Il calcio alle Olimpiadi


Il Racconto

Storicamente invidiati e mal sopportati al Villaggio (le rare volte che li ospita), i calciatori, a differenza di ogni altro sportivo, non sognano i Cinque Cerchi. Anzi, nel migliore dei casi gli addetti ai lavori (specie allenatori e dirigenti) li vivono come una seccatura, un male tutt'altro che necessario. E se proprio “coscritti”, da condividere il meno possibile con gli altri “atleti”. Del resto, fino al recente tracollo del Totocalcio, i calciatori mantenevano l’intero baraccone dello sport italiano. Eppure quello fra calcio e Olimpiadi è un rapporto antico quanto i Giochi. Nelle prime tre edizioni “moderne” l’allora foot-ball è ammesso con un torneo dimostrativo di tre squadre. Ad Atene 1896, una selezione danese batte due club greci: uno di Smirne (ancora parte dell’Impero Ottomano), travolto 15-0, e l’altro di Salonicco (risultato mai tramandato). A Parigi 1900, i britannici dell’Upton Park London superano 4-0 i francesi dell’Union des Sociétés Françaises de Sports Athlétiques, polisportiva dilettantistica locale che governerà il calcio e il rugby transalpini fino alla nascita delle rispettive federazioni. Terzi, e ultimi, i belgi della Université libre de Bruxelles.

A Saint Louis 1904, ancora senza medaglie in palio (il Ciò le consegnerà il giorno dopo il torneo, il 18 novembre), al Francis Field i canadesi del Galt s’impongono per 7-0 (Hall 3, Steep, McDonald 2, Taylor) sugli statunitensi del Christian Brothers College e 4-0 (Taylor 2, Henderson c un autogol) sul St. Rose Parish. altra squadra cattolica Usa. Trionfale, per i tempi, il ritorno a Galt, la “Manchester del Canada” non per il calcio (il Newton Heath era diventato Manchester United dal 1902) come erroneamente tradotto nell’era pre-web, bensì per lo sviluppo industriale di fine anni Trenta dell’Ottocento. Tornati con un treno speciale messo a disposizione sulla rotta dei pionieri, i vincitori vengono accolti sulle note di “Hail thè Conquering Hero’s Come'” di Hendel con tanto di fiaccolata fino all'Opera House per capitan Gourlay e compagni.


LONDRA 1908
Anche se il Ciò considera Stoccolma 1912 la prima edizione con il calcio nel programma ufficiale, il torneo per vere Nazionali comincia con Londra 1908, e la Football Association. la federcalcio inglese, che si occupa dell'organizzazione. Sei squadre (due francesi) al via dei quarti dopo il forfait di Ungheria e Boemia. Al White City Stadium. stesso punteggio nelle finali: per l’oro, 2-0 della Gran Bretagna sulla Danimarca del noto matematico Harald Bohr e del capocannoniere Sophus “Krolben” Nielsen (11 reti, 10 nel 17-1 alla Francia B); per il bronzo, 2-0 dell’Olanda sulla Svezia.

Finale per il 3° posto
Olanda–Svezia 2-0

Finale per il 1° posto
Regno Unito–Danimarca 2-0


STOCCOLMA 1912
Stesso podio nel 1912 in Svezia, dove fra le 12 squadre debutta l’Italia di Vittorio Pozzo. Il calcio è un comprimario fra i 102 eventi in calendario, ma coinvolge già 135 giocatori di 11 Nazioni (tutte europee). La Gran Bretagna fa il bis, battendo ancora la Danimarca, stavolta per 4-2. Terza di nuovo l’Olanda: 9-0 alla Finlandia, che aveva relegato l’Italia (2-3, Bontadini e Sardi) al torneo di consolazione. Due curiosità: l’olandese Jan van Breda Kolff, poi emigrato negli Stati Uniti, sarà il capostipite di una dinastia di coach di basket prò e di college, il figlio Butch e il nipote Jan Jr, per due anni alla Virtus Bologna; il tedesco Gottfried Fuchs eguaglia l’exploit di Nielsen: 10 gol nel 16-0 alla Russia.

