Curiosità e numeri mondiali




Esordi mondiale:

Dal 1998, vale a dire da quando vige la formula attuale, mai la nazionale di casa ha toppato l’esordio mondiale.
Lo score dall’ultima edizione dello scorso millennio in poi racconta di 4 vittorie (Brasile nel 2014, Germania nel 2006, Corea del Sud nel 2002, Francia nel 1998) e 2 segni X (Sudafrica nel 2010, Giappone nel 2002).


Rappresentanza squadre:

I 736 giocatori convocati dalle 32 nazionali per il mondiale che si disputerà in Russia appartengono a 311 squadre diverse. La società più rappresentata è il Manchester City con 16 giocatori, seguito da Real Madrid (15), Barcelona (14), PSG e Tottenham (12).
La prima delle italiane è la Juventus con 11 giocatori, seguita da Napoli (6), Milan e Sampdoria (5).
Da evidenziare la presenza di 3 squadre non europee (2 arabe ed una egiziana) fra i primi 32 posti (in cui non ci sono le rappresentanti sudamericane) di questa particolare classifica dominata in assoluto dalle compagini europee.


Gli allenatori:

In Russia ci sono 23 tecnici esordienti, 1 campione del mondo (in carica), 1 finalista sconfitto (nel 2010) e 7 reduci da Brasile 2014. 
Praticamente i due terzi dei 32 “mister” che daranno la caccia alla Coppa del Mondo saranno all’esordio nel torneo che prese forma col congresso di Amsterdam del 1928.
L’unico ad avere alzato al cielo il trofeo disegnato da Gazzaniga è Joachim Löw (Germania) che quattro anni fa, dall’altra parte dell’oceano, trionfò con la Germania. Ad uno storico successo andò vicino Bert Van Marwijk (Australia) nell’edizione del 2010, seduto sulla panchina dell’Olanda fu superato in finale dalla Spagna solo ai tempi supplementari. L’Argentina è la nazione con più rappresentanti in panchina, ben 4 (Sampaoli [Argentina], Pekerman [Colombia], Gareca [Perù] e Cuper [Egitto]), seguita dalla Spagna a quota 3 (Hierro [Spagna], Martinez [Belgio] e Pizzi [Arabia Saudita]).
Sono 4 i coach che vantano almeno una partecipazione al torneo targato Fifa: Fernando Santos (Grecia 2014); Didier Deschamps (Francia 2014); Jorge Sampaoli (Cile 2014); oltre al già citato Van Marwijk. Altri 4 ostentano già 2 edizioni iridate nel curriculum: José Pekerman (2006 e 2014); Carlos Queiroz (2010 e 2014); Hernán Gómez (1998 e 2002); e il campione in carica Löw (2010 e 2014).
Infine, il tecnico con più partecipazioni all’attivo, fra l’altro tutte con la stessa rappresentativa, l’Uruguay, è Oscar Washington “El maestro” Tabarez (1990, 2010 e 2014).
Per forza di cose Tabarez risulta anche quello con più caps, 15, davanti a Löw, 14, e Pekerman, 10.
Curiosità: nella prima fase della competizione, quella con i gironi all’”italiana”, ci sarà un solo incrocio fra tecnico ed una sua ex squadra mondiale. Avverrà il 25 giugno 2018 in occasione di Iran-Portogallo, con Carlos Queiroz oggi sulla panchina iraniana e che nel 2010 in Sudafrica guidò i lusitani.


Le magnifiche 7:

Prendendo a prestito il titolo di una famosa pellicola cinematografica potremmo indicarle come le magnifiche 7, perché a Russia 2018 ci arrivano da imbattute, almeno osservando la fase di qualificazione.
Sono, in rigoroso ordine alfabetico: per l’Europa sono il Belgio, la Germania, l’Inghilterra e la Spagna; l’Iran per l’Asia; infine, per l’Africa, il Senegal e la Tunisia.
Ovviamente la miglior performance è quella dei campioni del mondo in carica, nonché trionfatori dell’ultima Confederations Cup: i tedeschi hanno saputo “soltanto” vincere nel gruppo C del Vecchio Continente. Una dopo l’altra hanno messo KO l’Azerbaijan, l’Irlanda del Nord, la Norvegia, la Repubblica Ceca e San Marino.
Dalla parte “opposta”, di questa singolare classifica, fra le nazionali che hanno staccato un biglietto per il torneo iridato raccogliendo meno del 50% di successi, ci sono Panama (37,5%), Argentina e Colombia (38,9%) e Perù (40%).


Vincitrici:

Per l’11° volta la nazione ospitante della fase finale della Coppa del Mondo appartiene al continente europeo. Nel 90% dei casi (cioé 9 volte 10) ogni volta che la fase finale del campionato mondiale è stata disputato in Europa ha trionfato una nazionale del vecchio continente, tranne in un caso, nel 1958, quando il Brasile del giovane Pelé si impose in Svezia (nell’edizione in cui l’Italia non si qualificò, unico caso prima di quello recente).

Fonte: Numericalcio.it



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