Mondiale 1998 - Francia


Il Racconto


Il grande can can
Sessanta anni dopo, la Francia organizza per la seconda volta dopo il 1938 la fase finale del mondiale. Per il grande can can sono chiamate a sgambettare in 32. Mai successo prima. L'ultima volta erano in 24. Anche stavolta le squadre finaliste sono venute da tutte le parti del mondo, come si addice ad un prestigioso balletto. Sono passate attraverso 361 incontri di selezione. C'è la virtuosa del samba (Brasile), quella del valzer (Austria), del tango (Argentina), del reggae (Giamaica) e persino della tarantella (Italia). Le attende una tournee massacrante scandita in 64 spettacoli (12 più dell'ultima volta, quattro anni fa in Usa), 33 giorni, su e giù per la Francia, sempre su palcoscenici diversi, dieci teatri. È la terza volta che il calcio mondiale cerca i suoi campioni in un paese che ha già ospitato la rassegna dopo Italia '34 e '90, Messico '70 e '86. Il calcio parte dunque alla ricerca della sua sedicesima e ultima regina del secolo e alla conquista del suo futuro, un futuro sempre più catodico e sempre meno canonico. Un mondiale-carosello nato per fare spot più che per fare sport. In realtà calcio-show nelle ultime edizioni (Italia '90 e Usa 94) se n'e visto poco. Ma la festa ricomincia e mamma Fifa ha fatto del suo meglio per farne la sagra del gol, dare un'accelerata agli interessi e al suo domani. Ha infatti varato la novità regolamentare dell'espulsione per il tackle da dietro e il golden gol per evitare, per quanto possibile, la lotteria dei rigori. Largo ai gol, dunque, e che sia il mondiale promesso. Nutrita e d'autore è infatti la galleria di attaccanti vip che Louvre 98 espone: da Ronaldo a Del Piero, da Batistuta a Salas, da Bierhoff a Zidane, dalla coppia inglese 'She-She' (Shearer-Sheringham) all'iraniano Bagheri che con 7 gol ha dato pesante contributo al risultato record delle eliminatorie sulle Maldive (17-0). Dell'ultima edizione restano 17 squadre. Inghilterra, Cile e Jugoslavia sono i ritorni principali; Russia, Svezia (bronzo a Usa '94) e Svizzera le assenze più pesanti. Quattro le debuttanti: Giamaica, Croazia, Sudafrica e Giappone. I gironi sono un po' sperequati: quello con Spagna, Nigeria, Paraguay e Bulgaria è il "gruppo della morte e non è da meno quello di Inghilterra, Romania, Colombia e Tunisia. Il girone dell'Italia con Cile, Camerun ed Austria è insidioso.
Alla vigilia dei mondiali i brasiliani sono sempre favoriti. Stavolta poi sono i campioni e hanno il n. 1 del mondo, Ronaldo. La Germania, campione d'Europa, è la più continua ad alto livello ma è squadra vecchia, anche nel modulo di gioco. Nutre ambizioni anche la Francia, che si presenta con il problema del gol ma gioca in patria e i bleus non falliscono l'obiettivo aggiudicandosi il titolo. Ed è titolo al di sopra di ogni sospetto. La squadra di Jacquet, infatti, non ha goduto di alcun favore arbitrale, prova ne siano le tre espulsioni subite e le due giornate di squalifica inflitte a Zidane, il suo giocatore più importante. I Bleus hanno realizzato la storica impresa con un crescendo di rendimento, che li ha portati dalle sofferte vittorie su Paraguay e Italia fino alla lezione di calcio impartita al Brasile nella finalissima. I francesi si sono dimostrati squadra molto equilibrata tatticamente, solidissima in difesa (solo 2 gol subiti in 7 partite) e tuttavia sempre tesa a imporre il proprio gioco, a tenere costantemente l'iniziativa.

