Serie A 1937-38 - Inter


Il Racconto


IL FILM: SARABANDA LARGA
Mercato ricco di movimenti, con l’Ambrosiana (i fratelli Ferrara, Setti e Olmi) su tutti, e gran curiosità per i due nuovi uruguaiani che dovrebbero rendere ancora più forte il Bologna. I nvece a partire bene sono soprattutto Juventus e Roma, appaiate in testa dopo otto turni. 1 giallorossi perdono due gare di fila ed escono dal giro, mentre vi entra di prepotenza l’Ambrosiana, che il 9 gennaio è campione d’inverno con 4 punti sul terzetto Bologna, Genoa e Juventus. Il girone di ritorno è una entusiasmante sarabanda, anche la Roma rientra in gioco in una lotta incertissima, basata su distacchi minimi. L’Ambrosiana tiene la testa, tallonata da Juventus e Genova, poi alla ventiduesima viene raggiunta dai bianconeri, che due domeniche dopo vincono il confronto diretto e vanno in fuga. Il distacco si allarga a 3 punti a quattro turni dalla fine. Giochi fatti? Macché. La Juventus perde a Trieste riaprendo la corsa. Alla penultima, il colpo di scena: bianconeri battuti in casa dal Liguria, Ambrosiana vincente sulla Roma e sorpasso decisivo. I nerazzurri vincono lo scudetto con 2 punti sui bianconeri e 3 su Milan e Genova.

I CAMPIONI: LA REGIA DI OLMI
Troppe occasioni ha perso ultimamente l’Ambrosiana per i gusti del presidente Pozzani. Che, di concerto col confermato allenatore Castellazzi, decide di costruire una squadra più tosta che spettacolare. Aria nuova in difesa e gran coraggio nell'affidare il ruolo di centromediano al secco Olmi, reduce da un eccellente campionato in B nel Brescia. Nuovo anche il terzino sinistro, la rivelazione Setti del Bari. In avanti, si alternano i fratelli Ferrara, arrivati dal Napoli (uno italiano, l’altro nato due anni dopo in Argentina), come partner di Giovanni Ferrari, che conquista il sesto scudetto personale confermando il proprio ruolo vincente. In difesa, la sicurezza Peruchetti in porta, Buonocore e Setti a vigilare in arca, Locatelli e Antona ai lati di Olmi, che dopo il rodaggio iniziale si rivela giocatore dal a continuità inversamente proporzionale alla brillantezza: non incanta, ma non sbaglia nulla, né in difesa né in fase di rilancio, da ottimo regista arretrato. In avanti, i due Ferrai a e Ferrari a dare solidità al gioco e due ali dal gran palleggio, Frossi e Ferraris II, per esaltare il genio realizzativo de centravanti Meazza.

I RIVALI: IL RUGGITO DELLA SIGNORA
Dopo la morte di Edoardo Agnelli, la gestione della Juventus si è fatta più parsimoniosa e in particolare sono mancati i brillanti innesti offensivi da oltreoceano che ne avevano alimentato la leggenda del quinquennio. Però, tra vecchi draghi ancora in sella e nuovi difensori rampanti, il confermato Virginio Rosetta guida una squadra che torna a ruggire per il titolo. Bodoira o Amoretti in porta, due favolosi terzini, Foni e Rava, capaci di rinnovare i fasti dello stesso Rosetta e Caligaris anche in Nazionale, i classici Depetrini e Varglien I ai lati del grande vecchio Monti a cementare una formidabile retroguardia; in avanti, Varglien II e Tomasi interni nel segno della regolarità, le ali Bellini e De Filippis e il giovane centravanti di casa Gabetto ad alternarsi al sempre più acciaccato Borei II e al fratello Borei I. Mancano i guizzi, Orsi e Cesarmi non hanno eredi all’altezza, ma il complesso sfiora il primato e poi vince la Coppa Italia superando i “cugini” granata tornando al successo dopo i fasti del quinquennio.

IL TOP: FRONTE DEL FALCO
La scuola vercellese produce un nuovo asso: Pietro Ferraris II, così denominato per aver trovato un altro Ferraris, il mediano Mario (nemmeno suo parente), nella Pro ai tempi degli esordi a diciassette anni. Si tratta di un attaccante dal palleggio ubriacante. Il Napoli l’ha soffiato all’Ambrosiana nel 1932, ma quattro anni dopo Pozzani ha coronato il sogno vestendolo di nerazzurro. Il gioco con la maturità si è fatto più asciutto, l’efficacia ne ha guadagnato. L’artista è tutto nel racconto di Ettore Berrà: «Come avviene per tutti gli estrosi, il suo giuoco sfarfalleggia sul campo, ha quel volo che sembra ogni istante posarsi e sempre si riprende, come incerto sulla direzione da prendere, con scatti improvvisi, puntate velocissime, come divagasse. Ma Ferraris II è uno degli avanti più insidiosi dell’attacco nerazzurro. Quel volo inafferrabile e svagato diventa d’un tratto come una lama che penetra nel cuore dell’avversario, come il tuffo del falco che piomba sulla preda».

