La favola del Videoton


Il Racconto

La storia del calcio è stata scritta da grandi campioni e da grandi squadre ma, talvolta, anche da chi ha saputo sorprendere tutti. Se è facile rammentarsi dei ‘Golia’, non lo è altrettanto dei ‘Davide’, quelle squadre e giocatori, cioè, che si sono accesi intensamente una volta sola, illuminando di mille colori la scena per poi ritrarsi e tornare definitivamente nel buio anonimato.

Tra le tante meteore, capaci di scrivere una fiaba, anche se non coronata poi dall’happy end, vogliamo soffermare la nostra attenzione su una squadra che prima, e dopo di allora, ben pochi hanno conosciuto: il Videoton.

Parafrasando una celebre esclamazione, ‘Carneade, chi era costui?’, potremmo dire altrettanto del Vadásztölténygyár SzékesfehérvárBcmbdelle, la denominazione completa, e praticamente impronunciabile, del Videoton, club calcistico ungherese che, alle sue origini, prese il nome dall’azienda di proiettili da caccia che lo sponsorizzava e dalla città della provincia di Fejer, nella regione del Transdanubio Centrale. Il Videoton Football Club venne fondato quando l’Europa era sprofondata nell’orrore della seconda guerra mondiale, nel 1941. Come capitava spesso, in epoca di calcio non professionistico, nei primi anni di attività, i giocatori erano anche operai dell’azienda, conosciuta con l’acronimo di Vsk. Solo nel 1965, la squadra prese la denominazione definitiva di Videoton in onore al nuovo sponsor, un’industria di materiale elettronico.

Pur così lontana dal grande giro, già nella stagione 1974/75, ebbe l’opportunità di rivelarsi agli sportivi italiani visto che, in Coppa Uefa, la squadra magiara incrociò il Napoli di Vinicio che ebbe la meglio vincendo in casa per 2-0 grazie alle reti di Massa e Pogliana e pareggiando poi 1-1 in Ungheria.

Ma il momento clou, quello che fece assurgere agli onori delle cronache il Videoton, arrivò solo a metà degli anni Ottanta. Concluso il campionato al terzo posto nel 1984, il club rossoblù strappò la qualificazione alla Coppa Uefa dell’anno successivo.

Gli esperti di allora, al momento del sorteggio, liquidarono in fretta i magiari, bollandoli come una matricola sprovveduta e senza esperienza, ed invece la piccola compagine transdanubiana stava preparandosi a quella che sarebbe stata una campagna europea unica ed irripetibile, che l’avrebbe per sempre fatta ricordare negli annali.

Il Videoton mise infatti in sequenza una serie di piccole, grandi, imprese iniziando dall’eliminazione del più noto ed accreditato Dukla Praga, battendolo in casa di misura per 1-0 ed inchiodandolo poi sullo 0-0 a Praga. Già così, e non aveva ancora fatto nulla di eclatante, qualcuno, nelle stringate note a commento di quel turno, parlò di mezza sorpresa.

Ma eravamo appena agli inizi: nel turno successivo infatti l’urna non fu certo benevola e propose per i rossoblù i francesi del Paris Saint Germain, che, a quei tempi aveva come stella Rocheteau, e lì arrivò il secondo exploit, e, sicuramente, ben più eclatante del precedente.

Al Parco dei Principi il Videoton sovvertì infatti ogni pronostico, imponendosi per 4-2, la vittoria venne poi ribadita anche nel match di ritorno per 1-0. I giornali cominciarono a parlare di piccolo miracolo ungherese. Ed il bello doveva però ancora venire.

Non fece infatti quasi notizia la successiva vittima degli ungheresi, il Partizan Belgrado, eliminato nettamente (5-0 in casa e 0-2 in trasferta).

Fu ai quarti di finale che il Videoton s’impose definitivamente all’attenzione generale rivestendo in pieno il ruolo di Giant-killer, quando l’urna regalò ai magiari il temibile Manchester United di Ron Atkinson. Nel match d’andata, in un Old Trafford esaurito e caldo come e più di sempre, i rossoblù limitarono i danni perdendo solo 1-0, in virtù della rete di Stapleton, ma pochi pensavano che il risultato potesse essere ribaltato nel match di ritorno.

E, invece, il 20 marzo 1985, davanti al pubblico amico del “Sostoi Stadion“, il Videoton riportò tutto in perfetto equilibrio grazie alla rete di Géza Wittman. I tempi supplementari non furono sufficienti a decidere il vincitore e si finì dunque alla ‘lotteria’ dei calci di rigore. E in quel frangente salì in cattedra il portiere Peter Disztl, all’epoca titolare della porta della nazionale, che, grazie alla serie di sue prodezze, contribuì in modo determinante ad eliminare gli inglesi. Con sorpresa di tutti ad avanzare furono proprio gli ungheresi con quel nome che rievocava una marca di televisori.

Zitti, zitti, quegli illustri sconosciuti, eccezion fatta per i fratelli Disztl e Gabor Horvath, guidati in panchina da Ferenc Kovacs, si ritrovarono in semifinale di Coppa Uefa.

