Champions League 1960-61 - Benfica


Il Racconto


Sesta edizione della Coppa Campioni, nella quale giocano 28 squadre di 27 Nazioni differenti. Per arrivare agli ottavi si disputano 12 scontri diretti e dal primo turno vengono esentati i detentori del Real e, per sorteggio, Amburgo, Burnley e Panathinaikos.

L'Italia è rappresentata dalla Juventus: inserita nell'urna dell'Europa dell'Est, pesca i bulgari del CDNA, vecchio nome del CSKA Sofia. L'andata è a Torino e l'inizio è piuttosto comico, poiché viene suonato l'inno Reale bulgaro, quando in Bulgaria c'è la Repubblica da ormai quattordici anni, coi giocatori ospiti che, già alle prime note, rompono le righe. La Juve passa nel primo tempo con Lojodice e Sivori, ma nella ripresa si ferma, sicura che il 2-0 basti al ritorno. Ci sono una serie di assenze importanti a Sofia: mancano Sivori, uno dei pochi che avrebbe potuto risolvere la situazione, Staccchini, Emoli e il portiere Vavassori. La Juve non scende praticamente in campo, però all'intervallo è sotto soltanto di un gol, su punizione di Kovachev. C'è paura negli occhi dei bianconeri e al 57' realizza ancora Kovachev dopo una duplice deviazione di Lojodice e del portiere Romano. Il 3-0 porta la firma di Panaiotov, il 4-0 del centrattacco Zanev. Non serve a nulla il gol di Nicolè e la Juve per la seconda volta in questa manifestazione esce subito per mano di una squadra non irresistibile. L'eroe di giornata è Nikola Kovachev, difensore-centrocampista che più avanti sarà allenatore del CSKA.

Il resto dei preliminari riservano una sola grossa sorpresa, l'eliminazione dell'Ajax da parte dei norvegesi del Fredrikstad, capaci di resistere in Olanda, 0-0 dopo il 4-3 in casa. Vincono con punteggi netti Barcellona, Stade Reims e Young Boys, passano anche Benfica, Ujpest, Aarhus, Malmò e Rapid Vienna, mentre Hradec Kralove e Karl-Marx-Stadt avanzano per la rinuncia dei rispettivi avversari.

Oggi siamo abituati a vedere scontri diretti tra le big soltanto a partire da febbraio-marzo, ma la vecchia Coppa dei Campioni prevedeva sorteggio senza teste di serie. Ecco che agli ottavi accade quel che molti desiderano e alcuni temono: lo scontro tra le due corazzate spagnole. Il Real, che ha finora sempre vinto la Coppa e il Barcellona, antagonista catalano che ha vinto il titolo per due gol in più di differenza reti proprio sul Real. Non c’è più Helenio Herrera, passato all'Inter, la panchina è occupata da Ljubisa Brocic, ex Juve. Lo slavo è il primo nella storia della Coppa Campioni a non perdere al Bernabeu, dopo 15 vittorie dei Blancos con 66 gol fatti e solo 8 subiti. Il Real parte fortissimo e trova il gol con Mateos, pareggia Suarez con una punizione dal limite. Gento alla mezzora riporta avanti i madridisti, ma è ancora il galiziano a siglare il 2-2 finale, all'87' con un rigore molto contestato. Le polemiche non cessano, anzi aumentano in occasione della gara di ritorno al Camp Nou. Il Reai si vede annullare tre gol, attacca, ma va sotto su azione rocambolesca da corner, rete di Verges con complicità di Pachin.

Il Real domina, ma è il Barca a raddoppiare di testa con Evaristo, portando la folla in delirio. Al Real non resta che continuare ad attaccare a testa bassa e anche se i minuti da giocare sono pochi le occasioni non mancano. Gento colpisce la traversa e all'85' è Canario a trasformare in gol da due passi l'assist di Del Sol. In tribuna si trema quando poi Marquitos, l'uomo che segnò il gol della vittoria nella prima edizione, tutto solo manda sopra la traversa.

