Champions League 1956-57 - Real Madrid


Il Racconto


La seconda edizione di Coppa Campioni vede l'aumento delle partecipanti a 22 (di 21 nazioni, la Spagna ha il Real detentore e l'Atletico Bilbao campione nazionale). La formula non varia, ma serve un turno preliminare prima degli ottavi.

Con l'URSS unica delle grandi a restare fuori, tra gli esordienti spicca l'Inghilterra con il Manchester United. L'anno precedente il Chelsea si era lasciato convincere dalla FA a rinunciare per non intasare il calendario nazionale, ma stavolta il manager dei Reds, Matt Busby, lotta per prendere parte alla nuova competizione. Ha una squadra fortissima, che ha letteralmente dominato il campionato. Lo scozzese pensa che la Coppa Europa sia un'ottima vetrina per tutto il movimento e la FA, a quel punto, è costretta a cedere. Anch'essa nuova iscritta, la Turchia è l'unica Federazione a non inviare i campioni nazionali per una semplice ragione: non c'è ancora il campionato e non ci sarà fino al 1959. Partecipa pertanto il Galatasaray, campione di Istanbul.

La sfida tra Manchester United e Anderlecht è il clou del turno preliminare, con gli inglesi che mettono al sicuro il risultato già all'andata con un 2-0 secco in trasferta. Al ritorno i Red Devils dilagano: non si gioca all'Old Trafford, privo di illuminazione, ma al Maine Road, casa dei cugini del City. I campioni del Belgio sono travolti e il "povero" Felix Week è costretto a raccogliere la sfera nella propria porta per ben dieci volte. La partita rimarrà il primo dei sette 10-0 fino ad oggi registrati in tutta la storia del torneo. La vittoria dello United fa scrivere al "Times" che i "Busby Babes" (età media 22 anni) sono I più seri contendenti del Real per la vittoria finale.

Sempre nei preliminari, sfiora la sorpresa lo Spora Lussemburgo, sconfitto 4-3 a Dortmund, ma vincitore sul Borussia 2-1 in casa. Con le regole di oggi la squadra del Granducato si sarebbe clamorosamente qualificata, nel 1956, Invece, c'è lo spareggio e i tedeschi si impongono per 7-0. Bilbao, CDNA Sofia (l'attuale CSKA), Nizza e Slovan Bratislava sono le altre qualificate.

Abbiamo trascurato un po' l'Italia, ma i campioni della Fiorentina entrano in scena soltanto agli ottavi, in novembre. Fulvio Bernardini ha compiuto un vero e proprio capolavoro, portando in riva all'Arno uno scudetto a quasi 30 anni dalla fondazione. Una vittoria per distacco (12 punti sul Milan), con una sola sconfitta. La Coppa Campioni inizialmente non è una priorità per "Fuffo". Gli ottavi si disputano tardi rispetto alle altre, contro gli svedesi del Norrkòping. Al Comunale gli ospiti passano subito con Bild, la Fiorentina risponde con Bizzarri, ma non va oltre il pari. Fortuna vuole che in Svezia tutti i campi siano innevati, il ritorno si gioca quindi a Roma e basta il gol del rientrante Virgili per passare. Trema invece il Real, che sulla carta ha un esordio facile con il Rapid Vienna (sepolto di gol l'anno prima dal Milan), ancor più considerando che gli spagnoli si sono rinforzati con Raymond Kopa. All'andata al Bernabeu il Real vince 4-2, ma uno scatenato Ernst Happel, nello stadio che porterà il suo nome, con una tripletta porta i viennesi allo spareggio. Come il Borussia, anche il Real sarebbe stato eliminato, con le regole attuali, invece la "bella" al Bernabeu porta i detentori ai quarti dopo un 2-0 maturato già nei primi minuti.

Passano anche Bilbao, Manchester Utd (sul Borussia Dortmund), Grasshopper, CDNA, Stella Rossa. Va avanti anche il Nizza, dopo lo spareggio con i Rangers, con qualche disordine nella gara di ritorno quando il nizzardo Bravo, espulso, non vuole uscire dal campo e l'arbitro italiano Pieri dovette lasciare lo stadio su una volante della polizia.

Il match-clou dei quarti è Bilbao-United, che per i Red Devils è la prova del fuoco, visto che i baschi, oltre a essere campioni di Spagna, agli ottavi hanno eliminato la Honved di Puskas. Al San Mames si gioca sotto una tormenta di neve e il primo tempo si conclude con l'Atletico avanti 3-0. I soliti Taylor e Viollet iniziano la rimonta, ma i baschi vanno sul 5-2, prima che Whelan accorci definitivamente. Lo United ha 150.000 richieste di biglietti, meno della metà siederanno sulle tribune di Maine Road ad assistere alla rimonta, completata da Berry, il cui tiro lambisce il palo prima di entrare. In semifinale vanno anche i viola, che battono il Grasshoppers nonostante Bernardini non schieri i titolari e nonostante lo scarso pubblico. Finisce 5-3 nel totale, ma la sfida dura 12 minuti, quanto basta ai viola per segnare tre reti decisive. Diversamente dagli ottavi, il Real ha vita facile contro il Nizza: vittorie per 3-0 in casa e 3-2 fuori. Le semifinali sono quindi Real-Manchester e Stella Rossa-Fiorentina. La prima mette di fronte il meglio del calcio spagnolo e di quello inglese (entrambe stanno vincendo i rispettivi campionati), ma sul campo è il Real a prendere il largo con il 3-1 del Bernabeu. Accade tutto nella ripresa: Rial segna di testa su cross di Gento, poi raddoppia Di Stefano. Taylor illude i suoi all'82' ma 1' dopo Mateos ristabilisce i due gol di scarto. Al Maine Road il Real va sul 2-0 e solo a 5' dalla fine Charlton riesce a salvare l'onta della sconfitta in casa (in gol anche Taylor, in precedenza).

Al contrario di Real e United, la Fiorentina deve dire addio allo scudetto e si concentra sulla coppa. A Belgrado si difende e colpisce a due minuti dalla fine con Prini, che su assist di Virgili batte Krivoluca dai dodici metri. Al ritorno, finisce 0-0, col controllo del campioni d'Italia. La finale è Real-Fiorentlna: i madridisti hanno il fattore campo e 124.000 spettatori dalla loro. Nonostante ciò, Julinho e compagni resistono agli assalti dei favoriti spagnoli, fino a 20' dal termine quando l'arbitro olandese Horn assegna un rigore al Real per fallo di Magnini su Mateos, probabilmente - come ammetterà anni dopo Gento -commesso fuori area. Di Stefano segna, i viola vanno alla ricerca del pari, ma vengono puniti da Gento in contropiede. Il Real si conferma sul tetto d'Europa, ma per la splendida Fiorentina c'è molto da recriminare.



Foto Story

la Fiorentina si è inchinata ai gol di Alfredo di Stéfano su rigore e Paco Gentol lasciando il trofeo nelle mani del capitano del Real Madrid goal


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