Serie A 1919-20 - Inter


Il Racconto


CAMPIONATO EXTRALARGE
Tornata la pace, dopo qualche mese anche il pallone riprende sia pure con fatica a rotolare, in un Paese inquieto (in marzo Benito Mussolini fonda a Milano i Fasci di combattimento, a settembre D’Annunzio occupa Fiume e vi fonda l’effimera e bizzarra Repubblica del Carnaro).
La prima Assemblea Generale del calcio del dopoguerra si celebra il 13 aprile 1919 a Torino e ha appunto per tema principale la ripresa del campionato. Il numero di società rappresentate - 97 - è senza precedenti e dimostra quanto lo sport del pallone sia pronto a una espansione di massa. Nell’oceanica riunione viene deciso di mantenere a Torino la sede federale, di confermare alla presidenza Carlo Montù e di far rinascere il campionato con una base larghissima. A tale risultato si giunge dopo una lunga e animata discussione. Qualcuno vorrebbe selezionare a tavolino le squadre da iscrivere alla massima categoria, altri vorrebbero un’apertura di massa. Si sceglie una soluzione di compromesso: la selezione la farà il campo e appunto a ciò servirà il primo campionato del tempo di pace, così da arrivare a dimensioni “accettabili” nell’edizione successiva.
Viene così disegnato un torneo di proporzioni elefantiache: 48 squadre nell’Italia settentrionale, divise in 8 gironi, più altre 18 del Centro-Sud. In compenso, solo le prime tre classificate di ogni raggruppamento del Nord saranno ammesse al campionato di Prima categoria del 1920-21, con un “taglio” di 24 compagini. Al Centro-Sud, retrocessione in Promozione per le ultime classificate dei tre gironi.
La formula è cervellotica: prevedendo tre gironi ulteriori di semifinali interregionali, più finali in campo neutro, si dà vita a una competizione esageratamente lunga (destinata a chiudersi solo nel caldo asfissiante di fine giugno) e carica di tensioni. Alla prova dei fatti, il buon andamento della competizione verrà in effetti turbato da problemi gravissimi di ordine pubblico che si riuscirà a risolvere solo variando in corso d’opera il calendario.

INSALATA RISSA
Il momento-chiave sono le finali del Nord. 11 16 maggio a Milano, sul campo di viale Lombardia, la prima gara tra Genoa e Juventus si risolve in un drammatico scontro: le risse continue sul terreno di gioco si propagano alle tribune, dove i tifosi delle due squadre, giunti nel capoluogo lombardo con tutti i mezzi (quante biciclette appoggiate al muro di cinta del campo!), si lanciano insulti e ogni genere di corpo contundente. Il direttore di gara Varisco va in comprensibile confusione, si arriva in fondo per puro miracolo con la vittoria dei bianconeri sui favoritissimi rivali per 3-2. Il secondo incontro, il 23 maggio a Genova tra Inter e Juventus, fa registrare in campo solo una dura battaglia agonistica, vinta dall’Inter grazie a un gol di Aebi, mentre sulle tribune i tifosi genoani e juventini sfogano il rancore per i fatti di Milano dando vita a una gigantesca zuffa.
La terza partita dovrebbe giocarsi a Torino, ma a quel punto la Federazione, avvertita che nel capoluogo piemontese ferve la preparazione di una... adeguata accoglienza ai tifosi genoani onde regolare i conti una volta per tutte, stabilisce di cambiare la sede, trasferendo il match a Modena. All’Inter a quel punto basta un pari, la partita ne esce bellissima e combattuta, chiudendosi sull’1-1: al gol nerazzurro di Conti i rossoblu rispondono con un rigore trasformato da Brezzi nella ripresa. Con scarso rispetto verso l’altra metà del cielo calcistico nazionale - quella centro-meridionale - i nerazzurri milanesi vengono già considerati dagli organi federali come vincitori del titolo, nonostante resti ancora da disputare la finale nazionale.