Agli ottavi esce a sorpresa il Reims, eliminato dal Burnley, squadra storica del Lancashire alla sua prima (e tuttora unica) partecipazione in una coppa, in virtù del suo secondo e ultimo titolo inglese, dopo quello del 1921. Proseguono Benfica (facile sull'Ujpest), Aarhus, Rapid Vienna, Malmö, Hradec Kralove e Amburgo, che spegne i sogni di gloria dello Young Boys. Visto il lotto delle partecipanti, davvero non si capisce chi possa fermare la corsa dei catalani.

Nei quarti, mentre Barcellona, Benfica e Rapid la fanno da padrone rispettivamente su Hradec Kralove, Aarhus e Malmö, la sfida più avvincente è Burnley-Amburgo. I tedeschi sono un gruppo rodato fin dalle giovanili e senza nuovi innesti da anni, con un attaccante che ne diverrà il simbolo: Uwe Seeler. Tuttavia a Burnley comincia male, una doppietta del piccoletto terribile Pilkington e una rete di James Robson, a segno in precedenza anche col Reims, rendono le cose difficili fino al gol di Dörfel al 75'. La rimonta è così fattibile e prende piede anche grazie ai 75.000 del Volkspark. Segna subito Stürmer, raddoppia a fine tempo Seeler, di testa in tuffo. Il Burnley sembra ormai spacciato, ma trova l'l-2 con un tiro da fuori di Harris. Torna in cattedra Seeler e serve un assist per il 3-1 di Dörfel, poi segna egli stesso il gol-qualificazione.

Il sorteggio delle semifinali sembra ancora una volta accoppiare le due più forti rimaste, Barcellona e Amburgo. In effetti la sfida corre sul filo dell'equilibrio, rotto solo da un gol di Evaristo nello spareggio di Bruxelles. Prima le due squadre avevano vinto di misura, ognuna in casa propria, con il Barcellona che aveva agguantato il playoff a pochi secondi dalla fine.

Dall'altra parte, più sbilanciato il confronto tra Benfica e Rapid. Al "Da Luz" vanno a segno Mario Coluna, ex attaccante che il "vate" Bela Guttmann ha arretrato a centrocampo e il bomber e capitano José Aguas, che con i suoi gol ha mandato avanti i lusitani, un po' a fari spenti, con sorteggi favorevoli. Con Cavem è 3-0, ma il ritorno al Prater finisce malamente, sull'1-1 a 5' dalla fine al Rapid viene negato un rigore e la squadra abbandona il campo, col pubblico in rivolta.

La finale di Berna è così Barcellona-Benfica. Gli spagnoli sono favoritissimi, per la Coppa hanno trascurato il campionato e anche il povero Brocic ci ha rimesso la panchina, affidata al vice Orizaola. L'occasione per i catalani è unica: il grande Kubala e il portiere Ramallets sono vicini al ritiro, Suarez è lì lì per raggiungere Herrera all'Inter. Ma devono fare i conti con la solida squadra messa in piedi da Guttmann. L'inizio è favorevole ai Blaugrana, che passano con Kocsis di testa, ma il povero Ramallets in due minuti compie due errori fatali: al 31' sbaglia un'uscita permettendo ad Aguas di segnare a porta vuota poi, forse abbagliato dal sole si scontra con Foncho e fa addirittura autogol!

È un duro colpo da cui tutto il Barga fatica a riprendersi e Coluna, a inizio ripresa, segna con un tiro al volo da fuori. I catalani non si danno per vinti e segnano con Czibor quando mancano 15’, l’assedio finale tuttavia si infrange sui pali della porta di Costa Pereira, colpiti da Czibor stesso e da Kubala. Al fischio finale dello svizzero Dienst l'esultanza dei rossi di Lisbona è tanta, finalmente il titolo europeo esce dalla Spagna, pur restando confinato nella penisola iberica.



Foto Story

 il Benfica strappa il trofeo alla capitale spagnola


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