Europeo 2004 - Grecia


Il Racconto


L’europeo 2004 viene sicuramente ricordato per le molte sorprese avvenute, prima fra tutte la nazionale campione: la Grecia, da sempre ignorata dai bookmaker e mai considerata favorita. La competizione si svolge per la prima volta in Portogallo e per la prima volta vide affrontarsi in finale le due squadre che avevano inaugurato il torneo.
Si comincia subito con un risultato inatteso: i padroni portoghesi vengono sconfitti 2-1 dalla piccola Grecia con un 2-1 che mette già in salita la strada degli uomini guidati da Scolari; anche perché nello stesso girone c’è la Spagna, che senza problemi si libera dell’ostacolo Russia. La Spagna però non riesce a scardinare la difesa greca e vengono fermati sul 1-1, mentre i “cugini” lusitani stendono la Russia. Così all’ultima giornata ci si gioca la qualificazione nel derby iberico, che vede uscire vincente il Portogallo con un gol di Nuno Gomes; la Spagna viene eliminata a sorpresa proprio dalla Grecia che, seppur sconfitta 2-1 dai russi, passa per miglior differenza reti. Così nel girone A avanzano Grecia e Portogallo.
Il girone B è caratterizzato dalla “diarchia” Francia-Inghilterra, che infiamma anche la prima giornata: mentre Svizzera e Croazia si annullano con uno scialbo 0-0, le due favorite danno vita a una partita molto divertente e dai mille colpi di scena. Il gol di Beckham porta avanti l’Inghilterra, ma la Francia è dura a morire e nei minuti finali, con due calci piazzati (punizione e rigore) ad opera di Zidane ribalta il risultato. Le altre giornate non regalano grandi sorprese, se non il pareggio 2-2 tra Francia e Croazia, che riapre la lotta per il primo posto; ma in realtà i verdetti non vengono variati in quanto l’Inghilterra si sbarazza facilmente della Svizzera (3-0) e della Croazia (4-2). I galletti vincono 3-1 contro la Svizzera l’ultimo match del girone e mantengono il punto di vantaggio sui rivali. Perciò nel girone B si qualificano Francia e Inghilterra.
Nel girone D clamorosa eliminazione della Germania, che con soli due punti saluta il torneo a scapito di Olanda e Repubblica Ceca. Quest’ultima, unica squadra a concludere i gironi a punteggio pieno, dà dimostrazione di gran carattere e compattezza sconfiggendo in sequenza Lettonia (2-1); Olanda (3-2) e la Germania (2-1). All’Olanda l’onore di aver sconfitto ampiamente la Lettonia, cenerentola del girone, perché grazie a questi 3 punti riuscirà a qualificarsi. L’Europeo della Germania è strano da valutare: partita molto bene con l’Olanda, con un gioco aggressivo ma anche fluido e bello, si è fatta raggiungere nel finale dal gol di Van Nilsteroy che pareggia il vantaggio tedesco di Frings. Le giornate successive vedono un’involuzione della squadra tedesca che non passa contro la Lettonia (scialbo 0-0) e si fa superare dalla Repubblica Ceca e saluta definitivamente “Euro 2004”. Così passano Repubblica Ceca e Olanda.
Dagli italiani questo europeo verrà sempre mal ricordato: in poche parole il tutto si può riassumere con l’espressione “biscottone” che ricorda soprattutto il 2-2 tra Svezia e Danimarca che eliminò di fatto l’Italia. Gli azzurri disputano oggettivamente un brutto europeo, tenendo conto anche degli avversari e della difficoltà del girone, gettando al vento punti importanti, come contro la Danimarca la prima giornata: uno 0-0 privo di emozioni, dove l’azione più rilevante fu lo sputo di Totti a Poulsen. Nell’altro incontro invece la Svezia spazza via la Bulgaria con un netto 5-0. Bulgaria che perde 2-0 anche contro la Danimarca e dice addio matematicamente all’europeo. Gli uomini di Trapattoni invece affrontano la Svezia: i nostri sembrano molto più in palla e cercano di incanalare la gara sui binari giusti, infatti sul finire di tempo Cassano infiamma i tifosi con un bel gol. Purtroppo, però, manchiamo di cinismo e nella ripresa non approfittiamo delle azioni create e inevitabilmente caliamo anche di ritmo, e così anche la sfortuna non ci sorride perché all’85’ Ibrahimovic sfrutta un’uscita non impeccabile di Buffon su un corner e gonfia la rete con uno spettacolare colpo di tacco. Si arriva così al match contro la Bulgaria con l’obbligo di vincere se si vuole passare, ma allo stesso tempo bisogna sperare che Danesi e Svedesi non pareggino 2-2 perché sennò il maggior numero di reti segnati a parità di differenza reti negli scontri diretti sarebbe a nostro sfavore. C’è cuore e voglia neio ragazzi, ma questo sembra non bastare perché il risultato rimane per lungo tempo bloccato sull’1-1 (al gol di Petrov risponde Perrotta). Sembra ormai finita ma al 90? Antonio Cassano (il migliore italiano in questo europeo) sigla il gol che potrebbe valere la qualificazione. Ma come detto all’inizio, sull’altro campo avviene quello che tanto volevamo evitare: all’89’ lo svedese Jonson sigla il gol del 2-2 decretando un’amara eliminazione per l’Italia. Proprio per il fatto che il pareggio fosse avvenuto così verso la fine in Italia si gridò allo scandalo, al “biscottone”, fatto sta che si tornò a casa con il rimpianto di un europeo giocato senza la giusta cattiveria che serve in queste competizioni.
I quarti di finale vedono accoppiamenti interessanti, tra cui spicca la prima sfida tra Portogallo e Inghilterra: nei tempi regolamentari il match finisce in perfetta parità (1-1 a Owen risponde Postiga) e la situazione non cambia nei tempi supplementari, Rui Costa prova a indirizzare la gara sui binari portoghesi al 110? ma nel giro di 5 minuti Lampard riacciuffa il pareggio. Nella giostra dei rigori la sorte sorride ai lusitani che vincono 6-5 (errore decisivo di Vassell) e passano in semifinale. Altra partita che si decide ai calci piazzati è l’incontro tra Olanda e Svezia, autori di una partita non esaltante che termina sullo 0-0: gli undici metri vedono l’Olanda vincere 5-4 (errore di Mellberg) e raggiungere il Portogallo. Continua invece la favola Grecia che sorprende anche la Francia sconfiggendola 1-0: l’eroe della partita è il bomber Charisteas che al 65? spegne i sogni francesi e alimenta quelli greci giunti a una storica semifinale. Nell’ultimo match la Repubblica Ceca rispetta i pronostici e stende la Danimarca con un 3-0 senza storia.
Altra partita impegnativa per il Portogallo che affronta l’Olanda che, seppur non disputando un grandissimo torneo, è a un passo dalla finale e alla seconda semifinale consecutiva (nel 2000 fu eliminata dall’Italia). La squadra di casa mostra un gran bel gioco e viene premiata dal doppio vantaggio firmato Cristiano Ronaldo e Maniche. Gli orange appaiono in difficoltà ma riescono ad riaprire la contesa grazie a un’autorete di Andrade. Il Portogallo però è troppo deciso a prendersi la finale, negatagli l’edizione prima dalla Francia, e riesce a resistere; al fischio finale un intero paese i festa perché il titolo è a portata di mano. Dall’altra parte si giocano l’accesso a una storica finale le due rivelazioni: Grecia e Rep.Ceca. I cechi appaiono insolitamente in difficoltà grazie alla difesa greca organizzata nei minimi dettagli. Tempi regolamentari dunque terminano in parità (0-0); ma al 105? il risultato si sblocca grazie al gol di Dellas che regala alla formazione di Rehhagel la finale tanto inattesa quanto meritata.
Dunque struttura ad anello per questo europeo: si finisce come si aveva cominciato, il Portogallo può vendicare la sconfitta subita all’inaugurazione. Gara dai molti tatticismi e da un certo punto di vista a senso unico: i padroni alla ricerca smaniosa del vantaggi o e gli ospiti che provano a pungere in contropiede. Per quanti sforzi potesse fare la squadra ospitante,questo era l’europeo della squadra ellenica: al 57? su calcio d’angolo svetta il bomber Charisteas che insacca il gol forse più importante della sua carriera. Al Fischio finale in mezzo alla delusione generale, visto che il Portogallo giocava in casa, si elevano le grida di gioia della Grecia alla conquista del primo europeo della sua storia, mai più meritato per l’organizzazione di gioco e del gruppo.