Italia no, Baggio sì
L'Italia si presenta come un'incognita. Ha perso gli ultimi due mondiali ai rigori, o meglio non li ha vinti prima di arrivare a quella roulette. Sulla carta la squadra pare un cocktail ben assortito tra mestiere, fresche energie e talento. Il ct Maldini, 66 anni, è al suo debutto ai mondiali ma da vice" ne ha frequentati parecchi vivendo anche l'impresa di Spagna '82. L'arte del comando l'ha appresa da Bearzot. Più che uno stratega e un gestore dei momenti di tensione. La sintesi del debutto azzurro è Italia no, Baggio sì. Se gli azzurri hanno evitato lo scivolone alla prima di Francia '98 contro il Cile di Salas, lo devono soltanto a Roberto Baggio. È lui a mettere in discesa la partita servendo a Vieri il fantastico assist dell'1-0. È lui a risollevare nel finale la squadra che aveva sciupato tutto lasciando fare a Salas una doppietta distribuita all'ultimo secondo del primo tempo e al 4' della ripresa. Con l'Italia alla mercè del gioco più veloce e articolato dei cileni ci pensa Codino ad inventarsi un rigore lanciando palla sul braccio di Fuentes al 40' in area. Rigore discutibile ma l'arbitro del Niger Bouchardeau lo fischia e al dischetto è andato proprio Roby Baggio che da quattro anni ha da ripulirsi la coscienza per quel tiro verso il cielo di Pasadena. Una rincorsa, un destro preciso e morbido alla sua sinistra e gli spettri si dissolvono, quelli americani e questi francesi.
Nel secondo confronto gli azzurri sbranano i leoni indomabili del Camerun rifilandogli un pesante 3-0 (reti di Di Biagio e doppietta di Vieri) ma l'Italia anche stavolta deve ringraziare l'arbitro, l'australiano Lennie che espelle al termine del primo tempo Kalla per un fallo da ammonizione. L'Italia entra quindi nel club dei 16 ed evita pericolose collisioni anticipate con il Brasile spennando la rapace aquila austriaca nel terzo match della prima fase. È un 2-1 nel segno di Vieri e Roberto Baggio che, pure, sono in campo part-time, e di Pagliuca che al 22' della ripresa salva il risultato aprendo una ragnatela con la mano destra sulla rovesciata ravvicinata di Vetl. Da Parigi a Marsiglia per l'ottavo con la Norvegia. L'Italia approda ai quarti pur con qualche rischio e sofferenza, andando in vantaggio presto per poi finire sulle barricate. Salta comunque l'ostacolo Norvegia rispettando pronostico e storia (gli scandinavi per la terza volta cadono contro l'Italia ai Mondiali). E un'Italia con poco gioco ma con spina dorsale costruendo il successo sull'asse verticale composto da Pagliuca, Cannavaro, Di Biagio e Vieri, i quattro moschettieri azzurri della giornata. Pagliuca salva il risultato al 26' della ripresa fermando sulla linea di porta una schiacciata di testa di T.A. Flo riciclando la parata di Zoff nel 1982 contro il Brasile. Gli altri tre confezionano al 18' il gol. Rovesciata di Cannavaro, palla a Di Biagio che verticalizza per Vieri il quale galoppa e sferra un vincente diagonale destro. Gli azzurri, entrati nella nobiltà di Francia 98, finiscono poi ghigliottinati ai rigori. Per il terzo mondiale consecutivo. Una maledizione, un incantesimo.
Sotto l'Arco di Trionfo passano i francesi, sotto la mannaia finiscono gli azzurri. Stavolta dagli 11 metri non sbaglia Baggio, stavolta fallisce Di Biagio calciando il quinto penalty contro la traversa. Come Roberto Baggio era stato l'eroe di Usa '94 pagando alla fine l'errore dal dischetto, cosi il giallorosso, la più bella sorpresa di questa Italia di Maldini, porta sulla coscienza l'eliminazione. I padroni di casa non hanno fatto granché, ma neppure gli azzurri hanno osato quel che avrebbero dovuto. E chi non osa alla fine paga e resta con il rimpianto. Agli azzurri, al di là di qualche sensibile carenza a centrocampo e la deludente prova di Del Piero, resta anche il rammarico per un gioco apparso rinunciatario. La squadra in realtà non si è dimostrata all'altezza della situazione, sottotono atleticamente e carente in qualità tecnica globale.

