Mondiale 1954 - Germania Ovest


Il Racconto


La Rimet torna a casa
Il congresso della FIFA del giugno 50 a Rio conferma la delibera di quattro anni prima in Lussemburgo assegnando ufficialmente alla Svizzera l'organizzazione della quinta Coppa del Mondo. La Rimet torna a casa, in Svizzera, sede della FIFA, nel 1954. Per la grande festa c'è per la prima volta la TV in diretta, evento che verrà riconosciuto storico soltanto qualche anno più tardi quando si capirà che "il più bel gioco del mondo" e telegenico e il mezzo televisivo ne dilata enormemente la popolarità. Le altre novità di questa edizione dei mondiali sono le presenze di due formazioni d'oltrecortina, Ungheria e Cecoslovacchia, il ritorno della Germania Federale dopo la sua riammissione nella federazione internazionale, la partecipazione di due nazionali britanniche, Scozia e Inghilterra.
Quest'ultima, peraltro, è reduce dalla storica sconfitta subita allo stadio di Wembley, espugnato per la prima volta in 90 anni dall'Ungheria di Puskas il 25 novembre 1953 (6-3), sei mesi dopo che la stessa formazione magiara aveva umiliato l'Italia per 3-0 nella partita inaugurale dello stadio Olimpico di Roma. Delle 38 squadre iscrittesi alla competizione preliminare del mondiale sono promosse alla fase finale in 16 ma tra queste c'è una sola favorita: la grande Ungheria del poker d'assi composto da Bozsik, Kocsis, Hidegkuti e Puskas che 40 giorni prima del via iridato in Svizzera trasforma a Budapest il 6-3 di Londra in un 7-1 sugli inglesi. Grande attesa, dunque, per una competizione-spettacolo che deve fruttare parecchi franchi. Rovina tutto, pero, la Commissione d'Organizzazione varando una formula criticata come antisportiva e che la stessa FIFA definirà in seguito "sfortunata". Questa: sono formati quattro gruppi di quattro squadre ciascuno con due teste di serie per girone che non si incontrano tra loro in modo che ogni nazionale disputa solo due partite e siccome ogni girone deve promuovere ai quarti due formazioni, in caso di parità di punti si disputa lo spareggio. Inoltre negli ottavi nessuna partita può concludersi in parità e si deve semmai ricorrere ai supplementari. L intento è di portare nei quarti le squadre più quotate ma nel girone dei magiari è designata testa di serie la... Turchia perché gli organizzatori vogliono nobilitare il primo turno con uno scontro Ungheria-Germania. I magiari "passeggiano" sulla Corea del sud (9-0) con tre gol di Kocsis e doppiette di Puskas e Palotas e travolgono anche i tedeschi (8-3) che però, con Liebrich, fanno saltare la caviglia di Puskas al primo scontro per cui il capitano degli ungheresi sarà costretto a disertare tutti gli altri incontri e giocare la finale in condizioni menomate.

Si accende la Tv
Quasi centomila televisori si accendono in Italia alle 17,50 del 17giugno per il debutto degli azzurri a Losanna proprio contro la Svizzera. E battaglia aspra e alle difficoltà dell'esordio si aggiunge anche quella dell'arbitraggio del brasiliano Viana il quale sull'1-1 al 76' annulla all'Italia un gol che Lorenzi mette a segno riprendendo un pallone respinto dal palo su tiro di Galli. Viana fischia il fuorigioco inesistente del popolare "Veleno" e un minuto più tardi Hugi mette a segno il gol decisivo del 2-1 per gli elvetici. Rientrando negli spogliatoi l'arbitro carioca viene preso a calcioni nel fondo schiena da alcuni azzurri e successivamente radiato dalla FIFA. "I nostri mondiali finirono lì, in quel corridoio dello stadio di Losanna" racconterà poi Lorenzi. L'Italia travolge infatti il Belgio (4-1) ma deve spareggiare a Basilea con la Svizzera per l'ammissione ai quarti. Il tecnico azzurro, Lajos Czeiler, ungherese con passaporto svedese che in Italia ha debuttato nel dopoguerra sulla panchina dell'Udinese, sbaglia tutto mandando in campo una formazione inedita, un mosaico senza capo né coda. Risultato: 4-1 per gli elvetici. Dopo gli italiani tocca ad altri lasciare la Svizzera a testa china. I brasiliani di Julinho devono cedere infatti di fronte all'Ungheria in un confronto-rissa con tre espulsi (Nilton Santos, Tozzi e Bozsik), due calci di rigore (uno per parte, entrambi trasformati), sei reti (4-2 per i magiari), alcuni poliziotti picchiati alla fine, dirigenti e giocatori sanguinanti. Lasciano mogi la Svizzera anche gli inglesi Matthews, Wright e compagnia battuti 4-2 dalla "celeste" campione di Schiaffino, Varela e Miguez rafforzata in difesa. La Germania, entrata nei quarti soltanto dopo spareggio travolgente (7-2) sulla Turchia, accede a sorpresa nelle semifinali grazie ad un'autorete dello jugoslavo Horvat in apertura e ad un gol dell'inesorabile Rahn nel finale del confronto con la Jugoslavia.

