Mondiale 1978 - Argentina


Il Racconto


Il Gol...pe
Finalmente. Dopo le bocciature delle candidature presentate per i mondiali del '50 (dal Brasile) e del '70 (dal Messico), l'Argentina ottiene il suo "mundial". La FIFA le ha assegnato l'organizzazione della undicesima Coppa del Mondo nel 1970, nel congresso di Città del Messico, e la delibera stata confermata nel 1974 nonostante la situazione politica del paese latino-americano non fosse delle più tranquille. Il "caudillo" Peron, tornato al potere nel '73 dopo un ventennio in esilio, era morto nel 74 lasciando alla presidenza la moglie Isabelita, succeduta al suo fianco alla mitica Evita. Due anni più tardi, nel 1974 avviene il "golpe" di stato che porta al governo la giunta militare guidata dal generale Videla. Seguono mesi di terrorismo e alla vigilia del mondiale si teme che i "montoneros" scelgano la grande rassegna iridata per catalizzare l'attenzione del mondo sulla loro lotta. La "junta militar", che intende sfruttare la manifestazione per rafforzare la propria immagine di efficienza, è pronta ad ingaggiare una dura lotta per salvare il "mundial" ma ha facile gioco perché tutto il popolo argentino vuole l'organizzazione della Coppa e contribuisce, può con elevate tasse, a presentare un grande "mundial", il "suo". Le federazioni iscrittesi sono 106, nuovo record che però preoccupa la FIFA per via delle rivendicazioni di maggiore rappresentatività che chiedono le zone emergenti, Africa in testa. Sarà questa in Argentina l'ultima Coppa del Mondo a 16 squadre: in seguito il numero delle finaliste sarà elevato a 24. Si gioca in giugno, l'inizio dell'inverno nell'emisfero australe. Le europee che vengono dalla primavera, si tonificano al fresco ad eccezione della Germania Federale, giunta per difendere il suo titolo di Monaco '74. Ancora una volta (la quarta consecutiva) la partita di apertura si risolve in un deludente 0-0: ne sono protagoniste la RFG e la Polonia. Per i campioni uscenti una goleada tennistica (6-0) contro i messicani e quindi un altro pareggio senza reti nella terza partita contro la Tunisia, che dà comunque la promozione ai tedeschi alle spalle dei polacchi di Lubanski e Boniek. Il girone più seguito è comunque il primo dove sono in lizza Argentina e Italia. È qui il vero mondiale dato che il cinquanta per cento degli argentini è di origine italiana e alcuni, gli emigrati più recenti, alimentano sentimenti contrastanti dovendo scegliere se tifare biancoceleste o azzurro. Tutti si augurano che le due squadre vengano promosse al secondo turno e la speranza non va delusa. Sotto la guida tecnica di Bearzot, che pure ha conquistato una difficile qualificazione mondiale ai danni dell'Inghilterra, la nuova Italia è partita per l'Argentina sotto un fardello di fischi, quelli rimediati l'Olimpico di Roma nell'ultima premondiale in patria contro la Jugoslavia (0-0).