Finale per il 3° posto
Olanda–Finlandia 9-0

Finale per il 1° posto
Gran Bretagna–Danimarca 4-2


ANVERSA 1920
Annullata per la Prima Guerra Mondiale (1914-18) l’edizione di Berlino 1916, i Giochi ripartono, dopo otto anni, con Anversa 1920. L’oro è del Belgio, che in finale, avanti 2-0, vince per abbandono della Cecoslovacchia. Da un tunnel scavato sotto la recinzione, in migliaia s’intrufolano per vedere gratis la partita. AH’Olimpico già stipato da 40.000 spettatori - cinquemila oltre la capienza massima consentita - serve addirittura l’esercito, schierato sulla linea laterale, per impedire l’invasione di campo. I giocatori ceco-slovacchi la prendono invece come un’intimidazione e quando al 39’ l’inglese John Lewis - già aggredito a Praga per una direzione a senso unico - espelle la loro stella Karel Steiner, se ne vanno. Squalificata la Cecoslovacchia e assegnato l’oro ai padroni di casa, per le altre medaglie si ricorre a un mini-torneo, che premia con l’argento la Spagna dell’esordiente portierissimo Ricardo Zamora e del centrocampista José “Pepe” Samitier, poi allenatore e storico uomo-ombra del Barcellona. 3-1 sull’Olanda, al terzo bronzo consecutivo, stavolta in una manifestazione da 154 eventi, compreso il calcio, allargato a 190 giocatori di 14 Paesi. Stessa sorte per l’Italia, di nuovo nel torneo di consolazione dopo il 2-1 (Baloncieri e Brezzi) sull’Egitto a Gand e la sconfitta per 3-1 (rigore di Brezzi) con la Francia ad Anversa.

Finale per il 1° posto
Belgio–Cecoslovacchia 2-0


PARIGI 1924
Nel 1924 si toma a Parigi, già sede dei primi Giochi del secolo. Tre anni addietro, la federazione belga aveva permesso, per la prima volta, che i giocatori venissero rimborsati per le giornate di lavoro perse a causa degli impegni agonistici, contravvenendo così alla sua stessa dichiarazione del 1884, ripresa poi dalla Fifa, per definire lo status di professionisti: «Un giocatore tesserato da questa Federazione... che venga remunerato... in qualsivoglia forma di cui sopra... venga rimborsato delle spese strettamente necessarie, dovrà essere considerato professionista». Nel 1923 le 4 federazioni britanniche chiedono alla Fifa di accettare tale definizione, ma i 4 rappresentanti Fifa dell’lnter-national Board la rigettano e di conseguenza. Regno Unito e Danimarca impediscono ai propri calciatori di rappresentarli ai Giochi del 1924. E qui nasce lo sdegnoso e sdegnato isolamento dei (presunti) maestri inglesi, che per superiority complex non parteciperanno ai Mondiali fino a Brasile 1950.

Finale per il 3° posto
Svezia–Olanda 1-1
Ripetizione
Svezia–Olanda 3-1

Finale per il 1° posto
Uruguay–Svizzera 3-0


AMSTERDAM 1928
Sei anni prima del varo della Coppa Rimet, Parigi 1924 è una sorta di Mondiale ante-litteram. E non a caso a vincerlo (3-0 sulla Svizzera) è il fortissimo Uruguay dell’epoca, che poi bisserà l’oro ad Amsterdam 1928 e due anni dopo sarà il primo vero Campione del Mondo, in casa a Montevideo contro l’Argentina rivale di sempre. Più che dignitosa l’Italia, tornata per tre mesi al solo Pozzo dopo otto anni di commissioni tecniche: 1-0 (Vallana) alla Spagna, 2-0 (Baloncieri, Della Valle) al Lussemburgo e ko nei quarti contro la Svizzera (Della Valle) futura finalista. Degli iridati di quattro anni addietro, si ripresentano in otto: Mazoli, Nasazzi, Arispe, Santos Urdinaran, Petrone, Scarone e naturalmente la “Maravilla Negra”, José Leandro Andrade. Un incubo il cui ricordo perseguiterà a vita Alfredo Pitto, mediano azzurro del Bologna. Altro trascinatore della Celeste, con 6 gol, è Pedro Céa, a segno (con Petrone e Romano) anche nella finale del 1924. Nella “piramide” di Ernesto Figoli, in porta Mazali, in difesa Nasazzi e Arispe, in mediana Andrade, Vidal e Ghierra, in attacco Urdinaran e Romano ali, Scarone e Céa mezzali e Petrone centravanti. Per ammirare i campioni, reduci dalla fortunata tournée spagnola e un viaggio pagato in terza classe fino a Parigi, si radunano in 60.000 allo stadio Colombes di Parigi e 10.000 fuori. Per gli azzurri arriva la prima medaglia, è di bronzo. In Commissione Tecnica prima e dopo il ritorno di Pozzo, Augusto Rangone è l’allenatore che guida gli azzurri al successo contro la Francia al primo turno (4-3 di Rosetti, Levratto, Banchero e Baloncieri) e la Spagna nei quarti (1-1 di Baloncieri; 7-1 al replay firmato Magnozzi, Schiavio, Baloncieri, Bernardini, Rivolta e doppietta di Levratto) prima di cedere 3-2 (Baloncieri e Levratto) in semifinale all’Uruguay che si confermerà campione. Stavolta battendo 2-1 i cugini argentini nella ripetizione della gara finita 1-1 (Petrone, Ferreira) ai supplementari. All’ultimo atto, per assistere al quale i dirigenti olandesi ricevettero 250.000 richieste da tutta l’Europa, Uruguay e Argentina arrivano imbattute. Poi l’oro prende la strada di Montevideo grazie ai gol di Figueroa e Scarone. Inutile il momentaneo pareggio albiceleste di Luisito “Doble Ancho” Monti, con l’ala sinistra Raimundo “Mumo” Orsi, altro oriundo italiano che farà ancora parlare di sé, alla Juve e in azzurro. Non si pecca di partigianeria dicendo che è proprio l’Italia, in semifinale, un osso altrettanto duro per i campioni. Trascinati dal geniale e raffinato 22enne romano Fulvio “Fuffo” Bernardini, poi allenatore scudettato con Fiorentina (1956) e Bologna (1964) e giornalista finissimo, gli azzurri vanno in vantaggio al 9’ con Baloncieri. L’Uruguay rimonta e dilaga con Céa, Campolo e Scarone e al 60’ una bordata di sinistro di Levratto riapre la gara. Fatta la tara dello stile retorico dei tempi. Pitto raccontò così l’ultima mezz’ora di assalti italiani: «Il momento era drammatico. Quarantamila spettatori chiamavano a gran voce il pareggio e noi sotto con tutte le forze. Sembravamo lupi affamati sulla preda. Ma i giocolieri resistettero. Al 43’ Levratto in arca di rigore fu atterrato brutalmente dal terzino Canavesi. Il fischio finale dell’arbitro olandese (Willem Eymers, ndr) sopravvenne, lasciandoci con quel tre a due a favore dei sudamericani». L’Italia chiude terza battendo 11-3 il sorprendente F.gitto (triplette di Schiavio, Banchero e Magnozzi, doppietta di Baloncieri), che in semifinale aveva perso con gli argentini “appena” 6-0. Nessuna sorpresa, invece, quando, il 18 maggio 1929 il congresso Fifa vota a Barcellona l’Uruguay come sede del primo Mondiale. Allo stadio Centenario di Montevideo, costruito per l’occasione e in concomitanza del secolo d’indipendenza, da oltre cinquantanni c’è una targa che spiega molto della leggendaria “garra charrúa” di quel popolo: “Quattro volte iridati: 1924,1928,1930,1950”. Capito? Due volte campioni del mondo ancora prima che esistessero! Tanto vale, per quei 4 milioni di fedeli, il bis olimpico. F.d ecco perché, su quella sponda del Rio de La Piata, un vecchio adagio lunfardo recita ancora che “si Inglaterra cs la madre del fútbol, Uruguay es el padre”.

