Gol di Schiavio - Finale Mondiale 10-06-1934 - Italia-Cecoslovacchia 2-1


All’epoca si chiamava Coppa Rimet. Prendeva il nome da Jules Rimet, che fu presidente francese della fifa (la Federazione Calcistica Internazionale) dal 1921 al 1954, e che ebbe l’idea di organizzare un torneo fra tutte le squadre nazionali del mondo. La decisione su dove giocare la seconda edizione venne presa a Stoccolma nel 1932; Benito Mussolini ottenne parere favorevole all’organizzazione del torneo e le città scelte per ospitare le gare furono 8: Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Torino, Trieste e ovviamente Roma dove, allo stadio del pnf (il Partito Nazionale Fascista) venne giocata la finale.  La fase eliminatoria vide confrontarsi 16 squadre. Si partì dagli ottavi di finale dove gli azzurri allenati da Vittorio Pozzo, e il cui asse portante era rappresentato dalla difesa juventina, affrontarono gli Stati Uniti e vinsero 7-1. Tripletta di Schiavio e doppietta di Orsi, poi gol di Meazza e di Ferrari.
 

Ai quarti iniziarono i primi problemi. L’Italia affrontò la temibile Spagna e la partita finì in pareggio anche dopo i supplementari, 1-1. Siccome non erano previsti i rigori, la gara si rigiocò a Firenze. Forti furono i sospetti di presunti favoritismi arbitrali a favore dell’Italia. Gli spagnoli si lamentarono del gol del pareggio di Ferrari, avvenuto dopo una respinta del portiere Zamora che, di fatto, aveva subito una carica irregolare e non segnalata. Sia come sia, nella partita di ripetizione gli azzurri s’imposero per 1-0 con gol di Meazza.
 

Si va in semifinale contro l’Austria, la favorita per la conquista della Coppa. L’allenatore Hugo Meisl disse di temere molto più l’arbitro che la formazione di Pozzo. Polemiche a non finire, alimentate all’esasperazione dopo la vittoria degli azzurri per il gol decisivo con cui gli austriaci vennero sconfitti. Ancora accuse a Meazza, reo di aver caricato il portiere, sulla cui respinta Guaita (“oriundo” italo-argentino) mise in rete.
 

Alla finale di Roma si arrivò in un clima incandescente. Il pubblico tuttavia non era quello delle grandi occasioni. Il calcio, che al pnf serviva anche come collante nazionale e fonte di consensi, non aveva ancora ottenuto quella popolarità che si guadagnò dal secondo dopoguerra in poi; sugli spalti con alcuni settori vuoti, nonostante le 45.000 presenze, erano arrivati 2000 supporter della squadra avversaria: i cecoslovacchi. Si cominciò dopo il solito cerimoniale di bandiere, sguardi fieri e ostentazioni di virilità maschia e fierezza nazionale.  La gara fu dominata dalla formazione allenata da Petru. Tanto è vero che, a coronamento di un gioco più rilassato ed efficace, al 71’ passarono in vantaggio con un gol di Puc dall’ala, con un tiro a giro velenoso. Gelo “estivo” su Roma. Mancavano poco meno di 20 minuti alla fine. Sembrava tutto compromesso. A quel punto, però, come spesso capita agli azzurri, lo scossone violento li fece svegliare. Dieci minuti dopo, Orsi fece partire una botta portentosa da venti metri che s’insaccò alle spalle del portiere Planicka, che non la vide neppure. Il pareggio riaccese le speranze. Si andò ai supplementari. E a quel punto entrò in scena l’artefice della vittoria. Bolognese di nascita e per tifo calcistico, Angelo Schiavio in tutta la sua carriera vestì soltanto la maglia rossoblù, con cui vinse quattro scudetti.

Nel 1932 vinse il titolo di capocannoniere realizzando 25 reti. Era un centravanti col fiuto del gol. Ottimo palleggiatore e imprevedibile finalizzatore d’area. Il gol che regalò la prima Coppa del Mondo all’Italia arrivò al 5’ del primo tempo supplementare. C’è un’azione manovrata che passa da Ferrari a Orsi, quest’ultimo mette al centro e Schiavio anticipa i difensori ribadendo in rete con una botta ravvicinata.  
 

Gli azzurri trionfano, il Duce in tribuna è lesto ad alzarsi e mostrare fierissimo il suo petto di padrone di casa. La Francia, rivangando le partite con Spagna e Austria e accusando gli italiani di pressioni e minacce ai diplomatici degli altri Paesi, dalle colonne dei suoi giornali tuonerà e griderà allo scandalo, all’imbroglio e alla vittoria immeritata.  Più che immeritata, fu un miracolo di Vittorio Pozzo che, forte dell’autorevolezza acquisita e resistendo alle pressioni dei gerarchi che volevano imporgli questo o quel giocatore, venne riconfermato alla guida della nazionale anche per i Mondiali di quattro anni dopo.

Fonte: 101 GOL CHE HANNO CAMBIATO LA STORIA DEL CALCIO ITALIANO 



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Il momento decisivo


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