La metamorfosi Azzurra
Nello stadio-arena della "Bombonera", nel quartiere Boca di Buenos Aires, contro il "Deportivo Italiano", il CT azzurro ha la conferma che deve dare spazio ai "rampanti" Cabrini e Rossi per tonificare la squadra. Graziani si mette sull'attenti e con un apprezzato "obbedisco" fa largo a colui che si conquisterà nella pampa il soprannome di "Pablito". "Juega el "petisso" (gioca il piccolo) anticiperà di qualche minuto alla stampa italiana un "granadero” alla porta dello stadio di Mar del Piata alla vigilia dell'esordio azzurro coi francesi togliendo così a Bearzot l'emozione dell'annuncio ufficiale della novità. Il militare infatti aveva origliato negli spogliatoi la formazione anti-Francia che Bearzot aveva comunicato ai giocatori prima di riferirla ai giornalisti. L'esordio dell'Italia è agghiacciante: Lacombe sfugge a Bellugi e va in gol dopo appena 32 secondi È il propulsore per il razzo vettore azzurro. Ribaltato il risultato con reti di Rossi e Zaccarelli e con gioco piacevole, l'Italia liquida con un brillante 3-1 l'Ungheria e, unica delle 16 fìnaliste, conclude la prima fase a punteggio pieno tre vittorie su tre, compreso il successo sull'Argentina, esiliata nel secondo turno da Buenos Aires a Rosario. Febbrile la notte di vigilia di quella sfida del 10 giugno tra due squadre già matematicamente promosse ma che devono giocarsi la destinazione nella seconda fase. I sudamericani sono reduci da contestati successi su Ungheria (i magiari perdono in infortuni Nylasi e Torocsik mettendo sotto accusa l'arbitro portoghese Garrido) sulla Francia (2-1) dove decisivo risulta un rigore decretato a favore d biancocelesti del ct Menotti. In un contrasto con Luque, il libero francese Tresor cade finendo con il braccio destro sul pallone. L'arbitro svizzero Jean Dubach si consulta con il guardalinee canadese Winsemann e decide per il rigore che Passarella trasforma sbloccando il risultato di un confronto molto equilibrato e dove due atterramenti di Six passano sotto silenzio dell'arbitro elvetico. Tornando alla vigilia di Italia-Argentina c'è chi sostiene sia meglio schierare i rincalzi e fare riposare la squadra titolare per poi presentarla più fresca nella seconda fase del mondiale" chi invece ritiene sia pericoloso rompere quell'equilibrio magicamente compostosi e che potrebbe non più riproporsi. Il parere dei giocatori è decisivo Italia e Argentina si affrontano nelle formazioni migliori davanti a 76 mila spettatori. Gli azzurri danno un saggio di superiorità tecnica. Il gol vincenti di Roberto Bettega, elemento guida della squadra. Al 67' Cabrini allunga verso Antognoni il quale appoggia a Bettega che fa "triangolo" con Rossi (splendido tacco di Pablito) e batte nell'angolo basso Fillol in uscita Sa il più bel gol di tutto il mondiale. Avere battuto l'Argentina sul campo del River Piate lancia l'Italia tra le favorite del campionato. La metamorfosi azzurra, avvenuta soltanto con l'innesto di Rossi e Cabrini, fa gridare miracolo. Le quotazioni che alla vigilia del "mundial" davano l'Italia campione per 20 a 4 adesso sono passate a 2 a 1. Si va alla fase successiva per la quale si sono qualificate anche Austria e Brasile (i sudamericani di Zico e Dirceu deludono al debutto non andando oltre l'1-1 con la Svezia e lo 0-0 con la Spagna) e Perù e Olanda, quest'ultima per il rotto della cuffia (migliore differenza reti sulla Scozia, che poi però viene penalizzata di due punti per doping del suo giocatore Johnston). I due gironi di semifinale sono Europa e Sud America: l'Italia è con Olanda, Austria e Germania Federale" l'Argentina con Brasile, Perù e Polonia.

Le proteste brasiliane
Gli azzurri tornano faccia a faccia con la Germania dei campioni del mondo Maier, Vogts, Bonhop ed Holzenbein ma contro il muro tedesco non si passa. L'Italia si rifà contro l'Austria di KrankI con un gol di Rossi 12' e si presenta all'appuntamento decisivo con gli olandesi per la sfida che vale la finale contro l'Argentina, travolgente "su misura" sul Perù (le serve un 6-0 per superare il Brasile nella differenza reti ed è proprio con un rotondo 6-0 che Quiroga, portiere peruviano che gioca nel campionato argentino, viene sommerso da Kempes e compagni nell'ultima partita del girone). Il Brasile solleva un nugolo di proteste contro il regolamento che consente ai padroni di casa di giocare l'ultimo confronto conoscendo già il risultato dei rivali. Da segnalare frattanto che i campioni uscenti della RFG "escono" dal mondiale con una clamorosa sconfitta ad opera dell'Austria (3-2) a Cordoba, la prima che i tedeschi subiscono dagli eredi del "wunderteam" dopo 47 anni. Nella stessa giornata a Buenos Aires si gioca Italia-Olanda, che e autentica semifinale. Per la squadra di Bearzot si mette subito bene dato che Brandts incappa in un autogol al 20' ma poi Zoff cade su tiri da lontano dello stesso Brandts e di Haan rispettivamente al 50' al 77'. È soltanto finale per l'onore e dopo l'effimero vantaggio di Causio (gol di testa!) i brasiliani ribaltano il risultato con due legnate di Nelinho e Dirceu. L'Italia, che pure ha giocato il calcio migliore del "mundial", è quarta", il Brasile, unica squadra imbattuta nel torneo, è soltanto terzo e impreca contro la formula della competizione.