Finale per il 3° posto
Italia–Egitto 11-3

Finale per il 1° posto
Uruguay–Argentina 1-1 d.t.s.
Ripetizione
Uruguay-Argentina 2-1


BERLINO 1936
Saltata, per lo scarso interesse del mercato Usa e nonostante il boom post-Mondiale del 1930, la kermesse di Los Angeles 1932, il calcio “olimpico” torna a Berlino 1936. E per noi sarà oro. Il primo. Per aggirare i divieti del Ciò sullo status dilettantistico, la Figc manda ai Giochi una Nazionale cosiddetta universitaria. In realtà, accanto a studenti veri quali Baldo, Foni, Frossi e Negro, il commissario unico Pozzo - tornato dopo la vittoria al Mondiale (anche troppo) casalingo del 1934 - chiama liceali, di fatto già professionisti, che all’università non andranno mai. In quattro settimane di duro ritiro, Pozzo miscela campioni affermati e onesti mestieranti al servizio di una stella inattesa, Annibale Frossi. Capocannoniere con 7 reti, il 25enne friulano appena arrivato all’Ambrosiana-Inter, gioca con occhiali da miope e lenti infrangibili, che Pozzo gli aveva trovalo in un negozio tedesco all’avanguardia. Frossi lo ricambia con il gol che al 58’ sblocca l’esordio. più complicato del previsto, contro gli Usa. Nei quarti l'Italia spazza via per 8-0 la sorpresa Giappone, che aveva buttato fuori la Svezia: quaterna di Carlo Biagi e tripletta di Frossi. In semifinale, davanti ai 90.000 dell'Olympiastadion, ci tocca la Norvegia che ha eliminato la Germania, favoritissima padrona di casa. Finisce 1-1 (Frossi e Fuchsberger), si va ai supplementari e al 6’ il solito Frossi ci manda in finale dopo che. si leggerà l’indomani sulla Gazzetta dello Sport, “per i rimanenti 24 minuti gli azzurri diedero luogo a una difesa organizzata per non lasciarsi sfuggire il prezioso vantaggio”.
Per la finale si presentano in 100.000. L’Italia affronta l’Austria, vincitrice a tavolino contro il Perù, vittorioso 4-3 nella prima gara, ma punito per l’invasione festosa dei suoi tifosi dopo il terzo gol sudamericano. Furiosi, i peruviani si ritirano. Dopo l’ 1-1 di Frossi c Kainber-ger nella ripresa, sempre all’inizio del supplementare, segna ancora Frossi. L’Italia, che due anni dopo si confermerà in Francia Campione del Mondo, vince il suo primo oro olimpico. E a Vittorio Pozzo, rimessa la giacca di giornalista, scappa la frizione della retorica più enfatica: “Secondo minuto del primo tempo supplementare. Pallone di Frossi nella rete austriaca. Ci siamo. È cosa fatta. Altri ventotto minuti di lotta accanita. I nostri che si battono come giganti, il fischio finale deH’arbitro tedesco Bauwens. Santa Olimpiade, sei cosa nostra! Corro sul campo, i giocatori mi volano incontro, mi abbracciano, mi travolgono. Ci chiamano davanti alla tribuna d’onore. Lassù, quei due marinai che issano lentamente la bandiera italiana sul più alto pennone dello stadio. Tutt’attorno, le centomila persone che prima ci erano contrarie ora stanno in piedi e salutano noi. E noi, qui sull’attenti, mentre echeggiano le note dell’inno nostro. Credo di essere solo io a piangere, mentre faccio uno sforzo a stare rigido sull’attenti. Macché, piangono tutti quei ragazzi nostri. Ancora una volta arrestati, attimo fuggente, sei cosi bello”. L’indomani, 16 agosto 1936, l’Olimpiade si chiude e il cielo sopra Berlino si fa sempre più cupo. Un anno dopo, il 2 settembre 1937, in clinica a Ginevra muore Pierre de Frédy de Coubertin. Per sua fortuna non vedrà le Olimpiadi saltare per la prima volta due edizioni consecutive. Per colpa di un’altra guerra mondiale. La seconda.

