1968 La vittoria Europea dell'Italia


Il Racconto

L’Italia ha da sempre un rapporto complicato con gli Europei di calcio. Solo negli ultimi anni, per esempio, ha iniziato a qualificarsi regolarmente alla fase finale: non partecipò alla prima edizione del 1960, non si qualificò a quelli del 1964 e nel 1968 li vinse, due anni dopo la famosa eliminazione ai Mondiali contro la Corea del Nord. Nelle due edizioni successive tuttavia, non riuscì a qualificarsi, e lo stesso andamento irregolare venne mantenuto fino al 1996. Da allora l’Italia si è sempre qualificata alla fase finale ma non è mai riuscita a vincere il torneo, ed è stata sconfitta per due volte in finale.
Nel 1968, per la prima volta nella loro storia, gli Europei vennero preceduti dai gironi di qualificazione, che visti oggi possono essere considerati i veri campionati europei: alla fase finale infatti si qualificarono solo quattro squadre e all’Italia bastarono tre partite per vincere il torneo, che iniziò il 5 giugno e finì appena 5 giorni dopo. I gironi di qualificazione erano otto e solo le prime qualificate avrebbero ottenuto l’accesso ai quarti di finale: le vincitrici di quel turno avrebbero poi ottenuto l’accesso alla fase finale. L’Italia concluse il suo girone al primo posto, sopra Romania, Svizzera e Cipro. Ai quarti di finale incontrò la Bulgaria: nell’andata, giocata a Sofia, perse 3-2; al ritorno riuscì a segnare due gol senza subirne, e così si qualificò alla fase finale.
All’epoca non esisteva un vero e proprio paese organizzatore del torneo; la UEFA sceglieva dove disputare la fase finale prendendo in considerazione solo le quattro squadre qualificate. Quell’anno decise che le partite si sarebbero giocate in Italia: a Roma, Napoli e Firenze. La partita inaugurale fra Italia e Unione Sovietica si tenne a Napoli il 5 giugno, con calcio d’inizio alle 18. All’epoca l’Unione Sovietica era una delle squadre più forti del mondo, fisicamente e non solo: otto anni prima aveva vinto gli Europei e negli anni successivi arrivò quarta sia ai Mondiali che agli Europei. Allo stadio San Paolo di Napoli i tempi regolamentari tra Italia e Unione Sovietica terminarono zero a zero. L’incontro proseguì ai tempi supplementari ma il risultato non cambiò. Nel 1968 i calci di rigore non erano ancora stati introdotti e il regolamento, al loro posto, prevedeva il lancio della monetina. Il capitano dell’Italia Giacinto Facchetti, che stando ai racconti dei compagni di squadra di allora era noto per essere molto fortunato, scelse testa. Il sorteggio avvenne negli spogliatoi e dal lancio dell’arbitro venne fuori testa: l’Italia si qualificò così alla finale.

Vedendola ora, la nazionale italiana del 1968 era probabilmente una delle più forti. C’era Gianni Rivera, che l’anno dopo avrebbe vinto il Pallone d’Oro, e c’erano campioni leggendari come Gigi Riva, Sandro Mazzola, Giacinto Facchetti, Pietro Anastasi, Tarcisio Burgnich e Giacomo Bulgarelli, tra i più forti calciatori al mondo. L’allenatore era Ferruccio Valcareggi, molto ben voluto dai calciatori: ebbe problemi solo con Sandro Mazzola, che in finale mandò in tribuna sostituito dall’attaccante del Milan Pierino Prati. Mazzola inizialmente si arrabbiò molto ma poi venne calmato dai compagni di squadra.
La finale degli Europei si giocò all’Olimpico di Roma tra Italia e Jugoslavia, i cui giocatori erano considerati i più tecnici d’Europa. La squadra era allenata da Rajko Mitic, leggenda del calcio slavo, e il calciatore più forte era Dragan Dzajic, attaccante della Stella Rossa poi eletto miglior giocatore del torneo. Nel corso della finale Dzajic fu marcato dal calciatore dell’Inter Tarcisio Burgnich, soprannominato “roccia”, il miglior terzino della sua generazione. I compagni di squadra dissero che fino ad allora non avevano mai visto Burgnich così in difficoltà nel marcare qualcuno. Fu proprio Dzaijc a portare in vantaggio la Jugoslavia verso la fine del primo tempo e il resto della partita venne dominato dalla Jugoslavia, che arrivò più volte vicina a segnare ancora, in particolare con un’occasione clamorosamente sprecata a porta vuota. L’Italia riuscì a pareggiare con una strana punizione di Angelo Domenghini, che fece passare la palla sotto la barriera jugoslava. La partita finì in parità ma in finale non erano previste monetine e la partita si rigiocò due giorni dopo.
Dino Zoff, portiere di quella nazionale, negli anni successivi riconobbe a Valcareggi la maggior parte del merito nella vittoria dell’Europeo, in quanto riuscì a creare un gruppo molto unito e i giocatori vedevano in lui una figura paterna. Valcareggi fu sempre molto convinto delle sue decisioni, che furono determinanti nella vittoria della seconda finale. La Jugoslavia, che aveva giocato benissimo nella partita precedente, cambiò un solo giocatore; l’Italia di Valcareggi ne cambiò cinque e mise in campo, tra gli altri, Gigi Riva, Sandro Mazzola e Giancarlo De Sisti. Fu un’altra storia. L’Italia giocò con grande intensità per tutta la partita e nei primi minuti arrivò più volte davanti alla porta avversaria. I giocatori jugoslavi sembrarono decisamente più stanchi. Dopo 13 minuti Riva segnò il gol del vantaggio, venti minuti dopo Anastasi segnò il gol del 2 a 0: la Jugoslavia non riuscì più a reagire.

Già dal secondo gol i tifosi dell’Olimpico iniziarono ad accendere delle fiaccole dagli spalti, che a fine partita si moltiplicarono in tutte le gradinate dello stadio. La vittoria contro la Jugoslavia riportò l’Italia fra le prime nazionali del mondo, dopo trent’anni di difficoltà, e rimane tuttora l’unica vittoria della nazionale in un Campionato europeo.



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Un'azione della finalissimaGiacinto Facchetti, capitano dell'Italia, con la coppa dopo la vittoria in finale contro la Jugoslavia Il titolo del Corriere dello sport prima della finalissima


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