E riapparve la "Mano de Dios"
Come spesso accade nel mondiale, il primo turno riserva più di una sorpresa. Dal "gruppo della morte" escono Spagna e Bulgaria, bocciate da Nigeria e Paraguay, Anche la Colombia si ferma alla prima fase così come la Scozia. Agli iberici di Javier Clemente non basta rifilare sei poi alla Bulgaria nella terza partita per rimediare alla sconfitta subita all'esordio con a Nigeria (3-2) e al successivo pareggio (0-0) con il Paraguay. La Colombia a sua volta paga cara la sconfitta inflittale nella prima partita dalla Romania (2-1) che poi stupisce tutti battendo anche l'Inghilterra (2-1) la quale tuttavia supera il turno imponendosi sui sudamericani (2-0). A Lione, in un confronto politicamente storico, è l'Iran ad imporsi sugli Stati Uniti 2-1 al termine di una partita estremamente corretta in campo e sugli spalti. Scozia e Giamaica non hanno scampo contro Brasile e Norvegia da un lato e Argentina e Croazia dall'altro. Lascia il torneo con amarezza e tra le polemiche il Marocco per via di un discutibile rigore accordato sul finire alla Norvegia nella sua sfida con il Brasile, un 2-1 che consente agli scandinavi di passare il turno alle spalle di sudamericani e ai danni dei magrebini, vittoriosi per 3-0 sugli scozzesi nella terza partita. Gli ottavi promuovono le solite note. Le magnifiche otto sono Italia, Germania, Olanda, Brasile e Argentina, con l'aggiunta della padrona di casa Francia e l'eccezione delle sorprendenti Danimarca e Croazia, le sole classificatesi seconde nei rispettivi gironi della prima fase. La Danimarca (4-1 sulla Nigeria), pur essendo stata campione d'Europa '92, non è frequentatrice assidua del salotto bene dei mondiali; la Croazia (1-0 alla Romania), alla sua prima partecipazione, rappresenta una sintesi del calcio dell'est ed ha sfruttato la relativa facilità del suo gruppo di apertura. In linea teorica queste due hanno preso il posto di Nigeria e Inghilterra.
L'Europa, come previsto, fa la parte del leone con sei squadre in lizza contro due sudamericane. Deludente il mondiale dell'Africa, forza emergente ma non ancora organizzata per contrastare la professionalità dei paesi con lunga tradizione calcistica. Soltanto folkloristica l'avventura delle orientali e delle nordamericane. L'incontro più memorabile degli ottavi si disputa a Saint-Etienne tra Inghilterra e Argentina, sfida intrisa di significati che vengono da lontano. Nel duello c'è di tutto: un rigore per parte nei primi dieci minuti, uno "golazo" di Owen, il pareggio in apertura di ripresa di Zanetti, bel gioco, lo scontro fisico, l'espulsione di Beckham per reazione ad una provocazione di Simeone, una decisiva svista arbitrale, le scellerate scelte della panchina, la tensione dei supplementari e la ghigliottina dei rigori. C'è soprattutto un remake della "mano de Dios" quando, dopo un gol annullato a Campbell sul finire dei 90', nei supplementari Chamot, sul cattivo esempio dato da Maradona 12 anni prima contro la stessa Inghilterra, dalla testa di Shearer toglie con la mano una palla indirizzata in rete. L'arbitro danese Nielsen imita a sua volta il collega tunisino Bennaceur del 1986 non rilevando l'irregolarità. Unica differenza: allora fu gol, stavolta è rigore non assegnato. Si arriva cosi ai calci dagli 11 metri. Il portiere inglese Seaman para il tiro di Crespo e l'argentino Carlos Roa neutralizza quelli di Ince e Batty. Disco verde per i sudamericani, stop per britannici. Ai rigori invece non arriva la Francia grazie al golden gol di Blanc nei supplementari contro il Paraguay di Chilavert.

