Europeo 2000 - Francia


Il Racconto


Suddivisi fra Belgio e Olanda, gli Europei del 2000 incoronarono la Francia, vincitrice due anni prima del titolo mondiale: un'accoppiata già riuscita, in ordine inverso, alla Germania, campione d'Europa nel 1972 e del mondo nel 1974. Non poteva quindi esserci vincitore più degno e qualificato, ma neppure più fortunato. Nelle ultime tre partite (quarti, semifinale e finale) la Francia di Zinedine Zidane superò la Spagna grazie a un calcio di rigore fallito da Raúl; eliminò il Portogallo nei supplementari grazie a un altro rigore, questa volta a favore e molto contestato, che Zidane trasformò nel provvidenziale golden gol; infine batté l'Italia (dopo che Alessandro Del Piero aveva più volte mancato irripetibili opportunità da rete) raggiungendola a 40 secondi dalla fine dei tempi regolamentari e infliggendole un altro golden gol nei supplementari.
Il diffuso equilibrio è stato la caratteristica saliente del torneo. Almeno altre tre nazionali avrebbero potuto vincerlo in piena legittimità: l'Italia, arrivata a un passo dalla vittoria; l'Olanda, che aveva espresso il gioco più convincente e spettacolare; il Portogallo, illuminato da tre fuoriclasse come Manuel Rui Costa, Luis Figo e Sergio Conceição, ma forse sprovvisto di quel pizzico di concretezza che costituisce requisito indispensabile per le grandi conquiste. I quattro gironi preliminari raccoglievano quasi tutta l'élite continentale, con l'eccezione della Croazia, salita due anni prima sul podio mondiale. Ben tre squadre concludevano la prima fase a punteggio pieno. Sensazionale fu l'exploit del Portogallo nel girone comprendente la Germania campione in carica, l'Inghilterra e la Romania. Nella partita contro l'Inghilterra i portoghesi, in svantaggio di due gol dopo 20 minuti di gioco, furono protagonisti di una rimonta prodigiosa, che già all'intervallo li portò al pareggio, mentre nel secondo tempo Miguel Nuno Gomes batteva ancora la difesa inglese, firmando vittoriosamente una partita spettacolare. Sullo slancio acquisito con questa gara il Portogallo superò nei giorni successivi la Romania e travolse una spenta Germania per 3-0. Tedeschi e inglesi, i favoriti del girone, prendevano insieme la via di casa, superati anche dalla Romania.
L'Italia, affidata alla guida tecnica di Dino Zoff, subentrato due anni prima a Cesare Maldini, fronteggiava senza affanni avversari non proibitivi. Battuta la Turchia nel primo match, gli azzurri replicavano contro Belgio e Svezia. L'uomo nuovo era Francesco Totti, astro nascente della Roma, che Zoff impiegava da seconda punta, in alternativa ad Alessandro Del Piero. Assente Christian Vieri, il ruolo di centravanti era conteso da Filippo Inzaghi e Marco Delvecchio. L'Italia si segnalava per una magistrale difesa, che aveva nel portiere Francesco Toldo e nell'asse centrale Fabio Cannavaro-Alessandro Nesta i punti di forza. Il gioco non entusiasmava, ma i risultati erano puntuali. Ad accompagnare gli azzurri nei quarti di finale fu la sorprendente Turchia, che aveva subito estromesso uno dei paesi organizzatori, il Belgio.
L'altra nazionale padrona di casa, l'Olanda, otteneva tre vittorie significative di fila, contro la Repubblica Ceca, la Danimarca e soprattutto la Francia, in un match che valeva solo ad assicurarsi il primo posto del girone e che vide gli olandesi rimontare due volte sugli avversari e chiudere sul 3-2. Guidati da Frank Rijkaard, i 'tulipani' praticavano un gioco molto aggressivo, secondo i dettami della zona pura. Forti del fattore campo, sembravano destinati a replicare il cammino del 1988. Il quadro delle otto promosse era completato da Spagna (ripresasi dopo la sconfitta inaugurale contro la Norvegia) e Iugoslavia.
Dei quarti di finale, uno solo, il più atteso, Francia contro Spagna, offrì momenti di suspense. Si giocò sul filo dell'equilibrio. Sul finire del primo tempo, in situazione di pareggio (punizione vincente di Zinedine Zidane, rigore realizzato da Gaizka Mendieta), un gran gol di Youri Djorkaeff mandava in vantaggio i francesi, ricchi di trequartisti e al solito privi di grandi attaccanti. La partita si chiuse sul 2-1, dopo che, a pochi secondi dal termine, il fuoriclasse spagnolo Raúl aveva calciato alto il tiro su rigore concesso dall'arbitro italiano Pierluigi Collina per un fallo del portiere francese Fabien Barthez su Abelardo. Le altre tre partite non ebbero storia. L'Italia, in crescendo, piegò nettamente la Romania (rimasta in 10 dopo l'epulsione di Gheorghe