Mondiale 1986 - Argentina


Il Racconto


È sempre più Mundial
Per la terza volta consecutiva la Coppa del Mondo del calcio è "mundial" svolgendosi in una nazione di lingua spagnola. Dopo Argentina e Spagna tocca al Messico ospitare il più grande spettacolo del mondo ed è anche il primo paese a doppiare la manifestazione avendola già allestita 16 anni prima. Per la prima volta sono presenti tutte le nazioni che hanno già vinto il titolo: Italia e Brasile (tre successi ciascuno), Uruguay e Germania Federale (due ciascuno), Inghilterra e Argentina (uno a testa). Al "mundial" si sono iscritte 121 federazioni: verrà teletrasmesso in 142 paesi. Dopo avere strappato l'organizzazione della 13/ma Coppa FIFA agli USA che l'otterranno otto anni più tardi, il Messico difende la sua manifestazione contro mille avversità: la profonda crisi economica (cento miliardi di debito estero e otto milioni di disoccupati), il terremoto che nel settembre 1985 devasta il cuore della capitale, l'altura che impone difficoltà a fare calcio oltre i duemila metri, la delicata situazione politica del paese cuscinetto tra Stati Uniti e Centroamerica, il problema della sicurezza da estendere in nove città, quello delle distanze tra le varie sedi. Tra le grandi favorite della vigilia ci sono Argentina e Brasile che giocano nel loro continente e le europee Italia e Francia, rispettivamente campione uscente e campione d'Europa. La formula delle 24 squadre viene riveduta e corretta rispetto alla Spagna 82 e fermo restando il meccanismo della prima fase (36 partite in 14 giorni per bocciare soltanto otto squadre), le 16 superstiti si affronteranno in scontri ad eliminazione diretta anziché a gironcini come quattro anni prima. La spettacolarità della formula, anche se andrà a discapito dei contenuti puramente tecnici per via delle soluzioni ai rigori, sarà confermata dal gradimento espresso dal teleutente.

