The Gentleman Jim, vincente e corretto


Il Racconto

È il marzo del 1979, siamo in uno spogliatoio di Quarta Divisione inglese, c’è odore di fatica e fango. Un uomo di quasi 54 anni fa appena in tempo a dire che non si sente bene e si accascia sul pavimento, tra scarpini da calcio e magliette sudate buttate a terra. Ha la fortuna di essere in mezzo a tanta gente, si trova un medico che in pochi minuti lo fa arrivare all’unità di terapia intensiva dell’ospedale locale. Ha avuto un infarto. Siamo a Barnsley, South Yorkshire, il 54enne dopo sei settimane torna a casa, è irrequieto, ma si riprende in modo quasi miracoloso. L’uomo è l’allenatore della squadra ospite, il Portsmouth, si chiama Jimmy Dickinson ma per i tifosi Pompey è “Gentleman Jim”, un’istituzione, un monumento. Jimmy deve rinunciare alla panchina, ma il club per garantirgli un ingaggio lo nomina amministratore delegato. Torna a fare la spola tra la sua città, Alton, e Fratton Park, ma due anni dopo, mentre si rade, ha un altro lieve infarto. Resta in ospedale pochi giorni, si riprende, pensa di continuare a giocare a tennis e a golf col figlio ventenne Andrew. Nel settembre 1982, tuttavia, ha un altro forte attacco cardiaco che lo tiene nuovamente in ospedale per sei settimane, ma riesce a tornare a casa. A inizio novembre vede il Portsmouth vincere 4-1 col Lincoln City, la squadra è in Third Division nelle prime posizioni di classifica, a fine stagione vincerà il campionato con 91 punti. Dickinson spera ancora di tornare ma l’8 novembre 1982, nella sua casa di Alton il suo cuore smette definitivamente di battere, e l’Hampshire saluta uno dei suoi sportivi più famosi, forse il più famoso. Al suo funerale sono presenti mille persone, mentre fuori dalla Chiesa di St. Mary risuona l’inno del Portsmouth.

Riavvolgiamo il nastro, siamo nel giardino della Alton Senior Boy’s School, è il febbraio del 1934, un gruppo di ragazzi viene messo in ridicolo da un ragazzino di quasi nove anni. L’insegnante, Eddie Lever, è un ex professionista e ovviamente si intende di calcio, il bambino è, ovviamente, Jimmy Dickinson. Nato il 24 aprile 1925, vigilia della finale di FA Cup che vede la vittoria dello Sheffield United sul Cardiff City, vive nella cittadina di 5000 anime nella valle del Wey, Alton appunto. èzona a vocazione agricola, ma la maggior parte dei posti di lavoro è nei due birrifici presenti nel territorio comunale. Siamo negli anni di Stanley Baldwin primo ministro, c’è disoccupazione e Harry, il padre di Jimmy che è il suo terzo figlio, guadagna 30 scellini a settimana. Soffre di asma ed è appassionato di pugilato, il buon Harry Dickinson, per i suoi problemi di salute non ha preso parte alla Grande guerra. Jimmy, per accontentare il padre, tira di boxe dai dieci anni con buoni risultati, è la stella della squadra di atletica, a quattordici anni gioca a tennis; in pratica, è il classico ragazzo portato per l’attività fisica che eccelle in qualunque sport pratichi. Lever, tornato nella scuola altoniana come professore di matematica, vede in Jimmy del gran potenziale. Mancino naturale, ma bravo ad allenarsi col destro, deve pensare però a sistemarsi e a 14 anni, terminata la scuola, è impiegato alla Courage’s Brewery. Lever lo allena in palestra durante la settimana e al sabato, nonostante giochi da interno, realizza 57 gol in 35 partite nei tornei della zona. Durante la guerra gioca in una selezione locale contro una squadra dell’esercito, siamo in guerra e lo scopo è raccogliere fondi per aiuti della Croce Rossa in Russia. Lì lo notano il giocatore dell’Everton, Lawton, e Hagan dello Sheffield United. Non ci vuole molto perché Lever lo porti al Portsmouth, ma Jim fallisce il provino. In un altro incontro con i soldati fronteggia il terzino del Wolverhampton George Taylor, che lo segnala al suo coach, Frank Buckley. Lever tiene duro, vuole che il ragazzone alto e robusto giochi nei Pompey e scrive una lettera all’allenatore Tinn che riassumeremmo così: «Se non ingaggi Jimmy, lo mando ai Wolves.» Tinn gli telefona l’ultimo giorno utile e gli comunica che Jimmy giocherà nel Portsmouth.