Finale per il 3° posto
Norvegia–Polonia 3-2

Finale per il 1° posto
Italia–Austria 2-1 d.t.s.


LONDRA 1948
Mezzo milione di presenze al torneo finale e 95.000 di media all’Olympiastadion di Berlino ‘36 hanno convinto il Ciò. A partire da Londra ‘48, il calcio dal programma olimpico non uscirà più. Le ferite del conflitto però portano a numerose defezioni, compensate da “esotiche” novità: Cina, Afghanistan e Corea. L’Italia ancora di Pozzo parte col botto, 9-0 agli USA del Piano Marshall, ma poi crolla 3-5 contro la Danimarca del futuro juventino John Hansen, autore addirittura di una quaterna. I danesi, con i due Hansen e Praest, vinceranno il bronzo sulla Gran Bretagna, unica finalista con soli veri dilettanti. In finale arrivano Svezia e Jugoslavia, due autentici squadroni. Gli svedesi dei tre vigili del fuoco ma anche del celebre Gre-No-Li (Gren e Liedholm a centrocampo, Nordahl centravanti), trio trapiantato dall’anno dopo al Milan, segna ben 22 gol in 4 partite, con Nordahl co-capocannoniere col danese John Hansen (7 gol). Gli slavi, con Bobck, Mitic, Vukas e Cajkowski, cedono alla doppietta di Gren. Sarà l’ultimo acuto dell’Occidente, prima del vento triste dell’Est europeo: il cosiddetto dilettantismo di Stato.

Finale per il 3° posto
Danimarca–Gran Bretagna 5-3

Finale per il 1° posto
Jugoslavia–Svezia 1-3


HELSINKI 1952
I Giochi finlandesi passano alla storia per la nazionale olimpionica più forte di sempre, una delle pochissime squadre che hanno cambiato il calcio: la Grande Ungheria. Guidata dal Ct Gustav Sebes, con fuoriclasse epocali come Kocsis, Puskas e Czibor in attacco, Bozsik in mediana, Hidegkuti inventore di un ruolo, il “centravanti tattico” che ne prenderà il nome, Grocsis in porta, la Aranycsapat (la Squadra d’oro) chiude a punteggio pieno. In cinque partite 20 gol fatti e 2 subiti. La finale contro la Jugoslavia, al secondo argento consecutivo, si ricorda per le prodezze del fenomenale portiere slavo Vladimir Beara, il ballerino dalle mani d’acciaio, che limita il passivo allo 0-2.
Lo squadrone magiaro asfalta anche l’Italia del nuovo Ct Carlo Bcretta, affiancato dal mito Giuseppe Meaz-za, bicampione del mondo nel 1934 e nel 1938. Gli azzurri sono giovani dilettanti, ma tra loro c’è un certo Giampiero Boniperti. Non basterà. 8-Ó agli USA al primo turno e 0-3 con l’Ungheria negli ottavi. Il Brasile, all’esordio olimpico, esce nei quarti contro la Germania. Sfortunata l’Urss, 5-5 nel preliminare con la fortissima Jugoslavia, che vince 3-1 il replay.

