El Tano Onnis: nato in Italia, cresciuto in Argentina, grande in Francia


Il Racconto

Caseros è una città del “Gran Buenos Aires”, nel Partido de Tres de Febrero. Qui, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 un ragazzo gioca per le strade e fa un sacco di gol. Lo chiamano “El Tano”, l’italiano, e infatti non può ancora essere tesserato per alcun club del paese sudamericano di cui non ha ancora la cittadinanza. Nel 1951, a soli tre anni, ha infatti lasciato il paese natio di Giuliano di Roma, sulle colline sovrastate dal monte Siserno, in provincia di Frosinone. Lì è arrivata un decennio prima la famiglia Onnis, originaria di Nurallao, Cagliari, ma nemmeno in Continente si riesce a vivere dignitosamente dopo i disastri della Seconda guerra mondiale. Così, una volta attraversato il Tirreno, gli Onnis rifanno le valigie e attraversano anche l’Atlantico. Caseros, appunto, è la destinazione. A 15 anni, ottenuto finalmente il passaporto, il giovane Delio entra nelle giovanili del Club Almagro, El Tricolor, che gioca nello stadio che si chiama come il Partido, Tres de Febrero. Curiosa coincidenza: il 3 febbraio è San Biagio, patrono di Giuliano.

Nelle giovanili bianconerazzurre il ragazzo si fa valere anche perché, contrariamente agli stereotipi sui sardi piccoli e tarchiati, Delio è un metro e ottanta, è robusto, ha una stazza considerevole per l’epoca. È potente e ha il senso del gol, è un finalizzatore puro ed è bravo a farsi trovare smarcato. Quando il Club Almagro lo fa esordire in prima squadra, a 19 anni, in una stagione e mezza in Primera B segna 23 reti in 44 incontri. Quanto basta per aiutare la squadra a evitare la retrocessione il primo anno e portare a termine una grande annata il secondo, che non si conclude con la promozione solo a causa della ristrutturazione dei campionati. El Tano però, lui sì, in Primera ci va, la B gli va stretta. Destinazione? La Plata, sponda Gimnasia y Esgrima. Non che ci sia grande fiducia, il fatto che arrivi dalla B desta grandi perplessità, e la sconfitta per 2-0 col Guaraní Antonio Franco in coppa nazionale all’esordio sembra confermare tutti i dubbi. Al ritorno, invece, il Gimnasia fa la “remuntada”, vince 4-1 con tripletta di Onnis. Come sempre, la struttura dei campionati in Sudamerica è più complicata che da noi, all’epoca il torneo è diviso in Metropolitano e Nacional. Nel primo Metropolitano di Onnis il Gimnasia è penultima nel suo girone, ma grazie a un buon Reclasificatorio, torneo tra le ultime della Primera e le prime della Primera B mantiene il posto nella massima serie, pur non qualificandosi per il Nacional. Onnis realizza 17 reti in 35 incontri. Nel 1970, invece, un nono posto nel Metropolitano dà la qualificazione al Nacional, dove i Lobos arrivano addirittura in semifinale, sconfitti dal Rosario Central. Onnis, con 16 reti, è vicecapocannoniere dietro a colui che sarà il suo rivale di sempre: Carlos Bianchi, del Velez. Quel Gimnasia y Esgrima sarà ricordato con un nomignolo ad hoc: la Barredora¸ la spazzatrice.