Quella partita piena di gol
Il quarto Svizzera-Austria di Losanna è uno degli incontri più drammatici della storia della Coppa del Mondo ed anche il più ricco di gol (12 che resta un record tuttora imbattuto). Gli austriaci giocano con Hannapi, Ocwirk, Happel; gli svizzeri confidano nella squadra che ha eliminato l'Italia rispettando la tradizione, confermata nelle successive edizioni, in base alla quale la nazionale del paese organizzatore supera sempre il primo turno dei mondiali. Gli spettatori elvetici non credono ai propri occhi quando la loro squadra dopo appena 20' sta conducendo per 3-0. Ballaman, portando la palla al centro dopo il terzo gol, esclama a Vonlanthen: "stiamo sognando...". La vittoria sembra certa ma 10' più tardi sono gli austriaci a condurre per 4-3. Lo svizzero Bocquet è colpito da insolazione e non è più in grado di giocare. In seguito sarà necessario operarlo di tumore e rimarrà paralizzato. Anche il portiere Parlier soffre tremendamente il caldo di quel pomeriggio a Losanna. Alla fine del primo tempo il risultato è 5-4 per l'Austria ma l'entusiasmo elvetico pare sfumato. Nella ripresa due gol per il "wunderteam" che va in semifinale, uno per la Svizzera del "verrou" (catenaccio) cui resta la consolazione di avere disputato la partita più ricca di gol (7-5). In semifinale i tedeschi assemblati dal ct Herberger vincono sul velluto contro l'Austria (6-1) grazie alla disastrosa giornata del portiere avversario Zeman e arrivano in finale. Naturalmente l'obiettivo è raggiunto anche dalla grande Ungheria che però supera i campioni uscenti dell'Uruguay soltanto dopo i tempi supplementari (4-2). In assenza di Puskas, ancora fuori per infortunio, sono Czibor e Hidegkuti a portare l'Ungheria sul 2-0 ma l'indomito spirito uruguagio, già vincente quattro anni prima a Rio, non si piega. Alla mezz'ora del secondo tempo c'è il magico momento di Hobherg, argentino di nascita naturalizzato uruguayano, un tipo irresistibile in progressione. Nel giro di una decina di minuti firma una doppietta rendendo necessari i supplementari. I magiari si limitano a controllare la furia sudamericana nel primo quarto d'ora aggiuntivo ma nel giro di 5' nel secondo supplementare Kocsis, testina d oro, batte due volte Maspoli. "L'Uruguay - ammettono con franchezza gli ungheresi dopo la partita - è stata la migliore squadra che abbiamo mai incontrato".