I protagonisti


La stella: Theodoros Zagorakis
(1971)
E’ lui la stella di una squadra senza grandi individualità, ma formata da un gruppo solido e roccioso. Da capitano consumato guida la squadra alla vittoria finale correndo a perdifiato per tutto il campo in orizzontale e verticale, senza sprecare mai un pallone. Per lui è il punto più alto di una carriera vissuta sopratutto in patria con le maglia del Paok Salonicco (200 presenze) e l’AEK Atene (101 presenze). Vince il titolo di migliore giocatore della competizione giungendo a fine anno al quinto posto nella classifica del Pallone d’Oro. Nella sua carriera si ricorda anche una fugace apparizione in Italia, con la maglia del Bologna nella stagione successiva a Euro 2004, dove non riesce a mettere in luce le sue qualità pur sacrificandosi per la causa, collezionando 32 presenze nell’anno che segna la retrocessione della squadra rossoblu.

Il CT: Otto Rehhagel
(1938)
Uno degli allenatori più vincenti della storia della Bundesliga è l’altro grande condottiero della sorprendente Grecia, presa appena tre anni prima e portata sul tetto d’Europa contro ogni pronostico e successivamente guidata anche all’europeo del 2008 e sopratutto al Mondiale del 2010, prima apparizione assoluta per il Paese ellenico. Prima di arrivare sulla panchina della nazionale aveva però collezionato tutto quello che si poteva vincere in Germania: 3 campionati (2 Werder Brema, 1 Kaiserslautern), 3 Coppe di Germania (1 Fortuna Dusseldorf, 2 Werder Brema), 3 Supercoppe di Germania (Tutte col Werder Brema) oltre la coppa delle Coppe conquistata nel 91-92 sempre con il Werder. Nell’ultima stagione ha allenato l’Hertha Berlino, subentrando a stagione in corso e non riuscendo però nell’impresa di salvare la squadra capitolina.




Tutti i risultati



Le statistiche del torneo



Foto Story

Il logo della competizione


Condividi



Commenta