Virgilio Fossati, capitano, allenatore, eroe di guerra


Il Racconto

Porta Cicca, come i milanesi chiamano Porta Ticinese mutuando dallo spagnolo (“puerta chica”, porta piccola), è in stile neoclassico e si staglia al centro della piazza che oggi è intitolata al XXIV maggio ma che ai primi del Novecento, per ovvi motivi cronologici, non si chiama ancora così. Tra i tram, finalmente elettrici, le carrozze coi cavalli e le signore con il cappello, un gruppo di bambini rincorre una pallao più probabilmente un mucchio di stracci arrotolati un po’ più su, alle colonne di San Lorenzo. Tra questi c’è un ragazzino più alto dei suoi coetanei, ma è magrolino e ha il torace incassato. Con la palla, comunque, ci sa fare, ma ai tempi il calcio non è niente più che un hobby e il ragazzo sa che nella vita si deve combinare qualcosa di concreto, per questo si iscrive a Ragioneria. Il suo nome è Virgilio Fossati.

Il ragazzo cresce e supera abbondantemente il metro e ottanta, sopra il labbro superiore si forma una peluria non folta, sembra quasi si sia sporcato il viso giocando a calcio o, meglio al foot-ball, come viene chiamato all’epoca. Con gli amici crea una squadretta di quartiere, che si chiama Minerva, ma è troppo bravo, è destinato ai migliori palcoscenici e in quegli anni la massima espressione del calcio milanese, tra le varie Mediolanum e US Milanese, è il Milan Cricket and Foot-Ball club, per tutti Milan. Fondato nel 1899 da Herbert Kilpin, il Milan nel 1907 ha vinto il suo terzo scudetto ed è nelle sue giovanili che il ragazzino Virgilio approda, giocando probabilmente anche qualche spezzone di partita amichevole coi grandi, sempre in difesa.

Il destino di Virgilio sta però per cambiare, nella sera del 9 marzo 1908, esattamente 110 anni fa quando 43dissidenti del Milan, tra cui lo stesso Fossati dato che all’epoca i giocatori erano soci dei club, alle undici e mezza di sera, tra un barbera dell’Oltrepò Pavese e un piatto fumante di pasta, decidono di fondare un nuovo club: il Football Club Internazionale Milano. Protagonista e tessera numero uno è il pittore Giorgio Muggiani che, nonostante i suoi ventun anni è già famoso, è un pioniere dell’illustrazione pubblicitaria. I colori sono il nero della notte e l’azzurro del cielo, che è l’opposto del rosso del Milan nelle matite a due colori. Fossati è in campo nella prima partita ufficiale all’Arena, in un freddo pomeriggio di gennaio. È un derby, il primo di una lunghissima serie, e il capitano interista è uno svizzero, Hernst Marktl, nome impronunciabile ma scelta quasi obbligata per chi ha deciso di andarsene dal Milan autoctono. Qui Virgilio non gioca più dietro, in difesa ci sono lo stesso Marktl e Käppler, lui è centrosostegno, ruolo che nel calcio dei pionieri è fondamentale perché di raccordo tra difesa e attacco. I movimenti dietro sono essenziali per proteggere i terzini, la sua visione di gioco importante perché in attacco ci sono cinque giocatori e tutti e cinque si buttano in avanti con gli avversari attaccati e la scelta del compagno da servire è quel che fa la differenza tra un centrosostegno discreto e uno forte.

Il derby Fossati e l’Inter lo perdono 3-2, in campo (e in gol) per il Milan va Pierino Lana, uno dei 43 dell’Orologio che “si pente” e torna al Milan. Arriva una sconfitta con l’US Milanese e il primo campionato finisce lì, alle eliminatorie lombarde, ma intanto il seme è già stato piantato. Virgilio, che nel frattempo è diventato capitano, fa anche da allenatore visto che in quegli anni non tutti ne hanno uno e la figura del “mister” non è ancora stata introdotta. Si inventa, il giovin Fossati, anche una specie di ritiro prepartita, prima di giocare contro i temibilissimi torinesi della Juventus, che infatti a Torino hanno vinto per 2-0. La formazione dell’Inter ha otto elementi dal nome esotico, sono tutti svizzeri, poi Capra, Moretti e appunto Fossati. È un sangallese proveniente dal Torino, Oskar Engler, a realizzare il gol della prima vittoria dell’Inter targata Fossati. Il campionato dei nerazzurri è in crescendo, arrivano vittorie importantissime come quella di Vercelli contro i campioni d’Italia della Pro e dieci gol – a uno - rifilati al Milan nei derby, quelli importanti (in campionato ci sono anche Ausonia e US Milanese, e solo i primi nell’avvio stentato dell’Inter le strappano un pari). Fossati potrebbe condurre l’Inter al titolo vincendo le ultime due partite, ma perde 4-0 a Genova e vince 7-2 col Torino, arrivando a pari punti con la Pro Vercelli.

