Champions League 1963-64 - Inter


Il Racconto


La nona edizione della Coppa Campioni vede 31 formazioni al via, con Milano che, dopo Madrid e Lisbona, diventa la terza città con due squadre appaiate ai nastri di partenza. Con il Milan detentore, infatti, c'è l'Inter di Helenio Herrera che, dopo la clamorosa cacciata dal Barcellona a seguito della finale persa nel 1960, ha vinto lo scudetto al terzo tentativo in Italia. I rossoneri, campioni in carica, saltano il primo turno, al quale è iscritta per la prima volta una squadra cipriota, l’Anorthosis Famagosta, subito eliminata dal Partizan: 6-1 complessivo.

Il primo turno non ha grandi sorprese, l'unica è l'eliminazione dello Standard Liegi, semifinalista nel '62, ad opera degli svedesi del Norrköping. Solo la sfida tra Gornik Zabrze e Austria Vienna si chiude allo spareggio, che i polacchi si aggiudicano in casa degli avversari. Il Real Madrid, che non suscita più il timore riverenziale del passato, è cliente pericoloso nonostante i suoi campioni siano al tramonto. Torna a Glasgow, città dell'ultima finale vinta e batte i Rangers 1-0 con rete di Puskas. L'ungherese segna anche una tripletta nel 6-0 con cui i Blancos seppelliscono gli scozzesi al Bernabeu, mentre il Benfica ha compito più facile con i nordirlandesi del Distillery, 3-3 a Windsor Park e 5-0 in casa. Il Distillery per l'occasione chiama in squadra Tom Finney, 41enne con 65 presenze nella nazionale inglese, che si era ritirato da ormai tre anni! L'Inter pesca la britannica più forte, l'Everton di Henry Catterick. Davanti ai 60.000 di Goodison Park, i nerazzurri controllano, ai Toffees viene annullato un gol a un quarto d'ora dalla fine e la rete di Sarti resta inviolata. A San Siro si invertono i ruoli, l'Inter attacca e l’Everton cerca almeno di portare il match alla bella, ma Jair riesce a battere un giovane Gordon West e l'Inter approda agli ottavi.

Lì il Milan trova il Norrköping, guidato dal 22enne Björn Nordqvist (totalizzerà 114 presenze in nazionale fino al 1978). I rossoneri vanno sotto in Svezia, ma pareggiano nel finale con la punta di riserva Giuliano Fortunato. Il ritorno è una passeggiata, 5-2 con tripletta di Altafini. Decisivo il gol di una "meteora" anche nella vittoria dell'Inter a San Siro sul Monaco: in un campo ridotto a risaia dalla pioggia spunta il giovane tarantino Nicola Ciccolo. Al ritorno, giocatosi al Velodrome di Marsiglia, il mattatore invece è il 22enne figlio del grande Valentino Mazzola, Sandro, che batte due volte in cinque minuti II portiere Hernandez, in un match che termina 3-1. La storia più interessante degli ottavi vede il primo verdetto in assoluto nella Coppa affidato al lancio della monetina. Lo Zurigo batte 2-0 il Galatasaray in casa, poi perde 2-0 al ritorno. Lo spareggio è al Flaminio di Roma nel mese di dicembre, davanti a soli 602 paganti. I turchi segnano l'1-1 all'85’, gli svizzeri il 2-2 al 117' e il "testa o croce" sorride al portiere e capitano zurighese Schley.

Il fatto saliente degli ottavi è l'eliminazione del Benfica per mano del Borussia Dortmund, che nel vecchio Rote Erde dispensa una lezione di calcio ai portoghesi, troppo penalizzati dalle assenze di Eusebio, Germano e Costa Pereira. Finisce 5-0 con tripletta di Franz Brungs, dopo il 2-1 benfiquista dell'andata. Passano anche Real, Dukla Praga, Partizan e PSV.

Il clou dei quarti è senza dubbio Real-Milan, gara dal pronostico aperto. Al Bernabeu però i bianchi di Spagna maramaldeggiano e solo il gol della bandiera di Lodetti dopo il poker madridista tiene un po' aperti i giochi. Non serve l'ottima prestazione del ritorno, il 2-0 finale (Lodetti e Altafini) basta al Real, salvato dalle parate di Vicente. L'Inter costruisce il passaggio alle semifinali vincendo all'andata in casa del Partizan, 2-0 (Mazzola, Jair) e facendo scontento solo il cassiere di San Siro, che al ritorno è mezzo vuoto. L'Inter vince 2-1 e trova in semifinale il Borussia Dortmund, qualificatosi in modo rocambolesco a spese del Dukla Praga: vittoria tedesca 4-0 in terra boema, 3-1 per il Dukla al Rote Erde. Al Real tocca la più debole del poker finale, lo Zurigo, che ha eliminato il PSV con un 3-2 totale.

I madridisti al Letzigrund trovano un doppio, repentino vantaggio con Di Stefano, di testa e Zoco, a cui risponde solo parzialmente Brizzi. Nonostante la vittoria esterna, al Bernabeu accorrono in 110.000 per assistere alla goleada che dà al Real la sua settima finale in nove edizioni. Finisce con un rotondo 6-0 e il Real raggiunge così l'Inter a Vienna. I nerazzurri infatti otto giorni prima avevano ottenuto un traguardo storico, eliminando i campioni della Germania Ovest. A Dortmund, infatti trova subito il vantaggio con Mazzola, ma qualcosa in difesa non funziona e l'Inter subisce due reti, tante quante ne aveva incassate in tutto nei tre turni precedenti. Agli acuti di Brungs risponde sempre nel primo tempo Corso, per il 2-2 finale. In casa l'Inter torna a chiudere la saracinesca e nel secondo tempo, spinta dall'urlo di San Siro, va a segno con Mazzola e Jair.

A Vienna, nel magico scenario del Prater, si assiste ad un esodo di massa: da Milano partono in 20.000. Sul campo è una battaglia tra i veterani madridisti e una squadra moderna, veloce e giovane (il più vecchio è il 32enne Tagnin). Spesso accusata di "catenaccio", l'Inter di Herrera controlla e colpisce mandando i suoi a rete con pochi tocchi. Al Prater il primo tempo è tutto interista, ma il gol arriva solo nel finale con una bordata di Mazzola. La reazione del Reai si concretizza solo con un palo di Puskas, ma è Milani a raddoppiare da fuori area. Tagnin blocca Di Stefano e Guarneri non concede spazio a Puskas, ma l’Inter trema dopo il gol di Felo, perché il Real va vicinissimo al 2-2. Arriva, invece, il 3-1 conclusivo ancora una volta siglato da Mazzola, che dopo il fischio finale si commuove quando Puskas gli confessa di avere rivisto in lui il papà Valentino. Il trono del calcio europeo resta a Milano, ma cambia sponda e il capoluogo lombardo è tuttora l'unica città ad avere due squadre campioni d'Europa. Capitan Picchi, che Herrera ha avuto l'intuizione di spostare da terzino a libero, alza la coppa: è nata la "Grande Inter".



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Vittoria Inter


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