Serie A 1909-10 - Inter


Il Racconto


PIÙ UNICO CHE RARO
Così ovviamente non si poteva continuare e d'altronde i fatti avevano dimostrato che la Pro Vercelli era in grado di vincere anche battendosi con squadre innervate da stranieri. In quell’anno 1909 Luigi Bosisio viene eletto presidente della Federcalcio, alla cui attività e organizzazione imprime subito un impulso decisivo: a lui si devono il nuovo statuto federale (“Regolamento Organico della F.I.G.C.”) dell '8 agosto 1909, il primo di cui si abbia notizia, con l’italianizzazione del nome della Federcalcio da Fif (Federazione italiana del Foot-Ball) appunto a Figc (Federazione italiana giuoco calcio); come sintetizzerà Ettore Berrà, «esso dava una sistemazione regolare alla vita calcistica nazionale; venivano creati i Comitati Regionali e una Commissione Arbitrale composta di cinque arbitri ufficiali». Sul fronte interno si rivela prezioso il lavoro del segretario Arturo Baraldi, il primo a dare un organico assetto all’ufficio di segreteria federale per quanto i mezzi limitatissimi lo consentono. La nuova organizzazione del campionato sortisce di conseguenza, approdando a una soluzione finalmente razionale, che avvia lo sviluppo della stagione agonistica su due anni solari ed elimina la duplicazione dei tornei.
Scompaiono competizioni storiche come la “Palla Dapples” rilefinitivnmpntu nggiiiHiontfi al fwviiv.q, ilio nel periodo maggior precisione: «I campionati se li sono aggiudicati quest’anno tutti le società piemontesi. La precedente hanno riempito il calendario nei troppi mesi morti, ora scongiurati grazie al meccanismo di gare “andata e ritorno’’ che terrà occupate tutte le squadre, e si stabilisce che il torneo partirà dalla fine dell’estate per chiudersi con l’inizio di quella successiva. Una cadenza destinata a superare i confini del secolo e a introdurre il campionato italiano nell’era moderna, com’è confermato anche dall’avveniristica intuizione che porta all’istituzione del girone unico: anticipatrice, per quanto senza immediato seguito, di una riforma epocale che vedrà la luce solo vent’anni dopo.

UN SOLO TITOLO, ANZI, DUE
Per quel che concerne la sospirata unificazione del campionato, questa viene attuata, passando tuttavia per una formula in qualche modo ambigua; nella sua ricostruzione nell’Enciclopedia Illustrata del Calcio Italiano del 1939, lo stesso Ettore Berrà scriverà: «Si dava un assetto stabile al campionato diviso in federale e italiano con girone doppio completo per la categoria maggiore», ove “girone doppio” va inteso appunto nel senso di girone di andata e ritorno; resta dunque la duplicazione, se non del torneo, quantomeno del titolo in palio. L’articolo 2 del “Regolamento dei Campionati della F.I.G.C.” emesso a Milano 1*8 agosto 1909 stabilisce infatti; «I Campionati Nazionali di Calcio sono di I e II categoria. Quello di I categoria è suddiviso in Campionato Federale e Campionato Italiano. Al primo possono prendere parte anche giuocatori di nazionalità estera, residenti in Italia. Il secondo è riservato esclusivamente ai giuocatori di nazionalità italiana». Già però il periodico “Lettura Sportiva”, a commento della seconda assemblea generale estiva delle società, tenutasi in agosto, precisa: «La famosa divisione netta, recisa, distinta delle prove di campionato in due categorie, “federale” e “italiano”, virtualmente venne eliminata: non ne sussiste che la veste superficiale, la forma apparente per accontentare la maggioranza, per salvare - come si suol dire - capra e cavoli».
Quale sia questa forma lo spiega “La Stampa”, nel suo punto della situazione del campionato alla vigilia di Natale 1909: «La nostra “Juventus”, quantunque ottimamente piazzata, non ci pare in condizioni di aspirare più al primo posto, perché fece un match nullo e toccò una sconfitta da due squadre che, sia 1’“Internazionale”, che la “Pro Vercelli”, non dureranno fatica a vincere. Comunque, il campo è ancora aperto per le piazze d’onore, poiché non crediamo che alla “Pro Vercelli” possa più sfuggire il titolo di campione italiano, ed all'Intemazionale” quello di campione federale. È noto infatti come quest’anno dall’unico campionato di La categoria che venne istituito, finite le gare, verrà proclamato campione italiano il Club meglio classificato fra le squadre pure italiane, e campione federale il Club meglio classificato fra le squadre spurie intemazionali. Quindi, sebbene, come abbiamo detto, le squadre che hanno maggior probabilità di vincere le due serie di campionato, italiano e federale, siano rispettivamente la “Pro Vercelli” e l’“Intemazionale”, tuttavia vivissima sarà ancora la lotta per il primo posto assoluto di classifica generale».