Finale per il 3° posto
Svezia–Germania 2-0

Finale per il 1° posto
Ungheria–Jugoslavia 2-0


MELBOURNE 1956
Assenti l’Italia per motivi economici e l’Ungheria per i carrarmati di Budapest, l’oro va per la prima volta all’Urss che in Australia si prende la rivincita sulla Jugoslavia (terzo argento consecutivo) di Dragoslav Sekularac, grazie al gol di Anatoli Ilyin, ma soprattutto ai fuoriclasse Lev Jascin in porta e a campioni quali Igor Netto, Eduard Streltsov e Sergei Salnikov. Il bronzo bulgaro sancisce poi la superiorità dell’Est europeo, dove il professionismo non è ancora riconosciuto. A grande sorpresa, il quarto posto dell’India.

Finale per il 3° posto
Bulgaria–India 3-0

Finale per il 1° posto
URSS–Jugoslavia 1-0


ROMA 1960
È l’anno delle ultime olimpiadi a dimensione umana, quelle di Abebe Bikila (oro scalzo nella maratona) e dei flirt: quello presunto nell’atletica fra la gazzella nera americana Wilma Rudolph e Livio Berruti e quello vero del Trap che, in ritiro, conobbe la ragazza poi diventata sua moglie, la mitica signora Paola. L’Italia del 17enne Rivera, di Bulgarelli e Ferrini, vince il girone con Brasile, Gran Bretagna e Cina, ma perde per sorteggio la semifinale (1-1 ai supplementari di Gali e Tumburus) con la Jugoslavia, poi vittoriosa 3-1 in finale sulla Danimarca, e la finalina per il bronzo con gli ungheresi (2-1, inutile il gol di Tomeazzi).

Finale per il 3° posto
Ungheria–Italia 2-1

Finale per il 1° posto
Jugoslavia–Danimarca 3-1


TOKYO 1964
Si gioca a ottobre e l’Italia convoca tre interisti freschi di vittoria in Coppa dei Campioni. All’estero però obiettano sul dilettantismo di gente che cinque mesi prima aveva battuto 3-1 a Vienna il mitico Reai Madrid di Alfredo Di Stéfano e allora la delegazione italiana si ritira dal Gruppo D di Giappone, Ghana e Argentina. La Corea del Nord invece abbandona perché ad alcuni giocatori era stata negata la partecipazione. Il torneo a 16 va all’Ungheria (terza nel 1964): 2-1 sulla Cecoslovacchia. Il bronzo alla Germania: 3-1 alla Repubblica Araba Unita. Stato fittizio che durò dal 1958 al 1961, anno della secessione della Siria dall’Egitto, che mantenne la precedente denominazione fino al 1971.

Finale per il 3° posto
Germania–Egitto 3-1

Finale per il 1° posto
Ungheria–CSSR 2-1


CITTÀ DEL MESSIC0 1968
Sono i Giochi del massacro di Piazza delle Tre Culture, del black power di Tommy “Jet” Smith e John Carlos guantati di nero e scalzi sul podio dei 200 metri, dello storico salto da 8.90 di Bob Beamon, delle piste in tartan nell’atletica, del gran rifiuto di Lew Alcindor e di Kareem Abdul-Jabbar nel basket. Nel calcio bis dell’Ungheria (4-1 alla Bulgaria) che, dopo il bronzo del 1960, centra il paradosso di aver vinto, con sconosciuti dilettanti, più della mitica Squadra d’oro, prima nel 1952. Terzo il Giappone: 2-0 al Messico.

Finale per il 3° posto
Giappone–Messico 2-0

Finale per il 1° posto
Ungheria–Bulgaria 4-1


MONACO 1972
L’edizione insanguinata dall’attentato terroristico al villaggio che costò la vita a 11 atleti israeliani, è anche quella, nel calcio, dell’ammissione d’ufficio, oltre a quella dei campioni in carica, della Nazionale ospitante. La Germania Ovest di Jupp Derwall (che da Ct della selezione maggiore perderà 3-1 dalfìtalia la finale mondiale a Spagna ‘82), supera la prima fase, ma nel girone di semifinale cede a Ungheria e Germania Est, che vince per 3-2 un derby che va molto oltre il calcio. A giocarsi il podio restano solo formazioni dell’Europa orientale e la Polonia conquista l’oro battendo gli ungheresi in una super finale sotto la pioggia. La Ddr e l’Urss si spartiscono il bronzo col 2-2.

