Supercoppa Europea 2012 - Atletico Madrid


Il Racconto


 Dopo Dublino e Bucarest, Radamel Falcao si conferma “uomo delle finali” anche a Montecarlo. “El Tigre” aveva già piantato i suoi artigli nelle due Europa League conquistate con Porto e Atletico, ma la tripletta che scolpisce il 4-1 al Chelsea nella Supercoppa europea 2012 è la consacrazione di un attaccante unico al mondo. Un sinistro d’oro, un istinto da rabdomante del gol e un mix devastante di fisicità e tecnica: non vederlo in Champions League insieme a Messi e Ronaldo è un insulto al buon senso, ma così va il calcio. Al conto che Radamel presenta agli inglesi, aggiungete anche una traversa e un palo. E tutto prima dell’intervallo. I Blues campioni d’Europa vanno al tappeto, contro l'Atletico Madrid, alla prima ripresa, come un pugile suonato, e non si riprendono più.

Di Matteo aveva annunciato la nascita del Chelsea “creativo”, abbandonando il caro vecchio catenaccio da serate di gala per affidarsi al genio di Hazard e Mata. Se ne riparlerà più avanti, perché l’impatto con la macchina da guerra disposta da Simeone è disastroso. Altro esame di maturità superato a pieni voti dal “Cholo”: a Bucarest fece diventare Bielsa ancora più “Loco”, stavolta inventa un 4-1-4-1 che manda in crisi la mediana avversaria Mikel-Lampard e diventa un rebus per i centrali e i terzini in blu. A proteggere la difesa biancorossa resta solo Mario Suarez, perché Gabi avanza sulla linea di Arda Turan, Koke e Adrian. Ed è proprio il capitano madrileno, al 6’, a recuperare il pallone che Adrian recapita a Falcao: il resto è già materiale per i libri celebrativi, con El Tigre che accarezza il pallone e scavalca Cech, mentre David Luiz entra nel poster tuffandosi dalla parte sbagliata.

Due minuti prima, il ragazzo di Santa Marta aveva centrato la traversa sul cross da sinistra del terzino Filipe Luis e l’Atletico aveva invocato invano un netto rigore per la spinta di David Luiz su Koke. Ancora il brasiliano è protagonista in negativo sul 2-0 al 19’: è lui a mancare l’intervento su un pallone diretto a Falcao, che ringrazia, si beve Cole e telecomanda il sinistro a giro sotto l’incrocio dei pali opposto. Deja vù contro l’Athletic, tre mesi e mezzo fa. Il Chelsea, che all’attivo ha solo un destro impreciso di Hazard, sbanda paurosamente: Adrian spreca il più comodo degli appoggi a porta vuota (31’), irrompe Falcao e centra il palo. Poi, prima di tornare negli spogliatoi, il turco conduce splendidamente un contropiede e arma per la terza volta il sinistro del colombiano. Dove finisca il pallone lo capite da soli: 3-0 e buonanotte.

 All’intervallo è già chiaro a tutti che l’Atletico Madrid vincerà la 37ª edizione della Supercoppa, la seconda nella storia dei Colchoneros. Resta da osservare il timido ma promettente ingresso in campo del giovane Oscar al posto di Ramires, rimane da applaudire Miranda che trova il 4-0 al quarto d’ora con un mezzo “scavetto” che non ti aspetteresti da un difensore centrale, c’è ancora da annotare la rete in mischia di Cahill che rende meno pesante il passivo. Poi, dopo un “auto-palo” del tremendo David Luiz, è festa, pardon, “fiesta”: la “aficion rojiblanca” osanna Simeone e tutta la sua squadra, ma senza dimenticarsi di applaudire Torres. Già, in campo c’era anche El Niño, dodici anni in biancorosso prima di andare a cercar fortuna in Inghilterra. Il popolo dell’”Atleti” non dimentica, lo chiama, canta per lui. Ma adesso, al suo posto, in attacco ce n’è uno più forte. Molto più forte.



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L'Atletico Madrid festeggia


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