POMERIGGIO DA TOSCANI
Questa ha luogo a Bologna, sul campo dello Steriino, in un pomeriggio di caldo torrido, e l’esito, scontato alla fine del primo tempo, toma clamorosamente in bilico nella ripresa.
Fino a minacciare seriamente di mortificare gli unanimi pronostici della vigilia. Se a provocare il mezzo colpo di scena sia il crollo atletico dell'Intemazionale o invece piuttosto l’irriducibile vitalità fisica e agonistica del Livorno è difficile dirlo.
Fatto sta che la partita si chiude sul 3-2 e viene così descritta da questa cronaca de “La Stampa Sportiva”: «Il lungo, interminabile campionato italiano di foot-ball si è qui chiuso definitivamente ieri, sul campo allo Steri ino, davanti a un magnifico pubblico, con un incontro che è stato più emozionante di quanto potesse prevedersi, specialmente nel secondo tempo. L’Internazionale F.C. di Milano ha arrischiato di farsi mettere in scacco dalla giovane vincitrice della Fortitudo di Roma, l’audace squadra dell’U.S. Livorno, campione di football dell’Italia centro-meridionale. L’U.S. Livorno deve essere tornata piena di legittimo orgoglio ai propri lari. Cedere di misura a una squadra come quella dei nero-azzurri, per due goals contro tre, dopo di aver giuocato due terzi della partita con dieci uomini, può essere considerato dai bravi livornesi come una mezza vittoria. Essi dovettero il brillante risultato alla loro resistenza e ad una grande tenacia di tutti i loro elementi, sorretti da un meraviglioso entusiasmo.

AFA TORNANTE
Davanti ad un pubblico imparziale ed attentissimo, in una giornata molto calda, il match si svolse molto rapido e vivamente disputato, sotto la direzione del dottor Bertazzoni, che fischiò l’inizio alle 16.50. Le due squadre scesero in campo in questa formazione: Intemazionale F.C.: Campelli - Francesconi e Beltrami - Viganò, Fossati III e Milesi - Conti, Aebi, Agradi, Cevenini III e Asti. - U.S. Livorno: Jacoponi I - Bartella e Innocenti I - Collaveri, Nigiotti e Innocenti II -Corte, Jacoponi II, Magnozzi, Baigagna e Longhi.
È perfettamente superfluo rifare tutte le fasi della partita, che, per essersi giuocata a fine giugno, in una stagione nella quale già da un mese non si dovrebbe parlare più di Campionato, dice pochissimo come tecnica ed ha trovato la squadra dell’Intemazionale semiesausta e certamente in un declino sensibile di forma. Il tempo più interessante fu il primo. Durante i primi 45 minuti il giuoco si svolse velocissimo da entrambe le parti e, nonostante una strenua difesa livornese, i nerazzurri poterono segnare tre volte. Essi però furono avvantaggiati dal fatto che al 29 minuto il terzino avversario Innocenti I doveva uscire dal campo perché duramente toccato. Egli rientrò poco dopo ma per breve tempo, ritirandosi poi definitivamente. Cosi l’U.S. Livorno giuocò buona parte del match con dieci uomini soltanto.
L’Intemazionale segna il suo primo goal con Agradi, al 12 minuto. AI 34 minuto Agradi, tutto solo, arriva sul “goal” di Jacoponi I e segna irreparabilmente. Finalmente ad un minuto dalla fine del primo tempo, Aebi, in una delle sue eleganti azioni, segna il terzo goal.

CAMPIONI A ROVESCIO
Durante il riposo il pubblico prevede la più clamorosa disfatta dei bravi livornesi che disperatamente si difesero nelle condizioni più avverse e che avrebbero meritato migliore fortuna. Ma non sarà così. Il secondo tempo è il rovescio della medaglia per i nero-azzurri, e davanti ad avversari decisissimi, quantunque privi di uno dei loro migliori elementi, essi devono subire una superiorità effettiva da parte di coloro che erano stati fino allora dominati. La prima linea dell’Intemazionale è sfinita e non si ritrova e la difesa deve prodigarsi a tutt’uomo per evitare gravi sorprese. All’8 minuto il nero-azzurro Viganò esce dolorante dal campo. Vi rientrerà poco appresso, ma la sua efficacia sarà limitatissima. Il secondo tempo minaccia di lasciare intatto il risultato del primo tempo, quando al 38 minuto Francesconi, davanti ad un attacco irruente dei livornesi, è costretto a salvare in “corner”. Lo tira Corte e Magnozzi con un abilissimo colpo di testa segna. Sono da poco terminati i grandi applausi che salutano il bellissimo punto, quando, al 42 minuto, davanti alla rete di Campelli si svolge una paurosa “melèe” (mischia, ndr). Il portiere nero-azzurro, coperto dai compagni, ha un arresto insufficiente, che permette ai livornesi di segnare un secondo punto. I campioni dell’Italia centro-meridionale sono di nuovo fragorosamente applauditi ed incitati dai loro supporters. Ma oramai non mancano che tre minuti alla fine dell’incontro ed il risultato non muterà più.
L’Internazionale l’ha vista brutta! Esso non ha giuocato né bene, né male. La stagione, che è la negazione del giuoco del foot-ball, non permette un resoconto tecnico serio della partita. I risultati dei due tempi ed i modi come furono ottenuti ne danno larghissimamente la fisionomia».



Foto Story

Immagine secondo scudetto dell' Inter 1919-1920


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