La nuova mappa del portiere
Si va ai quarti che si risolvono in una mini-rivoluzione francese. Il mondiale infatti indica a questo punto una nuova via al potere calcistico. Caduta l'Inghilterra nel turno precedente, si fermano anche Italia, Germania e Argentina (9 titoli su 15, che fanno 11 con l'Uruguay bocciato nelle eliminatorie). Tra le prime quattro del mondo a rappresentare la tradizione resta soltanto il Brasile, che si impone di misura ai danesi (3-2). Il Mondiale 98 ridisegna dunque la mappa dei valori e premia forze nuove come Francia e Croazia o seminuove come l'Olanda. Se per la nazionale dei tulipani, vincitrice per 2-1 sull'anziana Argentina stressata dalla sfida con gli inglesi, si può parlare di rifioritura dato che negli anni Settanta ha lambito il titolo, e se la Francia ha capitalizzato il privilegio di ospitare la rassegna pur senza godere di grossi favori arbitrali (la spunta sull'Italia ai rigori), la Croazia è l'autentica sorpresa. Pochi infatti si aspettavano che al suo debutto mondiale questa squadra di legionari, tesaurizzata l'esperienza maturata all'estero, raggiungesse le semifinali dando lezione di calcio (3-0) al logoro "tanke" tedesco campione d'Europa che gioca quasi l'intera ripresa in dieci per l'espulsione ai Woems. La mappa delle semifinaliste propone più riflessioni: i valori si vanno sempre più livellando, la maggioranza degli scontri diretti hanno avuto la svolta nelle espulsioni (l'inglese Beckam, il tedesco Woerns e l'argentino Otega). Intuibile, se non evidente, che, a parte la severità arbitrale, nervosismo e tensione abbiano condizionato il comportamento di chi avvertiva sintomi di declino. Ecco, dunque, che si sono fatte largo le cosiddette "minori", sollecitate da maggiore entusiasmo, sorrette da un gioco meno pavido e prudente, persino animate da un vago senso patriottico.
Su quest'ultimo concetto vale la pena soffermarsi. Ci si chiede perché squadre imbottite di mercenari, giocatori che lavorano all'estero, facciano gruppo e si battano più intensamente quando lo fanno sotto la bandiera nazionale. La spiegazione più razionale è che i "legionari" siano coinvolti più a fondo da questo sentimento, un palpito che li restituisce alle loro radici proprio perché "emigrati". Può essere il caso dei francesi d'Italia e d'Inghilterra, dei brasiliani giramondo (dalla Spagna al Giappone), degli olandesi di Gran Bretagna e Italia, soprattutto dei croati dell'intera Ue con la loro giovane nazione da onorare, immagine romantica nell'epoca del mondo senza frontiere. Basta ricordare il pianto dell'italiano di Spagna Vieri dopo l'eliminazione azzurra. Le semifinali rimettono comunque le cose a posto. Brasile e Francia rispettano il pronostico avendo la meglio rispettivamente sull'Olanda ai rigori (Cocu e Ronald de Boer falliscono la trasformazione) e sulla Croazia con due reti magistrali del laterale destro Lilion Thuram (i suoi primi gol in nazionale) che rimediano all'espulsione di Blanc. Dopo il terzo posto colto sull'Olanda dalla Croazia (straordinario successo di immagine per un paese nato da appena cinque anni), si va al 12 luglio, alla finale più attesa e prevista: Francia, paese organizzatore, contro Brasile, detentore del titolo.