Finale per il 3° posto
URSS–DDR 2-2 d.t.s. (ex equo)

Finale per il 1° posto
Polonia–Ungheria 2-1


M0NTRÉAL 1976
Il vento dell’est soffierà fino in Canada e non per colpa del boicottaggio delle africane Ghana, Zambia e Nigeria (per protesta contro l’apartheid in Sudafrica) e dell’Uruguay. La Ddr s’impone in un’edizione che lancia campioni di valore intemazionale. Tra questi il 18enne centravanti messicano Hugo Sánchez, futuro “Hugol” del Real Madrid, che non andrà però oltre il gruppo di qualificazione. Da non dimenticare poi i brasiliani Edinho (poi all’Udinese) e Junior (bandiera di Flamengo, Torino e Pescara) che usciranno in semifinale contro la Polonia campione uscente. E ancora, il portiere spagnolo Luis Arconada e soprattutto un 21 enne genio che, nella per lui inusuale maglia numero 11, illumina la Francia: Michel Platini. Doppietta al Guatemala e pari con Israele, prima del crollo (0-4) con la Germania Est, nei quarti con l’italiano Miche-lotti che sullo 0-1 espelle due bleus, il fumantino Fernandez e Rubio. Davanti ai 71.619 di Montreal (record d’affluenza di quei Giochi), la Ddr conquista il suo primo oro olimpico impedendo il bis ai polacchi del capocannoniere Szarmach (6 gol).

Finale per il 3° posto
URSS–Brasile 2-0

Finale per il 1° posto
DDR–Polonia 3-1


MOSCA 1980
Il boicottaggio diventa un problema globale dall’edizione successiva, quando ben 43 Nazioni del blocco occidentale, sotto le pressioni del presidente Usa Jimmy Carter, rifiutano di recarsi in Urss che ha appena invaso l’Afghanistan. Fra le 16 del calcio, oltre agli Stati Uniti, non si presentano Argentina, Egitto, Ghana, Iran, Malesia e Norvegia. La “final four”, con l’eccezione piava tutta oltrecortina, sembra un inno al Patto di Varsavia: oro alla Cecoslovacchia sulla Germania Est (1-0 di Svoboda), bronzo all'Urss del capocannoniere Andreyev (5 gol), del portierone Dasaev e del futuro Ct Gazzaev sulla Jugoslavia.

Finale per il 3° posto
URSS–Jugoslavia 2-0

Finale per il 1° posto
Cecoslovacchia–Germania Est 1-0


LOS ANGELES 1984
Il blocco comunista si vendica boicottando di conseguenza l’edizione americana: out le favorite Germania Est, Cecoslovacchia e Unione Sovietica, sostituite da Germania Ovest, Italia e Norvegia. Gli azzurri vengono affidati nientemeno che a Enzo Bearzot, fresco Ct campione del mondo a Spagna ‘82. E nonostante il tecnico e alcuni grandi nomi come Zenga e Tancredi in porta. Franco Baresi e Nela in difesa e Bagni a centrocampo, cambiano la storia olimpica azzurra. La sindrome “Corea” stavolta si chiama Costa Rica, ma poi gli azzurri superano il Cile nei quarti ai supplementari. Supplementari fatali invece in semifinale col Brasile, che arriverà secondo. Ormai scarichi, i nostri “lasciano” il bronzo alla Jugoslavia. L’oro invece va alla Francia, fresca Campione d’Europa in casa con la nazionale maggiore e Michel Platini capocannoniere. Top scorer sono invece il francese Xereb e gli jugoslavi Deveric e Cvetkovic, prossimo incubo di pronuncia del povero Tonino Carino da Ascoli nelle teledomeniche italiane. 1108.000 spettatori per la finale di Pasadena (dove dieci anni dopo l’Italia di Sacchi perderà ai rigori il Mondiale col Brasile tetracampeào) e gli 1,5 milioni del torneo (300.000 più dell’atletica, la star dei Giochi), confermano che il calcio è re anche a Cinque Cerchi.

Finale per il 3° posto
Jugoslavia–Italia 2-1

Finale per il 1° posto
Francia–Brasile 2-0


SEUL 1988
In Corea del Sud finisce, grazie al presidente del Ciò, Juan Antonio Samaranch, l’ibrida distinzione fra professionisti veri e di facciata. L’Olimpiade torna così universale e con un’unica limitazione: ai Giochi sono ammessi calciatori che non abbiano partecipato al Mondiale. Anche Dino Zoff si dà alla panchina e con la nazionale olimpica comincia la sua nuova carriera di Ct. Nata male, l’avventura finisce peggio. Prima del torneo, Zoff va alla Juventus e così l’Italia olimpica passa a Francesco Rocca, lo sfortunato “Kawasaki” che, da promettente terzino sinistro della Roma, si spezzò un ginocchio a 23 anni e a 26 la carriera. Giovane e inesperto, sarà il capro espiatorio della “seconda Corea”, il cappotto per 4-0 cucitoci dallo Zambia di Kalusha Bwalya, autore di una storica tripletta. Rocca rivoluziona la formazione e da seconda nel girone con Iraq e Guatemala, raggiunge i quarti, dove batte per 2-1 la Svezia ai supplementari. Supplementari che tornano fatali in semifinale: 2-3 con la fortissima Urss che poi vincerà il suo secondo oro, stavolta per 2-1 col Brasile, argento come quattro anni prima nonostante il capocannoniere Romàrio (8 gol). Gli azzurri invece falliscono il bronzo, perdendo (0-3) per la prima volta in una competizione ufficiale contro la Germania.