Il “Vecio” è stanco (falsa partenza Azzurra)
L'Italia ha una falsa partenza. Al suo arrivo all'aeroporto di Città del Messico evita di tenere l'attesa conferenza stampa lasciando con un palmo di naso 470 giornalisti di diversi paesi venuti ad accogliere la squadra campione. "Campioni mondiali di maleducazione" e "L'Italia ha portato 700 chilogrammi di bagagli ma neppure un grammo di cortesia" titolano i giornali dopo lo sgarbo. La squadra azzurra parte male anche nella partita inaugurale con la Bulgaria facendosi rimontare a cinque minuti dal termine per una distrazione difensiva che consente a Sirakov di pareggiare di testa il gol con cui Altobelli ha legato dopo quattro anni Madrid a Città del Messico (lui aveva siglato il 3-1 della finale 82). La squadra italiana, comunque, esprime gioco confortante specie nei giovani De Napoli e Galderisi che il ct Bearzot ha inserito a sorpresa in formazione alla vigilia del confronto preferendoli ai senatori stanchi lardelli e Rossi. Il secondo confronto dell'Italia è un classico. Per la quarta volta consecutiva gli azzurri affrontano l'Argentina. Era accaduto nel 74 a Stoccarda, nel 78 a Buenos Aires, nell'82 a Barcellona. Avviene anche in Messico 86 a Puebla. Alla vigilia si parla di lotta in famiglia giacché un punto a testa lascerebbe aperta ad entrambe la qualificazione e inoltre c'è la decisione di affidare la marcatura di Maradona al suo compagno del Napoli Bagni. Ci pensa però l'arbitro olandese Keizer a spezzare subito i sospetti di armistizio decretando al 7' un rigore che Altobelli trasforma ma al 34' è sua maestà Maradona a siglare il pareggio eludendo la guardia di Bagni e Scirea e beffando Galli con un diagonale morbido che rimarrà negli incubi del portiere azzurro. Paghe del pareggio le due formazioni badano poi a non correre altri rischi anche se Conti in avvio di ripresa coglie un palo. Intanto la Corea del Sud, già sconfitta dall'Argentina (3-1), impone il pareggio alla Bulgaria (1-1) mentre negli altri gironi impressionano Urss e Danimarca che rifilano sei gol rispettivamente a Ungheria e Uruguay, sorprende il Marocco che impatta con Polonia e Inghilterra (0-0) prima di battere il Portogallo col portiere Zaki e Kahiri in evidenza, l'inglese Lineker opziona il primato nella classifica cannonieri siglando una tripletta al portiere polacco Mlynarczyk, il Brasile non perde un colpo mentre il Messico guidato dal fuoriclasse Sanchez va spedito verso la qualificazione. Qualche incidente c'è: il guardalinee statunitense David Socha non "vede" un gol della Spagna consentendo al Brasile di aprire con un successo il "mundial", l'attaccante algerino Madjer finisce all'ospedale dopo uno scontro aereo con il nordirlandese Donaghy, l'iraqueno Hanna viene espulso per avere applaudite l'arbitro che lo aveva ammonito nella partita col Belgio e il suo connazionale Mahmoud verrà poi sospeso per un anno dalla FIFA per sputato in faccia allo stesso arbitro di quella partita, il colombiano Diaz Palacio, che poi sarà protagonista di tre espulsioni in Germania-Messico dei quarti di finale. Oltre all'Iraq si segnala come squadra dura l'Uruguay di Gutierrez che comunque passa il turno. Il mondiale è caratterizzato da schemi difensivi e da un generale livellamento tecnico ed è quindi abbastanza logico che il gioco sia nervoso un po' su tutti i campi. Nella terza partita de primo turno l'Italia ha la storica occasione di prendersi una rivincita dopo vent'anni anche se stavolta ha di fronte i coreani del sud anziché quelli de nord autori della beffa di Middlesbrough 1966. Gli azzurri "devono" vincere per entrare negli ottavi ed è il solito Altobelli, in grande spolvero, a decidere il match con una doppietta corredata da un autogol coreano. Gli asiatici, tuttavia, si rendono pericolosi nel finale ma ottengono soltanto d ridurre lo scarto sul 3-2. Agli ottavi accedono quasi tutti grazie ai ripescaggi delle terze meglio classificate. Dopo due settimane di partite restano fuori soltanto Corea del Sud, Iraq, Ungheria, Canada, Irlanda de Nord, Algeria, Scozia e Portogallo. Le promosse vanno all'eliminazione diretta. Il mundial si fa spettacolare, la tensione sale.