La finale
Trascinata dal suo capo squadriglia Zinedine Zidane, la Francia vola sul tetto del mondo. È al suo primo titolo. Entra nella storia e nell'esclusivo club dei campioni. È la settima nazionale a raggiungere l'apice e mette il sesto sigillo anche come vincitrice di coppa in patria dopo Uruguay 1930, Italia 1934, Inghilterra 1966, Germania 1974 e Argentina 1978. È benvenuta nella comitiva. Ne è più che degna. Travolge con merito per 3-0 i campioni uscenti del Brasile e salva l'Europa dall'assalto dei sudamericani cui l'impresa era riuscita 40 anni fa in Svezia. Per la verità questo Brasile neppure e lontano parente di quello di allora. Questo è un fantasma sul piano tecnico, atletico e agonistico. Parte con il morale a terra per via del giallo Ronaldo, il giocatore più atteso, colto, stando ai "si dice", da convulsioni causate da una sorta di attacco epilettico nel pomeriggio con tanto di "medicina sbagliata" secondo la fidanzata Ronaldinha, ricorso in ospedale, esclusione dalla formazione da Zagallo un'ora prima della partita ma poi, preannunciato tre quarti d'ora dopo da una seconda lista, mandato in campo all'ultimo momento. Sta di fatto che il Fenomeno, alle prese da giorni anche con un dolore ad un ginocchio e ad una caviglia, per tutta la partita vaga come un'ombra sul terreno di gioco. Il mattatore della serata è invece l'algerino Zidane che praticamente chiude la partita nel primo tempo confezionando allo specchio due gol di testa su altrettanti calci d'angolo, uno da destra di Petit, l'altro da sinistre di Djorkaeff. Il punteggio a giochi fatti lo arrotonda in contropiede alle scadere del recupero Finale Petit. E "Petit" resta il Brasile mentre per la Francia è grandeur per il cuore, il coraggio e la determinazione con cui si è battuta contro un Brasile irriconoscibile in tutti i suoi reparti. Nemmeno quando è stato in superiorità numerica per l'espulsione di Desailly al 23 della ripresa, il Brasile è riuscito ad esprimersi con quello che doveva essere il suo attacco esplosivo. Merito senza dubbio della organizzata difesa francese che ha neutralizzato ogni tentativo, sia pure sbavato, dei brasiliani i quali hanno raccolto soltanto una traversa con Denilson nel finale. Per il resto buio pesto nella squadra sudamericana. Quello che doveva essere il mondiale di Ronaldo si chiude così sotto il segno di Zidane, il trascinatore della banda dei bleu. A parte la doppietta, lo juventino ha diretto il gioco con grande autorità ed estro dominando, in collaborazione con il compagno di squadra Deschamps, il settore di centrocampo. Qui sono stati triturati i brasiliani i quali non hanno saputo creare una gabbia efficace per neutralizzare le iniziative del franco-algerino, autentica bussola della manovra transalpina.
Titolo ala Francia, dunque. Al paese organizzatore. Il successo dei Bleus ha forse anche un valore simbolico. Zidane l'algerino di Marsiglia, Desailly e Vieira i neri africani, il bretone Guivarc'h, il calmucco Djorkaeff, i baschi Lizarazu e Deschamps, l'antillano Thuram, il normanno Petit, il kanako Karembeu, il franco-argentino Trezeguet, l'armeno Boghossian e tutti gli altri hanno unito le loro forze per costituire una compagine che rispecchiava la dolorosa storia coloniale e il fenomeno dell'immigrazione dai paesi extraeuropei. Quali novità ha espresso Francia '98? Quali sono stati i momenti più intensi che ha vissuto? Sul piano spettacolare è stato un buon mondiale, certo superiore a Italia '90 e Usa '94: non sono mancate le emozioni, molte reti, un golden gol e tre lotterie dei rigori. Sotto l'aspetto tattico non ha prodotto novità rilevanti. Si è assistito sovente a partite di flipper (molti contrasti e falli tattici, trattenute per le maglie). C'è stata una certa attenuazione del pressing e del fuorigioco con una conseguente tendenza di schieramenti più allungati rispetto al passato prossimo con lievi benefici per la fluidità della manovra. Molti i gol ma se ne attendevano di più con la minaccia dell'espulsione per il tackle da dietro, norma che, scritta nel linguaggio dell'incomprensione o meglio della libera interpretazione arbitrale, si è bruciata da sola. È stato anche il mondiale dell'ultimo minuto dato che si è segnato soprattutto negli sgoccioli di partita, spesso in fase di recupero, quando è all'apice lo stress di giocatori ed arbitri.
E stato anche il mondiale dei cretini, degli hooligans e dei naziskin, del poliziotto ferito nella battaglia di Lens, degli scontri di Marsiglia e di Saint Etienne. Per un po' è stato anche il mondiale degli arbitri ma il tandem Blatter-Platini ha sapientemente cloroformizzato la polemica innescata dalle africane offese e deluse. Restano le immagini forti del Marocco sconsolato, del condottiero burbero e buono Chilavert, del boy diciottenne venuto dal futuro Owen, dei quadretti di famiglia (i fratelli Laudrup, Flo, M'Pienza, De Boer), del rigore scaccia-fantasmi di Roby Baggio, delle pluripresenze di Matthaues, della forza d'urto di Vieri. Ma nella mente restano soprattutto il film di Argentina-Inghilterra, l'ombra di Ronaldo e l'etoile Zidane.