Hagi) con due bellissimi gol di Francesco Totti e Filippo Inzaghi. Con lo stesso punteggio di 2-0 (doppietta di Nuno Gomes) il Portogallo sconfisse la Turchia, anch'essa in inferiorità numerica dopo mezz'ora per l'espulsione di Ozalan Alpay. L'Olanda, infine, travolse la Iugoslavia, nella cui difesa lo smarrito Sinisa Mihajlovic collezionava diversi errori, battendola per 6-1 (con tripletta di Patrick Kluivert). Proprio l'Olanda, sul campo di casa di Amsterdam, fu l'avversaria dell'Italia in semifinale. Fu una partita a senso unico: giocando con due ali vere, Overmars e Zenden, gli olandesi aggiravano la difesa azzurra e ponevano l'assedio alla porta di Toldo. L'arbitraggio del tedesco Markus Merk contribuì a mettere in difficoltà gli azzurri, con l'espulsione di Gianluca Zambrotta alla mezz'ora. Sembrava finita, ma Toldo, Nesta e Cannavaro su tutti riuscirono a fermare ogni assalto avversario. All'Olanda vennero assegnati anche due calci di rigore, almeno uno dei quali discutibile; ma Toldo parò il primo, mentre Kluivert calciò il secondo sul palo. La difesa italiana resse per tutti i 90 minuti regolamentari e i 30 supplementari e si tornò così sul dischetto per designare la finalista. Toldo fu ancora strepitoso, fermando i tiri di Frank De Boer e Paul Bosvelt, mentre Totti realizzò in modo beffardo il penalty decisivo. L'Italia entrava in finale, l'Olanda, incredula, usciva da un torneo al quale aveva regalato alcuni momenti tecnici piuttosto significativi.
Francia e Portogallo si affrontarono a Bruxelles senza particolari contromisure tattiche. Squadre votate all'attacco, giocavano tutte le loro chances nella conquista dell'iniziativa. Vi riuscì, per tutto il primo tempo, il Portogallo, andato presto in vantaggio con Nuno Gomes (la giovane punta centrale che confermava lo spiccato senso del gol) e capace poi di gestire sapientamente il match. La Francia alzò il ritmo nella ripresa e colse il pareggio con Thierry Henry. I supplementari non parevano destinati a modificare la situazione. A 2 minuti dal fischio finale, però, un tiro del francese Sylvain Wiltord, destinato a rete, impattò contro il difensore Abel Xavier, appostato davanti alla porta. L'arbitro austriaco Günter Benko, dopo aver consultato l'assistente di linea, concesse il calcio di rigore alla Francia, considerando volontario il tocco con il braccio del portoghese. Tra le vibrate proteste avversarie, Zidane trasformò il penalty, portando i campioni del mondo alla sfida conclusiva con l'Italia.
Fu una partita a scacchi fra i due tecnici. Dino Zoff preferì inizialmente Delvecchio a Inzaghi e Totti a Del Piero. Giocando sotto ritmo, l'Italia inchiodò il match sullo 0-0 per tutto il primo tempo. Dopo 8 minuti della ripresa, Zoff mandò in campo Del Piero al posto di Stefano Fiore e l'assetto più offensivo fu premiato subito dal gol del vantaggio segnato da Delvecchio. Roger Lemerre, il tecnico francese, a quel punto replicò inserendo due punte, Wiltord e Trezeguet, che andarono a formare il tridente d'attacco con Henry, mentre Zidane operava alle loro spalle. Era una formazione a rischio, che aprì infatti spazi al contropiede italiano. Per due volte, Del Piero si trovò solo davanti al portiere francese, e sempre fallì gol praticamente già fatti, che avrebbero chiuso la partita.
In piena fase di recupero, 3 minuti dopo la fine dei tempi regolamentari, un lungo lancio del portiere Fabien Barthez venne deviato di testa da David Trezeguet verso Wiltord, che sorprese Toldo con un tiro diagonale. Scossa e demoralizzata dal pareggio inatteso, l'Italia sembrava più stanca dei francesi all'inizio dei tempi supplementari. Dopo 13 minuti Trezeguet chiuse la partita con il golden gol.
Per la Francia erano stati decisivi i due attaccanti subentrati dalla panchina; per l'Italia l'innesto di Del Piero, l'uomo che avrebbe dovuto fare la differenza, si era invece rivelato fatale. Su quella vittoria sfumata in vista del traguardo, Dino Zoff chiuse la sua avventura da commissario tecnico. Criticato violentemente per non aver disposto una marcatura individuale su Zidane (che peraltro non era stato decisivo nel successo francese) rassegnò le dimissioni al rientro in patria, nonostante la squadra da lui guidata avesse di gran lunga superato gli obiettivi di partenza. I Campionati Europei del 2000, in effetti, avevano fatto strage di tecnici: dal tedesco Berti Vogts all'inglese Kevin Keegan, all'olandese Frank Rijkaard, allo iugoslavo Vujadin Boskov, per citare solo i più famosi.