Verso la sagra dei rigori
Il duello più interessante proposto dagli ottavi è Italia-Francia che mette a confronto i campioni del mondo uscenti e i campioni europei in carica Dopo Maradona, gli azzurri trovano così sulla loro strada l'altro "italiano" Platini. Proprio "roi Michel", può non essendo all'apice della condizione, castiga l'Italia mondiale sbloccando il risultato dopo neppure un Quarto d'ora. Platini va a nozze contro la blanda marcatura di Beppe Baresi ma è tutta la formazione azzurra a deludere essendo male assortita, impostata sulla difensiva, in disastrose condizioni atletiche e psicologiche contro il calcio "champagne" dei francesi. Finisce 2-0 per i "galletti" campioni d'Europa che possono alzare la cresta mentre gli azzurri tornano in patria delusi (Altobelli, autore di quattro gol in quattro partite mondiali, annuncia che non giocherà più in nazionale anche se poi tornerà sulla decisione). Rassegnato è il ct Bearzot che sa già di dovere fare posto a un successore dopo il fallimento in terra azteca. In Italia si discute della nazionale del futuro, in Messico si continua a giocare. Sensazionale, per la sequenza delle reti, la sfida che il Belgio fa sua contro l'Urss per 4-3 dopo i supplementari nonostante tre gol di Belanov. Il Brasile travolge la Polonia per 4-0 con due rigori (in apertura e in chiusura rispettivamente con Socrates e Careca) l'Argentina vince di misura (1-0 rete di Pasculli al 41') il derby sudamericano con l'Uruguay che l'arbitro italiano Agnolin tiene saldamente in pugno come già fatto col derby dell'est Urss-Ungheria. Inghilterra e Germania rispettano il pronostico rispettivamente su Paraguay e Marocco anche se i tedeschi soltanto a due minuti dal termine scacciano lo spauracchio dei supplementari con una diabolica punizione a girare di Matthaeus. Crolla la Danimarca di Elkjaer e Laudrup di fronte alla Spagna trascinata da un Butragueno in giornata astrale (quattro dei cinque gol iberici sono suoi). Contro la Bulgaria il Messico incanta i propri sostenitori specie con Negrete che sigla al 35' il più bel gol dei mondiali in mezza rovesciata, una prodezza che fa promettere agli organizzatori di murare una targa ricordo all'esterno dell'Azteca (stesso impegno, non mantenuto i messicani avevano preso per la storica semifinale del 70 Italia-Germania). Si temeva che l'eliminazione diretta portasse parecchi confronti ai supplementari e quindi ai rigori ma soltanto una (Belgio-Urss) su otto ha avuto mezz'ora di coda. La sagra dei supplementari e dei rigori però soltanto rinviata perché nei quarti un solo confronto dura 90 proprio Argentina-Inghilterra, il più denso di significati extrasportivi per via della guerra Falkland-Malvine e risoltosi in beffa per i britannici per quella mano de Dios" con cui Maradona batte... alla Piola l'esterrefatto Shilton sotto gli occhi, non proprio acuti, dell'arbitro tunisino Ben Naceur Agli inglesi, che subiscono il raddoppio del "Pibe" al termine di una irresistibile serpentina, resta soltanto la consolazione di vincere la classifica dei cannonieri con Lineker che segna il suo sesto gol, di testa, proprio contro i biancocelesti. Scintille anche sugli altri tre campi dei quarti dove si va a finire alla roulette dei rigori. Francia-Brasile termina 1-1 con reti di Careca e Platini nel primo tempo. Il risultato non muta dopo 120 minuti nei quali Zico sbaglia un rigore facendoselo parare da Bats e Mullei e Alemao colpiscono rispettivamente un palo e la traversa. Ecco allora i tiri dagli undici metri, soluzione rinnegata dai tecnici ma altamente gradita per la sua emotività dal pubblico, specie quello televisivo. Socrates apre la serie facendosi parare da Bats il tiro alfa destra del portiere francese. Realizza invece con un bolide Stopyra e lo stesso fanno con esecuzioni angolate Alemao, Amoros e Zico. Sul 3-3 va all'esecuzione Bellone: il suo rasoterra batte contro la base del palo alla sinistra di Carlos, la palla colpisce la schiena del portiere brasiliano e va in rete. Gol valido oppure no? L'arbitro romeno Igna lo convalida senza esitazioni (la FIFA in seguito confermerà la giustezza della decisione dell'arbitro). I brasiliani protestano e Branco trasforma con un bolide centrale. Tocca a Platini. "Roi Michel" spiazza Carlos facendolo sedere sulla destra ma calcia altro oltre l'incrocio dei pali. Il palo lo coglie in pieno Julio Cesar ma Fernandez sigla il definitivo 5-4 per la Francia spiazzando Carlos. I francesi si prendono così un'entusiasmante rivincita sulla formula dei rigori che l'aveva penalizzata quattro anni prima a Siviglia nel mondiale di Spagna 82 al termine della semifinale con la Germania Federale che fece l'en plein dal dischetto contro un errore francese.
Il Brasile esce imbattuto dal mundial 86 (4 vittorie e un pareggio) ma condannato dai rigori e preannuncia una proposta per cambiare formula che invece verrà mantenuta. Coi tiri dal dischetto si brucia anche il Messico contro i tedeschi (0-0 dopo i supplementari) che si confermano inesorabili dagli 11 metri mentre sbagliano i latinoamericani Quirarte e Servin contro Schumacher in vena di prodezze. Stesso epilogo in Belgio-Spagna (1-1 dopo i supplementari): anche qui i più emotivi latini sbagliano una esecuzione, con Eloi (parata di Pfaff), mentre i nordeuropei centrano tutti i cinque tiri a disposizione. Le semifinali si compongono così: Argentina-Belgio e Germania-Francia. Mentre Maradona dà spettacolo personale contro i belgi inventando la doppietta con cui promuove l'Argentina in finale, nel derby d'Europa "panzer ' e "galletti" si danno aspra battaglia. Afflitto da una noiosa tendinite Platini non riesce a trascinare i campioni continentali in finale. La Germania ha il merito di sbloccare il risultato dopo appena 8' con una staffilata di Brehme su punizione e, dopo avere molto sofferto resistendo al ritorno francese, raddoppia allo scadere con Voeller che beffa Bats in uscita con un dosato pallonetto.

