La zona Cesarini


Il Racconto

Un minuto per restare nella storia, per entrare nel lessico e nel dizionario.
Un minuto solo. Un minuto, e basta. Quello che la vita è pronta a rubarti, facendoti credere che non conti. Il novantesimo. Tempo scaduto, destino che scappa, saracinesca che si abbassa. Lui però ci mise il piede, lo bloccò quel minuto, lo dilatò, lo fece diventare immenso, senza tempo. Se i palloni potessero parlare dell’ansia con cui rotolano al novantesimo, direbbero che è stato lui a cambiare tutto.
A dare una lezione al mondo: non cascateci, non fatevi fregare dal minuto che manca. Dentro ci sta ancora tutto: partita, possibilità, futuro. Se solo siete capaci di giocarlo quel minuto, di afferrarlo, scrollarlo, e fargli sputare quello che vi deve...In zona Cesarini, appunto. Così si dice da settant’anni, così indica lo Zingarelli. Sono tanti i giocatori famosi, ma Renato Cesarini detto Cè, nato sulle colline di Senigallia l'11 aprile del 1906 e morto a Buenos Aires nel 1969 è l’unico calciatore diventato un modo di dire.
Renato Cesarini, calciatore oriundo argentino, attivo negli anni trenta come mezzala della Juventus, che aveva avuto la ventura di realizzare diversi gol – sebbene non tutti decisivi ai fini del risultato finale – nei minuti finali di partita, contro avversari anche di rango come Napoli, Torino, Pro Vercelli, Lazio e Brescia. Uno in particolare, però, sarebbe quello che avrebbe permesso al suo nome di diventare un modo di dire, ed è quello segnato al 90' contro l'Ungheria allo stadio Filadelfia di Torino, il 13 dicembre 1931. Il goal risolse una partita particolarmente tesa ed agonisticamente accesa, in cui gli Azzurri erano andati due volte in vantaggio e altrettante volte erano stati raggiunti sul pareggio dai Magiari, fino alla vittoria per 3-2 proprio con il goal di Cesarini. La settimana successiva, durante un incontro di campionato, il giornalista sportivo Eugenio Danese, commentando un goal segnato all'89', parlò di "caso Cesarini" riferendosi appunto ai minuti finali della partita. La parola "zona" fu presa probabilmente in prestito dal gioco degli scacchi, in cui essa sta appunto ad indicare la fase finale e determinante della partita.
Cesarini la racconterà così: «Mancavano pochi secondi alla fine, dirigeva lo svizzero signor Mercet. Ad un certo punto ebbi la palla. Avevo addosso il terzino Kocsis, un tipo che faceva paura. Non potendo avanzare passai alla mia ala, Costantino. Allora ebbi come un’ispirazione, mi buttai a corpo morto, tirai Costantino da una parte, caricandolo con la spalla, come fosse un avversario, e fintai, evitando Kocsis. Il portiere Ujvari mi guardava cercando di indovinare da quale parte avrei tirato. Accennai un passaggio all’ala dove stava arrivando Orsi, Ujvari si sbilanciò sulla sua destra, allora io tirai assai forte, sulla sinistra, il portiere si tuffò, toccò la palla, ma non riuscì a trattenerla. Vincemmo per tre a due. E non si fece nemmeno in tempo a rimettere il pallone al centro».



Foto Story

Renato Cesarini.


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