I Protagonisti


Il CT: Aimé Jacquet (Francia)
(Sail sous Couzan (Loira), 27 novembre 1941)
Da dilettante gioca nel piccolo club del Couzan, a 17 anni entra nel Saint Étienne per il quale due ani dopo, nel 1961, firma il suo primo contratto da professionista. È un centrocampista difensivo e nel più grande club francese dell'epoca conquista 5 titoli nazionali e 3 coppe di Francia. È selezionato anche per la nazionale dove disputa due sole partite (debutto il 25 settembre 1968 contro la Germania occidentale: 1-1) nel periodo in cui i blu non brillano molto. Nel 1973 Jacquet si trasferisce aH'OIympique Lyon- nese dove conclude la sua carriera di calciatore nel 1976 per poi diventare allenatore della stessa squadra prima di passare alla guida dei Girondins di Bordeaux negli anni 80. Licenziato dal presidente Claude Bez, allena poi formazioni più modeste come il Montpellier e il Nancy-Lorraine. Nel 1991 entra nello staff della direzione tecnica nazionale del calcio francese e il 15 luglio 1992 diventa aiuto del selezionatore Gérard Houllier. Dopo il fiasco nelle eliminatorie del mondiale 1994 (doppia sconfitta con Israele e Bulgaria) nell'autunno 1993 viene nominato selezionatore della nazionale ma a titolo provvisorio. Una prima serie promettente di amichevoli (in particolare il successo sull'Italia a Napoli nel febbraio 1994) gli consente di avere più fiducia da parte federale ed di essere nominato ct. Coglie il primo obiettivo qualificando la Francia all'europeo 1996. Nel corso della fase di qualificazione caratterizzata da una serie di 0-0, esclude dal giro nazionale alcuni giocatori prestigiosi (Jean-Pierre Papin, Eric Cantona, David Ginola) e comincia ad assemblare la squadra affidandosi a giocatori-chiave come Didier Deschamps e Laurent Blanc che saranno i cardini del gruppo. Anche se le sue scelte nell'Euro 96 provocano qualche critica sulla qualità del gioco espresso, il bilancio della Francia in Inghilterra (eliminazione in semifinale) consente a Jacquet di conservare un certo sostegno mediatico e popolare. E nei mesi successivi all'europeo che si guastano le cose per lui. Gli incontri di preparazione al mondiale sono deludenti. Adotta uno schema tattico troppo difensivo. La stampa, in particolare L'Equipe, critica aspramente il tecnico. Nel quadrangolare in Francia del giugno 1997, delle nazionali presenti (Brasile, Italia e Inghilterra) la squadra di Jacquet è quella che pratica un gioco meno brillante e l'opinione pubblica comincia a chiedere le sue dimissioni. La critica culmina nel maggio 1998 quando, anziché la lista di 22 giocatori destinati al mondiale, il tecnico stila una preselezione di 28 calciatori (metodo che sarà imitato dalla maggioranza dei ct delle nazionali qualificate). Per L'Equipe è un segno di indecisione e insicurezza. II mondiale darà invece ragione al ct. La squadra di Jacquet non esprimerà il calcio champagne dei tempi di Platini, ma è una formazione ben oliata che non risente di assenze per squalifiche o infortuni. Il 12 luglio 1998 Aimé Jacquet raggiunge la consacrazione quando la Francia batte il Brasile 3-0 nella finale mondiale. Diciassette giorni dopo quella storica vittoria Jacquet annuncia le dimissioni da ct (53 partite, 34 vittorie, 16 pareggi e 3 sconfitte, 93 gol segnati, 27 subiti) per diventare direttore tecnico nazionale.