La svolta, come spesso accade nel mondo del calcio, è spesso dettata dalla casualità, dalla sorte, dalla coincidenza. Quella di Delio non è da meno. Estate 1971, anzi inverno, visto che siamo nell’emisfero Sud; emissari dello Stade Reims, club di punta in Francia negli anni ’50 e ’60 e che lotta per evitare la certificazione di nobile decaduta, arrivano in Argentina con un nome sul taccuino: Alfredo Domingo Oberti, detto Mono, scimmia. È la punta del Newell’s Old Boys, una delle due squadre di grido di Rosario. Quando sembra tutto fatto, come capita a volte ci si mette in mezzo una donna, la moglie. Niente cambiamento radicale di vita, niente Europa, ordina, e il Mono esegue. Di tornare a mani vuote, i dirigenti del Reims non ne vogliono sapere. Allora c’è questo 23enne italo-argentino del Gimnasia che può fare il caso del Reims, ha giocato un partitone contro il NOB, che i dirigenti francesi hanno visto. Delio saluta la famiglia e trasvola l’Atlantico, direzione opposta, mondo sconosciuto, campionato sconosciuto, modo di giocare sconosciuto. Ma Il Tano conosce una sola lingua, quella universale del gol. La tecnica non è migliorata di granché, ma Onnis sa come smarcarsi, come tirare, come superare il portiere avversario di testa. Fuori area un giocatore ordinario, nel rettangolo 16 metri per 40 un fenomeno. Risultato: 22 gol il primo anno, 17 il secondo, lontano dal capocannoniere Skoblar ma sono gol che permettono al Reims un quindicesimo posto e un discreto ottavo posto, rispettivamente. Durante la trasferta del Reims a Monaco, nel primo anno, il presidente Orengo dice ai suoi: «Che ne direste se prendessimo Onnis?» Non sa che l’attrazione è reciproca, il Tano si è innamorato del Principato e non disdegnerebbe giocarci(«Se mi chiamano, ci vado anche a piedi», dichiara), solo che la Diagonal è retrocessa in D2. Al suo rientro nella massima serie, nel 73-74, però, il matrimonio si fa.

È una Division 1 strana, la Federazione introduce, per ravvivare lo spettacolo, un punto di bonus ogni volta che una squadra segna tre gol in un match. Onnis segna 26 gol, ma il Monaco non va oltre il sedicesimo posto, la salvezza arriva solo per la differenza reti. Va meglio al Reims, sesto e soprattutto va meglio al rivale di sempre, Carlos Bianchi, che arriva nello Champagne dal Velez e vince la classifica marcatori con 30 reti. Un mezzo smacco per Onnis, col suo Monaco che arriva in finale di coppa di Francia ma non riesce a conquistarla. Lui segna, ma è il gol del 2-1, inutile, vince il Saint-Étienne che fa anche il double. Onnis si rifà l’anno successivo, vincendo la classifica cannonieri con 30 reti, mentre il Monaco arriva a metà classifica con 42 punti, al decimo posto. Bianchi fa 15 gol, ma in 16 partite. La sua stagione finisce presto dopo una frattura del perone contro il PSG, squadra in cui andrà a giocare. Sono gli anni del dominio del Saint-Étienne di Rocheteau, Santini, Piazza, e il Monaco non riesce a confermarsi: dopo gli albori dei primi anni ’60, ora è fisso sull’ascensore, un anno sale e uno scende. A conferma di ciò, l’annata 75-76 si rivela nefasta, è la prima retrocessione della carriera di Delio, che contribuisce con ben 29 gol, finendo secondo dietro al solito Bianchi, che ne fa ben 34. Fatale il bonus (che l’anno successivo sarà soppresso), il Lione con gli stessi punti lo raggiunge 4 volte contro le 2 del Monaco, ed è quindi di nuovo D2. Possibile che il vice-capocannoniere resti anche in seconda serie? Possibile, anzi certo: il clima familiare, come quello di una casa di campagna in cui tutti vivono insieme – parole dello stesso Onnis – non gli fanno nemmeno prendere in considerazione un trasferimento. È la scelta giusta.

