamba. L’Argentina ha battuto il Brasile e resta la terza pretendente al titolo, anche perché mancano ancora tutti gli scontri diretti e può recuperare il minimo svantaggio. Il Paraguay si rivela l’ombra della squadra che aveva dominato poco prima dell’inizio del torneo, e per La Verde arriva subito il gol della rivelazione Fortunato Castillo. La rete della sicurezza arriva poco prima del fischio finale, con Garcia. Ora la classifica dice Bolivia 7, Argentina e Paraguay 6, e mancano due partite in cui sarà l’Argentina a incontrare le altre rivali, ma da una posizione di retroguardia.

La prima partita decisiva è Bolivia-Argentina: i Quechuas fanno la spola tra le due città, e stavolta si gioca all’Hernando Siles. È la gara più drammatica della competizione, una partita che potrebbe essere senza appello per entrambe in caso di sconfitta, ma che potrebbe far godere il terzo, tra i due litiganti. Il Paraguay, infatti, ha annichilito i peruviani, un 4-1 netto che porta i Guaraní al comando della classifica. Ora è la Bolivia dei Blacutt, Camacho, Garcia a dover dire la sua, dall’altra parte ci sono Mariucho Rodriguez, Carlos Griguol, Raul Savoy, Roberto Zarate. Non saranno i titolarissimi, ma nemmeno l’ultima scelta. Segna subito di pallonetto Castillo (gol numero 1400 del Sudamericano), pareggia Rodriguez subito dopo. Blacutt segna il secondo, servito da Castillo, ma a dieci minuti dalla fine impattaancora Rodriguez. L’Argentina si fa minacciosa, ma il direttore di gara peruviano Arturo Yamasaki (il futuro arbitro di Italia-Germania 4-3, chenel 1970 ha però la cittadinanza messicana) concede un penalty alla Bolivia. Sul dischetto va Ramirez, che si fa parare il rigore dal portiere del Rosario Central, Edgardo Andrada. Silenzio di tomba sugli spalti. Mentre gli argentini perdono tempo per abbracciare il loro estremo difensore e sono distratti, Castillo corre a battere il calcio d’angolo, arriva Wilfredo Camacho e con una capocciata l’ex centrocampista del Ferrocarril Oeste, squadra di un barrio di Buenos Aires, batte Andrada. È il 3-2 finale per la Bolivia, ora rimane il Brasile, ormai fuori dai giochi, tra i padroni di casa e uno storico titolo.

Dall’altra parte c’è lo scontro diretto, ma la scena principale è tutta a Cochabamba. Segna per il Brasile Flavio, punta dell’Internacional, pareggia il vecchio Ugarte, segna di nuovo Flavio e nel recupero della prima frazione arriva il 2-2 di Camacho. Nella ripresa Garcia, Alcócer e ancora Ugarte su rigore, suo ultimo gol in nazionale, manda i suoi sul 5-2. Proprio nell’azione del penalty il Tutula Alcócer, nel subire il fallo, si procura una doppia frattura che lo farà ritirare dal calcio giocato a soli 30 anni, con 22 presenze e 13 gol. Tutto facile? No, La Verde si siede e subisce altri due gol, di Marco Antonio (ala del Comercial di San Paolo) e di Almir, interno del Taubaté, piccolo club dello stato Paulista. La tensione si taglia col coltello, per usare una frase che può sembrare banale, ma in quel momento davvero la sofferenza è palpabile. Dall’altra parte l’Argentina ha pareggiato con Lallana, attaccante dell’Argentinos Juniors, la rete del vantaggio Albirrojo di Carrera. Quando Ovidio Orrego, arbitro colombiano, fischia la fine di Bolivia-Brasile sul 5-4 finale, a La Paz, Cochabamba e in tutta la Bolivia la gente invade le strade, canta, balla. E poco importa se non c’erano Uruguay e Cile, o se Argentina e Brasile non avevano i migliori, la partecipazione è stata buona (nell’edizione precedente erano solo in cinque nazionali) e il primo titolo della storia del calcio boliviano è arrivato. Ai campioni del Sudamericano del 1963, per dire quanta fosse grande la popolarità raggiunta, è stato addirittura garantito un vitalizio, e sono stati venerati come idoli per decenni. Molti negli ultimi anni se ne sono andati, qualcuno di loro ancora è in vita. Solo la generazione degli anni ’90, quella guidata da Erwin “Platini” Sanchez è riuscita a ottenere risultati così eclatanti, con la qualificazione a USA ’94 e il secondo posto nella Coppa America 1997, giocata ancora una volta in altura, oltre che a La Paz e Cochabamba, a Oruro, Sucre e nella “bassa” Santa Cruz (meno di 500 metri sul livello del mare). Curiosamente, nel 2007 la FIFA ha bandito le partite giocate sopra i 2500 metri, causando forti proteste proprio in Bolivia. Il divieto nel giugno dello stesso anno è stato limitato alle partite giocate sopra i 3000 metri, con l’eccezione proprio di La Paz, ma nel maggio 2008 è stato tolto, nonostante le partite in altura portino ipossia, la ridotta pressione dell’ossigeno, dando ovvi vantaggi a chi a quelle altitudini ci vive ed è abituato. E chissà che la Bolivia, prima o poi, non riesca a ottenere l’organizzazione di una nuova Copa America.

Gabriele Porri



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