Serie A 1908 - Pro Vercelli


Il Racconto


FARDELLI D’ITALIA
Il fuoco cova da tempo sotto la cenere. È stato scritto che il 1908 «rappresenta la stagione delle novità e segna per il calcio italiano il passaggio dall'età della fantasia a quella della ragione, dall’adolescenza alla pubertà». In realtà è negli ultimi mesi del 1907 che scoppia il bubbone.
In seconda categoria è sorto l’astro della Pro Vercelli, che ha vinto il campionato sciorinando un calcio di buona qualità grazie all’impiego esclusivo di giocatori della città (e si confermerà nel febbraio 1908 superando in tromba in Coppa Bona a Biella il Milan Campione d’Italia e la Juventus). Il già citato movimento per una italianizzazione del pallone sostiene che solo uscendo dalla soffocante “tutela” dei tanti, troppi stranieri, gli italiani potrebbero imparare “a fare da sé”, creando una scuola indigena. Ora l’esempio dei bianchi piemontesi offre il destro ai fautori del nazionalismo più spinto per imprimere un’accelerazione decisiva alle proprie istanze: una squadra come la Pro non può restare fuori dal grande giro c casomai va aiutata a trovare terreno fertile per emergere compiutamente.
Così, onde consentire ai vercellesi di giocare tra le elette con buone possibilità di imporsi, viene avanzata la proposta di riservare un torneo, la Coppa Romolo Buni (dal nome del mecenate offerente, campione di ciclismo e appassionato di tutti gli sport), vinta quell’anno dalPU.S. Milanese, esclusivamente a giocatori italiani. Alcuni applaudono, altri si schierano subito contro, opinando che una “scuola” non si crea cacciando i... maestri, cioè impedendo agli stranieri, che il gioco lo hanno importato da noi, di continuare a insegnarlo agli italiani. Il dibattito tra gli appassionati si accende. La questione è anche - come sempre accade - di carattere economico: in quell’anno sono ben 52 i club iscritti alla Federazione, soprattutto del Nord, ma anche di Toscana, Lazio e Campania. Pochissimi però dispongono dei mezzi finanziari per rimborsare i giocatori stranieri e più in generale per iscriversi al campionato e sostenerne i costi (soprattutto di trasporto nelle trasferte), gli altri devono accontentarsi di giocare partite a livello dilettantistico e strettamente locale. Per risolvere la questione, viene convocata per il 20 ottobre 1907 a Milano una Assemblea straordinaria della Fif, cui partecipano i rappresentanti di 24 società. La disputa raggiunge toni accesi. All’ordine del giorno c’è infatti un passo ulteriore verso l’italianizzazione del pallone: “Dare ai campionati una caratteristica di vera nazionalità italiana”.

SIAMO UOMINI O FEDERALI?
Mettendo insieme le varie istanze, si raggiunge un compromesso: mantenere il campionato così coni’è, ma aggiungerne un altro, riservato esclusivamente a squadre composte da giocatori indigeni. Bene, tutti d’accordo. Macché. La disputa diventa di fuoco quando si tratta di stabilire le denominazioni dei due tornei: quello vecchio resta italiano, no, è quello nuovo che deve chiamarsi italiano, riservato com’è a clementi nati nel nostro Paese. Alla fine il presidente dell’Andrea Doria, Zaccaria Oberti, presenta un ordine del giorno da approvare o respingere: «L’Assemblea delibera che il Regolamento organico sia modificato in modo da comprendere due gare di Campionato: la prima chiamata Campionato Federale, libera a tutti i soci appartenenti alle società iscritte alla Federazione anche se stranieri, purché domiciliati regolarmente in Italia, come prescrive il programma, e la seconda chiamata Campionato italiano e riservata ai soli giuocatori italiani o nazionalizzati appartenenti alle Società Federate. Alla prima sarà assegnata la Coppa Spensley senza pregiudizio della Società che attualmente la detiene. Alla seconda sarà invece assegnata la Coppa Buni. Le modalità delle gare saranno coordinate in apposito regolamento da una commissione all'uopo incaricata». Ora, la Coppa Spensley, intitolata al celebre medico grande animatore del Genoa in quanto da lui offerta, spettava al vincitore del campionato e sarebbe stata assegnata in via definitiva a chi fosse riuscito ad aggiudicarsela tre volte di fila. Il Milan dunque, avendo vinto nel 1906 c nel 1907 ed essendo la squadra più tosta in circolazione, puntava forte a far suo l’ambito trofeo. Composto in maggioranza da giocatori nati all’estero, il club rossonero, assieme ai rappresentanti di Libcrtas Milano, Genoa, Torino e Naples, protesta vivacemente una volta che l’ordine del giorno risulta approvato a maggioranza. Tanto per lo più vivacemente da abbandonare la riunione. I ribelli considerano offensivo l’ostracismo che si profila nei confronti degli stranieri e in qualche modo sminuito l’unico campionato cui potrebbero partecipare con speranze di successo. Oltretutto l’ammissione dei giocatori di fuorivia in campo non sarà più libera, ma subordinata ad alcune condizioni di domiciliazione consolidata nel nostro Paese, volte a eliminare il malcostume di ingaggiare per certe partite giocatori dall’estero, specie dalla Svizzera.
Cedere al nuovo corso rappresenterebbe per queste società a forte impronta internazionale il primo passo verso la definitiva espulsione degli stranieri dal nostro calcio, il che suggerisce loro di opporre un deciso sbarramento.

