L'inventore dei rigori


Il Racconto

L'inventore dei rigori è arrivato ai tempi supplementari. Anziano, malato di Alzheimer, dimenticato da tutti, compreso se stesso. La vita oltre il novantesimo sa essere maledettamente triste quando non riesci più a uscire dall’area di rigore, quando la tua coscienza diventa una camera stagna in cui non entrano più emozioni e da cui non escono più ricordi.

Forse Rafael Ballester avrebbe preferito giocarsi gli ultimi scampoli di vita ai rigori, senza doversi trascinare in un’agonia cosi lenta e cosi poco spettacolare. Forse, quando lanciò la sua rivoluzionaria idea per praticare l’eutanasia alle partite troppo lunghe, l’intraprendente giornalista e dirigente del Cadice non pensava al calcio, ma ai crudeli extratime inflitti a uomini e donne ormai irrimediabilmente vinti.

Di sicuro Rafael Ballester era un precursore. Uno che inventò il boiler prima che venisse scoperta l’acqua calda. Uno che, quando l’horror vacui dei calendari moderni e la dittatura delle televisioni erano ancora di là da venire, aveva già capito che non si poteva pensare di ripetere tutte le partite che finivano in parità nei tornei a eliminazione diretta.

Perché fino agli anni Sessanta accadeva proprio questo: se alla fine dei novanta (o centottanta) minuti il risultato non si schiodava dal pari, le squadre tornavano in campo qualche giorno dopo e ricominciavano da capo. Se poi la ripetizione finiva nuovamente in parità, si ricorreva quasi sempre alla monetina, ultima istanza di una giustizia calcistica pigra e approssimativa che non accontentava nessuno: non i perdenti,sconfitti dal capriccio di un tondino di metallo; non i vincitori, il cui trionfo sarebbe stato associato per sempre a un fattore aleatorio e non a un merito specifico. Numerosi cd eclatanti gli esempi tratti dalla storia calcistica, primo tra tutti la semifinale degli Europei del 1968, quando gli azzurri riuscirono a superare l’Unione Sovietica a Napoli soltanto a testa o croce, dopo averci provato invano con il pallone. Quanto alle ripetizioni, oltre alla finale degli stessi Europei contro la Jugoslavia, come non ricordare (e Ballester certamente lo ricordava benissimo) il replay della famigerata battaglia di Firenze ai Mondiali del ’34, in cui l’Italia superò 1-0 una Spagna priva di Zamora e altri sei titolari dopo che nella prima partita gli azzurri avevano menato alla grande e pareggiato con una rete irregolare di Giovanni Ferrari?

Ebbene, nel 1962 Rafael Ballester escogitò la formula che avrebbe garantito una fine rapida e indolore alle partite che non riuscivano a morire da sole. L’occasione fu il trofeo Ramón de Carranza in programma a Cadice, uno degli appuntamenti fissi della pre-temporada spagnola, giunto all’ottava edizione. Nei tornei di breve durata la ripetizione delle partite era impensabile e il sorteggio non soddisfaceva nessuno. Quattro anni prima era stato stabilito che in caso di parità avrebbe vinto la squadra che avesse subito meno calci d’angolo durante i tempi supplementari, ma il sistema venne subito abbandonato per manifesta insulsaggine e alla vigilia dell’edizione del 1962 Ballesterse ne uscì con la sua rivoluzionaria proposta: i calci di rigore.

Il destino offrì subito l’opportunità di testare l’idea in occasione della finale tra Saragozza e Barcellona. Nel Barca Rubala esauriva le ultime stille di un talento infinito, nel Saragozza si facevano largo a poco a poco i cosiddetti magníficos (Marcelino, Villa, Lapetra e compagnia), destinati negli anni a seguire a conquistare numerosi trofei in Spagna e in Europa: da un tale crocevia generazionale scaturì un combattutissimo 1-1 per dirimere il quale fu necessario sperimentare la nuova invenzione. Il Barcellona calciò i cinque rigori tutti di seguito, altrettanto fece il Saragozza: ancora pari. Non avendo Ballester previsto una tale evenienza, ne seguì una buffa discussione in cui vennero esaminate diverse ipotesi, compresa quella di far calciare due rigori dai rispettivi tecnici. Alla fine si decise di eseguire una seconda serie di cinque tiri per parte, che si risolse con la vittoria dei blaugrana La buona riuscita dell’esperimento convinse Ballerster a suggerirne l’adozione alla Fifa, che se ne fece cortesemente un baffo. Più fortuna ebbe un decennio dopo l’ex arbitro tedesco Karl Wald, che tornò alla carica ripresentando la proposta dopo averli opportunamente emendata e fatta approvare dalla Federazione bavarese e da quella del suo Paese. Il battesimo internazionale avvenne in occasione degli Europei in Jugoslavia del 1976 (quelli del cucchiaio di Panenka), dove venne introdotta anche la regola dell’alternanza dei rigoristi. Di lì in avanti, i tiri d rigore sono diventati un elemento fondamentale della liturgia calcistica, un momento di preghiera collettiva destinato a culminare, secondo i casi, in ascesi salvifica o espiazione infernale. Con gli indici d’ascolto che balzano ogni volta alle stelle.

A Ballester. rinchiuso in un limbo di una vita che non è più vita e ignorato da quasi tutte le storie del calcio, toccato espiare. Come amava ripetere il grande Bruno Pizzul, i rigori sono proprio una lotteria.


Fonte: Guerin Sportivo



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L'ex arbitro Karl Wald


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