La finale
Nella finale per il titolo tra Argentina e Olanda i "tulipani" appassiscono per la seconda volta consecutiva a distanza di quattro anni. Stavolta però sono necessari i tempi supplementari perché la squadra di casa conquisti per la seconda volta consecutiva il mondiale ospitato, la quinta nella storia della Coppa del Mondo dopo i successi di Uruguay nel 30, Italia nel 34, Inghilterra nel 66 e Germania Federale nel 74. La finale è comunque degna di un grande mondiale. Dirige l'arbitro italiano Gonella che viene poi tacciato di eccessiva accondiscendenza nei confronti del gioco duro, anche un po' intimidatorio, praticato dagli argentini. La nazionale di Menotti del resto gode del fattore campo e lo stadio del River Plate è un oceano biancoceleste. Il portiere Fillol è in serata di grazia e salva a ripetizione la propria porta. Passarella fa saltare due denti a Neeskens con una gomitata. Gli "oranges" fanno più squadra ma l'uomo-partita è l'argentino Mario Kempes che, da trequartista anziché da centravanti (rettifica apportata dal ct Menotti nel corso del mondiale), può esprimere tutta la sua esuberanza fisica. È lui a sbloccare il risultato al 37' con una prodezza in scivolata. Gli olandesi tornano sotto nella ripresa e a otto minuti dal termine pareggiano con Poortvliet che sfrutta di testa una incertezza della difesa avversaria. Brivido all'ultimo minuto quando il cannoniere Rensenbrink (sei gol siglati fino ad allora) si libera al tiro e da distanza ravvicinata spara con forza cercando il corridoio tra palo e portiere ma manda la palla contro il montante. L'Argentina esce dal tunnel della paura e nei supplementari Kempes, ancora lui, realizza il gol del 2-1 al 104' firmando dieci minuti più tardi l'assist per il 3-1 di Bertoni. L'Argentina è finalmente campione del mondo anche se è stata favorita dal vantaggio ambientale nell'arrivare al titolo. La squadra di Menotti ha comunque giocato con uno stile perfettamente adattato alle caratteristiche dei suoi calciatori, stile non propriamente sudamericano. Tutti i suoi giocatori hanno mostrato comunque grande abilità nel controllo di palla e una prestanza atletica capace di contrastare le potenti formazioni europee. Menotti ha basato la sua tattica sul gioco offensivo ma costruito su una solida difesa diretta da Fillol e dal capitano Passarella. La squadra ha sorpreso gli osservatori e avversari per disciplina tattica e spirito combattivo, connotati che in passato non le erano appartenuti, così come la perfetta condizione fisica costruita, attraverso un ritiro di tre mesi prima del mondiale. Altro giocatore sostanziale della squadra è stato Tarantini, che ha sempre avuto il solo obiettivo di togliere palla all'avversario e rilanciarla in avanti, in verticale, al più presto possibile. Sostenuti da un centrocampo orchestrato dal motore Ardiles, i goleador Kempes, Luque e Bertoni hanno potuto agire nelle zone più pericolose ma è stato senza dubbio Kempes il protagonista del "mundial" sia con i suoi gol sia risultando un impareggiabile ispiratore di situazioni diverse attraverso il suo costante movimento. Come quattro anni prima era accaduto alla Germania Federale di vincere il mondiale in patria subendo una sconfitta nel primo turno (l'l-0 con la RDT), anche l'Argentina diventa campione nonostante l'l-0 inflittole nella prima fase dall'Italia. Senza tanto sottilizzare, comunque, la notte del 25 giugno 1978 Buenos Aires si trasforma in una Rio de Janeiro con gli argentini ebbri di gioia a festeggiare nelle strade un titolo che aspettavano da quasi mezzo secolo dalla finale di Montevideo 1930.

