Il famoso cucchiaio di Panenka


Il Racconto

Se avesse potuto brevettare il suo gioiello, oggi avrebbe una fortuna. Messi, Zidane, Pirlo: lo hanno copiato i più grandi fuoriclasse. E il plagio continua, a tanti anni dal capolavoro originale. Antonin Panenka, inventore del “cucchiaio”, ha oggi 67 anni. Conserva gli stessi baffoni di quel 20 giugno 1976, quando svelò al mondo la sua creazione. Cambiando per sempre il modo di calciare un rigore.

Un tocco morbido sotto la palla, accarezzata appena, che plana in rete con il portiere già accartocciato su un lato, ormai beffato. «Un metodo che funziona nel 90% dei casi - ha spiegato di recente Panenka - Quale portiere sta fermo senza buttarsi?». Facile da dire, meno passare all’azione. Specie se in gioco c’è un Europeo.

Come quel 20 giugno 1976. A Belgrado si gioca la finale continentale: Germania Ovest contro la sorpresa Cecoslovacchia. I tedeschi, campioni del mondo in carica, rimontano due gol all’ultimo respiro. Supplementari. Il risultato non si schioda dal 2-2: per la prima volta un Europeo si decide dal dischetto. Segnano tutti, poi Honess calcia il quinto rigore tedesco sul secondo anello. E’ il turno di Antonin Panenka. Una lunghissima rincorsa, la finta di calciare potente e il tocco sotto. E’ nato il cucchiaio. Un gesto rivoluzionario, un ricamo che gli spalanca le porte della leggenda. “Rigore alla Panenka”, come un marchio registrato. Così è conosciuto nei paesi anglosassoni e ispanofoni. Una firma che, in italiano, è sbiadita a causa del celebre «Mo’ je faccio er cucchiaio» di Totti (nato nel ’76...) a Euro 2000.

Quella sera afosa di Belgrado tutti i cecoslovacchi sapevano come avrebbe calciato Panenka. «Anche il ct: chiesi io di tirare il rigore decisivo. Quel metodo lo avevo inventato due anni prima e nel nostro campionato lo avevo già usato decine di volte», ha raccontato l’ex giocatore. Ma l’impenetrabile cortina di ferro aveva custodito gelosamente il segreto.

Dopo ogni allenamento Antonin e Ivo Viktor, il portiere del Bohemians 1905 - club di cui Panenka è ora presidente - si sfidano ai calci di rigore. «Scommettevamo: birra, cioccolato. A volte anche soldi». Ma il numero uno è un fuoriclasse a “leggere” i tiri dagli 11 metri. Così, durante una notte insonne per la frustrazione, Antonin concepisce il suo cavallo di Troia. Il risultato? «Iniziai a ingrassare, perché con il cucchiaio cominciavo a vincere le scommesse. Non si tratta solo di calciare al centro, ma convincere il portiere che tirerai da una parte o dall’altra, con gesti e occhiate. Confonderlo e poi sorprenderlo». Creatività (e inganno) al potere.

Dai campionati di provincia fino ai più grandi fuoriclasse, sono moltissimi i campioni che ancora oggi utilizzano il cucchiaio. «Vedere oggi utilizzare il mio rigore, mi rende orgoglioso. Ma se avessi sbagliato quel tiro dal dischetto, sarei stato spedito in fabbrica», ha raccontato Panenka. «Solo un folle o un genio poteva tirare in quel modo», dirà più avanti Pelé. Forse i ragazzini che giocano al parco o negli spelacchiati campi di quartiere non hanno mai sentito parlare di Antonin Panenka. Ma ogni volta che tentano quell’astuzia per beffare l’amico portiere e poi prenderlo in giro, lo rievocano.



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Il momento in cui Panenka calcia il rigoreAntonin Panenka


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