La promozione, non facile perché la D2 è composta da due gironi da 18 squadre e solo la prima sale direttamente, mentre le due seconde spareggiano per il terzo posto, arriva con 3 punti di vantaggio sul Guegnon. Onnis ne fa 30 anche in seconda serie, poi la squadra allenata da Lucien Leduc, senza grandi stelle ma con buoni giocatori come Rolland Courbis, Jean Petit, Christian Dalger, Jean-Luc Ettori in porta, si trova a lottare per il titolo con i campioni in carica del Nantes e con l’altra neopromossa, lo Strasburgo di Gilbert Gress. La svolta avviene a una giornata dalla fine, quando il Nantes non va oltre lo 0-0 in casa del Rouen, ultimo e già retrocesso, mentre al “Louis II” El Tano è scatenato, segna un poker, il Metz è schiantato. Per vincere il titolo ora tocca sconfiggere il buon Bastia di Papi, Rep, Krimau, forse il migliore Bastia di sempre che quell’anno arriva anche in finale di Coppa UEFA. Onnis apre le marcature, Gardon raddoppia, Rep accorcia e c’è da soffrire (anche perché il Nantes sta facendo gol su gol al Nizza per superare il Monaco nella differenza reti) ma il 2 maggio 1978 è la data dello storico, terzo titolo dell’AS Monaco, che è anche la terza neopromossa – dopo il Bordeaux nel 1950 e il Saint-Étienne nel 1964 – e finora ultima a vincere il campionato francese. La firma ce la mette lui, Delio Onnis, che aveva sognato di partire con una striscia di cinque vittorie e per questo è stato preso in giro dai compagni. Poco importa se è ancora una volta El Bozo Bianchi a vincere la classifica marcatori. Onnis è aiutato da Dalger, in due segnano 47 gol e sono il migliore attacco del campionato. Nel 1978 c’è il mondiale in Argentina, del Monaco partono proprio Dalger e il capitano Petit, Delio Onnis invece è spettatore. Non va meglio a Bianchi, a dire il vero, il mondiale lo gioca – e lo vince – la coppia Luque-Kempes, con quest’ultimo unico a giocare all’estero dei 22 campioni del mondo. Forse quello francese è considerato un campionato di seconda fascia, forse conta il fatto di essere straniero di nascita e poi naturalizzato, sta di fatto che Onnis non solo non gioca quel mondiale, ma non metterà nemmeno una volta la casacca dell’Albiceleste. Né tanto meno viene preso in considerazione in Italia, con Rossi, Graziani, Pulici, Causio. A dire il vero, Onnis in Italia è semisconosciuto e nessun club lo cerca, tranne, pare, qualche timido interessamento del Cagliari, forse in onore delle sue origini, e del Napoli

Le frontiere in Italia sono chiuse, dopo la Corea del 1966, e lo saranno per altri due anni. Onnis ha il passaporto italiano, direte voi. La cosa che oggi, in cui è italiano anche chi l’Italia la vede per la prima volta quando ci viene a giocare, appare strana a tutti è che per la FIGC non solo bisognava essere italiani, ma bisognava essere sempre stati sotto l’egida della Federcalcio nostrana.Onnis è “giocatore proveniente da altra federazione”, quindi niente, zero. O meglio, per mondareil peccato di essere straniero per lo “ius calcii” dovrebbe fare un anno nei dilettanti, dalla Serie D in giù. Ne sa qualcosa anche Franco Cucinotta, nato a Novara di Sicilia e semifinalista di Coppa dei Campioni 1977 con lo Zurigo. Non prese mai il passaporto rossocrociato, lo cercava il Varese ma fu impossibile per lui oltrepassare le Alpi. Tornando a Onnis, al 42’ di Monaco-Steaua (turno preliminare di Coppa campioni 78/79) c’è il primo e unico gol del Tano nella massima competizione europea. Di fatto in Europa segna 6 reti in sole 9 partite, il primo nel 1974/75 in Coppa delle coppe, giocata come finalista perdente. Da campione di Francia, superata la Steaua nel preliminare, Il Monaco esce per mano del Malmö – che poi perderà la finale col Nottingham Forest – senza segnare, 0-0 in Svezia e 0-1 in casa, in campionato non si conferma ma arriva quarto e i 22 gol di Onnis, ancora secondo dietro a Bianchi come top scorer sono fondamentali, anche perché Dalger ne segna solo otto e non ripeterà mai più l’exploit dell’anno del titolo. Nel 79-80, Onnis rivince la classifica marcatori, Bianchi ha lasciato la Francia, i gol sono “solo” 21, arriva però la vittoria in Coppa di Francia, con il 3-1 sui cadetti dell’Orleans in finale, in cui Onnis mette a segno l’ultima marcatura. Il matrimonio tra il Monaco e il Tano – che il giornale spagnolo Marca ha definito “Il DNA del gol” e che i compagni paragonano, come tipo di giocatore, a Trezeguet – volge al termine.

