Europeo 2008 - Spagna


Il Racconto


Ad Euro 2008 partecipano quattordici nazionali, oltre ai due Paesi ospitanti, ammessi d’ufficio. Nelle qualificazioni Polonia e Portogallo superano facilmente il girone A, che non ospita squadre di rilievo (eccetto Serbia e Belgio). Nel gruppo B passano Italia e Francia, anche se le attese sfide tra azzurri e blues, riedizione della finale 2006, deludono e non poco per la loro inconsistenza (3-1 per i galletti oltre le Alpi, uno spento 0-0 qui a casa nostra). La Scozia, terza per soli due punti e grande sorpresa del girone, non accede alla fase finale. Il gruppo C vede i campioni in carica della Grecia strappare l’accesso con ben dieci vittorie e un pareggio su dodici partite, seguiti dai rivali storici della Turchia (un solo punto davanti alla Norvegia). Repubblica Ceca e Germania si piazzano in testa al girone D, dominandolo di fatto, mentre nel gruppo E l’Inghilterra è clamorosamente terza, dietro Croazia e Russia (che disputerà un eccellente europeo). Spagna e Svezia si presentano in forma alla fase finale, seppellendo le concorrenti del girone E con una valanga di gol; infine, senza troppe difficoltà, Romania e Olanda strappano il pass per la Svizzera e l’Austria.
Il 7 giungo, si aprono le danze e i padroni di casa elvetici fanno una brutta figura, perdendo 1-0 con la Repubblica Ceca. Stesso risultato condanna gli austriaci il giorno seguente contro la Croazia. Alla fine entrambe le nazionali ospitanti termineranno la loro corsa dopo le tre partite del girone con un bottino misero: una vittoria degli elvetici contro il già qualificato Portogallo, solo un pareggio con la deludente Polonia per le aquile imperiali. Nel gruppo A passano l’ottimo Portogallo, trascinato da Cristiano Ronaldo, e la Turchia, che riesce a vincere contro Svizzera e Rep. Ceca grazie a clamorose rimonte negli ultimi minuti (addirittura sotto 2-0 con i cechi, realizza il secondo e il terzo gol tra l’87’ e l’89’). Il girone B vede invece passare la sorprendente Croazia a punteggio pieno e la quadrata Germania del ct Low. A sorpresa nel raggruppamento D, davvero tosto, i campioni in carica della Grecia chiudono con tre sconfitte, mentre anche la Svezia di Ibrahimovic deve cedere il passo alle “furie rosse” (tre vittorie su tre e una valanga di gol) e alla sorpresa Russia, che gioca un buon calcio, ispirata dal folletto Arshavin. Altro “girone di ferro” è quello dell’Italia, inserita nel gruppo C insieme a Olanda, Francia e Romania. Inizia tutto malissimo per gli azzurri, che perdono 3-0 con gli Orange, mentre i cugini transalpini non vanno oltre lo 0-0 contro una Romania che dimostra di saper difendersi davvero bene. Lo farà infatti anche nel match successivo, dove Panucci firma l’1-1 e rimonta lo svantaggio iniziale. L’Olanda invece travolge i galletti per 4-1. Nell’ultima gara i tulipani si sbarazzano facilmente anche della Romania (2-0), che comunque esce dal torneo a testa alta. Si decide tutto, neanche a farlo apposta, con Italia-Francia. I veleni tra le due squadre e le due tifoserie sono ancora vivi, l’onta di Berlino di due anni prima brucia ancora nelle vene degli “odiati” cugini. Pirlo e de Rossi risolvono però la spinosa questione e mandano ai quarti di finale la Nazionale.
I quarti di finale dimostrano l’elevato livello della competizione continentale. A Basilea il Portogallo cede davanti al panzer tedesco, che stende 3-2 i lusitani grazie alle reti di Schweinsteiger, Klose e Ballack. A niente serve l’1-2 di Nuno Gomes e il gol nel finale di Helder Postiga. All’Ernst Happel Stadion di Vienna invece la gara tra Croazia e Turchia è davvero emozionante: dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari, al 119? (un minuto prima della fine dei supplementari) Klasnic firma il vantaggio slavo; solo due minuti dopo, in pieno recupero, Semih pareggia. Ai rigori la spuntano i turchi per 3-1 e accedono per la prima volta alle semifinali di un Europeo. Anche la rivelazione Russia riesce a spuntarla contro l’ottima Olanda vista nel girone C. Pavlyuchenko segna al 56’, ma all’86’ Van Nistelrooy porta i suoi ai supplementari. Prima Torbinski e poi un ispirato Arshavin sanciscono definitivamente il passaggio del turno. E infine veniamo all’Italia. A Vienna si va ancora ai rigori, dopo uno 0-0 che non accontenta né convince nessuno. Ma nonostante l’errore di Guiza, sia De Rossi che Di Natale falliscono dagli undici metri e fanno così crollare i sogni di gloria costruiti sino a quel momento. La Spagna continua il suo cammino verso la vittoria finale.
La Turchia fallisce l’impresa e cade contro i tedeschi con l’onore delle armi: dopo essere passati in vantaggio con Boral si fanno recuperare da Schweinsteiger e Klose, per poi riprendersi il pareggio allo scadere (come di consuetudine in questo torneo per le mezzelune) con Semih. Ma nel finale Philip Lahm chiude i giochi. Spagna-Russia, riedizione della sfida del girone D, termina sempre con tre gol di scarto a favore della squadra di Aragones: Xavi, Guiza e Silva dilagano e i russi tornano a Mosca con l’amaro in bocca per una finale che sarebbe stata storica.
Le due finaliste si presentano in gran forma all’appuntamento all’Ernst Happel Stadion, anche se i pronostici danno la Spagna favorita. Entrambe hanno dimostrato il proprio valore sul campo, ciascuna a suo modo: la Germania di Low è una squadra quadrata, ordinata, che sa schiacciare le altre contendenti come un rullo compressore; le “furie rosse” invece sono espressione di un ottimo calcio, fatto di tocchi veloci e di fiammate improvvise, che disorienta gli avversari e crea spettacolo. Ed è proprio questa la loro arma vincente. Nonostante Miroslav Klose e il trio a suo supporto, composto da Ballack, Schweinsteiger e Podolski, riescano a rendersi più volte pericolosi, non riescono mai a far male. Dall’altra parte invece uno splendido Fernando ”Niño” Torres riesce più volte a crearsi occasioni sulle assistenze del poderoso centrocampo iberico. Ed è proprio raccogliendo un passaggio filtrante di Xavi che al 33? il centravanti spagnolo riesce a mettere il suo sigillo al match, beffando in velocità la difesa alemanna e superando Lehmann con un delizioso tocco sotto. 1-0 e Spagna sul tetto d’Europa dopo 44 anni. Inizia il ciclo vincente delle “furie rosse”, culminato poi con il mondiale di Sudafrica 2010 ed il seguente Europeo 2012.