Molti conoscono la storia dello spareggio, che si gioca in Piemonte contro la quarta squadra della Pro Vercelli, ragazzini di 12 anni: in pratica, i bianchi vercellesi avevano chiesto di non giocare il 17 aprile, perché impegnati in tornei studenteschi a cui poi rinunciano, facendo pensare che sia una mossa tattica per recuperare gli infortunati. Alla fine, si gioca il 24, nonostante i vercellesi volessero posticipare anche quella perché tre giocatori erano impegnati nel 53° fanteria ai giochi militari. Ora, immaginate un ragazzo alto più di un metro e ottanta incontrarsi al centro del campo con un imberbe tredicenne, che per giunta lo sbeffeggia consegnandogli una lavagna per segnare tutti i gol che faranno, e pensate al contegno di uno che ha pur sempre diciannove anni, impeccabile, da signore. La partita non ha storia, come si dice oggi finisce tanto a poco, 11 (o 10 secondo altre fonti) a 3, l’Inter è campione d’Italia per la prima volta e la scure della federazione si abbatte sulla Pro, rea di «subordinare le gare di Campionato ad altre gare indetteda Società o da Enti privati» e di avere «incitato i suoi giocatoria beffarsi degli avversari, dando così nessun esempio di correttezzasportiva, né verso gli avversari, né verso i propri giocatori». La FIGC esclude anche i giocatori della Pro dalla prima partita che la neonata nazionale italiana deve disputare all’Arena contro la Francia, e questo ancora una volta fa il gioco di Virgilio che gioca titolare, cosa che probabilmente non sarebbe accaduta se il centrosostegno vercellese, Milano, avesse potuto giocare.

I francesi sembrano più forti dei bianchi italiani – ancora non è stato adottato l’azzurro – ma sono presuntuosi e vengono puniti. Il primo gol della storia della nazionale lo segna, manco a dirlo, Pierino Lana dopo soli otto minuti. Al 20’, Fossati scambia col torinista Cappello e dal limite fa partire una parabola beffarda che supera Tessier. Virgilio amava dire che l’emozione del gol in nazionale era più grande del titolo interista, la protesta della Pro Vercelli gli aveva lasciato l’amaro in bocca e i due gol segnati contro gli undicenni non erano certo motivo di vanto. Dopo un paio di prestazioni come centrosostegno, Fossati in nazionale lascia spazio al rientrante Milano, ma resta in formazione come laterale, anzi nel 1912 a Genova, contro l’Austria, è capitano, incarico che mantiene per cinque delle sei restanti partite da lui disputate. Con l’Inter non ripete i successi dell’annata 1910, la Pro Vercelli riprende a vincere, nel 1914 è il Casale a portare a casa il titolo (lo scudetto come simbolo della vittoria ancora non si assegna), ma nel 1915 la lotta è serrata con Genoa e Torino. Nel frattempo, nel dicembre 1911 Virgilio segna il suo primo, vero gol con la maglia dell’Inter, a Torino contro il Piemonte: una botta da quasi 30 metri che fa secco il portiere degli azzurro-granata Vittorio Faroppa. Le altre tre segnature di Fossati sono state realizzate in altrettante goleade: nel 5-1 all’Andrea Doria, nella partita che ha chiuso il campionato 1912-13, nell’8-3 in casa della Racing Libertas, squadra milanese che gioca in zona San Siro, e nell’8-0 al Modena nella prima fase del campionato 1914-15.