CASO DALLE NUBI
In realtà, per l’ultima volta si parla di un titolo duplice e la macchinosa costruzione teorica rimarrà sulla carta. Formalmente si ha un “Campionato d’Italia” di 1“ Categoria, nel quale si assegnano un titolo di “campione federale” alla squadra che risulterà prima in classifica, mentre andrà un titolo (nella sostanza puramente onorifico) di “campione italiano” alla squadra composta di soli italiani meglio classificata. Tanto che, nei resoconti settimanali del “Campionato d’Italia”, la rivista ufficiale della Federazione “Foot-Ball” - che pubblica il suo primo numero il 9 gennaio 1910. distingue con un asterisco «le squadre che partecipano al Campionato italiano» e cioè Andrea Doria, Ausonia, Pro Vercelli e U.S. Milanese. Il che, sia detto per inciso, porta ulteriore acqua al mulino dell’importanza quantomeno equivalente dei titoli “federale” e “italiano” nei due campionati precedenti. Tuttavia, quando la lotta entra nel vivo con l’entusiasmante duello proprio tra le due portabandiera - la Pro Vercelli, tutta italiana, e l’Internazionale, in gran parte straniera - la logica impone di parlare di un unico titolo, che addirittura richiederà, perl’aggiudicazione, una gara di spareggio. E infatti lo stesso “Foot-Ball” non fa più alcun cenno al teorico titolo “italiano” vinto dalla Pro.
D grande fermento del calcio italiano porta altresì in questa stagione sportiva il fresco presidente federale Bosisio a una nuova storica svolta: l’avvio di una attività internazionale ufficiale, grazie alla creazione della Nazionale, in concomitanza con la celebrazione a Milano del settimo congresso della Fifa. Ne parleremo a parte. La breve ma intensa gestione di questo straordinario protagonista della storia del nostro calcio verrà tuttavia oscurata dal caso Pro Vercelli. Una vicenda incresciosa, talmente aspra e gravida di conseguenze da influire pesantemente anche sulla cifra tecnica delle prime due partite della neonata rappresentativa. Poco dopo Bosisio abbandonerà la carica.

