Serie A 1939-40 - Inter


Il Racconto


IL FILM: SENZA RESPIRO
Sulle maglie dei giocatori compaiono da questa stagione i numeri e la novità appare a qualche commentatore assai bizzarra. Quando si parte, da due settimane è scoppiata la guerra: il 3 settembre 1939, Francia e Inghilterra hanno risposto all’invasione hitleriana della Polonia entrando in conflitto con la Germania.
Il Venezia scatta dai blocchi di partenza e conquista la vetta dopo quattro turni, subito raggiunto dalla Lazio. L’ottava giornata è fatale a entrambe: il Bologna, che batte i capitolini, si porta in testa e il 14 gennaio è campione d’inverno con un punto su Ambrosiana e Genova. I rossoblu liguri costituiscono la grande novità della stagione: sotto la guida di William Garbutt e Ottavio Barbieri sono i primi in Italia a sperimentare il Sistema, modulo tattico di matrice inglese. Sono loro a tallonare il Bologna anche nel girone di ritorno, seguiti dall’Ambrosiana. L’11 febbraio, grazie al fianco successo sulla Lazio, raggiungono gli emiliani in vetta e toma l’entusiasmo sotto la Lanterna. Il fuoco si spegne subito: il 25 febbraio il Bologna vince in trasferta il confronto diretto e dopo un nuovo passo falso sul campo della Juve i liguri lasciano il testimone all’Ambrosiana, che resta a un punto dai rivali e poi li raggiunge alla venticinquesima giornata. La domenica successiva il Bologna viene sconfitto a Torino dalla Juventus, l’ Ambrosiana vittoriosa sul Genova si ritrova sola in testa. Il duello continua fino all’ultima giornata, quando è in programma lo scontro diretto: a Milano i nerazzurri piegano i rossoblù e sono Campioni d’Italia con 3 punti di vantaggio. In coda, sotto lo striscione d’arrivo il Liguria (per peggior quoziente reti) fa compagnia al Modena nella caduta in B. Otto giorni dopo la conclusione, il 10 giugno 1940, Benito Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia.

I CAMPIONI: TONI EXPRESS
Stagione storica per l’Ambrosiana-Inter, che toma allo scudetto senza i due assi più celebrati: l’ormai trentaduenne Giovanni Ferrari, tradito da qualche acciacco di troppo, si limita ad alcune comparsate, mentre Meazza, che di anni ne ha appena 29, dopo la flessione dell’ultimo torneo resta fuori per un misterioso malanno che gli blocca il piede sinistro. Grande merito dunque va all’allenatore austriaco Toni Cargnelli, che riesce ad approntare una squadra raramente spettacolare ma efficace e soprattutto in gran forma a primavera per lo spunto finale sul traguardo. Davanti all’eccellente portiere Peruchetti (titolare dopo le prime giornate affidate a Caimo), Poli o Buonocore e Setti presidiano l’area, Olmi è centromediano di gran tenuto difensiva, ai suoi lati il nazionale Locatelli e l’arretrato Campatelli chiudono un reparto formidabile. In attacco, Demaria e Candiani sono gli interni, più di manovra che di offesa, in appoggio alle due ficcanti ali Frossi e Ferraris II e al piccolo Guarnieri, baby centravanti che non patisce il passaggio dalle riserve alla prima squadra, sostituendo egregiamente Meazza sul fronte delle conclusioni a rete.

I RIVALI: PORTA DI SERVIZIO
II Bologna perde la bandiera Fedullo, che a 34 anni chiude e toma in patria. Il tentativo di sostituirlo col connazionale Hugo Esteban Porta fallisce e in coppia con Sansone deve giostrare il faticatore Andreoli. La squadra resta forte, la sua è la ditesa più ermetica del torneo assieme a quella dell’Ambrosiana: Pietro Ferrari tra i pali, il tandem Pagotto-Ricci in area, Andreolo perno del gioco arretrato affiancato dai veterani Montesanto e Corsi, con l’eclettico Maini a fare da tappabuchi. In avanti, i soliti Biavati e Reguzzoni a confezionare cross per Puricelli. mentre i citati Sansone e Andreoli lavorano in appoggio. Il confermato Hermann Felsner guida i suoi a un torneo di vertice, che si incrina solo nel finale e diventa delusione all’ultimo tuffo, nel testa a testa con l’Ambrosiana a Milano il 2 giugno, deciso da un cross di Frossi fintato a centro arca da Barsanti c sfruttato magistralmente da Ferraris II.

IL TOP: IL GRANDE FREDDO
Gino Colaussi ha conquistato il titolo mondiale da erede azzurro del grande Orsi e già questo basterebbe a delinearne i contorni di campione, così descritto da Pozzo: «Non aveva nè la classe sopraffina, né la sottile furbizia del suo predecessore. Ma possedeva una bella punta di velocità e in area di rigore diventava calmo e freddo come un pezzo di ghiaccio: non perdonava, non sparava giù alla cieca, deponeva invece con grande precisione la palla nell’angolo della rete dove il portiere non poteva arrivare. Sotto quest'aspetto, come Meazza, come Piola, era quello che gli inglesi chiamano un “matchwinner”, un vincitore di incontri. E, come tutti i veri triestini, era un grande entusiasta della causa». Ciò si rivela quantomai vero in questa stagione, in cui 1 intero peso dell'atlacco della Triestina, partito il collega azzurro Pasinati per il Milano, ricade sulle spalle del “torello di Gradisca. Che a 25 anni è già un veterano. da ben nove stagioni titolare in A! La sua continuità di rendimento è decisiva per mantenere la squadra alabardata in una eccellente posizione di classifica, nonostante il ridotto contributo in zona gol.