La finale
Mentre i francesi senza Platini si aggiudicano il bronzo superando i belgi ai supplementari (4-2), la finalissima per il titolo non è meno avvincente. In vantaggio per 2-0 con reti di Brown di testa al 22' e Valdano al 55', i sudamericani si fanno raggiungere sul 2-2 dai tedeschi che realizzano un 1-2 nel giro otto minuti rispettivamente con Rummenigge e Voeller. Piegano la Germania soltanto a quattro minuti dal termine con Burruchaga che in contropiede "brucia" Briegel e Schumacher in uscita. Anche se nella finale Maradona non si pone in luce particolare anche perché ben controllato da Matthaeus, Messico 86 passa alla storia come il mondiale di "Dieguito". Autore di cinque gol, è stato infatti "el Pibe" a trascinare la propria squadra al titolo. I colpi di classe più appariscente sono stati del "napoletano". L'Argentina ha comunque meritato il titolo anche per via del collettivo avendo dimostrato grande determinazione, personalità vincente e un calcio redditizio fatto di un folto centrocampo con una punta pendolare (Valdano, l'attaccante del Real Madrid) impegnata a creare spazi utili per il fuoriclasse Maradona. È stata inoltre la sola squadra a risolvere le partite entro i 90' regolamentari evitando così l'insidia dei rigori. Su sette partite disputate ne ha vinte sei pareggiando soltanto quella contro l'Italia (1-1), quasi come avvenuto nel 1978 quando vinse il suo primo titolo in patria può perdendo contro gli azzurri nella prima fase.

I Protagonisti


Il CT: Carlos Salvador Bilardo (Argentina)
(La Patemal 16 marzo 1937)
Laureato in medicina (ginecologia e ortopedia), è stato un buon difensore con tenenze di centrocampista. Ha giocato nel San Lorenzo de Almagro ('55-'63), nel Deportivo Espanol di Buenos Aires ('64-'65) e nell'Estudiantes de la Piata con cui ha vinto il titolo nazionale nel '67, la Coppa Libertadores nel '68, nel '69 e nel '70 e la Coppa Intercontinentale nel 68. Il suo esordio da allenatore risale al '71, sulla panchina dell'Estudiantes, una carriera proseguita in Colombia nel Deportivo Cali ('77 e '78), nel San Lorenzo de Almagro (79), sulla panchina della nazionale colombiana ('80 e '81) e di nuovo nell'Estudiantes che ha portato al titolo nell'82.
Subentrato a Menotti alla guida della nazionale argentina, cui ha dato un'impronta europea attirandosi le critiche dei sudamericani amanti del calcio-spettacolo, ha portato la biancoceleste costruita su Diego Maradona al titolo mondiale dell'86 e alla finale del '90 persa contro la Germania di Beckenbauer. Si è poi trasferito in Spagna sulla panchina del Siviglia, è tornato in Argentina alla guida del Boca Juniors per poi diventare ct della nazionale libica. Nel 2006 ha commentato per una tv argentina le partite del mondiale in Germania e un anno dopo è stato nominato segretario dello sport della provincia di Buenos Aires per diventare il 28 ottobre 2008 collaboratore del ct Maradona.