Il capocannoniere: Davor Suker (Croazia) - 6 reti
(Osijek - 1 gennaio 1968)
Ha disputato i mondiali 90, 98 e 2002 (qui eliminato nella prima fase), giocato 8 partite per 693 minuti e segnato 6 gol. È uno dei pochi calciatori della storia del calcio ad avere difeso due paesi diversi nella Coppa del Mondo. In Italia 1990 ha giocato per la Jugoslavia e otto anni dopo ha militato nella Croazia. Con la Jugoslavia ha vinto il mondiale under 21 in Cile 1987 e da riserva della nazionale maggiore è stato eliminato nei quarti nel mondiale '90. Con la Croazia si è espresso al massimo. Nel 1996 ha disputato l'europeo segnando tre gol contro la Danimarca e due anni dopo nel mondiale in Francia è stato il trascinatore della sua squadra portandola al terzo posto con sei gol segnati. Nel 1998 è stato designato miglior giocatore della Coppa e il terzo miglior giocatore del mondo dalla Fifa. Con la sua tremenda capacità realizzativa ha fatto la storia di club come Siviglia e Real Madrid con il quale vinse nel 1998 la Coppa dei Campioni. Ha chiuso la carriera nel 2003 con i tedeschi del Monaco 1860 dopo due stagioni mediocri nel campionato inglese con Arsenal e West Ham.

La stella: Zinedine Zidane (Francia)
(Marsiglia 23 giugno 1972)
Aveva cominciato il Mondiale '98 con un'espulsione, nel secondo match contro l'Arabia. Ma quella di Zinedine Zidane è stata una favola a lieto fine: due gol al Brasile in finale, titolo di miglior giocatore della manifestazione, a fine anno il Pallone d'Oro. È lui l'eroe nazionale di quella Francia che quattro anni fa ha conquistato il primo titolo iridato della sua storia. Quando comincia il Mondiale Zidane sta per compiere 26 anni e sa che questa è l'occasione giusta. La sua Francia è tornata a giocare calcio-champagne come all'epoca di Platini-Tigana-Giresse-Rocheteau, e stavolta ha il vantaggio del fattore campo. Dopo il successo iniziale dei Bleus contro il Sudafrica, Zizou si fa tradire da uno scatto di nervosismo a 20' dal termine del match contro i sauditi. Viene espulso, e sconterà due turni di squalifica. Torna in tempo per giocare contro l'Italia nei quarti di finale e poi per consolare l'amico, e compagno di squadra nella Juve Bobo Vieri, in lacrime dopo l'eliminazione degli azzurri ai rigori. Zidane sembra quasi dispiaciuto di aver passato il turno, poi prende per mano la sua nazionale sulla strada del trionfo allo Stade de France. Quella sera il Brasile ha un Ronaldo stralunato dopo aver avuto le convulsioni, e in cattedra sale il numero 10 dei padroni di casa, che disputa una partita magistrale e segna due gol di testa a Taffarel.
"Non si può fare di meglio - commenterà poi Zizou - I miei compagni mi avevano chiesto di segnare e io ho fatto due gol di testa. Non è la mia specialità, però li ho fatti". Figlio di emigrati algerini che tuttora non hanno la cittadinanza francese, cresciuto giocando per strada nel quartiere di Le Castellane, abitato quasi solo da nordafricani, tifosissimo dell'Olympique dove non ha mai giocato. Zidane comincia nel Cannes, poi esplode nel Bordeaux, viene acquistato dalla Juventus e ora delizia il Bernabeu con la maglia del Reai Madrid. I suoi trionfi nel Mondiale e poi ad Euro 2000 sono serviti a distruggere quella fama di 'chat noir' (gatto nero) che lo aveva accompagnato in nazionale, dove fino a Francia '98 non aveva avuto troppa fortuna. Ha cambiato il suo destino contro la Selecao, e da quella sera zizou è stato grandissimo. Con la Juventus gioca complessivamente 191 partite segnando 28 gol di cui 24 in serie A. Nel 2001 si trasferisce al Real Madrid per tre anni e 140 miliardi delle vecchie lire (record di allora nella storia del calcio). Vince la Supercoppa di Spagna e l'anno successivo la Champions (2-1 al Bayer Leverkusen). Altro successo in Liga 2003 e alle Olimpiadi di Atene 2004 partecipa da tedoforo. Il 25 aprile annuncia che si ritirerà dopo il mondiale 2006 dove arriva alla finale contro l'Italia. Realizza su rigore il momentaneo 1-0 ma poi macchia la prestazione con la testata a Marco Materazzi che gli costa l'espulsione (la dodicesima della carriera). Il giorno dopo viene eletto miglior giocatore del mondiale. Grande padronanza del pallone e tecnica fuori dal comune, Zidane ha giocato al calcio con grande facilità. Apprezzate le sue roulette e finte di gambe che sconcertano i difensori. Un uomo semplice fuori dal campo, modesto e timido, ma anche per certi aspetti introverso.

