Serie A 1936-37 - Bologna


Il Racconto


IL FILM: LA FERMATA DEL BIS
L’Ambrosiana domina il mercato, dotandosi di campioni affermati (Ferraris II) e in via di maturazione (Buonocore, Frossi, Locatelli); la Roma ingaggia il Campione del Mondo Serantoni e l’attaccante Prendato dalla Juventus, che si rifa il trucco con elementi mediocri (Duè, Neri, Scaglioni). A partire forte, però, oltre ai campioni in carica, è il Torino (unica novità, l’attaccante Palumbo dal Palermo), che alla quarta giornata affianca gli emiliani. Le due squadre si alternano in testa, poi è il terzo incomodo, la Lazio, ad aggiudicarsi in volata il titolo d’inverno il 10 gennaio, grazie al successo del Milan sul Bologna. I rossoneri però puniscono subito anche la capolista e in testa si riforma la coppia Bologna-Lazio. A cavallo tra gennaio e febbraio i biancocelesti infilano una serie di risultati negativi e la lotta di vertice si restringe a Bologna, Torino e Milan. Alla ventiseiesima giornata i campioni allungano, prendendo quattro punti sulle rivali: è la fuga buona. Il Bologna si conferma campione il 2 maggio 1937, con due turni di anticipo. Chiuderà con 3 punti sulla rinata Lazio, che in dirittura sorpassa il Torino. In coda, pollice verso per l’Alessandria, che retrocede con una giornata di anticipo, e sul filo di lana per il Novara, battuto in trasferta dalla Roma mentre la Sampierdarenese viola il campo del Napoli con doppietta di Spivach.

I CAMPIONI: GRANDI RESTAURI
II Bologna si rinnova. Per sostituire Gianni, che lascia il calcio, oltre al prospetto Pietro Ferrari dalla Reggiana, Weisz suggerisce di puntare su Carlo Ceresoli, che a 26 anni costa un piatto di lenticchie, avendo perso il posto nell’Ambrosiana a favore di Degani: lo ricostruirà mentalmente e atletica-mente. Lascia anche Schiavio, preso dal suo lavoro, anche se Dall’Ara lo convince a restare al seguito della squadra nell’ambito della propria attività, che prevede rapporti fuori città e regione, ancora virtualmente a disposizione dell’allenatore. Per sostituirlo, Weisz punta a un altro recupero: il centravanti livornese Busoni, autore di 41 reti in due campionati tra Torino e Livorno prima di passare al Napoli per l’esagerazione di 250mila lire e deludervi clamorosamente. Costa appena 80mila lire. Nasce un Bologna blindato in difesa e a centrocampo, maestro nell’arte del contropiede in trasferta: Ceresoli torna grande tra i pali, davanti a lui l’esplosivo Fiorini decolla in coppia con Gasperi oppure col venticinquenne Pagotto, una roccia arrivata dal Pordenone (Prima Divisione); la mediana c super: i nazionali Montesanto e Corsi sui lati, il genio Andreolo al centro. In avanti, appoggiati dai due assi Sansone c Fedullo, il giovane Biavati, tornato dal la B (Catania e L’Aquila) e collocato nel ruolo giusto (non più interno, ma ala) si alterna con Maini sulla destra, coadiuvato da Busoni al centro e dal cecchino Reguzzoni a sinistra. Una macchina perfetta che riporta sotto le Due Torri il tricolore e centra un nuovo exploit internazionale.

I RIVALI: L’INVERNO DI CRISTALLO
Dal 30 dicembre 1933 la Lazio è diventata una potenza, grazie al nuovo presidente Eugenio Gualdi, che ha già dato prova delle proprie ambizioni ingaggiando Blason e Piola. Nel 1936 affida la panchina all’ungherese JozsefViola e con un’offerta favolosa (400niila lire) acquista i tre big dell’Alessandria: Milano, Riccardi e Busani. La formazione tipo è una corazzata: Blason in porta, Zacconi e Monza terzini, Baldo, Viani e Milano in mediana, Riccardi e Camolese mezzeali, Busani, Piola e Costa o D’Odorico nel trio di punta. Per la prima volta, al giro di boa la Lazio è campione d’inverno. La sorte gira dopo i primi turni del ritorno, quando per infortunio vengono a mancare a rotazione gli uomini migliori (Viani, Busani e Costa prima, Blason, Viani e Piola poi). Recuperati gli undici base, la grande rincorsa porta i biancocelesti al secondo posto, col capocannoniere (Piola) e il primato di vittorie, punti in casa e reti. Oltre al primo, storico ingresso in Europa.

IL TOP: LA PIOGGIA IN TESTA
Aldo Olivieri, veronese di San Michele Extra, ha debuttato in bicicletta e solo dopo essersi arreso col fiatone alla prima corsa in montagna ha scelto il calcio e i pali della porta, causa fisico secco e lungo. Partito malissimo, è andato a studiare gli allenamenti dei portieri ed è diventato un guardiano affidabile. Ha cominciato nel Verona, in B, dopo tre stagioni è passato al Padova e qui, al rientro dopo un paio di infortuni, in uscita spericolata su un attaccante della Fiumana si è fratturato il cranio, riportandone mal di testa che lo perseguiteranno per tutta la vita diventando un... infallibile indicatore della pioggia in arrivo. Egri Erbstein nel 1934 lo ha voluto alla Lucchese e ora, alla prima stagione di A, è boom. Pozzo lo fa esordire in Nazionale contro la Germania, scoprendo di avere trovato il successore del grande Combi.