RIBELLI E DANNATI
C’è forte odore di secessione, tanto più grave in considerazione del numero esiguo di club iscritti alla Fif. Consci di ciò, i rappresentanti rimasti ai loro posti cercano di ricomporre la frizione approvando un ulteriore ordine del giorno: «I delegati presenti, addolorati per il ritiro dei delegati delle società Club Torino, Milan Club, Libertas, Genoa Club, Naples F.B.C., affermano solennemente il concetto che nel proporre un campionato italiano riservato ai soli giuocatori italiani, ammesso in massima anche dai dissenzienti, hanno inteso dare maggior incremento al giuoco, diffondendolo ovunque in Italia, senza per questo pregiudicare i diritti delle società composte di giuocatori stranieri, alle quali hanno riservato la maggior gara di campionato federale». Nonostante dunque - particolare importante - venga riconosciuto al campionato federale un rango supcriore (definendolo “maggior gara”), il tentativo di riconciliazione fallisce: tre settimane dopo, I ' 11 novembre 1907, all’Assemblea ordinaria della Federazione i club “ribelli” non si presentano e dunque si arriva al paradosso che le deliberazioni di rito vengono assunte col voto di 21 club in gran parte minori: dei tre iscritti nell’albo d’oro del campionato è presente solo la Juventus.
La decisione finale è che nel 1908 si disputeranno due tornei: il “Campionato federale”, aperto a squadre «spurie intemazionali», cioè composte anche da elementi stranieri residenti in Italia, e il “Campionato italiano”, riservato alle sole squadre «pure italiane», da giocarsi dopo l’altro. Le società più antiche e forti - Milan, Torino, Genoa - composte per lo più da inglesi e svizzeri, rifiutato il calumet della pace, lì per lì cominciano il Campionato federale, avviando trattative per «sostenere il principio errato dell’indirizzo attuale della Federazione e fare opera per ritornare all’antica forma di campionato e propugnare un indirizzo più liberale di quello prima vigente»; poi, visto vano ogni sforzo, decidono di salire sull’Aventino ufficializzando la scissione: si ritirano dopo le prime gare eliminatorie, lasciando che il torneo si riduca ai due soli club estranei alla dissidenza: la Juventus, che vince, e l’Andrea Doria. Nel presentare l’ultima partita in calendario, giocata il 23 febbraio a Torino sul campo di Piazza d’Armi e poi annullata, “La Stampa’’ scrive: «È da augurarsi e da sperare che - dato l’ottimo assieme della squadra torinese - la Coppa Spensley-De Albertis di Campionato, che da due anni restò a Milano, venga assicurata pel 1908 alla nostra città per merito del F.C. Juventus, che già la vinse nel 1905».
Questa dunque - di “Campionato federale” - sarebbe dovuta risultare la "maggior gara”, premiata con la Coppa Spensley (realizzata dallo scultore Edoardo De Albertis) spettante negli anni precedenti ai campioni d'Italia. In realtà la Coppa Spensley la Juventus non la “vede” proprio, perché il Milan l’ha per ripicca resa al donatore, il dottor James R. Spensley, che a propria volta l’ha regalata al “suo” Genoa. Mentre è evidente che la riduzione ai minimi termini della partecipazione sminuisce grandemente valore e interesse di questo torneo, promuovendo quelli del successivo.

CALOR BIANCO
Il campionato “italiano” comincia subito dopo la fine dell’altro, risulta poco più frequentato (4 squadre) e vede primeggiare la Pro Vercelli, trionfatrice al primo turno sulla Juventus, iscritta anche al secondo torneo e poi ritiratasi. «Il nostro pronostico si è avverato» scrive la “Gazzetta dello Sport” all’indomani dell’ultima partita, vinta 1-0 sull’U.S. Milanese: «la avevamo prevista noi la superiorità della squadra Piemontese ed essa si è manifestata ieri se non materialmente schiacciante, certo tale da farle meritare incondizionatamente il Campionato Italiano valorosamente conquistato. Vada pur gloriosa la Pro Vercelli perché, senza tema di smentita, non esitiamo a dire essere attualmente la più forte squadra italiana». 1 bianchi, che hanno tra le loro file il leggendario Marcello Bertinetti, fondatore della sezione calcio e futuro campione olimpico di scherma, confermano in effetti la portata innovativa del proprio gioco, tutto tempesta e assalto e ben poco influenzato da esempi stranieri. Renzo De Vecchi, il celebre “figlio di Dio” che, smessi i panni del fuoriclasse, diventerà commentatore acuto c puntuale, spiegherà: «In un periodo in cui si giocava in undici, ma l’individualità sovrastava l’assieme, la Pro seppe dimostrare che si poteva andare lontano con un gioco di squadra».
Di fatto comincia un dominio destinato a durare anni, contrassegnando un’epoca e imprimendo un decisivo impulso alla nascita e allo sviluppo di una “scuola italiana” del gioco importato da oltremanica.
Altra questione è quella dell’oblio riservato al Campionato federale dagli annali, che per tradizione si limitano a sancire la Pro Vercelli come vincitrice di un generico “campionato”. Una scelta del tutto arbitraria cui sarebbe ora di porre rimedio, poiché qucH’anno i tornei di massima categoria disputati sotto l’egida federale sono due e dunque altrettanti i vincitori del titolo italiano: Juventus e Pro Vercelli. Tanto che “La Stampa” il 18 maggio scrive: «Nel campo foot-ballistico il nostro Piemonte ha avuto quest’anno un successo meraviglioso, vincendo tutti i Campionati, e cioè: Campionato di l.a categoria: La la squadra della Pro Vercelli di Vercelli; Campionato di 2.a categoria: 1 .a la Piemonte di Torino; Campionato italiano federale: 1 .a la Juventus di Torino».



Foto Story

La Pro Vercelli campione d'Italia 1908


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