Finale per il 3° posto
Italia–Germania Ovest 0-3

Finale per il 1° posto
URSS–Brasile 2-1 d.t.s.


BARCELLONA 1992
Nell’Olimpiade del Dream Team statunitense (l’unico, vero e inimitabile) coi super professionisti del basket Nba, il calcio non poteva non ricambiare le proprie regole di ammissione. Via libera quindi alle Nazionali con tutti prò purché Under 23 e con al massimo tre fuoriquota. L’oro va alla Spagna di Pep Guardiola e Luis Enrique, 3-2 nell’entusiasmante finale al Camp Nou sulla Polonia di Kozminski (futuro Udinese, Brescia e Ancona) e del capocannoniere Juskowiak (7 gol). Sfortunata l’Italia, seconda nel girone coi polacchi e fuori ai quarti contro gli iberici. Bronzo al sorprendente Ghana dei baby-Toro Gargo e Kuffour: 1-0 sull’Australia.

Finale per il 3° posto
Australia–Ghana 0-1

Finale per il 1° posto
Polonia–Spagna 2-3


ATLANTA 1996
Edizione che viene ricordata per la bomba piazzata da Eric Robert Rudolph al Centennial Olympic Park e perché la Coca Cola, sfilando ad Atene i Giochi del centenario, abbatte l’ultimo muro dell’ipocrisia: all’Olimpiade comandano le multinazionali. Complice il contemporaneo Europeo inglese, dominano gli altri continenti. Oro alla Nigeria dei futuri “italiani” Kanu, West e Oliseh sull’Argentina del Ct Passarella e dei tanti big nostrani come Zanetti, Crespo, Simeone, Sensini e Almeyda, Ayala e Chamot. Terzo il Brasile del Dt Zagallo con il capocannoniere Bebeto (6 reti), Ronaldo, Roberto Carlos, Rivaldo e Dida. L’Italia dei nomi, almeno sulla carta (Pagliuca, Nesta, Cannavaro, Crippa, Branca, Deivecchio e in panchina col Ct Cesare Maldini, nientemeno che Buffon e Panucci), esce subito: ultima nel girone con Messico (0-l), Ghana (2-3) e Sud Corea (2-1).

Finale per il 3° posto
Brasile–Portogallo 5-0

Finale per il 1° posto
Nigeria–Argentina 3-2


SYDNEY 2000
Il millennio della Spagna più grande di sempre, si apre con l’argento in Australia. Troppo forte, nei quarti, per l’Italia di Tardelli, Ct uscente dell’Under 21 neocampione d’Europa, che a un centrocampo con Pirlo, Gattuso e Ambrosini non abbina un attacco all’altezza (Ventola e Comandini). La Spagna di Xavi, Puyol e Capdevila si arrende (5-3 ai rigori dopo il 2-2 dei supplementari) solo al Camerun di Eto’ o, Geremi, Kameni, Mboma e Womé. Terzo il Cile del capocannoniere Ivàn Zamorano (6 gol), 2-0 agli Usa.

Finale per il 3° posto
Cile–USA 2-0

Finale per il 1° posto
Camerun–Spagna 5-3 rig. (2-2 d.t.s.)


ATENE 2004
I Giochi tornano a casa, in Grecia, per festeggiare, con otto anni di ritardo, il loro primo secolo. Dopo gli argenti del 1928 e del 1996, vince l’Argentina, che Marcelo “el Loco” Bielsa porta all’oro vincendo sempre e senza subire gol. È blanquiceleste anche la Scarpa d’oro, Carlos Tévez, star della Selección.
Bronzo per l’Italia di Gentile che vince per 1-0 con gol di Gilardino (tagliato dal Trap per gli Europei) la “finalina” col sorprendente Iraq.

Finale per il 3° posto
Italia–Iraq 1-0

Finale per il 1° posto
Argentina–Paraguay 1-0


PECHINO 2008
Al Nido d’Uccello, l’Argentina del “Cecho” Batista, futuro Ct del dopo-Maradona, conferma l’oro prendendosi la rivincita dal ‘96 sulla Nigeria di Obinna, Anichebe e Odemwingie. Assist di Messi, gol di Di Maria, per una super rosa in cui splendono Agiterò e Zabaleta (oggi stelle del Manchester City campione d’Inghilterra), Riquelme, Banega, Gagoe Mascherano e una panchina con gli allora napoletani Sosa e Lavez-zi. Bronzo al Brasile di Dunga, che in Cina s’è portato Thiago Silva, Marcelo, Rafinha, Hernanes, Ramires, Ronaldinho, Diego, Pato e Lucas. L’Italia di Casiraghi, prima nel non impossibile girone con Camerun, Corea del Sud e Honduras, si consola con Giuseppe Rossi (4 gol), top scorer del torneo che per gli azzurri si chiude ai quarti: 2-3 col multietnico Belgio di Vermaelen, Vertonghen, capitan Martens, Dembele e i panchinari Fallaini e Vanden Borre. Un po’ poco per giocatori del calibro di Viviano, Criscito, De Ceglie, Bocchetti, Nocerino, Montolivo, Giovinco e Acquafresca.