LA SCENA DELLE BEFFE
E veniamo al giallo. Il girone unico del campionato di Prima categoria si chiude con due vincitori, Pro Vercelli e Intemazionale. entrambi in testa alla classifica a pari punti. La Pro è dunque “campione italiano”, ma il “campione federale” non c’è e dunque per assegnare tale titolo - l’unico che conti davvero, scaturendo da un primato assoluto - si darà luogo, come prevede il regolamento all’articolo 8, a una «partita decisiva da combattersi sul campo della società che conterà al suo attivo il numero maggiore fra le porte fatte e perdute». Dunque, uno spareggio con sede a Vercelli, per la miglior differenza reti in classifica (31 contro 29).
I tempi sono piuttosto stretti, visto che il 10 maggio la rappresentativa nazionale debutterà a Milano contro la Francia e nei giorni immediatamente precedenti (il 5 e l’8 maggio) sono in calendario le partite di prova con cui la Commissione tecnica arbitrale sceglierà gli uomini per il fatidico varo. Al punto che lo spareggio si giocherà quando ancora si devono recuperare alcune gare di campionato, essendo ormai chiaro al 10 aprile che le due squadre finiranno in testa da sole. Sono in ballo tre domeniche: 17 e 24 aprile, 1 maggio. La Pro chiede di evitare la prima, poiché alcuni suoi giocatori devono disputarvi un torneo scolastico organizzato da “Il Secolo” (quotidiano milanese); in realtà essi non vi partecipano affatto, in quanto fermati dal preside dell’Istituto tecnico di Vercelli per mancanza di speciale autorizzazione dei genitori. Sospettando dunque che il rinvio sia stato chiesto solo per consentire ai propri elementi un maggior riposo e magari il recupero di alcuni acciaccati, la Federcalcio fissa senz’altro la partita per il 24 aprile, nonostante la Pro vi abbia tre propri elementi (Innocenti, Fresia e Milano II) impegnati a Milano, con la squadra del 53° Reggimento di fanteria di stanza a Vercelli, nel “Campionato militare di calcio” indetto anch’esso da “Il Secolo”. I piemontesi chiedono dunque un nuovo rinvio, proponendo la data del 1 ° maggio. L’Intemazionale rifiuta, adducendo impedimenti per due atleti: Zoller, il cui impiego a Milano scade il 30 aprile, e Fossati, chiamato a partecipare quel giorno all’assemblea della società per cui lavora. La Federazione resta irremovibile e programma per il 1° maggio l’ulteriore eventuale spareggio da giocare in caso di match nullo. La decisione, provenendo da Milano, sede della Federcalcio ma anche patria degli avversari diretti, fa infuriare i vercellesi, che credono di vedervi un chiaro tentativo di aiuto all’Internazionale. E approntano una singolare forma di forfait: mandare in campo in segno di scherno una squadra di bambini.
Il 23 aprile 1910, alla vigilia della partita, l’avvocato Luigi Bozino, battagliero presidente della Pro Vercelli, penalista principe del foro, fervente patriota e grande oratore (celebre una sua definizione della proclamazione di Roma capitale d’Italia, in occasione della celebrazione del cinquantenario: «Un grido di entusiasmo convertito in legge!»), creatore della leggenda della Pro, annuncia la ribellione in un comunicato diretto ai tifosi: «Ad evitare giusti eventuali reclami del pubblico che intendesse presenziare a Vercelli, giorno 24, alla gara decisiva campionato prima categoria, avvertiamo che nessun giocatore della prima squadra della Pro Vercelli prenderà parte alla gara».

I PIEDI IN TESTA
“La Stampa” prende una dura posizione: «Ma è possibile che nell’anno di grazia 1910 una Federazione sportiva permetta e provochi anzi, simili schermaglie che siamo in dovere di classificare non solo antisportive, ma poco serie per un Ente e per delle Società che hanno in capo delle persone autorevoli, ed hanno un passato glorioso da difendere? Ma cosa sta a fare questa Federazione che non ha né tatto, né autorità sufficiente a prendere una decisione netta e definitiva in una controversia di simile importanza? Una volta di più dobbiamo constatare che gli uomini ancor oggi preposti a dirigere le vicende del giuoco del calcio in Italia, sono assolutamente inadatti alla mansione loro affidata. Per il buon nome dello sport italiano v’è da augurarsi che questo governo di tentennanti abbia presto a cessare, per cedere il campo a sportsmen energici e capaci di mostrare che il giuoco del foot-ball non lo si diffonde e lo si pratica solo coi piedi...». Permane tuttavia dal l’altra parte il sospetto che l’indisponibilità per infortunio di un paio di giocatori vercellesi sia l’autentico movente della richiesta di rinvio. Se ne fa portavoce una inquietante “ultim’ora” in fondo alla presentazione del match da parte di “Foot-Ball”, tre giorni prima della data fatidica: «Come è noto, la nostra Federazione mise a disposizione delle due Società interessate tre date da scegliere per disputare il grande incontro: 17 aprile, 24 aprile e 1 maggio. La scelta cadde sulla seconda data, e domenica prossima avverrà la finale. All’ultimo momento, veniamo a conoscenza di un incidente di particolare gravità! Mercoledì mattina si sono recati a Milano vari dirigenti della Pro Vercelli. Agli amici che li hanno avvicinati, essi hanno dichiarato che sfortunatamente non parteciperanno alla grande giornata gli ottimi Rampini e Corna, ammalati entrambi. Si diceva pure che i vercellesi avessero fatto pratiche per il rinvio del match, tanto più che pare che qualche altro elemento della prima squadra sia impegnato nelle gare militari indette dal Secolo. Ma il Presidente del FC Intemazionale, da noi interpellato, ci ha recisamente smentito che pratiche di tal genere siano state fatte presso il Club. La Pro Vercelli sarà dunque incompleta, a quanto si dice! Ecco una brutta notizia per quanti aspettano trepidanti la grande finale».
La domenica, in campo scendono i ragazzini (età media: undici anni) della quarta squadra, che perdono 10-3, consegnando ai nerazzurri un titolo nazionale decisamente svilito dalle modalità dell’ultimo atto.