La finale... ingiallita
Finale Ungheria-Germania il 4 luglio nello stadio Wankdorp di Berna. Ferenc Puskas, "Ocsi" per gli amici, vuole giocare la partita del destino dopo avere saltato quasi tutto il mondiale per via di quella caviglia messa fuori uso proprio dai tedeschi. Il colonnello chiede così al suo ct Gustav Sebes, che è anche viceministro dello sport magiaro, di giocare contro la Germania. Un test al mattino e Puskas va in campo. Non si può fare a meno di un artista del suo calibro anche se per la grande Ungheria la sfida decisiva pare essere una formalità. Dopo appena 8' infatti i magiari sono già in vantaggio per 2-0. Il risultato è sbloccato al 6' proprio da Fuiskas che spedisce in rete ai sinistro una debole respinta del portiere tedesco Turek su tiro di Kocsis. Il raddoppio due minuti dopo con Czibor che sfrutta un malinteso della retroguardia tedesca. Puskas lancia un'occhiata significativa a Liebrich, colui che gli aveva martoriato la caviglia nella prima partita. La Germania pare già ko ma "mister football", re del paradosso e della smentita, deve ancora dire la sua. Un paio di minuti più tardi infatti i tedeschi dimezzano lo scarto con Morlock mostrando quelle grandi risorse atletiche che li hanno portati sorprendentemente in finale. Altri 8' e Rahn raggiunge il pareggio. Lo stadio di Berna, dove tra i 55 mila spettatori ci sono almeno ventimila tedeschi venuti in Svizzera con ogni mezzo, si accende di entusiasmo. Puskas comincia a prendersela con i compagni di squadra. Il calcio degli ungheresi, imbattuti da quattro anni, resta comunque il più bello tecnicamente. Il colonnello fa tutto e il contrario di tutto sfiorando più volte il gol senza riuscire a realizzare anche perché sul terreno pesante la caviglia comincia a non rispondergli adeguatamente. Il tempo si chiude con l'Ungheria in credito ma sul risultato di 2-2. Negli spogliatoi, durante il riposo, Puskas sfoga la propria rabbia e quando l'Ungheria torna in campo è un complesso moralmente disunito. All'inizio della ripresa pare che la Germania debba crollare ma dopo qualche minuto Puskas sbaglia incredibilmente un gol già fatto. Mai il "colonnello" avrebbe potuto fallire quella occasione e dopo un palo di Kocsis ed un altro tiro di Puskas respinto di piede dal portiere tedesco Turek sugli spalti si comincia a pensare che la finale sia stregata. Insomma si avverte nell'aria il colpo di scena" come scriverà il giornalista italiano Emilio De Martino. Un'altra occasione mancata da Czibor e i tedeschi fanno valere una incredibile consistenza atletica che si esalta sotto la pioggia battente. A sei minuti dalla fine la beffa che il calcio spesso produce facendone quasi una regola del gioco. Schaffer ruba palla allo stremato Bozsik e manda al centro dove arriva da destra Rahn che evita in dribbling Lorant e da una quindicina di metri sferra un tiro che batte Gorsics sulla destra cogliendo così l'occasione della sua vita. Lo stadio esplode. L'Ungheria ha una rabbiosa reazione gettandosi in avanti. Puskas raccoglie un lancio e segna ma l'arbitro inglese Ling fischia un fuorigioco del capitano e annulla. Non è finita: all'ultimo minuto Czibor va via e sferra un bolide che Turek respinge di pugno. Il magiaro sfoga la sua disperazione gettandosi a terra. Quindi il fischio finale. La vittoria della Germania si celebra come il più sorprendente risultato della storia dei mondiali. Fritz e Otmar Walter sono i primi fratelli campioni del mondo. Il presidente della FIFA Jules Rimet consegna al capitano tedesco Fritz Walter la coppa del mondo che porta il suo nome. L'allenatore tedesco Sepp Herberger è issato in trionfo dalla sua squadra. Puskas assiste con le mani nei capelli e chiude il cerimoniale sollevando il sospetto che i tedeschi siano ricorsi alla chimica. Cinque mesi più tardi, dopo una serie sconcertante di sconfitte, molti campioni del mondo diventano gialli colpiti da una misteriosa forma di epatite. Ingialliscono il portiere Turek, i fratelli Walter, il mediano Kubsch, gli attaccanti Rahn, Morlock e Schaeffer. Il virus itterico li blocca a letto impedendogli di continuare a giocare. Il "giallo" non è molto intricato perché questa è la dimostrazione che la squadra tedesca durante i mondiali è ricorsa ad additivi chimici per aggiungere tono ai suoi già energici giocatori. Così il mondiale 54 va in bacheca come il primo del "doping". Ai tedeschi resta comunque il titolo; ai magiari la magra consolazione della vittoria "morale".