Finale per il 3° posto
Belgio–Brasile 0-3

Finale per il 1° posto
Nigeria–Argentina 0-1


LONDRA 2012
Il Brasile dunque, pur partendo favorito nei pronostici, non è riuscito nemmeno questa volta a vincere la medaglia d’oro nel torneo di calcio olimpico. Il Messico parte forte e passa in vantaggio addirittura al 1' del primo tempo con Oribe Peralta. Il Brasile fa la partita, come dimostra il dato del possesso palla (60% per i verdeoro), ma non riesce a passare.
Anzi, nel secondo tempo è di nuovo Peralta a raddoppiare per i Messicani, al 75'. Il gol dei brasiliani arriva solo nei minuti di recupero, con Hulk (che era entrato al 32' del primo tempo oin sostituzione di Alex Sandro).
Il Messico, per la prima volta nella storia, è riuscito a battere il Brasile in una finale, ha invece vinto la sua prima medaglia d’oro calcistica. Medaglia di bronzo se l'aggiudica la Corea del Sud che batte il Giappone per 2-0.

Finale per il 3° posto
Corea del Sud–Giappone 2-0

Finale per il 1° posto
Brasile–Messico 1-2


RIO DE JANEIRO 2016
Tripudio Brasile dopo la paura. In finale la Seleçao batte la Germania 6-5 dopo i rigori e conquista il primo oro olimpico.
L'oro olimpico è del Brasile. Dopo tre tentativi falliti, a Los Angeles nel 1984, a Seul nel 1988 e a Londra nel 2012, la Seleçao è in trionfo. Ci sono voluti i rigori per avere la meglio sulla Germania, che va sotto nel primo tempo e poi è sfortunata con due traverse colpite. Trova il pareggio al quarto d'ora della ripresa poi lascia campo agli avversari ma resiste - occasione clamorosa di Felipe Anderson al 77' e poi buona opportunità per Gabriel Jesus. Supplementari senza gol, si va ai rigori. E' Petersen a fallire dal dischetto il quinto penalty per i tedeschi dopo i centri di Ginter, Gnabry, Brandt e Suele. Nessun errore dall'altra parte: gol nell'ordine di Renato Augusto, Marquinhos, Rafinha e Luan. Tocca a Neymar, che ha suoi piedi il pallone della vittoria. Dagli 11 metri non sbaglia e sono lacrime di gioia per l'asso del Barcellona. Sugli spalti del Maracanà via alla festa.
La medaglia di bronzo va alla Nigeria. Gli africani hanno sconfitto per 3-2 l'Honduras. Grande protagonista il romanista Sadiq autore di una doppietta al 34' ed al 56'. A segno anche Umar al 49'. Inutili per gli honduregni le reti di Lozano al minuto 71 e Pereira all'86'.

Finale per il 3° posto
Honduras-Nigeria 2-3

Finale per il 1° posto
Brasile-Germania 6-5 rig. (1-1 d.t.s.)


Fonte: Guerin Sportivo



Foto Story

Il logo dell'edizione del 1900Il logo dell'edizione del 1904La rappresentativa del Regno Unito edizione 1908Il logo dell'edizione del 1912Il Belgio, vincitore della medaglia d’oro edizione 1920L’Uruguay campione olimpico edizione 1924Per l’Uruguay secondo alloro olimpico edizione 1928L’Italia di Vittorio Pozzo edizione 1936Il podio olimpico di Londra 1948: Svezia, Jugoslavia e Danimarca 10A Helsinki 1952 nasce la Grande UngheriaL'Urss vincente edizione 1956La Jugoslavia elimina gli Azzurri in semifinale e conquista l’Oro Olimpico contro la Danimarca edizione 1960Il podio olimpico di Tokyo edizione 1964In semifinale un sorprendente Giappone cede all’Ungheria edizione 1968Polonia vincente edizione 1972La Polonia fallisce il bis a Montreal 76. Nella foto la gioia di Hartmut Schade dopo la rete dell’1-0 tedesco edizione 1976Foto di gruppo della Cecoslovacchia, medaglia d’oro a Mosca 1980Francia vincitrice edizione 1984L’URSS medaglia d’oro a Seul 1988Primo oro olimpico per la Spagna edizione 1992La Nigeria, primo paese africano a vincere l’oro olimpico nel calcio edizione 1996Camerun vincente edizione 2000L’Argentina riceve il suo primo alloro olimpico calcistico edizione 2004L’Argentina bis olimpico edizione 2008Messico vincitrice edizione 2012Primo alloro storico per il Brasile edizione 2016


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