MONETA FARSA
Ora, sarà il caso di entrare dentro questo episodio tra i più clamorosi e gravi della storia del nostro calcio, troppo spesso sbrigativamente liquidato dalla storiografia tradizionale come una “partita beffa” su cui spendere ¡il massimo qualche briciola di ironia. Intanto, va precisato che l’incontro alla vigilia è circondato da una spasmodica attesa, visto dagli appassionati come una sorta di “giudizio di Dio” rispetto alle polemiche su italiani e stranieri che hanno tormentato gli ultimi anni. Finalmente arriverà una risposta chiara dal campo, poiché l’italianissima Pro affronterà col titolo in palio l’Internazionale per antonomasia, imbottita di giocatori di origine svizzera. Si può allora immaginare lo sgomento quando sul terreno della “Pro” non solo si presenta da parte vercellese una ciurma di bambini, ma questa appare istraita apposta per provocare gli avversari, sotto l’incitamento di un pubblico folto e infuriato. Il commento di “Foot-Ball”, che quattro giorni dopo titola a tutta pagina “Una burla deplorevole”, è significativo in proposito: «A noi. oggi, tocca un compito triste e ingrato. Noi che su questo foglio abbiamo versato tante volte tutto l’entusiasmo che lascia una combattuta giornata del foot-ball, oggi siamo costretti a commentare, con l’animo ancora commosso di sdegno, quella che avrebbe dovuto essere l’apoteosi del tanto combattuto campionato del 1910 e che fu mutata in una giornata di grande follia, in uno spettacolo da burattini. Un giorno, a mente calma, anche i vercellesi si avvedranno del male che si hanno fatto a se stessi. Oggi, il mondo sportivo ha giudicato, con generale riprovazione, quella che fu una temeraria provocazione. La Pro Vercelli dunque mandò in campo, in una finale di campionato di prima categoria, la sua quarta squadra: si fece rappresentare dai bambini. L’eccitazione, che non può essere descritta, da cui era invaso il pubblico, avrebbe offerto motivo a uno studio interessantissimo sulla psicologia delle masse: tutto era stato dimenticato. Mentre sul terreno undici marmocchi alti un soldo di cacio, spalleggiati da tutto un pubblico in follia, davano sfogo a tutta la malvagità propria dell’infanzia abbandonata ai suoi istinti (veri enfants terribles); nella tribuna ove se ne slavano, muti c accorati, soc d’altri clubs e vari giornalisti, si dileggiavano gli spettatori sconosciuti: si giunse a oltraggiare chi parlava in tedesco. Chiunque poteva invadere il campo: a quando a quando, parecchi dirigenti della Pro Vercelli accorrevano dall’arbitro o si recavano a dar consigli ai giocatori, mentre si svolgeva la partita. E quando il match indecoroso ebbe termine, abbiam visti alcuni spettatori accanirsi a dar calci nelle gambe, a tradimento, ai giocatori dell’Intemazionale. Voi, dirigenti della Pro Vercelli, avreste dovuto impiegarvi a che non fosse stato toccato uno solo dei vostri ospiti!

