Champions League 1959-60 - Real Madrid


Il Racconto


Le prime quattro edizioni della Coppa Campioni hanno visto altrettante vittorie del Real Madrid, che in finale ha sempre affrontato una francese o un'italiana. Da due anni, però, il pericolo per i Blancos sembra essere interno: dopo l'Atletico, che aveva portato il Real allo spareggio in semifinale l'anno precedente, stavolta c'è il Barcellona campione di Spagna. È squadra ricca di talento, con gli ungheresi Kubala (naturalizzato spagnolo), Kocsis e Czibor a suonare il violino insieme al galiziano Luis Suarez. Tutti guidati da un tecnico argentino che ha spezzato con Atletico e Barca l'egemonia madridista: Helenio Herrera, che è anche selezionatore della Spagna.

Al Real, tornato a Reims Raymond Kopa, resiste la classe del trio Di Stefano, Gento e Puskas, nonostante gli anni. Tra i nuovi spicca l'ala brasiliana Canario, e c'è il cambio in panchina: Luis Carniglia ora allena la Fiorentina e Bernabeu si affida al 59enne paraguayano Fleitas, alla prima esperienza in Europa dopo avere guidato la nazionale del suo Paese e il Flamengo.

Tra le favorite del torneo il Milan, che è tornato a vincere in patria dopo un solo anno di digiuno, grazie al ventenne José Altafini, italo-brasiliano soprannominato "Mazzola" per la somiglianza con Valentino; i Rangers galvanizzati dal fatto che si giocherà la finale a Glasgow, il Wolverhampton che ha vinto il campionato per il secondo anno di fila e il Nizza. Il sorteggio si svolge a Cernobbio, quattro squadre oltre al Real saltano il turno preliminare, in cui spiccano Rangers-Anderlecht e Olympiakos-Milan. I greci sono all'esordio dopo la rinuncia col Besiktas dell'anno precedente: ma dopo un buon 2-2 al Pireo, perdono 3-1 a San Siro con tripletta di Danova.

I Rangers, dal canto loro, rifilano un perentorio 7-2 ai campioni del Belgio mentre il Nizza fatica più del previsto con lo Shamrock Rovers. Stupisce la Jeunesse d'Esch, che rifila cinque reti al Lodz, mentre non si vede all'opera, vista la rinuncia del Kuopio, l'Eintracht Francoforte. Composta da giocatori locali, la squadra dell'Assia ha vinto il titolo in finale contro i Kickers Offenbach in un campionato ancora non a girone unico. Il Barcellona non fatica a sconfiggere il CDNA Sofia, passano tra le altre, Stella Rossa, Bratislava, Wolverhampton e Wiener SK.

Il clou degli ottavi non può che essere Milan-Barcellona. A San Siro ci vuole meno di un quarto d'ora per capire chi passerà: dopo 11' va in gol Verges con la complicità di Ghezzi, al 15' è Suarez a raddoppiare con un diagonale. La reazione del Milan si riduce a un palo di Grillo e un rigore mancato da Liedholm nella ripresa. Il ritorno è una formalità: 5-1 per i Blaugrana.

Tutto facile anche per i Blancos, che trovano in sorte i campioni lussemburghesi e passeggiano al Bernabeu, 7-0. La Jeunesse ha la soddisfazione di passare due volte in vantaggio al ritorno, ma poi soccombe 5-2. Fa scalpore la vittoria pesante dell'Eintracht sui semifinalisti dell'anno prima, lo Young Boys. I Rangers stavolta faticano, ma eliminano la Stella Rossa Bratislava, mentre gli omonimi di Belgrado subiscono la cocente sconfitta de Wolves, finalmente competitivi per la fase finale.

Si aggiungono alle magnifiche otto Wiener SK, Sparta Rotterdam e Nizza, le ultime due, vincenti allo spareggio rispettivamente su Göteborg e Fenerbahce I quarti di finale vedono ancora una volta la squadra di Helenio Herrere affrontare un sorteggio complicato, stavolta l'avversario è il Wolverhampton.