IL FLOP: TEMPI GRIGI
Svolta epocale in Piemonte: anche l’AIessandria, protagonista del “quadrilatero” degli anni pionieristici, cede di schianto. Dopo le cadute di Casale, Novara (appena riemerso tra i grandi) e Pro Vercelli, è la volta dei “grigi”, reduci dall’ottavo posto e dalla finale di Coppa Italia, ma smembrati in estate dall’esodo dorato dei big verso la Lazio. L’allenatore Karl Sturrmer perde le prime quattro partite e dopo tredici giornate lascia il posto all’anziano Banchero (giocatore-allenatore) e a Ottavio Piccini. La squadra ha un sussulto, aggancia la Sampierdarenese, con cui a lungo si alterna tra il terzultimo posto, che vale la salvezza, e il gradino sottostante, poi le cinque sconfitte negli ultimi cinque turni spalancano il baratro della B.

IL GIALLO: AUTOGOL DELLA BANDIERINA
14 marzo 1937, partita tra Fiorentina e Genova. I tifosi ospi prendono a fischiare il guardalinee Giannelli di Pisa, un pò troppo sbilanciato a favore degli uomini di casa, forse per la propria provenienza toscana. Al 14’ della ripresa l’uomo con la bandierina esagera, segnalando l’inesistente fuorigioco del rossoblu Arcari III, in fuga verso l’area avvarsaria. Per l’arbitro, Camillo Caironi di Milano, la misura colma: fa proseguire, poi, chiusa senza esito l’azione, corre a bordo campo a invitare a un atteggiamento più equilibrato il collaboratore. Questi non si dà per inteso e risponde per le rime. Sotto gli occhi stupefatti del pubblico, il direttor di gara leva allora l’indice cacciandolo dal campo. Giannel furente, sbatte a terra la bandierina e se ne va negli spogliato E ora che si fa? Dalla tribuna scende Achille Pizziolo, grande arbitro fiorentino (sarà per oltre 60 anni il primatista di direzioni in A, fino all’avvento di Gianluca Rocchi), fratello d Campione del Mondo Mario, che si dice disposto a sostituire il reprobo. Detto e fatto: Pizziolo impugna la bandierina e partita può proseguire e chiudersi con regolarità.

LA RIVELAZIONE: IL GIGANTE
Giovanni Varglien li ha cinque anni e mezzo in meno e fratello Mario, anche lui si è fatto le ossa nella Fiumana per poi approdare alla Juventus due anni dopo. In avvio ha avuto meno fortuna, risultando più che altro un prezioso rincalzo negli anni dei cinque scudetti. Per la prima volta in quel torneo il gigante di Fiume, campione anche di atletica leggera (salto in alto e in lungo, lancio del giavellotto, mezzofondo le specialità del suo fisico straripante), trova impiego stabile da titolare. Gioca mediano sinistro, rivelandosi difensore elegante e abile anche nelle incursioni offensive, grazie ai frequenti impieghi in attacco degli ultimi tre campionati. Vittorio Pozzo lo premia facendolo esordire in Nazionale a Berlino contro la Germania per sopperire all’addio dell’interista Faccio, ripartito per il Sudamerica. La sua carriera sarà lunghissima, giocherà nella Juve fino a 36 anni, sopravazando il fratello quanto a presenze in campionato.

LA SARACINESCA: IL REGOLARISTA
Con appena 25 reti subite in 30 partite, Giuseppe Maina, ventiseienne portiere del Torino, conquista la luce dei riflettori. È un guardiano affidabile, cresciuto nel vivaio granata, esordiente nel 1931 in Serie A e dall’anno dopo titolare grazie a una eccellente regolarità di rendimento. Non ha i “numeri" esplosivi di Olivieri, ma i solidi fondamentali, oliati dalla ferrea disciplina negli allenamenti, ne hanno fatto una istituzione della squadra, capitano e protagonista della conquista della Coppa Italia nella stagione precedente. Lo attende un destino sgarbato: morirà a soli 34 anni, appena dopo il precoce abbandono dell’agonismo per dedicarsi esclusivamente all'attività di disegnatore per l’Aeronautica, il 19 settembre 1942, travolto in bicicletta da un tram in un tragico incidente stradale.

IL SUPERBOMBER: LA TORRE MUOVE
L’addio di Silvio Piola alla Pro Vercelli, la squadra che lo ha cresciuto al calcio fino ai primi esiti di campione in sboccio, è stato traumatico. Estate 1934: si contendono il centravanti spilungone dei “bianchi” Torino e Ambrosiana. Quest’ultima sembra spuntarla, vantando una prelazione risalente all’anno precedente, quando si intromette Giovanni Marinelli, segretario amministrativo del Partito fascista, stretto collaboratore di Mussolini: assieme al generale Vaccaro, vicepresidente della Lazio e poi presidente Figc, convince il patron piemontese Secondo Ressia a cambiare rotta versandogli 250mila lire sull’unghia e il giocatore ad accettare la nuova destinazione, essendo atteso dal servizio militare presso la compagnia atleti alla Farnesina di Roma. Così il giovane airone del gol è diventato laziale, segnando Il proprio destino agonistico, pieno di gol e avaro di trofei. In questo campionato Piola vince la sua prima classifica cannonieri con 21 reti in 28 partite, grazie al fisico longilineo (1,79, sufficiente per i tempi a fame una torre), tecnicamente dotato, irruente e coraggioso, immarcabile in area.



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I giocatori del Bologna, campione per il secondo anno consecutivo.


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