Esordisce a Fratton Park, come dilettante, in un’amichevole col Reading a fine stagione, in cui i Pompey vincono 4-2: è il 1° maggio 1943, è l’inizio di una grande carriera, ma allora Jimmy non è ancora convinto di fare il calciatore, è contento del lavoro nel birrificio e non è rimasto molto impressionato dall’unica partita tra professionisti da lui vista nella vicina Aldershot, ospite l’Arsenal. Il calcio in tempi di guerra continua tra mille difficoltà, non è inusuale che all’altoparlante arrivino annunci in cerca di qualche estemporaneo giocatore per arrivare a undici giocatori, sono quasi tutti al fronte, del resto. Jimmy si allena due volte ed esordisce l’11 dicembre 1943 contro il Chelsea, nella War League South. Tinn gli offre un contratto da professionista dopo quattro presenze, l’esordio è ad Aldershot, dove il Portsmouth perde 3-2. Di quei tempi è l’impegno del giovane di Alton negli Air Training Corps della RAF. In un’Inghilterra-Scozia tra cadetti aeronautici Jimmy, unico pro, capitana la squadra inglese che vince 2-0, e viene complimentato dalla stampa scozzese che gli pronostica una carriera di successo. Jimmy però vorrebbe servire la sua nazione ma la RAF, non si sa per quale ragione, non lo chiama. Alla fine, si arruola nella Royal Navy, nell’agosto 1944, dopo avere giocato tutta la seconda metà della stagione. Con la marina combatte nell’Oceano Indiano, da dove torna alla fine del 1945. A guerra finita, c’è voglia di riprendere i campionati e di tornare alla normalità, di divertirsi. Jimmy esordisce in casa col Blackburn in una vittoria per 3-1, come interno destro sfruttando il suo utilizzo di entrambi i piedi, il posto a sinistra è di Wharton. Quando quest’ultimo lascia il posto a Scoular, Jimmy va a sinistra. Con la linea centrale Scoular, Flewin e Dickinson si delinea il Portsmouth che troverà il successo. Un dodicesimo posto è un punto di partenza, ma in estate va via Tinn e in panchina c’è l’ex scout Pompey Bob Jackson. Ancora mancano punte all’altezza e la squadra arriva ottava, con Dickinson che gioca tutte le partite. Jackson non è un allenatore invasivo, entra negli spogliatoi due minuti prima dell’entrata in campo soltanto per chiedere i due punti, ma i giocatori sono ambiziosi e vogliono vincere.

Nel 1948-49, i Pompey vengono da 13 partite senza sconfitte quando ricevono l’Arsenal. È il 50° anniversario del club, e i Gunners vengono battuti 4-1. La squadra gira, Jimmy è un rubapallloni, poi passa all’altro Jimmy, Scoular, che innesca il contropiede. Il titolo è vinto con anticipo ed è il primo della storia per il Portsmouth. Con l’organico confermato per la quasi totalità, la squadra dell’allegro Jackson è in lotta per bissare il successo, che arriva grazie a un grande finale con 17 punti nelle ultime 11 partite. Il gol di una riserva, Thompson, dopo soli venti secondi, dà il là alla decisiva vittoria sull’Aston Villa. I Pompey vincono con gli stessi punti del Wolverhampton ma una migliore differenza reti e un punto di vantaggio sulla terza, il Sunderland. Dickinson continua a mantenere intatto il suo score di ammonizioni ed espulsioni ed è ormai uno dei senatori. Vive ancora ad Alton, viaggia in treno ma l’anno successivoottiene il permesso di andare agli allenamenti con l’automobile che si è comprato, primo giocatore della sua squadra a possederne una dopo la guerra. Sono stagioni estenuanti, Dickinson gioca sempre più di 40 partite l’anno. In quegli anni Jimmy conosce la nazionale, in cui esordisce a Oslo nel 4-1 rifilato alla Norvegia, ed è titolare ai mondiali brasiliani in cui la squadra dei Tre Leoni subisce un’incredibile sconfitta con i dilettanti USA. Oltre alla nazionale, conosce la futura moglie Ann, giunta da Singapore per sei mesi per completare gli studi da infermiera e ostetrica. Inoltre, segna il suo primo gol al Charlton con una punizione da 25 metri, siamo già nella stagione 1951-52, in cui il Portsmouth, falcidiato dagli infortuni, arriva settimo. In quella stagione segna anche un altro gol, a fine carriera saranno 10, 9 in campionato e 1 in FA Cup. L’arrivo del suo mentore Lever sulla panchina dei Pompey gli permette di guadagnare anche la fascia di capitano. La stagione 52-53 è un po’ disastrata, ma arriva il record di partite in campionato con il Portsmouth, 250, con cui batte il record di Cliff Parker, 244 presenze tra il 1933 e il 1951. L’anno successivo, con i Pompey che vanno avanti in FA Cup, Dickinson arriva al top di presenze in una stagione di club, 47. Ha più di 300 presenze in maglia blu ma, nonostante forma fisica ed energia, nessuno pensa possa duplicarle. Nel 1954-55 gioca solo 25 match, a causa della rottura di una caviglia e gioca il suo primo match fuori dalla First Division, con le riserve prima di rientrare. L’annata per il club è però positiva, il Chelsea vince il torneo a 52 ma quattro punti sotto ci sono i Pompey, a pari punti con le avversarie del secondo titolo, Wolves e Sunderland. Nel 1956 arriva anche l’ultima presenza in nazionale, un 5-3 alla Danimarca nelle qualificazioni mondiali, presenza numero 48 e record per un giocatore in maglia blu.