SCHERNI A PARTE
«Ma voi, teneri pargoletti» prosegue “Foot-ball”, «forse solo l’inconscio strumento di una vendetta sportiva: voi rappresentate, nella vostra piccolezza, tutta la piccolezza della passione malvagia che animava il pubblico schernitore. E, più che altro, è degno di una grande infinita pietà, che in tal modo si sia abusato dell’incoscienza della vostra età. Voi non lo sapevate che nello sport (che è un mondo meraviglioso, vastissimo, che ha i suoi fanatici e i suoi denigratori, che ha le sue vergogne e i suoi eroismi) non si conosce lo scherno e la vendetta. Domandatelo agli undici compagni della vostra prima squadra, se essi si sarebbero prestati, per divertire il pubblico, a far penetrare il pallone nella propria rete a bella posta, a presentare gessi e cioccolatini, a voltare le terga in atto indecente, a far atto di dare ceffoni, trovandosi di fronte a valorosi avversari. Essi se ne sarebbero certo vergognati. Non avrebbero avuto il coraggio. Invece vi hanno mandati voi: credeteci, essi hanno abusato di voi. La Pro Vercelli si è dimenticata di una grande parola, ospitalità: che dice la più bella idea dell’umanità; che fu conosciuta fino dagli evi più remoti ed è praticata fino dai popoli più selvaggi, quella per cui uno straniero che si reca inerme in casa vostra, confidando nella vostra civiltà, deve essere rispettato. Bambini: se un giorno (quando sarete grandi e avrete posto nella vostra prima squadra, e sarete giunti all’età del giudizio e potrete incontrarvi lealmente, a paro a paro, con i vostri competitori d’ieri) ricordatevi che, quando eravate piccini, foste l’istrumento incosciente di una grande ingiustizia; che faceste insulto a chi era maggiore di voi; che offendeste degli stranieri che erano ospiti in Italia e sul vostro campo; che strappaste loro il pianto con i vostri dileggi; ricordatevi che essi furono generosi, della generosità dei più forti, verso la vostra età, verso la vostra piccolezza, ché essi si ricordarono del fratellino, nella propria famiglia, che qualche volta fa capricci e alza il piccolo pugno, in atto di comica prepotenza... Ricordatevi: e, quel giorno, portate un fiore ai giocatori dell’Internazionale».