Il capocannoniere: Gary Lineker (Ing) - 6 reti
(Leicester, 30 novembre 1960)
Gary Winston Lineker eguaglia in Messico 86 il Paolo Rossi di Spagna 82 aggiudicandosi la classifica dei cannonieri con 6 gol. Inizia a giocare nelle formazioni giovanili della squadra della sua città per esordire da professionista nel 1978 nel Leicester City in seconda divisione. Si mette in luce per le sue doti di intuito e scatto negli spazi stretti in area avversaria, un rapinatore" di gol, ma soltanto nel 1983 si segnala all'attenzione generale siglando 26 gol e così contribuendo in maniera decisiva alla promozione della sua squadra in prima divisione. Nel campionato successivo realizza 22 gol e in quello 1984-85 ne fa 24 che, comprese coppe e nazionale, sono 29, un bottino che gli vale la "Scarpa d'oro inglese. Il suo esordio in nazionale avviene il 26/5/84 in Scozia-Inghilterra (1-1) per il Campionato Interbritannico e il suo primo gol tra i bianchi lo sigla alla successiva presenza (Inghilterra-Eire del 26/3/85 : 2-1). Passato all'Everton per la cifra-record di 800 mila sterline (circa due miliardi di lire), segna 30 gol in campionato e 8 in coppa di lega riconquistando la "scarpa doro" inglese. E comunque in Messico 86 che firma il suo capolavoro. Infortunatosi in allenamento prima del mondiale, pare che debba dare forfait tanto che al suo posto viene messo in preallarme Trevor Francis. Nonostante un fastidio all'avambraccio sinistro, che viene immobilizzato dal gesso, Lineker si riprende bene e al "mundial" segna una tripletta (alla Polonia), una doppietta (al Paraguay) e un gol all'Argentina nella finale all'Azteca di Città del Messico. Dopo l'exploit iridato, su consiglio del ct argentino Terry Venables, viene acquistato dal Barcellona per 2.750.000 sterline (oltre sei miliardi di lire) con un contratto di sei anni. La sua prima stagione in Catalogna è efficace visto che segna 21 gol in 41 partite. Nella successiva stagione (1987-88) risente dello scarso rendimento di tutta la squadra, una flessione che porta all'esonero di Venables sostituito da Johan Cruijff. Il rapporto con il nuovo tecnico olandese non è dei più felici per Lineker che, reduce da un europeo deludente e da una epatite, trova difficoltà a conquistarsi il posto di titolare nella squadra catalana. Nella nazionale inglese ha disputato finora (12 aprile 1989) 35 partite segnando 26 gol.