I Protagonisti


Il Ct : Josef "Sepp" Herberger (Rfg)
(Mannheim 28 marzo 1897 - Weilheim 28 aprile 1977)
È considerato uno dei padri fondatori della nuova Germania dopo la seconda Guerra Mondiale. "Sepp" è il più piccolo di sei fratelli di una famiglia di classe operaia. All'età di 14 anni, alla morte del padre, viene mandato a lavorare e, dopo avere frequentato alcuni cantieri edili, è assunto in uno stabilimento metallurgico ma riesce a dedicarsi comunque alla sua passione per il calcio. A 17 anni debutta nella squadra della sua città, il Waldhof Mannheim, e nel 1916 è arruolato nell'esercito. Due anni dopo torna a giocare per il Waldhof dove si fa notare per le sue doti di attaccante grintoso e resistente. Nel 1921 debutta in nazionale contro la Finlandia (3-3) e nel 1923 passa all'altra squadra della sua città, il VIR Mannheim, ma viene squalificato per un anno per avere accettato soldi nel trasferimento in violazione alle norme del calcio dilettantistico. Nella VIR, tuttavia, il ventottenne Herberger segna il gol della vittoria nella finale della Germania meridionale del 1925 e indossa per la terza e ultima volta la maglia della nazionale contro l'Olanda nello stesso anno. Si trasferisce a Berlino nel 1926 e trascorre quattro anni nel Tennis Borussia. A 30 anni consegue il diploma di allenatore presso l'Università di Educazione Fisica di Berlino risultando il migliore della classe. Si diploma con la tesi "Come ottenere prestazioni massime nel calcio". Si trasferisce quindi per quattro anni a Duisburg con l'incarico di capo allenatore per l'Associazione Sportiva della Germania Occidentale. Dopo il deludente risultato ottenuto dalla selezione tedesca alle Olimpiadi del 1936, il 12 maggio 1938 Herberger è nominato "reichfussballtrainer" (allenatore della selezione del Reich) al posto di Otto Nerz e plasma una squadra competitiva per i mondiali in Francia ma il suo lavoro è vanificato dall'ordine di Berlino di assemblare una squadra mista, con giocatori tedeschi e dell'annessa Austria. La Germania viene eliminata nel girone preliminare. Dopo la guerra Sepp ricostruisce la nazionale che gli viene affidata nel 1950, anno in cui la Germania è esclusa dai mondiali per via del conflitto: La nazionale disputa la sua prima partita del dopoguerra nel novembre di quell'anno a Stoccarda battendo la Svizzera 1-0 davanti a 115.000 spettatori entusiasti. Sepp costruisce la squadra attorno al capitano Fritz Walter e va al mondiale 1954. Il tecnico ha calcolato che bastano due vittorie nel primo turno per andare avanti. Batte la Turchia all'esordio, lascia riposare i suoi giocatori nella seconda partita schierando le riserve contro l'Ungheria (i magiari vincono 8-3) e torna alla formazione migliore nel terzo confronto, ancora contro i turchi, che si aggiudica entrando nei quarti e poi avanti fino alla finale contro i favoritissimi ungheresi. Qui compie quello che sarà definito "il miracolo di Berna". Sepp viene riconosciuto grande stratega. In panchina porta sempre un quaderno dove annota punti di forza e debolezze degli avversari. In realtà Heberger è convinto che la squadra funzioni come un gruppo ed è solito affermare che i giocatori "devono essere undici amici". Proverbiali i suoi motti: "La palla è rotonda", "Il prossimo avversario è sempre il più difficile", "La partita dura 90 minuti". Herberger continua a guidare la nazionale fino ai 1964. Nel 1958 coglie il quarto posto ai mondiali di Svezia per poi perdere contro il Cile nei quarti dell'edizione del 1962. Dirige e vince la sua ultima partita da ct contro la Finlandia il 7 giugno 1964 dopo 167 confronti (94 vittorie, 27 pareggi e 46 sconfitte) ed avere portato al debutto internazionale giocatori come Haller e Seeler, che poi saranno i pilastri della nazionale di Schoen, il suo successore, ai mondiali '66. Herberger muore per infezione polmonare all'età di 80 anni.