IL FLOP: IL DUE SENZA
Quali altre perle pescherà il Bologna in Uruguay dopo i fasti di Fedullo, Sansone, Occhiuzzi e Andreolo? Gli emissari di Dall’Ara tornano da oltreoceano con un eclettico mediano, Vicente Albanese, e un’ala, Norberto Liguera. A Weisz basta poco per capire che non è cosa. Albanese gioca sette partite da rincalzo jolly, Liguera si limita a due comparsate da ala. Il primo tornerà subito in patria, il secondo giocherà due stagioni in B, ad Ancona e poi a Molinella. L’obiettivo di lanciarli gradualmente sfuma e il Bologna, che ha ceduto il “carro armato” Donati alla Roma, si ritrova con la rosa ridotta all’osso, anche perché in attacco Schiavio, convinto in un primo tempo a tornare a tempo pieno, dopo una manciata di partite si fa da parte, consapevole di avere ormai chiuso. Eppure Weisz conduce il Bologna a inserirsi nella lotta per lo scudetto, poi perduta per carenza di... munizioni.

IL GIALLO: DAL PONT GIREVOLE
Vicenda quasi surreale: Ferdinando Dal Pont, mediano di 26 anni - una onesta carriera nelle serie minori nelle file dell’Udinese in cui è cresciuto, undici presenze al debutto in A nella Triestina - diventa a sorpresa l’uomo più conteso del mercato: la Fiorentina in caduta libera cerca di rimediare con alcuni acquisti, tra i quali appunto il laterale friulano, ma la Lazio si intromette, esibendo un altro contratto firmato dallo stesso giocatore. Viene nominato un colleggio arbitrale e a spuntarla è il club biancoceleste, il cui impiego, peraltro privo di seguito, è antecedente a quello viola. Vittoria poco esaltante: in una squadra fiaccata dalla delusione della sconfitta in finale di Coppa Europa e squassata da problemi interni (il presidente Gualdi si dimetterà in aprile per un contrasto con il solito gerarca Marinelli), Dal Pont gioca solo quattro partite, rivelandosi acquisto sofferto quanto inutile.

LA RIVELAZIONE: IL DOPPIO VINCENTE
Ha già vinto uno scudetto. Amedeo Biavati, ma brillando solo a tratti. In questa stagione, a 22 anni, prende per mano l’attacco del Bologna, privato di Schiavio e con Busoni in crisi d’identità, e si rivela campione grazie soprattutto al passo doppio, lo “scambietto” in corsa di cui è maestro inarrivabile e che diventa un incubo per i difensori avversari. Pozzo lo ricorderà ammirato: «D pubblico ormai lo aspettava, ad ogni sua fuga sulla linea laterale. E lo aspettava anche l’avversario costretto a fronteggiarlo. Ma non c’era niente da fare. A tutta velocità Medeo eseguiva una specie di saltino per aria, sembrava che volesse passare la palla indietro di tacco. Il difensore rallentava un attimo, Biavati lo saltava toccando la palla col secondo piede e se ne andava». A fine stagione in Francia l’ammirazione per l’ala azzurra sarà tale che una troupe cinematografica cercherà, con un esperimento di moviola ante litteram (scomposizione delle immagini), di carpire il segreto di quella “magia” che incanta il pubblico e fa ammattire i difensori.

LA SARACINESCA: PUGNI DI FERRO
Anno di consacrazione per Giuseppe Peruchetti, spilungone (un metro e 81) nato ala destra e poi diventato portiere nel Brescia alla scuola del grande “Bepi” Trivellini. Al secondo anno in nerazzurro, le sue respinte di pugno diventano proverbiali. Leader difensivo per antonomasia, cementa la nuova retroguardia del l’Ambrosiana tutta sostanza che restituisce il sorriso al patron Pozzani regalandogli il tricolore. Ingaggiato per ovviare all’improvvisa flessione di Ceresoli, se ne dimostra degno erede. Avrà una carriera lunga e produttiva: diventato allenatore nel 1940, si farà convincere a tornare tra i pali e giocherà fino a 37 anni, guardiano della rete della Juventus Cisitalia nel campionato di guerra 1944.

IL SUPERBOMBER: ASSO PIGLIATUTTO
Terza e ultima chiamata da re dei cannonieri nel girone unico per Giuseppe Meazza, leggendario Balilla, a 27 anni protagonista di uno strepitoso quanto anticipato canto del cigno. Da centravanti guida l’Ambrosiana allo scudetto, il secondo personale, mentre da interno in coppia con Ferrari, che gli è partner anche in nerazzurro, conquista in Francia il secondo titolo mondiale personale e di squadra. È all’apice della forma, nessuna magia è preclusa alla sua classe straordinaria. Nessuno può immaginare che la sua parabola di asso è prossima a un brusco tramonto.



Foto Story

Una formazione dell'Ambrosiana-Inter 1937-1938


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