La stella: Diego Armando Maradona (Argentina)
(Lanus 30 ottobre 1960)
Messico, Mundial, Maradona: sono le tre M del calcio 1986. Nessuno in passato è stato l'indiscusso ed unico protagonista di una Coppa del Mondo come Diego Armando Maradona nella 13.ima edizione. È stato il dominatore del torneo, il giocatore capace di inventare calcio come forse neppure è riuscito a Pelé che pure resta il più grande per classe, continuità di rendimento, visione di gioco ed eleganza. Maradona conquista il suo primo mondiale proprio nello stadio Azteca dove 16 anni prima la "Perla nera" brasiliana aveva vinto il suo ultimo titolo e la circostanza si traduce in mito. "E1 pibe de oro”, come è chiamato il calciatore simbolo degli anni ottanta, l'emblema dell'Argentina, firma una storia destinata a diventare leggenda. Il capolavoro della sua vita lo compie contro l'Inghilterra nei quarti di finale. Dapprima il gol realizzato di pugno e poi una rete da favola costruita da metà campo saltando sei avversari, portiere compreso, per depositare palla in rete davanti a rivali e pubblico increduli. Un gol neppure contemplato dal manuale del calcio. II suo tocco di palla è magico, il suo modo di condurla diabolico: il pallone sembra essere calamitato dal suo sinistro. Piccolo di statura (soltanto 1,66 per 70 chili... elastici, tende infatti ad ingrassare), Maradona ha riflessi prontissimi e un baricentro basso che gli consentono accelerazioni istantanee e un anticipo micidiale.
Nato a Lanus, nella provincia di Buenos Aires, trascorre l'infanzia nella povertà. La famiglia è numerosa (quattro sorelle maggiori e due fratelli minori), originaria di Corrientes e si installa in una bidonville della periferia della capitale federale. Il suo mondo è la strada dove con i suoi piccoli amici sogna traguardi lontani giocando a pallone. Il suo calcio è naturale, istintivo: sembra fatto per giocare a pallone anche se il bambino è minuto. Ben presto si accorgono del suo talento ed entra nell'Argentinos Juniors giocando nelle "cebollitas" (cipolline, come sono chiamati i "pulcini" della squadra di Buenos Aires). Dieci giorni prima del suo sedicesimo compleanno debutta in prima squadra nell'ottava giornata di campionato "nacional" contro il Talleres di Cordoba. È il 20 ottobre 1976. Quattro mesi dopo, il 28 febbraio 1977, l'allenatore della nazionale biancoceleste Luis Cesar Menotti lo fa esordire nella "selecion" nella partita con l'Ungheria in vista del mondiale 78 in casa. Il talento è enorme ma l'età ancora un po' acerba e Menotti non corre il rischio di "bruciarlo" nell'occasione in cui nessun argentino poteva fallire. Maradona, capocannoniere del suo campionato con 24 gol, è nel giro della nazionale ma resta fuori così dalla squadra che disputa e vince il mondiale '78.
Dall'Argentinos Juniors "el pibe" passa al Boca, la squadra degli italiani di Buenos Aires. Nel 1979 gli viene assegnato il "Pallone d'oro" argentino e nel 1982 gioca il suo primo mondiale, quello di Spagna. Le sue giocate incantano, non altrettanto la sua squadra. Perduta la battaglia con l'Italia e con Gentile in particolare, nella sfida col Brasile, Maradona perde le staffe e scalcia un avversario. Viene espulso. Lascia con questa onta la Spagna ma vi ritorna pochi mesi dopo, ingaggiato proprio dal Barcellona. Una epatite virale e un serio infortunio procuratogli da un fallaccio del basco Goicoechea, gli impediscono di esprimersi sul campo come nelle attese. Si aggiungano certe incompatibilità di vita e carattere con la dirigenza della squadra catalana e nel 1984, dopo