Il capocannoniere: Sandor Kocsis (Ungheria) - 11 Reti
(Budapest 21 settembre 1928 - Budapest 22 luglio 1979)
È l'interno di punta della grande Ungheria. Dotato di elevazione e scatto sensazionali, oltre che di una possente struttura muscolare del collo, Kocsis (nome che in ungherese significa cocchiere) è uno dei più grandi specialisti del gol di testa. Già vincitore della classifica dei cannonieri alle Olimpiadi di Helsinki 1952, si laurea migliore realizzatore del mondiale elvetico con 11 gol che resta il più pingue bottino individuale dopo quello che realizzerà quattro anni più tardi il francese Fontaine (13 reti). Nella prima delle due partite contro i tedeschi segna quattro gol, la metà delle segnature (8-3). Resta invece all'asciutto nella finale di Berna prolungando un incantesimo che nega al capocannoniere del mondiale il titolo iridato e il gol nell'ultima partita (è già accaduto al cecoslovacco Nejedly nel 34 e al brasiliano Ademir nel 50 mentre il carioca Leonidas nel 38 neppure è giunto in finale e l'argentino Stabile nel 30, può avendo segnato un gol contro l'Uruguay, ha perduto la finale). Anche se si calcola che almeno la metà delle reti messe a segno da Kocsis nella carriera siano state realizzate di testa, il magiaro ha tecnica raffinata pure nel calciare tanto che per il Barcellona, cui approda dopo la fuga dall'Ungheria nel 1956, segna quattro reti di piede contro il Wolverhampton in una partita di Coppa Campioni. Cresciuto nel KTC, passa diciassettenne al Ferencvaros per trasferirsi nel novembre 1948 alla Honved, la squadra dell'esercito guidata da Puskas. Quest'ultimo diventa un perfetto assistente di Kocsis pennellandogli dosati cross per sfruttarne il gioco di testa. Nel 1956, dopo avere preso parte alla tournee della Honvea in Sudamerica e in Europa, assieme ad altri compagni non rientra nell'Ungheria invasa dalle truppe sovietiche. Squalificato dalla sua federazione, gioca in Svizzera nello Young Fellows per trasferirsi poi al Barcellona assieme ai connazionali Czibor e Kubala. Kocsis vanta 75 reti in 68 incontri internazionali con una media di 1,10 gol a partita.

La stella: Ferenc Puskas (Ungheria)
(Kispest 2 aprile 1927 - Budapest 17 novembre 2006)
Tra il 1950 ed il 1955 la scena mondiale calcistica viene dominata dall'Ungheria, con la sola dolorosa eccezione della sconfitta subita dai magiari nella finalissima dei mondiali del 1954 ad opera della Germania di Rahn e Fritz Walter. L'Ungheria raggiunge livelli indimenticabili di gioco e di virtuosismo, e tutti i suoi giocatori vengono giustamente celebrati come autentici assi. Tra tutti quello che raggiunge le vette più alte di popolarità è Ferenc Puskas, in possesso di estro e mezzi tecnici eccezionali al servizio di un fisico che non conosce pause. Puskas nasce a Kispest il 2 aprile 1927 e comincia a giocare al calcio nella squadra del sobborgo natio, che poi con l'avvento della nazionalizzazione, (dovuta all'entrata in vigore del comunismo, diventa Honved e si trasforma nella squadra dell'esercito. A questo proposito, Puskas viene costretto a frequentare Un corso di addestramento militare che dura due mesi, al termine del quale viene nominato sottotenente. Poi salirà fino al grado di colonnello, sempre per meriti sportivi. Le imprese della Honved diventano presto mito, ma la prima pagina di tutti i giornali del mondo Puskas la guadagna quando l'Ungheria, che in pratica si basa tutta sulla squadra dell esercito, va a Wembley a strapazzare per 6-3 i "maestri" inglesi. E il 25 novembre 1953. Nello stesso anno, il 17 maggio, a Roma era stato inaugurato lo stadio Olimpico con una Italia-Ungheria 0-3. Ecco come Fulvio Bernardini ricordò, in un'intervista, il Puskas ammirato in quell'occasione: "Pur avendo il numero 10, era un centravanti, dal tiro secco e preciso, soprattutto di sinistro. In campo aveva il dono del comando, ed era molto intelligente ed abile nel gioco di marcamento: quindi non segnava soltanto, ma i gol li faceva pure fare. Con Bozsik e Kocsis formava un trio di livello tecnico eccelso". Nel 1956, durante i tragici fatti d'Ungheria, si sparge la notizia della sua morte sulle barricate di Budapest. La voce fortunatamente si rivela infondata, ma alla prima occasione un gruppo di calciatori della Honved, tra cui Puskas lascia l'Ungheria con l'intenzione di non farvi più ritorno. Ferenc firma un compromesso per l'Inter ma non riesce ad avere il nulla-osta per giocare, quindi dopo una sosta di 18 mesi in Italia, va in Spagna, ed inizia un'altra esaltante avventura, quella con il Real Madrid, nelle cui file vincerà tutto (sei titoli della "liga" consecutivi, due coppe dei campioni, una Intercontinentale). Quattro volte "Pichichi" del campionato spagnolo, nella sua carriera ha segnato in tutto 418 gol, giocando fino al termine della stagione '66-67. 84 le presenze nella nazionale ungherese, 4 in quella spagnola. In patria ha vinto cinque scudetti con la Honved. Fuori del campo era bizzarro, indisciplinato e grande amante della vita notturna. Rientra in Ungheria nel 1993, sei mesi da ct prima della pensione. Malato da tempo, muore di polmonite in una casa di cura a Budapest dove quattro anni prima gli era stato dedicato il "Nepstadion".

