Serie A 1910-11 - Pro Vercelli


Il Racconto


QUANDO I PURI COMINCIANO A GIOCARE
L’esperimento del girone unico ha vita breve. Nell’estate del 1910 si registra innanzitutto un provvidenziale rasserenamento del clima. All’indomani dell’atroce beffa dello spareggio per il titolo, l’Internazionale ha comunicato ufficialmente che non giocherà mai più contro la Pro Vercelli. Poi, il riavvicinamento diplomatico tra i due club demanda a una gara podistica tra i calciatori il compito di sancire la pace. L’incontro si disputa l'8 settembre 1910 al Velodromo di Milano, con due corse individuali sui 250 e sui 1.000 metri e una prova di staffetta olimpica. La Pro vince 2-1 e alla fine tutti si abbracciano. La Federcalcio suggella l’armistizio concedendo un’amnistia ai giocatori piemontesi, che ai primi di ottobre scendono nuovamente in campo.
Il nuovo campionato parte dunque sotto gli auspici migliori, mentre si affacciano forze nuove come il Bologna, il Vicenza e l’Hellas Verona, che provocando un allargamento dei quadri consigliano il ritorno ai gironi preliminari, su base interregionale: Piemonte-Lombardia-Liguria e Veneto-Emilia Romagna. In compenso sparisce ogni distinzione tra "puri italiani" Una formazione del Bologna 1910-11. in piedi da sinistra: il segnalinee (come allora si chiamavano) Saguatti, il dirigente Gradi, Bianchi, Corinaldesi, Guido Della Valle, Arrigo Gradi, Bignardi, Donati, Paillard, il presidente Amstein; in primo piano: Nanni, Bemabeu (fratello del futuro mitico presidente del Reai Madrid), Koch, Rivas e “spurio intemazionali”. Anche perché solo tre squadre resistono al fascino dei giocatori stranieri: U.S. Milanese, Piemonte e Pro Vercelli, che si affidano esclusivamente ad atleti italiani. La Pro domina il proprio raggruppamento, esibendo una superiorità schiacciante. Significativo in particolare il 3-0 inflitto ai campioni dell’Internazionale sul loro campo, tanto per rinfocolare i dubbi sulla legittimità del titolo dell’anno precedente. Questa partita tra l’altro viene considerata come una sfida decisiva per l’affermarsi della “scuola italiana” di cui la Pro è considerata portabandiera. Scriverà in proposito “La Stampa Sportiva”: «Il portato di questa vittoria non sfuggirà ad alcuno che s’occupi del nostro argomento. Pro Vercelli ed Intemazionale rappresentano in Italia, la prima il prodotto nazionale puro dell’atletismo indigeno, la seconda l’esponente della migliore coalizione intemazionale, stretta in fascio ad affermazione di come si giuoca nei paesi di molti anni più vecchi di noi nell’abilità di calciare il pallone rotondo. Ora, per molti segni manifesti, i nostri hanno saputo affermarsi sugli stranieri, e non sono arrivati a questo lusinghiero risultato per via di selezione, sfruttando cioè dapprima l’istruttore straniero per venir poi gradatamente sostituendo il maestro con le reclute locali, ma vi sono giunti di virtù propria, di forza ingenita, come doveva necessariamente accadere, disponendo di molte buone volontà, di molta tenacia e di molto entusiasmo. Brava la Pro Vercelli! La vittoria sua è un po’ la vittoria nostra di propagandisti instancabili di un purismo nazionalista».

L’ESTRO NASCENTE
Quando si giunge alla finale, dunque, il meglio è già accaduto. Nell’altro girone, tecnicamente molto meno agguerrito, ha prevalso il Vicenza e appunto la doppia partita con i veneti si risolve per i piemontesi in una pura formalità, con due vittorie secche anche oltre il complessivo punteggio di 5-1.
La Pro Vercelli è indiscutibilmente la squadra più forte. Un commentatore del tempo così ne racconta non senza venature patriottiche le caratteristiche, contrapponendole a quelle dei vincitori dell’anno precedente: «I campioni dell’Internazionale 1910 usavano attacchi “stretti”, fatti di brevi passaggi e sovente di “folate personali” in cui la funzione di realizzare era affidata al centrattacco e più spesso alle mezze-ali, rarissimamente alle due estreme. La Pro Vercelli rivelava un aspetto dell’indole nazionale, una sorta di impetuoso e generoso slancio; l’Inter ne incarnava un altro aspetto, l’estro artistico, la tendenza a una capricciosa ed elegante improvvisazione». Un’ultima notazione riguarda gli impianti. A Genova il 14 maggio la partita tra Genoa e Piemonte inaugura il nuovo stadio del Genoa, in zona Marassi. Lo annuncia “Il Secolo XIX”: «L’incontro di foot-ball tra Genoa Club e F.B.C. Piemonte avrà una particolare importanza anche perché verrà giuocato sul terreno nuovo che il Genoa Cricket in poco meno di un mese seppe allestire. Infatti il nuovo campo misura metri 105 per 63, possiede due elegantissime tribune, alle spalle del Bisagno, completamente riparate dal sole, e potrà contenere al suo interno ben 25.000 spettatori: un campo veramente magnifico e dotato di tutte le comodità».



Foto Story

La Pro Vercelli campione d'Italia 1910-11


Condividi



Commenta