Delio Onnis nel 1980 lascia il Principato tra le lacrime con 223 gol in 278 partite. Il fatto è che a Monaco sono sicuri di avere in mano Krankl, ma quando il bomber austriaco sfuma gli offrono un annuale. «Non mi confermate per il secondo nemmeno se faccio ancora almeno venti gol?» chiede lui e il presidente gli risponde che, conoscendo i compagni e l’affetto che nutrono per lui, giocherebbero più per la sua riconferma che per vincere il campionato. È un no, insomma. Allora Delio se ne va sulla Loira, a Troyes, non solo per le bellezze della città – che è bella, si intende – ma perché l’offerta è tripla. L’arrivo di Onnis mette in subbuglio un ambiente che si affaccia per la prima volta nella massima serie. Il risultato non cambia: El Tano è capocannoniere, un gol in più di Uwe Krause, tedesco del Laval, quarto c’è un certo Michel Platini. Arriva una salvezza non all’ultima giornata, di più, allo spareggio con il Tolosa, migliore seconda dei due gironi di D2, ma con un 3-2 totale il Tours resta in D1. Migliore il secondo anno, sia per la squadra che finisce a metà classifica, che per Onnis che ne fa 29 e rivince la classifica, cinque gol in più del polacco Szarmach, sette in più di Platini. Quest’ultimo è ormai in rampa di lancio, direzione Juventus, e quando gli chiedono come sia possibile che non abbia mai vinto la classifica marcatori nel campionato di provenienza, la sua risposta è lapidaria: «Impossibile, se devi competere con mostri come Bianchi e Onnis» El Tano a Tours termina la sua avventura con una retrocessione – al barrage con il Nimes – e gioca la sua peggiore stagione, 11 reti. Ha ormai 35 anni, ma l’orgoglio sardo non gli permette di abbandonare con una retrocessione e una stagione così disastrosa. Approda al neopromosso Tolone, dove ottiene una salvezza e un ottimo sesto posto, segna 39 gol in due anni, vince ancora una volta la classifica marcatori, il primo anno, e chiude in bellezza, a 37 anni. L’ultima partita la gioca il 1° marzo 1986, contro il Nancy, il Tolone vince con gol di un altro argentino, Victor Ramos. Quel giorno, tra i suoi compagni di squadraci sono nomi noti come Pascal Olmeta e David Ginola, che ha poco più della metà dei suoi anni. Onnis chiude come miglior marcatore di sempre in D1-Ligue 1 con 299 gol (e nella top 20 di tutto il mondo), in carriera ne fa 363 totali e oggi, a 70 anni appena compiuti, il 24 marzo, vive tra Francia e Argentina ed è osservatore giovanile al Monaco, non senza successo: ha scoperto recentemente, tra gli altri, Lucas Ocampos. Ma in Italia, sua terra natia, se ancora oggi chiedete ai tifosi di calcio chi è Delio Onnis la maggior parte scuote le spalle, non lo sa.

Gabriele Porri



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Una figurina di Onnis al MonacoEl Tano al ToloneOnnis a destra in Monaco St. Etienne


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