Dicevamo appunto della lotta al vertice in quest’ultima stagione: il 16 maggio 1915 l’Inter ospita il Genoa nella penultima partita del girone finale, con i rossoblu che sono davanti per due sole lunghezze. La “Grande Guerra” è in pieno svolgimento, ma l'Italia è ancora fuori dagli eventi bellici, con un Parlamento neutralista e una piazza interventista. Proprio a fine aprile, dopo essere stata alleata con la Triplice Alleanza, l'Italia firma un patto segreto a Londra con cui si impegna a entrare in guerra entro un mese con l'Intesa in cambio di conquiste territoriali alla fine del conflitto. Ancora non si sa nulla di tutto ciò, quando il girone finale inizia, l'Italia non è ufficialmente in guerra ma alcuni giocatori sono stati richiamati alle armi e, vista la situazione, non sempre riescono a rientrare alla base in tempo per la partita. Si gioca nel campo di via Goldoni, che l’Inter ha inaugurato due anni prima in un’amichevole con la Lazio. Il Genoa va in vantaggio: un cross di Aristodemo Santamaria è bloccato da Binda, sotto porta si accende una mischia e il portierinofinisce in porta con la palla. Tra le proteste dei giocatori e del pubblico,il gol è convalidato. Gli interisti reagiscono con una discesa di Asti,che va via a Casanova, crossa per Aebi che colpisce il palo, arrivaAgradi e infila nell'angolino a destra del portiere Rolla. Il pareggio rivitalizzai nerazzurri, che però non trovano la porta e si buttano troppoin avanti senza copertura, specialmente con Peterly che invece dovrebbedifendere, Berardo può fuggire sulla destra e il suo tiro battesul palo e finisce alle spalle di Binda. Sotto 2-1, l'Inter si scioglie, e ilGenoa trova il terzo gol alla mezzora del secondo tempo, con Bergaminoche può segnare indisturbato di fronte a Binda. Il Genoa festeggiae si porta al comando con 7 punti, contro i 5 di Inter e Torino e i 3del Milan. Difficile, ma non impossibile che tre squadre si trovinoalla fine del girone tutte a pari, con Genoa-Torino e il derby di Milanoin programma per il 23 maggio.

Il Comitato Direttivo della FIGC, tuttavia, si riunisce d'urgenza econ un telegramma decreta: «In seguito mobilitazione per criteri opportunità, sospendesi ogni gara». Inizialmente i club non capiscono la sospensionecon un solo turno da giocare e con le squadre che giocherebberocon le stesse formazioni, poiché riguardo al derby, come scritto sullaGazzetta, «il primo giorno di mobilitazione non allargava, più di quelloche i richiami con precetto personale avessero fatto, i vuoti delledue squadre cittadine». Il lunedì 24 maggio c'è però la dichiarazionedi guerra all'Austria, l'Inter manda in guerra 64 suoi soci, compresialcuni giocatori: Fossati è sottotenente nel 68° Fanteria, Mario Ceveniniè caporale in un corpo di Sanità, Zizì Cevenini soldato nel 4° Genio.Virgilio a guerra in corso viene promosso – anche qui – capitano, nel giugno 1916 è in combattimento a Monfalcone con l’8º Reggimento di Fanteria della Brigata Cuneo. Il 29 del mese – come dice la motivazione con cui è stato insignito della medaglia d’argento al valor militare -“Dopo aver svolto in tutte le fasi del combattimento attiva e audace opera si offriva spontaneamente per rintracciare possibili varchi nel reticolato nemico ed in tale ricerca cadeva colpito a morte incitando i soldati ad avere fiducia nell'esito vittorioso dell'azione”. La partita col Genoa è stata dunque l’ultima di una brillante carriera interrotta da una tragica morte in un conflitto globale che ha visto numerosissime giovani vite spezzarsi. A Fossati nel 1928 viene intitolato il campo di via Goldonie Virgilio resta ancora oggi – a 110 anni dalla fondazione - un simbolo della storia nerazzurra, il primo capitano, allenatore, ed eroe, in campo e in guerra.

Gabriele Porri



Foto Story

Virgilio FossatiCaricaturaPorta Ticinese nel 1901Schieramento Inter 1910


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