IL FLOP: IL PREZZO DELLA COLPA
Un gran pasticcio fa crollare il Liguria, fresca rivelazione dell’anno precedente. Il presidente Mojo cede al Genova due assi, il centromediano Battistoni e l’interno brasiliano Gabardo. e poi al Napoli, per 100 mila lire, il giovane terzino Cassano, un anno prima acquistato personalmente, viste le esitazioni dei dirigenti, dall’allenatore Baloncieri; questi adesso vorrebbe il giusto riconoscimento per la valorizzazione. Invece, il patron si limita a restituirgli le 10 mila lire spese dal tecnico l’anno prima per l’operazione. “Balon” se ne va sbattendo la porta, Mojo cede la presidenza a Leonardo Siliato, direttore dell’Agip di Genova, e la squadra viene affidata a Pietro Colombari, ex allenatore del Catania. Dopo un torneo sempre a ridosso della zona retrocessione, nel finale la squadra perde con Bologna e Juventus e dice addio alla A.

IL GIALLO: IL MITO GELATO
Cos’ha Giuseppe Meazza. il più grande giocatore italiano? Dopo il secondo titolo mondiale ha giocato un campionato in tono minore, tra qualche capriccio e una evidente flessione fisica. I tifosi sperano nel suo rilancio, ma dopo una estate movimentata (il 28 luglio 1939 si sposa, il 22 agosto viene richiamato sotto le armi) non toma in campo con l’avvio della stagione. Il mistero viene svelato dopo qualche settimana: il fuoriclasse soffre di “piede gelato”, un disturbo che impedisce la circolazione nel piede sinistro rendendolo insensibile. Viene sottoposto a cure di diatermia e iniezioni, ogni volta si spera nel ritorno, ogni volta le speranze vengono frustrate. Meazza non gioca neppure un minuto. Finalmente, l'11 luglio 1940 accetterà il rischio di un intervento chirurgico proposto da un medico all’avanguardia che eliminerà l’embolo guarendolo dal problema. Nel frattempo, però. l’Ambrosiana, considerandolo ormai invalido, lo avrà a fine stagione lasciato libero. Nel dicembre 1941 l’ex “Balilla”, dopo molte voci, si accaserà presso i “cugini” del Milano.

LA RIVELAZIONE: IN ALDO I CUORI
Storia di una (mezza) illusione. Nell’Ambrosiana il baby -Aldo Campatelli ha esordito giovanissimo da centravanti esibendo classe pura e discreto senso del gol. Poi, nel tinaie della stagione 1938-39, è stato arretrato a mediano con licenza di avanzare. In questo campionato, Cargnelli lo conferma nella posizione e gli esiti sono eccellenti, tanto che qualcuno grida al “nuovo Meazza” proprio nel momento in cui l’originale è fuori squadra. In realtà, dopo questo exploit, Campatelli diventerà un ottimo centrocampista, ma non un fuoriclasse. Ettore Berrà, commentatore tra i più acuti, rileva già questo limite, pur riconoscendone le doti: «La classe di Campatelli non è ancora una classe matura. La si vede, in certi momenti più che vederla la si intuisce, ma ancora non è sbocciata pienamente. Per poter toccare la meta cui tende, egli deve uscire dal generico per poter dare concretezza di lavoro alla propria classe, e generico è invece ancora il giuoco di Campatelli».

LA SARACINESCA: L’OMBRA CHE CAMMINA
È lui il portiere meno battuto del campionato (22 reti nelle 29 partite giocate): una bella soddisfazione per Pietro Ferrari, venticinquenne di Reggio Emilia, alla prima stagione da titolare nel Bologna, cui è approdato nel 1936 direttamente dal l’affermazione in Serie C nella Reggiana. Cresciuto all’ombra di Ceresoli come rincalzo di grande affidabilità, non sente il peso della responsabilità e costituisce uno dei punti di forza della squadra di Felsner. Non è un fuoriclasse, ma ha nella regolarità il punto forte. Conoscerà la Nazionale e vincerà tre scudetti e una Coppa Alta Italia nelle file rossoblù.

IL SUPERBOMBER: IL GOL ADDOSSO
Eccolo di nuovo, il milanista Aldo Boffi, cecchino che infila 24 reti in 30 partite pur in una squadra non certo eccezionale, perdipiù attardata da un lento avvio. La sua tecnica non è raffinata, il suo gioco è esclusivamente votato alla conclusione, da classico centravanti da area di rigore. Tanto da far arricciare il naso agli esteti nelle occasioni in cui non riesce a concludere, essendo ridottissimo il suo apporto alla manovra. Non è fortunato con la Nazionale: Pozzo gli concede la seconda chance come alternativa a Piola nel novembre del 1939 a Berlino, dove la squadra azzurra conosce una pesante disfatta, chiudendo la breve parabola azzurra del bomber rossonero.



Foto Story

Una formazione dell'Ambrosiana-Inter, Campione d'Italia 1939-1940


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