I Protagonisti


Il CT: Luis Cesar Menotti (Argentina)
(Fisherton di Rosario 5 novembre 1938)
Da calciatore ha militato nell'Union America Fisherton, nel Rosario Central (dal '56 al '64), nel Racing Club Baires (dal '65 al '66), nel Boca Juniors ('67), nel New York Generals ('68) e nel Santos di Pelé ('69) senza mai mostrare grandi doti. Nel 1970 ha debuttato da allenatore nel Newell's Old Boys per poi passare alla guida dell'Huracan con cui nel 1973 hi vinto il campionato argentino prima di arrivare nel 1974 alla nazionale. Sostenitore del calcio offensivo ed elegante ("Un gol - ha sempre affermato - deve essere soltanto un altro passaggio che finisce in rete"). Questa la sua preferenza tattica: trappola del fuorigioco in difesa con quattro elementi in linea, un centrocampista centrale e gli altri liberi di sganciarsi in avanti per servire due o tre attaccanti. Per il mondiale in patria, "El Flaco" (il magro), come viene soprannominato Menotti per il suo fisico asciutto, ha preferito puntare su un attaccante veterano, Mario Kempes anziché sull'astro nascente dell'Argentinos Juniors Diego Amando Maradona che il tecnico ritiene ancora un po' acerbo per caricarlo di responsabilità. E no ha sbagliato. Kempes è diventato il leader della squadra e la punta che ha segnato gol decisivi. Maratona diventerà la stella del mondiale giovanile vinto dai biancocelesti (3-1 in finale sui sovietici) l'anno successivo in Giappone, sempre sotto la guida tecnica di Menotti. Questi dirige la nazionale fino alla Coppa Fifa del 1982 in Spagna dove è l'Italia a sbarrargli la strada. Conclusa l'esperienza con l'Argentina (84 partite: 45 vittorie, 21 pareggi, 18 sconfitte), "El Flaco" torna sulle panchine di squadre di club: Barcellona ('83 e '84), dove ritrova Maradona e vince campionato, Copa del Rey e Supercoppa spagnola, quindi Boca Juniors ('87), dopo un periodo di inattività, Atletico Madrid ('88), River ('89 e '90), Penarol ('91). Nel 1992 diventa ct del Messico per otto partite (5 vittorie, due pareggi e una sconfitta) per poi tornare al Boca per tre stagioni (dal '93 al 95). Quindi due anni all'Independiente e nel '97 alla Sampdoria che lo esonera dopo otto gare (3 vittorie, due pareggi e 3 sconfitte). Rientra in patria per guidare l'Independiente nel 1998 e 1999, quindi lascia la panchina per diventare critico televisivo con una breve parentesi alla guida del Rosario Central nel 2002, prima di seguire il mondiale nippocoreano di quell'anno e la Coppa America del 2004 in Perù da commentatore per la tv messicana. Nel 2006 guida la squadra messicana del Puebla e nei 2007 allena il club messicano del Tecos de la UAG.

Il Capocannoniere: Mario Alberto Kempes (Argentina) - 6 reti
(Cordoba 15 luglio 1954)
È la grande stella del mondiale argentino dove si rivela uno degli attaccanti più completi, un centravanti alla Di Stefano, meno tecnico dello spagnolo ma certo più potente. Si segnala diciottenne nell'Instituto di Cordoba nelle cui file l'anno successivo segna 11 gol suscitando l'interessamento del Rosario Central che lo acquista per appena 130 milioni di pesos. Kempes dà quell'anno un contributo decisivo alla conquista del titolo da parte della sua nuova società. Convocato in nazionale per la prima volta la Omar Sivori vi esordisce appena diciannovenne il 23 settembre 1973 a La Paz nella partita di qualificazione mondiale contro la Bolivia che l'Argentina si aggiudica per 1-0. Partecipa alla Coppa del Mondo 1974 in Germania giocando tutte e sei le partite dei biancocelesti senza tuttavia segnare alcuno dei nove gol realizzati dalla squadra. Il suo perfetto controllo li palla, la disposizione al lancio in profondità e la potenza del tiro vengono comunque apprezzati dagli osservatori europei che però lo chiamano nel vecchio continente soltanto due anni più tardi, nel 1976, finendo al Valencia per una cifra vicina agli 800 milioni di lire. Nel Rosario Central ha giocato oltre cento partite andando a segno 85 volte. Menotti lo rivuole in nazionale per il mondiale in casa e intraprende un lungo braccio di ferro col Valencia per avere a disposizione il giocatore qualche mese prima della rassegna iridata in modo che l'attaccante si integri coi compagni. La squadra spagnola lo concede alla nazionale biancoceleste soltanto un paio di settimane prima dell'inizio del "mundial" ma il breve periodo è sufficiente all'attaccante per amalgamarsi col gruppo. Kempes tuttavia non comincia bene il torneo non riuscendo ad esprimere tutti i suoi mezzi nella prima fase. Nella prima partita del secondo turno, dopo che Menotti gli fa abbandonare il ruolo di prima punta per porlo a ridosso di Luque, Kempes sigla una doppietta ai polacchi, resta all'asciutto contro il Brasile ma fa ancora "ambo contro il morbido Perù. Non è ancora "el hombre del mundial". Lo diventa nella sensazionale finale che disputa contro l'Olanda che gli frutta il titolo, altri due gol che gli danno il primato nella classifica cannonieri e il "pallone d'oro" come migliore giocatore del campionato mondiale davanti a Paolo Rossi. Resta al Valencia fino al 1980 (in Spagna vince due volte il titolo di capocannoniere) prima di rientrare in Argentina chiudere la carriera nelle finale del River Plate.