una lunga trattativa, si trasferisce al Napoli per 15 miliardi di lire. La sua prima stagione nella serie A italiana non è esaltante ma l'anno successivo va meglio e nel 1986 al mondiale in Messico inventa la vittoria dell'Argentina. Sullo slancio di quella affermazione Maradona conduce il Napoli allo scudetto nel 1987 e alla Coppa Uefa nel 1989. Nell'agosto 1989 cominciano le incomprensioni con il Napoli. Resta in Argentina dopo le vacanze e rifiuta di parlare con la società. Si sposa in novembre con Claudia Villafane da cui avrà due figlie (Dalma e Giannina). Chiede quindi di essere ceduto al Marsiglia ma nel giugno 1990 torna al Napoli guidandolo al suo secondo scudetto prima di disputare il mondiale in Italia che l'Argentina conclude al secondo posto. Nel campionato 1990-91 totalizza più di 50.000 dollari di multe per atti di indisciplina (allenamenti mancati, partite saltate) e Cristiana Sinagra lo porta in giudizio per il riconoscimento di paternità di Diego Junior. In novembre si rifiuta di seguire il Napoli a Mosca per una partita di Coppa Campioni e poi raggiunge la squadra 24 ore dopo con un jet privato. Nel marzo 991 risulta positivo, per cocaina, a un controllo antidoping ed è squalificato per 15 mesi. Qualche settimana più tardi è arrestato in un appartamento di Buenos Aires per possesso ai cocaina e i giudici gli impongono una cura disintossicante. Allo scadere della squalifica rifiuta di tornare al Napoli e si trasferisce al Siviglia. Ma il suo rapporto con la Spagna dura poco perché gli iberici non gli pagano parte dell'ingaggio pattuito (un milione di dollari) per inadempienza a causa della sua vita disordinata. Il 23 giugno, con problemi alla schiena e alle gambe, torna in Argentina chiedendo al ct Alfio Basile di fargli disputare i mondiali del 1994. Il 21 giugno gioca e segna contro la Grecia ma quattro giorni dopo, dopo la vittoria sulla Nigeria, viene trovato positivo all'antidoping. Nel 1995 gli viene assegnato il Pallone d'oro alla carriera. Torna a giocare col Boca Juniors fine al 30 ottobre 1997, giorno del suo trentasettesimo compleanno, quando annuncia il suo ritiro dall'attività agonistica. Nel 2000 viene designato "miglior calciatore del secolo" in un sondaggio della FIFA. Nel dicembre 2003 l'Argentinos Juniors rinomina il suo stadio Diego Armando Maradona in suo onore.
Nel 2005 è designato direttore sportivo del Boca Juniors diventandone vicepresidente, carica che lascia un anno dopo per disaccordi con la federcalcio argentina che aveva scelto Basile quale ct della nazionale. Diventa conduttore di un programma televisivo. Ha qualche vicissitudine per un contenzioso con il fisco italiano finché il 28 ottobre 2008 è nominato nuovo ct dell'Argentina al posto del dimissionario Alfio Basile. Dalla panchina vince la sue prime due partite (19 novembre 2008 a Glasgow 1-0 sulla Scozia e 11 febbraio 2009 a Marsiglia 2-0 sulla Francia) ma il 1° aprile la squadra crolla (1-6) contro la Bolivia. Riesce comunque a guadagnare la qualificazione al mondiale 2010 battendo nell'ultima partita l'Uruguay a Montevideo il 14 ottobre scorso. Proprio dopo quella partita si lascia prendere da uno sfogo scurrile contro la critica e gli insulti gli costano due mesi di squalifica da parte della Fifa.
Carattere indipendente, sempre pronto alla polemica e alla ribellione, Maradona è stato spesso protagonista di atteggiamenti ed episodi discussi. Al di là di ogni considerazione extra-calcistica, tuttavia, Maradona resta uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, una "superstar".