IL DURO DEL PIANTO
Non meno significativa, sullo stesso organo ufficiale della Federcalcio, la cronaca dettagliata dell’accaduto: «I componenti il club milanese si sono recati, come le altre volte che sono stati a Vercelli, ai bagni, ove sono numerosi stanzini per spogliarsi. Ma essi sono inesorabilmente respinti: non vi è più posto, ed essi devono recarsi in una specie di cascinale sul campo. Il terreno di gioco si presenta animatissimo, molto tempo prima che abbia inizio il match. Nel pubblico è una irrequietezza, una elettricità annunziatrici. Ed ecco che su da tutta quella folla si leva un applauso alto c sonoro: un applauso strano, ironico: e grida e fischi che non finiscono più. Cosa avviene? Semplicemente questo: l’équipe dei nero e azzurri è stata scorta mentre s’avvia al campo. Il baccano è indescrivibile. I componenti del F.C. Intemazionale non hanno osato penetrare sul terreno. Aspettano, riuniti, che l’ira popolare abbia a cessare. Noi li vediamo soli in mezzo a centinaia di persone, come capri espiatori votati al sacrificio. Ecco: essi entrano nel campo. Si provano a dar calci a un goal solo. E il pubblico ad applaudire: un continuo applauso, che sorge tanto dopo i colpi riusciti, che dopo quelli falliti. Notiamo, intorno al campo, quasi tutti i componenti la prima squadra della Pro Vercelli. E ci dispiace vederli inattivi quei giovani, che forse segretamente rimpiangono di non trovarsi sul campo a misurarsi coi forti competitori, vittime più che altro degli ordini dei loro dirigenti. La squadra che si contrapporrà agli intemazionali, tarda non poco a comparire. Il ritardo è procurato a bella posta: esso acuisce la curiosità, l’impazienza, la morbosità dell’attesa. Ma eccoli finalmente, i componenti la quarta squadra della Pro Vercelli, teneri bambinelli, dagli undici ai quattordici anni. E il pubblico ad acclamare, a ridere di gusto. Una folla da delirio. L’arbitro, signor Meazza dell’U.S.M., verifica le tessere. Capitano della squadra vercellese è un bamboccio undicenne, alto sì e no un metro, che si reca dal lunghissimo Fossati, il capitano della Società milanese, a presentargli dei... cioccolatini. Poi offre a Peterlj un pezzo di gesso da lavagna: affinché segni la sua grande giornata. Ma se Dio vuole, la partita sta per iniziarsi! È inutile dire che dal momento in cui prima apparvero gl’intemazionali, fino al termine della indecorosa partita, il pubblico non ristette un secondo dal gridio e dall’applauso ironico. Vediamo Fossati avvicinarsi tristemente alla tribuna, dove sono molti soci del suo club, che se ne stanno muti, addolorati, senza protesta, di fronte al dileggio dei loro colori. Fossati è pallido, fa sforzi evidenti per trattenere il pianto! E la sua angoscia ci stringe il cuore, a noi semplici amatori di sport: ma è permesso deridere in tal modo degli ospiti? Ci domandiamo.

LA PICCOLA VENDETTA BOMBARDA
«La buffonata si inizia» spiega “Foot-ball”, «con un sottile spirito di raffinata malvagità, i vercellesi hanno trovato la più terribile forma di vendetta: hanno scagliati i loro giuocatori più piccoli, di più tenera età, contro gli avversari. E hanno detto loro: - Dileggiateli, burlatevi di essi nel modo che crederete migliore. Voi non correte nessun pericolo: siete piccoli mentre essi sono grandi: essi non oseranno toccarvi. E se facessero una simile vigliaccheria, guai a loro! Forti dunque della vostra piccolezza, provocateli meglio che potrete: noi vi applaudiremo, vi incoraggeremo, li insulteremo a nostra volta: e il tormento del loro animo sarà la più bella vendetta e il più buffo spettacolo che mai abbia visto Vercelli.
E a quei bambini, forti dell'appoggio di tutto il pubblico, non parve vero di sfogarsi su chi era più grande di loro. Ma vi pare poca soddisfazione, per un bimbo undicenne, quello di fare l’atto di dare un ceffone a un pezzo di giovane alto il doppio? E vedere i genitori, gli amici, ridere e ridere, e applaudire, e approvare? Dàlli! Dàlli! Non vedevano forse essi il sacerdote scagliare i suoi - bravo! - ironici ai competitori; forse in nome di Cristo? Sul campo, ne avveniva d’ogni colore. Quei minuscoli prepotenti toccavano la palla conle mani, spingevano gli avversari, si fermavano in atto di comica minaccia, come avevano visto fare ai foot-ballers grandi, pretendendo di essere stati urtati. Dopo segnati i primi goals senza molta fatica, gli internazionali giuocarono solo per finire la partita. E allora, vedendo che gli avversari non volevano schiacciarli, i vercellesi stessi si segnarono dei goals. I backs tiravano essi nella propria rete. O sport, dove eri andato a finire?
Quei piccoli foot-ballers che sono ottime promesse, eccitati dal pubblico, non presi sul serio dai milanesi, trovarono qualche volta la via del goal. Non perché essi sapessero segnarli: solo perché i difensori nero e azzurri, pur di non svolgere un giuoco forte, li lasciavano divertirsi a loro agio.

