Supercoppa Europea 2011 - Barcellona


Il Racconto


 I blaugrana conquistano la loro quarta Supercoppa europea battendo 2-0 il Porto. Non che il verdetto sia iniquo, per carità. Ma vedere i portoghesi, dopo 39’ quasi da manuale, regalare il gol del vantaggio a Messi, non ci può evitare di tirare in ballo quel sano pizzico di fortuna che fa sempre comodo. Fuori e dentro un campo da calcio. E non possiamo fare a meno di notare che se la squadra vince anche dopo una prestazione meno mostruosa del solito, allora per la concorrenza è proprio dura. Incredibile il record di Pep Guardiola, sulla panchina del Barça dal luglio 2008: in questi tre anni ha disputato 15 manifestazioni, vincendone 12. Quasi impossibile far meglio.

Guardiola sceglie il buon momento di Keita al posto di Busquets per schermare i due centrali difensivi Mascherano e Abidal, che sostituiscono Piqué e Puyol. Per il resto Pep va coi suoi pretoriani e tiene in panchina i colpi del mercato Fabregas e Sanchez. Nel Porto C. Rodriguez è preferito a Varela in un tridente mascherato in cui Hulk parte da destra e Kleber è la boa ed è il primo a infastidire la manovra del Barcellona, ma senza Falcao manca un terminale offensivo.

Guardi i primi minuti e capisci subito che l’erede di Villas Boas ci sa fare. La partita è preparata benissimo da Vitor Pereira: il 4-3-3 nominale diventa un 4-5-1 con le due linee cortissime. Soffocare Xavi e Iniesta è la missione. Se Keita, l’unico con piedi solo decorosi con Abidal in questa squadra, ha in mano le chiavi della squadra, il Barça fa meno male. E infatti i blaugrana fino al gol presentano un fatturato piuttosto modesto per i loro standard. Un pallonetto alto di Pedro (in sospetto fuorigioco), un destro di Xavi neutralizzato da Helton. Non solo: nei primi 20’ i “Dragoes” spaventano anche il gigante Golia. Hulk non trova la porta, prima su punizione poi col sinistro a giro dopo un’azione personale, Guarin si vede sporcare un destro dal limite che poteva far male.

Sul finire di tempo la perfetta macchina di Pereira si allunga un po’. Il Barça, che ti prende quasi per sfinimento con la sua sapienza nel far girare palla, comincia a mettere la testa fuori. Ma nulla lascia presagire il gol. Che arriva al 39’ nel modo più sanguinoso per il Porto: Guarin, fin lì più che decoroso, appoggia indietro un pallone sulla pressione blaugrana. Ma lo fa come peggio non potrebbe: il terzino destro Saponaru è in controtempo e la palla arriva giusta giusta a Messi, oltre la linea a quattro portoghese ma rimesso in gioco dal passaggio avversario. E la Pulce certi gol uno contro uno col portiere non li sbaglia.

Si riparte e il Porto perde efficacia. I “Dragoes” non smettono di crederci e stuzzicano Valdes col destro da fuori di Guarin. Ma sono complessivamente meno effiaci in entrambe le fasi. Villa all’11’ facilita il compito ad Helton, poi è Pedro che si fa anticipare dal portiere di Vitor Pereira dopo un contropiede gestito alla perfezione da Messi. Guardiola va con Busquets centrale difensivo e Abidal a sinistra negli ultimi 30’, fase di partita in cui il Barça gestisce il possesso palla in maniera che definire efficace è riduttivo. Iniesta, miglior giocatore della partita, fa venire i nervi per la facilità con cui fa cose da mago del calcio. Il Porto perde fiducia e sbaglia in fondamentali che prima del gol venivano eseguiti alla perfezione. Gli unici due brividi per il Barcellona, e che brividi, arrivano nel finale: prima Mascherano e Valdes rischiano di fare la frittata, poi Abidal si complica la vita in disimpegno e per rimediare mette giù Guarin (che poi al 90' si farà espellere) in area. Kuipers non fischia, ma il rigore c'è.

Passato lo spavento, anche qui dovuto all’errore del singolo più che alla manovra collettiva, il Barça la chiude con un’azione delle sue, subito dopo il rosso a Rolando per doppia ammonizione. Messi dà un gioiello in area a Fabregas, che la mette giù di petto e non sbaglia. Anche in una serata “normale” una perla clamorosa. E soprattutto l’ennesima coppa…



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