I protagonisti


La stella: David Trezeguet
(1977)
Entra a finale in corso al posto di Djorkaeff ad un quarto d’ora dalla fine dei regolamentari e, dopo il pareggio di Wiltord, segna il gol che decide la competizione in favore dei francesi due anni dopo la vittoria del mondiale. All’epoca David Trezeguet ha solo ventidue anni ma è già stato protagonista di due vittorie del campionato francese con la maglia del Monaco. Gli europei del 2000 lo consacrano a grande attaccante e pochi mesi dopo passerà alla Juventus per 45 miliardi di lire. Nato in Francia ma cresciuto in Argentina con la maglia del Platense, Trezeguet entrerà nella storia del club bianconero vincendo due campionati italiani di serie A, uno di serie B e diventando capocannoniere nel 2001/02, segnando 138 gol in totale per la Juventus.

Il CT: Roger Lemerre
(1941)
Dopo una carriera da difensore con le maglie di Sedan, Nantes, Nancy e Lens, diventa nel 1986 allenatore delle nazionali giovanili francesi e in particolr modo della nazionale militare. Nel 1998 diventa il vice di Aimé Jacquet, che poi sostituirà come commissario tecnico nello stesso anno dopo la conquista del titolo mondiale. Alla prima manifestazione importante vince l’europeo del 2000 e la Confederation Cup del 2001, ma steccherà clamorosamente ai mondiali del 2002 uscendo al primo turno nel girone con Senegal, Uruguay e Danimarca, e l’ eliminazione gli costerà la panchina. Si rifarà vincendo una Coppa d’ Africa nel 2006 alla guida della Tunisia, con la quale parteciperà anche al mondiale 2006.




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