Curiosità


Quando il colonnello perde le staffe
Nel mondiale delle risse la più furente baruffa avviene a Berna il 27 giugno per la partita dei quarti di finale Ungheria-Brasile finita col successo magiaro per 4-2 ma con tre espulsi, due calci di rigore, un buon numero di feriti tra giocatori, dirigenti e persino poliziotti. La gazzarra si accende al rientro negli spogliatoi dopo il fischio finale dell'arbitro inglese Ellis. Ferenc Puskas, che essendo infortunato non ha giocato ed ha dovuto seguire la partita dai bordi del campo, viene alle mani con il gigantesco mediano brasiliano Pinhero. Vedendosi ridotto a mal partito, il magiaro afferra una bottiglia e gliela spacca in testa al rivale procurandogli una vasta ferita. Volano calci, morsi e pugni. Persino il ministro dello sport ungherese Sebes viene ferito al viso. Intervengono le forze dell'ordine che, dopo avere rimediato qualche colpo, riportano l'ordine negli spogliatoi. Mondiale delle risse ma anche dei gol visto che con 140 reti in 26 partite si stabilisce un record difficilmente superabile con una media di 5,38 gol ad incontro.

Il catenaccio
Il torneo propone novità tattiche dato che il viennese Rappan lancia con la Svizzera il "verrou" (catenaccio) arretrando davanti al portiere un giocatore in funzione di libero e una mezzala in linea con uno dei due mediani con le ali pronte a partire in contropiede. L'altra alternativa tattica è presentata dai magiari Sebes e Mandi con la "doppia emme" con l'arretramento del centravanti (Hidegkuti) e delle ali in modo che le punte diventano le mezze ali Kocsis e Puskas. L'altra "emme" si crea anche in difesa con tre giocatori in linea e due mediani avanzati. Perno di tutta la manovra è il centravanti.

Poker d'Assi
È anche il mondiale del poker d'assi formato dagli ungheresi Puskas e Kocsis, dal tedesco Fritz Walter e dall'uruguayano Schiaffino. Questa edizione della Coppa del Mondo rende alla FIFA un milione di franchi svizzeri (allora pari a 133 milioni di lire) ed oltre tre milioni (circa 400 milioni di lire) alle 16 finaliste. Con la TV è cominciato il grande affare.

Spalti alternativi
Il 19 giugno ha inizio il trasferimento dei tifosi tedeschi nella vicina Basilea, dove l'indomani è in programma Ungheria-Germania Federale. Non sono meno di 20.000. Il giorno dopo (risultato: 8-3 per i magiari) molti tifosi che non sono riusciti ad entrare nello stadio si assiepano su una tribuna improvvisata, il terrapieno della ferrovia, e in parte sul tetto di alcuni vagoni fermi nella vicina stazione.




Tutti i risultati



Le statistiche del torneo



Foto Story

Il logo della competizione


Condividi



Commenta