La stella: Johan Neeskens (Olanda)
(Heemstede 15 settembre 1951)
Johan Neeskens è stato sicuramente lo "scudiero" preferito di Sua Maestà Johan Cruijff. Insieme hanno fatto grande l'Ajax, e poi la nazionale olandese, insieme hanno tentato l'avventura nel Barcellona e nel soccer americano, anche se in due squadre differenti (Cruijff a Los Angeles e Washington, Neeskens a New York). Neeskens è stato il prototipo del calciatore universale, la personificazione di cosa ha voluto dire il calcio totale all'olandese. Era capace di giocare in qualsiasi ruolo, e l'ha dimostrato anche nei due mondiali disputati: in Germania ha fatto il mediano, in Argentina il difensore centrale. Ma la sua classe non può essere ridotta ad un discorso di ruoli: Johan sapeva fare tutto. A 15 anni, nel 1966, è già in nazionale juniores, il suo club era invece il RC Heemstede, una squadra delle serie dilettantistiche. L'Ajax lo scopre nel 1970 e lo lancia immediatamente in prima squadra al fianco dei campioni che l'anno prima avevano conteso al Milan la coppa dei campioni nella finale di Madrid. Diventa subito Johan 2, il compagno preferito dell'immenso Cruijff e si segnala subito per la sua incredibile versatilità. Sa difendere come il più coriaceo dei terzini a centrocampo sa interdire come il più classico dei mediani, rifinisce l'azione, la va a concludere in gol. Insomma, un asso che vive la magica era dell'Ajax che nel 1971,1972 e 1973 vince tre coppe dei campioni, e nel '72 e '73 due titoli olandesi. Arrivano i mondiali, ed in Germania l'Olanda incanta fallendo la conquista del titolo mondiale non si sa bene perché. Forse perché dall'altra parte della barricata, in finale, ci sono i Beckenbaue Maier, Hoeness, Schwarzenbeck e Mueller che sono i pilastri del Bayen la squadra che in Europa, nel corso di mitiche sfide, ha interrotto la supremazia degli olandesi. Questo "complesso" forse torna fuori anche a Monaco '72, chissà, ma la grandezza dell'Olanda resta intatta. Stesso discorso per Neeskens, che subito dopo quell'avventura va a Barcellona raggiungere l'amico Cruijff, che ha appena vinto con i blaugrana il campionato spagnolo. Per fargli posto deve lasciare la Catalogna il peruviano Hugo Sotil, che pure è stato decisivo per la conquista della "Liga". In Spagna Neeskens non ha troppa fortuna in quanto a titoli vinti, ma fa sempre la sua bella figura in quanto a rendimento sul campo. Lo dimostra il titolo di calciatore dell'anno che gli viene assegnato nel 1976. Dopo aver vinto una Coppa del Re, vola negli States per giocare nei Cosmos, autentica parata di stelle. Dal 1971 al 1984 giocherà insieme, tra gli altri, a Pelé, Beckenbauer, Carlos Alberto, Chinaglia, Francisco Marinho, l'amico di nazionale Rijsbergen. Nel 1984 torna in Olanda per chiudere la carriera nel Groningen. non è più brillante come un tempo: lo tradisce la sua spiccata propensione per le bevande alcooliche. Nel suo albo d'oro, oltre alle vittorie già menzionate, figurano anche due coppe d'Olanda, una Coppa Intercontinentale, due Supercoppe europee ed un titolo della Nasl nordamericana (New York Cosmos). In nazionale ha giocato per 41 volte, segnando 17 reti. Ha anche allenato alcune squadre olandesi e lavora ancora nel mondo del calcio.