I protagonisti


La stella: Xavi Hernandez Creus
(1980)
Premiato miglior giocatore del torneo, il centrocampista nato nella cantera del Barcellona è un elemento imprescindibile per i successi del suo Club e della sua nazionale, grazie alla sua grande tecnica aggiunta all’ intelligenza tattica e capacità di leggere le varie situazioni di gioco. Xavi ha militato in tutte e cinque le rappresentative giovanili spagnole, dall’ under 17 all’ under 23, collezionando a 31 anni oltre cento presenze in nazionale maggiore, vincendo una Coppa del Mondo, un Europeo, un Mondiale under 20 e un argento olimpico. Ha esordito nel Barcellona a diciotto anni, conquistando tutti i maggiori successi a livello di Club e vari riconoscimenti personali.

Il CT: Luis Aragonès
(1938)
Ha vinto tutto con l’Atletico Madrid, prima da giocatore e poi da allenatore, portando nella seconda squadra della capitale spagnola complessivamente 4 campionati spagnoli, 5 coppe di Spagna e una Coppa Intercontinentale. Inizia l’avventura alla guida della nazionale spagnola nel 2004: le furie rosse vengono eliminate agli ottavi di finale dalla Francia al mondiale 2006, ma nel 2008 arriva il titolo europeo nonostante qualche critica iniziale per la non convocazione di Raul. Ha smesso di allenare nel 2009 dopo una breve esperienza al Fenerbahce.




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