LA GAZZARRA DELLO SPORT
«Finalmente» conclude “Foot-ball”, «la burla colossale ebbe termine: mentre gli internazionali si avviavano al loro cascinale, qualcuno di essi ebbe a ricevere calci nelle gambe da qualche spettatore imbestialito.
Mentre si svolgeva la commedia di domenica a Vercelli, una cosa ci ha fatto veramente piacere: e cioè l’ammirevole contegno che tennero i quattro italiani e i sette svizzeri componenti il FC Internazionale. Ai dileggi, alle provocazioni, essi opposero calma e serietà, dimostrandosi superiori a tutta la bambinesca gazzarra che avveniva intorno a loro. Essi furono dei veri uomini di sport: e quegli undici marmocchi prepotenti, aizzati temerariamente all’insulto di tutta una équipe valorosa, non si ebbero dai componenti di questa il minimo atto di violenza».
Una nota di cronaca va aggiunta. Quello stesso giorno a Milano la squadra vercellese del 53° Fanteria vince il torneo militare e la relativa targa d’oro messa in palio dal “Secolo”, battendo 4-0 la rappresentativa della nave Amalfi.
Non senza ironia, il quotidiano torinese “La Stampa” il giorno dopo commenta: «Il risultato è lusinghiero. Lusinghiero più che tutto per la nostra Federazione, che ha così chiuso in modo veramente degno del suo governo la laboriosa serie dei matches di campionato. Il poco che le rimane ancora da fare per quest’anno e cioè la formazione definitiva della squadra nazionale e la preparazione del prossimo Congresso internazionale di foot-ball, che si terrà a Milano, a Pentecoste, ci auguriamo possa sortire un esito migliore... e più convincente dell’attuale campionato». Da Vercelli la difesa della “burla” propone tre argomenti: primo, l’Intemazionale ha vinto il 10 aprile in modo un po’ troppo vistoso per non destare sospetti (7-2) la partita contro il Torino per la quale erano in ballo i due punti necessari a conquistarsi il diritto allo spareggio e pure la differenza-reti; secondo, se la Federcalcio avesse fissato la data e basta, senza proporne tre salvo poi decidere per una sgradita a una delle due contendenti, il problema non sarebbe neppure sorto. Sulla terza, si apre un “caso” ufficiale.

PERMETTE, SIGNORINA?
I vercellesi non considerano chiusa la partita e puntano a vincere a tavolino: «La “Pro Vercelli” ha presentato, prima delTodiemo match, un reclamo al referee (arbitro, ndr), reclamo che verrà pure trasmesso alla Federazione italiana, tendente a dimostrare che nella squadra deH’“lnternazio-nale” giuocò, domenica 10 aprile, contro il “F.C. Torino”, e oggi. 24, un giuocatore di nazionalità svizzera: Aebi Ermanno, fatto passare per italiano. Un articolo (11) del regolamento federale dice che le squadre che incorreranno nella colpa di aver presentato come italiano un giuocatore straniero, che non abbia avuto il regolamentare periodo di permanenza in Italia, e giuocati i regolari tre matches approvati dalla Federazione, saranno passibili di squalifica, perdendo i due punti del match eventualmente vinto, due punti che passeranno all’attivo della squadra avversaria. Cosicché, se il reclamo è fondato. r“InternazionaIe”, perdendo i due punti del match vinto contro il “Torino F.C.” ed i due punti del match vinto oggi contro la “Pro Vercelli”, questa verrebbe senz’altro a trovarsi prima, per punti, nella classifica del tanto discusso Campionato nazionale».
Chi è Aebi? Un campione in erba, che col tempo verrà soprannominato “Signorina”, per via della figura smilza e della correttezza in campo, ma anche della naturale eleganza dei movimenti: il suo calcio, infatti, talora esibisce più le apparenze di una danza con la sfera che di un duro cimentd di gladiatori. Nato a Milano da padre svizzero e madre italiana, possiede anche la nazionalità elvetica e per questo sarà considerato il primo “oriundo” della Nazionale italiana, quando vi esordirà a 28 anni nel 1920, alla ripresa dopo la lunga sosta bellica (oriundo diretto, tra l’altro, in quanto di madre italiana, c inoltre diventato cittadino italiano, avendo prestato il servizio militare al 20° Autoparco durante il conflitto).
Ha cominciato a giocare giovanissimo, cooptato a 18 anni da Giovanni Paramithiotti, presidente dell’Internazionale, nella squadra nerazzurra, fondata da appena due anni e già frequentata da parecchi giocatori svizzeri, per lo più impiegati in filiali locali di aziende elvetiche. Ha esordito in nerazzurro il 10 aprile 1910 contro il Torino (battuto 7-2) e poi ha giocato appunto la discussa finale.