Curiosità


Crisi d'identità
A Mar del Piata, la Rimini argentina, fa un freddo intenso. Per questo, dicono alcuni maligni, vi hanno spedito i brasiliani che si allenano in calzamaglia, zucchetto e guanti. Il 10 giugno, sul campo moquettato con zolle d'erba "smontabili" (i tacchetti dei giocatori fanno da uncini su larghi strati del fondo sollevandoli dalla loro sede), si gioca Francia-Ungheria che non conta più (Italia e Argentina, infatti, si affrontano a Buenos Aires solo per decidere la loro destinazione nei gironi di semifinale per i quali hanno già il lasciapassare). Poche migliaia di spettatori infreddoliti sugli spalti si devono sorbire una supplementare razione di gelo. Una ventina di minuti prima di scendere in campo le squadre si accorgono di indossare entrambe maglie bianche. C'è la TV a colori e non si può partire senza distinzione visiva tra francesi e magiari. Il regolamento impone ai transalpini di cambiare tenuta di gioco ma il loro magazziniere ha portato soltanto casacche bianche lasciando quelle blu nel ritiro dell'Indù club a Buenos Aires. Discussioni negli spogliatoi e alla fine si affida alla polizia l'incarico di reperire al più presto uno stock di maglie colorate. Gli agenti "spogliano" la squadra locale del Kimberley presentandosi con una serie di casacche a strisce bianche e verdi ma numerate soltanto fino all'11. Non proprio eleganti ma vincenti, i francesi di Platini si impongono per 3-1 nella partita che si inizia con 31 minuti di ritardo.

Gauchito
La mascotte del mundial argentino è la quarta della storia. Si tratta di Gauchito, un bambino abbigliato come un gaucho con la sola variante della maglia a strisce biancocelesti e scarpette da gioco bullonate.

Rensenbrink fa mille su rigore
Tra le curiosità da segnalare c'è quella del millesimo gol della storia dei mondiali che viene realizzato alle 17,11 dell'11 giugno 1978 a Mendoza dall'olandese Rensenbrink su rigore al 34' nella partita che i "tulipani" perdono contro la Scozia per 2-3. È l'incontro numero 194 della storia dei mondiali. Il gol n. 1 dei mondiali era stato messo a segno dal francese Lucien Laurent al 13' della partita col Messico del 13 luglio 1930 a Montevideo.

Niente calcio, por favor
Mesto rientro a casa della nazionale messicana, eliminata dalla prima fase del mundial con tre sconfitte (1-3 da Tunisia e Polonia, e 0-6 dalla Germania Ovest). Singolare il silenzio stampa adottato dai doganieri dell'aeroporto di Città del Messico nei con fronti del ct Roca: sui suoi bagagli i funzionari si limitano ad applicare calcomanie con la scritta: "Per favore non mi parli di calcio!"

La notte in bianco
A Mar del Piata, sede del ritiro azzurro, dopo la netta vittoria colta il giorno prima sull'Ungheria (3-1) Bearzot concede il permesso per una festicciola nell'albergo President", dove si esibiscono alcuni cantanti tra cui Luciano Tajoli e Iva Zanicchi. Quando, intorno alle 23 circa, si spengono le luci nelle camere d'albergo, nelle strade adiacenti all'hotel continuano i festeggiamenti dei tifosi argentini che gridano "Ar-ghen-tina, Ar-ghen-tina, vittoriosa il giorno precedente 2-1 sulla Francia a Buenos Aires Vane le proteste degli azzurri che al mattino seguente denunciano visibilmente l'insonne notte trascorsa.




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