Solo Dickinson e Peter Harris sono rimasti del Portsmouth campione d’Inghilterra, quando la squadra arriva al dodicesimo posto. Il licenziamento di Lever nell’aprile del 1958 lascia l’amaro in bocca a Dickinson, arriva Freddie Cox dal Bournemouth di terza divisione, forte di alcuni “Giant Killing” (vittorie sulle grandi di prima divisione) in FA Cup. I suoi metodi innovativi ma molto pesanti sono contestati dalla squadra, che inizia malissimo e si salva dalla retrocessione nel finale di stagione, l’anno successivo – quello delle 500 presenze di Jimmy –arriva un tristissimo ultimo posto. «Per noi fu anche peggio della retrocessione in terza di due anni dopo, perché era la prima nella storia del club» dirà poi l’uomo di Alton. A 34 anni, deve subire l’onta della Seconda Divisione, con la perdita della fascia di capitano, e un ruolo di “chioccia” in attesa di allenare. Anche le sorelle vorrebbero che smettesse, «Lascerà quando deciderà lui» dicono invece i tifosi e la critica. La campagna 59-60 è durissima, e il Portsmouth arriva terz’ultimo, appena sopra la linea di galleggiamento. «La Seconda Divisione è più dura, anche se con meno qualità» dichiara Dickinson. Nel 1961 la squadra retrocede in Terza, a soli undici anni dal secondo -e ultimo finora - titolo. Dickinson è però un monumento, anche per la sua lealtà alla maglia. L’arrivo di George Smith dà nuova linfa anche a Jimmy, la squadra vince il campionato e torna in Second Division. Carriera alla fine con un successo? Tutt’altro, arrivano ancora tre stagioni, tutte in seconda, altre 123 presenze in campionato e un totale di 764, un record che è stato battuto solo dal difensore dello Swindon Town, John Trollope, 770 tutte però in seconda e terza divisione dal 1960 e il 1981.

Purtroppo per Jimmy, la sua ultima partita giocata nel giorno esatto del suo 40° compleanno non è a Wembley o a Old Trafford, ma al County Ground di Northampton, dove la sua squadra trova un pareggio per 1-1 che le dà la salvezza. In tutta la carriera mai uno screzio e soprattutto mai un cartellino, il che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “Gentleman Jim”, mutuato dal pugile americano di fine ‘800 James Corbett, sulla cui vita nel 1942 fu girato anche un film. Abbiamo trascurato forse la carriera in nazionale, dove Dickinson – sebbene il migliore di tutti i tempi della squadra dell’Hampshire – è uno tra i tanti. Due mondiali non fortunatissimi, la sua presenza in campo nelle due storiche disfatte contro l’Aranycsapat ungherese (3-6 a Wembley e 1-7 a Budapest), i successi in quattro tornei Interbritannici rendono le sue 48 partite un po’ ordinarie. Non da meno, però, nel 1998 la Lega lo ha inserito nella lista delle 100 leggende, unico – nemmeno a dirlo – della sua squadra, da lui servita lealmente per 19 stagioni consecutive. Nel 1964, Dickinson ha ricevuto il MBE, Member of the British Empire, l’equivalente del cavalierato, poi gli anni dietro la scrivania, alle pubbliche relazioni del Portsmouth, e nel 1977 l’incarico come capo allenatore per due anni, con una retrocessione in Quarta Divisione, carriera come abbiamo visto chiusa con il primo infarto. A 36 anni dalla sua morte, la sua eredità è ancora ben visibile. Nella Fratton End Stand i seggiolini formano l’immagine del viso di “Gentleman Jim”, a cui nella sua cittadina, Alton, è dedicato l’omonimo pub. Nelle vicinanze di Fratton Park, poi, c’è la Jimmy Dickinson Road, per ricordare a tutti i tifosi Pompey che si recano allo stadio chi è la massima leggenda nella storia del club.

Gabriele Porri



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Jimmy DickinsonFratton End StandIl Gentleman Jim pub ad Alton


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