Curiosità


Quella sedia vuota accanto a Platini
Fernand Sastre, copresidente del comitato organizzatore di Francia 98, muore il 13 giugno a Parigi. Sastre, 74 anni, era ricoverato in ospedale per un tumore ai polmoni e le sue condizioni si erano aggravate nelle ultime settimane, tanto da fargli disertare la cerimonia di apertura dei Mondiali e la partita inaugurale. Allo stadio di Saint Denis, dove si è giocata Brasile- Scozia, Michel Platini aveva lasciato libera la poltrona accanto alla sua perché, aveva detto, "fino all'ultimo momento voglio continuare a sperare che Sastre arrivi e si metta a sedere accanto a me".

La questione arbitrale
Esplode la questione arbitrale. Il rigore assegnato alla Norvegia contro il Brasile, tradottosi nella promozione degli scandinavi e nell'eliminazione del Marocco, e il gol annullato al camerunese Omam Biyik nella partita contro il Cile, generano una serie di proteste e critiche che scuotono con violenza Platineide e la Fifa con la violenza di un terremoto. Se l'errore arbitrale (solita litania) è umano e fa parte del gioco, una decisione sbagliata incide pesantemente sulla squadra danneggiata e in un mondiale, al contrario di quanto si afferma per il campionato nazionale (e non sempre è così), è molto difficile che alla fine gli errori subiti compensino i favori ricevuti. Ne sanno qualcosa Camerun e Marocco che lasciano la Francia non tra le lacrime ma col sangue agli occhi. Così la federazione camerunese, facendosi interprete del risentimento di tutto il calcio africano per gli arbitraggi, invia una lettera di protesta al presidente della Fifa Joseph Blatter. E anche il Grande Capo è irritato, tanto da avere un colloquio telefonico con David Will, lo scozzese presidente della commissione d'arbitraggio della Fifa, per richiamare all'ordine i direttori di gara.

Quando l'arbitro vede meglio della moviola
Il 23 giugno nello stadio Vélodrome, l'arbitro americano Baharmast fischia all'88' un fallo del brasiliano Junior Baiano in area. Il norvegese Rekdal trasforma il rigore che promuove la sua squadra agli ottavi. Si grida allo scandalo per un fallo immaginario come attesta apparentemente la moviola. Si riparla di utilizzare il video in Coppa del Mondo. Tre giorni dopo, tuttavia, le immagini video girate da un dilettante dalla tribuna dimostrano che Baiano ha strattonato per la maglia l'avversario. L'arbitro, dunque, aveva ragione.

Valzer delle panchine
Per la prima volta nella storia della Coppa del Mondo, tre squadre si separano dal loro allenatore prima della fine della competizione. La sconfitta dell'Arabia Saudita contro la Francia è fatale al brasiliano Parreira che dirige la formazione del Golfo. E rilevato da un tecnico del cru: il saudita Al-Kharashi. La Corea del Sud sostituisce Cha Bum kun, ex-star degli anni 80 in Germania con Seok P. Pyung dopo la sconfitta contro l'Olanda (0-5). Infine, Henrik Kasperczak guida la Tunisia fino al 23 giugno prima ai essere rimpiazzato da A. Selmi.




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