Ma al Camp Nou è 4-0: apre e chiude Ramon Villaverde, l'uruguayano ex compagno di Di Stefano al Millonarios. In mezzo, i gol di Kubala ed Evaristo. In Inghilterra, Sandor Kocsis dà spettacolo e i Blaugrana vincono 5-2, umiliando gli inglesi. A tenere alta la bandiera del calcio britannico sono i Rangers, che ottengono la semifinale allo spareggio di Higbury (prima partita nella storia della competizione giocatasi a Londra), 3-2 contro lo Sparta Rotterdam. Il Real subisce la dura legge di Victor Nuremberg, che porta il Nizza da 0-2 a 3-2 all'Estade du Ray, ma al ritorno può permettersi anche di sbagliare un rigore con Puskas e vince 4-0. Completa il quadro delle semifinaliste l'Eintracht, che fatica non poco a sbarazzarsi del Wiener SK. Diverso il pesante trattamento che i tedeschi riservano ai Rangers in semifinale. L'equilibrio dura soltanto nel primo tempo della gara di andata, un gol per parte e il rigore mandato fuori da Kress. Nella ripresa, cinque reti mandano in tripudio gli 80.000 del Waldstadion. Per il ritorno, tifosi e stampa scozzesi chiedono il miracolo, ma segna subito Lindner. Il pari è opera di McMillan, ma poi l'Eintracht dilaga tra gli applausi e chiude il secondo "set", 6-3 dopo il 6-1 dell'andata.

In Spagna, intanto, si consuma un duello su più fronti tra Reai e Barcellona, che coinvolge anche un valzer di allenatori. A cinque giornate dal termine del campionato, il Real è a +2, ma il Barca vince lo scontro diretto 3-1 e le due giungono a braccetto fino alla fine, coi catalani che vinceranno il titolo per il quoziente reti. Quando si gioca l’andata della semifinale, il campionato è già finito e il Real ha esonerato Fleitas, in panchina l'ex capitano Miguel Munoz. Dall'altra parte nasce un caso, con Herrera che esclude Czibor e Kubala per una questione di premi. La scelta non paga e il Real rende al Barga il 3-1 di un mese prima, con due gol annullati ai catalani. Anche il ritorno vede Puskas mattatore, a segno due volte, Gento completa l'opera e Kocsis limita di nuovo il passivo a 3-1. La doppia sconfitta nel derby ispanico costa la panchina a HH, che per 45 milioni sarà chiamato da Angelo Moratti a fare grande l'Inter. Il Barcellona che, caso più unico che raro a quei tempi, quell’anno disputa due competizioni, si aggiudica la Coppa delle Fiere (che è biennale), battendo il Birmingham, con in panchina Enric Rabassa e, ovviamente, Kubala e Czibor reintegrati.

Intanto, a Hampden Park si consuma l'ultimo atto di una Coppa Campioni spettacolare, davanti a oltre 127.000 spettatori. Hampden è il campo della storica squadra del Queens Park, in cui nel 1959-60 ha militato un giovane di cui parleremo molto in futuro: Alex Ferguson. Tornando alla finale, l'Eintracht è un po' l'oggetto misterioso, come disse Di Stefano in un'intervista. Il Real è favorito, ma va sotto col gol di Kress. È in quel momento che gli spagnoli si scuotono e mettono in campo tutta la loro classe, finendo avanti 3-1 all'intervallo. Il rigore inventato dall'arbitro Mowatt, come ammetterà poi lo stesso Puskas che lo realizza, taglia le gambe ai tedeschi. Lo stesso Puskas ne segna altri due e detiene ancora il record di 4 reti in una finale. Alla fine è 7-3 e il pubblico scozzese, deliziato, applaude un gioco che ha reso la finale del 1960 la partita del secolo, almeno per il calcio di club.



Foto Story

La quinta finale consecutiva di Coppa dei campioni è stata il capolavoro del Real Madrid


Condividi



Commenta