Curiosità


Il Gol, questa rarità
Mexico '86 passa alla storia come il più povero di gol, in rapporto alle partite disputate, di tutta la storia della Coppa del Mondo. Nei 52 incontri del torneo infatti vengono segnate soltanto 132 reti (escluse naturalmente le 21 messe a segno su rigore dopo i supplementari) per una media gol-partita di 2,53. Il precedente minimo risaliva a Germania '74 con una media di 2,55 (38 gol in 97 partite). Nella classifica generale finale, compilata in base ai punteggi collezionati da tutte le 24 partecipanti, l'Argentina campione conclude in testa con 13 punti. La finalista Germania Federale totalizza soltanto 8 punti, preceduta da Francia e Brasile che ne ottengono 9. In questa speciale graduatoria l'Italia è 11.ma a quota 4 assieme a Marocco e Paraguay. Due le squadre che collezionano soltanto sconfitte (tre): Iraq e Canada.

Fischi e fiaschi
Il mondiale messicano fa discutere non solo per la formula dei rigori dopo i supplementari nelle sfide ad eliminazione diretta, ma soprattutto per gli arbitraggi. Il caso più clamoroso è quello dell'arbitro australiano Christopher Bambridge e del guardalinee statunitense David Socha che non vedono un gol dello spagnolo Michel contro il Brasile. C'è poi la serie dei rigori non concessi: il cecoslovacco Votec Christov ne ignora uno commesso dal tedesco Augenthaler sull'uruguayno Da Silva, l'inglese George Courtney uno del portiere paraguayano Fernandez sul messicano Hugo Sanchez concedendone poi per compensazione uno inesistente ai locali, lo statunitense Socha non fischia un fallo su Altobelli dei coreani ed il siriano Al Sharip uno dell'inglese Butcher sul paraguayano Mendoza. Fuori luogo la decisione di Edwin Picon, della Mauritania, di fischiare la fine del primo tempo mentre su angolo l'Iraq sta segnando al Paraguay, così come quella del francese Jean Quiniou di espellere 57 secondi dopo il fischio d'inizio l'uruguayno Batista per un fallo veniale su un avversario. Il capolavoro spetta comunque al tunisino Alì Bennaceur che in Argentina-Inghilterra convalida la rete di pugno di Maradona, azione vista da tutti (in TV e allo stadio) tranne che dal fischietto africano.

La vendetta di Montezuma
Debellato da tecnici e medici il mostro altura, Messico '86 colpisce in larga parte con la "vendetta di Montezuma", l'infezione intestinale che il turista contrae non prendendo le dovute precauzioni con l'acqua. Ne sono colpiti nei primi giorni di soggiorno in Messico parecchi giocatori. Altro inconveniente è il calore di Monterrey che mette in crisi tutte le squadre del gruppo tranne, naturalmente, il Marocco.

La nazionale delle mogli
Prima del fischio d'inizio della rassegna iridata il Messico assegna quattro titoli mondiali: quello della scortesia viene dato all'Italia per via della mancata conferenza stampa al suo arrivo all'aeroporto di Città del Messico; quello dell'avarizia va alla Scozia perché risparmia sulla "retta" arrivando per ultima e partendo tra le prime; quello della sfortuna tocca al Brasile per l'elevato numero di infortunati nella fase di preparazione, titolo rafforzato poi con l'eliminazione ai rigori; quello della squadra più "caliente" va alla Spagna per via della presenza della formazione delle mogli dei giocatori mandate al seguito a spese della federcalcio iberica. Per la verità anche Danimarca, Uruguay e Germania hanno consentito alle mogli di seguire i mariti in Messico fin dall'inizio della manifestazione ma la squadra delle spagnole vince largamente il titolo per avvenenza e simpatia. Questa la formazione: Ana Nieto (moglie del portiere Urruticoechea), Amparo Morais (signora Renone), Ana Sampedro (signora Macedo), Crisanta Villarta (signora Camacho), Teresa Maldanco (signora Carrasco), Mercedes Morales (signora Michel), Victoria Duran (signora Gallego), Pilar Breton (signora Lopez), Isabel Lapa (signora Gordillo), Maika Sanchez (signora Senor), Fina Garcia (signora Caldere). Sono undici, una squadra vera. Vincono il titolo sfilando in bikini ai bordi della piscina dell'albergo di Puebla che ospita la maggior parte della stampa italiana, promotrice dell'elezione. Un giornalista italiano ha un'avventura con una di loro e da allora il marito calciatore sarà soprannominato sulla stampa italiana "il cervo delle Asturie".

Profumo d'Oriente
Gli alberghi che ospitano la Corea del Sud diventano infrequentabili, permeati da asfissianti esalazioni di aglio e cipolla. Da lì un monito in prospettiva olimpica di Seul 88 e il sospetto che la squadra asiatica, tra marcamento a zona o a uomo, abbia scelto quello a... fiato. Al confronto Chipilo, borgo agricolo di 4.105 anime di stampo italiano, fieno, stalla e formaggio, che gli azzurri visitano prima dell'avvio mondiale, è una bomboletta di deodorante.

Scommesse in biblioteca
La biblioteca dell'Istituto di Cultura della città di Chetumal viene trasformata in un centro di raccolta delle scommesse clandestine. Libri ed enciclopedie sono state ammassate in cantina per far posto a un bancone con bevande alcoliche, due televisori per seguire le partite e 200 sedie per gli scommettitori.




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