Superato lo United l’urna mise sulla loro strada lo Zeljeznicar Sarajevo, che, visti i precedenti, pareva un avversario quasi facile, E così sembrò, nella partita d’andata, quando il Videoton fece valere il fattore campo, imponendosi 3-1. Il vantaggio di Burcsa al 7' ed il raddoppio, dieci minuti dopo, di Laszlo Disztl confermarono le sensazioni della vigilia. La formazione bosniaca, tuttavia, andò a segno nel primo tempo con Skoro, che, qualche tempo, dopo vestirà i colori granata del Torino, rete pesantissima in vista del ritorno. Nella ripresa però arrivò il terzo gol magiaro di Vadasz che permise ai rossoblù di affrontare la trasferta balcanica con po’ di serenità in più.

Invece a Sarajevo fu vera battaglia, i padroni di casa passarono infatti in vantaggio dopo appena cinque minuti, costringendo la squadra ungherese sulla difensiva per tutto il primo tempo. Il tecnico Osim indovinò le mosse per giuste per rendere inoffensivi i magiari. Tuttavia, la vittoria di misura non bastava allo Zeljeznicar, per andare in finale occorreva vincere 3-0. Poco prima della mezzora della ripresa, i bosniaci trovarono il raddoppio, grazie all’ala destra Curic. Per il Videoton, a quel punto, la finale sembrava in discussione, ma, a tre minuti dalla fine, in quei finali spesso convulsi, dopo succede di tutto, quando le risorse fisiche e mentali sono ormai al lumicino, arrivò la svolta dell’incontro: il difensore Jozsef Csuhay (che in tutta la sua carriera in rossoblù segno appena 6 gol) realizzò infatti la rete più importante, quella che portò in finale i rossoblù, facendo esplodere la festa in campo ed in patria.

La piccola compagine ungherese, proveniente da una città dal nome impronunciabile, ce l’aveva dunque fatta, contro ogni pronostico, ed accompagnata dall’incredulità e dallo scetticismo generale.

Tra il Videoton e l’impresa leggendaria rimaneva però un monumento vivente: il Real Madrid, qualificatosi a spese dell’Inter nella famosa partita della biglia che colpì Bergomi. I madridisti, appena quinti nella Liga, a distanza siderale dal Barcellona, attraversavano uno dei loro rari momenti bui, in panchina sedeva Louis Molowny, che era subentrato al posto del dimissionario Amancio Amaro. Perdere la finale di Coppa Uefa, oltretutto contro i carneadi, in campo internazionale, del Videoton, per il Real sarebbe stata una disfatta epocale.

Questa volta gli Dei del calcio si distrassero, o si girarono semplicemente dall’altra parte, perché il pronostico non venne sovvertito.

Butragueno e compagni chiusero la pratica già all’andata, in Ungheria, con un perentorio 3-0 firmato da Michel, Santillana e Valdano. Gol che trasformarono il ritorno in una pura passerella festosa. Il Videoton tuttavia voleva battere ancora un colpo prima di salutare la compagnia e, davanti ai centomila spettatori del Santiago Bernabeu, dopo che il portiere Disztl aveva neutralizzato un rigore nel primo tempo, proprio nel finale, realizzò il gol della vittoria con un tiro di prima intenzione di Majer, che andò a spegnersi sotto la traversa della porta difesa allora da Miguel Angel.

Espugnare il Santiago Bernabeu fu un’impresa simbolica, inutile per il successo finale, ma rappresentò la classica ciliegina sulla torta di un’annata magica, irripetibile, storica.

Durante la premiazione, i volti dei giocatori rossoblù sprizzavano gioia. Il Videoton concludeva così, in modo mirabile ed indelebile, un cammino, durato una stagione intera, tra gli applausi del pubblico spagnolo.

FINALE ANDATA - Sóstói, Székesfehérvár, 8 Maggio 1985, (30000 spett.)
Videoton-Real Madrid 0-3
Reti: 31' Míchel, 77' Santillana, 89' Valdano
Videoton: P.Disztl, Borsányi, L.Disztl, Csuhay, Horváth, Palkovics, Végh, Wittman, Vadász, Novath (Gyenti 62), Burcsa
Real Madrid: Miguel Ángel, Chendo, Sanchís, Stielike, Camacho, San José, Míchel, Gallego, Butragueño (Juanito 80), Santillana (Salguero 86), Valdano
Arbitro: Vautrot (Francia)

FINALE RITORNO - Santiago Bernabéu, Madrid, 22 Maggio 1985, (90000 spett.)
Real Madrid-Videoton 0-1
Reti: 86' Májer
Real Madrid: Miguel Ángel, Chendo, Sanchís, Stielike, Camacho, San José, Míchel, Gallego; Butragueño, Santillana, Valdano (Juanito 57)
Videoton: P.Disztl, Csuhay, L.Disztl, Végh, Horváth, Burcsa, Csongrádi (Palkovics 57), Vadász, Szabo, Májer, Novath (Wittman 51)
Arbitro: Ponnet (Belgio)



Foto Story

La squadra del Videoton.Il saluto fra i capitani del Real e del Videoton.Foto con la terna arbitrale e i due capitani.


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