LA SCURE FEDERALE
Il 1° maggio 1910 la Federcalcio emette due sentenze. La prima riguarda i “deplorevoli incidenti” dello spareggio e il reclamo presentato dall’Internazionale per esserle stata opposta una squadretta di bambini: «Premesso che una società federata ha sempre il dovere di ubbidire alle disposizioni della Presidenza Federale; che malgrado le pratiche amichevoli fatte dalla Presidenza Federale non fu possibile di accordare la Pro Vercelli e l’Internazionale su una data di comune gradimento; che nessun componente della Presidenza Federale ha dato ad alcuna delle società assicurazione formale che la gara si sarebbe svolta in una data gradita ad una sola delle due società interessate; che la Pro Vercelli non poteva e non doveva subordinare le gare di Campionato ad altre gare indette da società o da enti privati; deplora che Pro Vercelli alla prima squadra dell’Internazionale ne abbia contrapposta un’altra con l’intenzione di esporre la prima al ridicolo e alle beffe del pubblico che assisteva; che abbia incitato i suoi giuocatori a beffarsi degli avversari, dando così esempio di nessuna correttezza sportiva, né verso gli avversari, né verso i propri giuocatori; delibera che la Pro Vercel-li ed il suo campo siano squalificati da oggi al 31 dicembre ed una penale a carico della stessa di L. 200, da versare entro il corrente maggio;
Ricorda a tutte le società federate che la squalifica impedisce loro di incontrarsi coi giuocatori e sul campo della società squalificata, e che di questa non sono ritenute valide le gare indette né gli impegni che entrino nell’orbita del nostro sport». Quanto al “caso Aebi”. «in merito al reclamo presentato dalla Pro Vercelli nei riguardi del giuocatore Aebi Ermanno, per avere questi giuocato col F.C. Intemazionale prima di un mese dalla data del rilascio della tessera federale, come stabilisce il regolamento organico in merito ai giuocatori stranieri», la decisione è ugualmente contraria ai vercellesi: «Premesso che le disposizioni del regolamento organico riguardanti il rilascio della tessera ai giuocatori stranieri e la partecipazione di questi alle gare di campionato dipendono dal volere impedire la facile importazione degli stranieri stessi alla vigilia, o poco prima, dì gare (e a tale proposito si citano le partite per la Palla Dapples che furono la fonte principale di tali dispositivi), ciò che può mettere in condizioni di superiorità una squadra in confronto aH’avversaria, e che solo in tale modo le disposizioni stesse debbano venire interpretate; che il signor Aebi Ermanno, pure potendo secondo le leggi italiane venire considerato eventualmente cittadino svizzero, è di nascita italiana ed in Italia dimora dalla sua nascita - salvo una breve interruzione per causa di studio - ciò che gli permette di non cadere in incompatibilità col disposto degli articoli di cui sopra, che debbono essere considerati dal lato eminentemente sportivo, delibera di ritenere valide le partite del Campionato di prima categoria del 10 c 24 aprile 1910, nelle quali rimase vincente il F.C. Internazionale».
Come immediata conseguenza, i principali esponenti della nascente scuola italiana sono costretti pochi giorni dopo a disertare le prime due partite della neonata Nazionale.



Foto Story

La rosa del primo scudetto nerazzurro


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