Europeo 1988 - Olanda


Il Racconto


Nella storia dei Campionati Europei, l'edizione del 1988, superbamente organizzata dalla Germania Occidentale, deve essere forse ricordata come quella di più elevato livello tecnico. A nobilitarla furono almeno quattro grandi squadre, ciascuna con una precisa identità tattica e con grandi campioni nelle proprie file. Vinse l'Olanda, che crebbe strada facendo dopo un avvio impacciato, presentando sotto la guida di Rinus Michels la più attendibile riproposizione del calcio totale dei tempi di Cruijff: un gioco di grande coinvolgimento collettivo, al quale tre interpreti di primo piano (Marco Van Basten, Ruud Gullit, Frank Rijkaard) seppero aggiungere quel pizzico decisivo di cinismo che avevano maturato giocando nel Campionato italiano. Sullo stesso piano dei vincitori si espressero sia l'ultima URSS, magistralmente assemblata dal tecnico Valery Lobanowski, detto 'il colonnello', sia l'Italia di Azeglio Vicini, brillante e aggressiva come poche altre volte, sia infine la Germania Ovest, padrona di casa, reduce dal secondo posto mondiale in Messico. La squadra tedesca era ispirata da Beckenbauer al consueto pragmatismo tattico e poteva disporre, in fase propositiva e realizzativa, di ottime individualità, quali Lothar Matthäus, Jürgen Klinsmann, Rudi Völler.
La squadra azzurra avrebbe potuto senz'altro vincere il titolo. Vicini l'aveva ricostruita, a tempo di record, dalle rovine di Messico '86, attraverso un accurato trapianto dall'under 21. Walter Zenga, Paolo Maldini, Riccardo Ferri, Roberto Donadoni, Giuseppe Giannini, Roberto Mancini e Gianluca Vialli presto divennero gli uomini cardine della nazionale maggiore. Nei programmi, gli Europei del 1988 avrebbe dovuto costituire una tappa intermedia verso il grande traguardo dei Mondiali italiani del 1990. Invece il trionfale cammino nelle qualificazioni, chiuso con sei vittorie, un pareggio e una sola sconfitta, fece lievitare le ambizioni a breve termine. Tatticamente, l'Italia seguiva il solco tracciato da Enzo Bearzot. Marcature a uomo in difesa, centrocampo a zona, con due cardini (Carlo Ancelotti e Giuseppe Giannini), un mediano di corsa, Fernando De Napoli, e un tornante di classe, Roberto Donadoni. In attacco, Gianluca Vialli era il punto fermo, affiancato o da Roberto Mancini, più creativo, o da Alessandro Altobelli, più efficace nelle conclusioni, specialmente di testa.
Nel primo girone della fase finale, all'Italia capitarono avversarie temibili: Germania Ovest, Spagna e Danimarca. Pareggiò con i tedeschi, dopo il vantaggio di Mancini; prevalse sulla Spagna di Emilio Butragueño grazie a una prodezza di Vialli; vinse i danesi con i gol di Altobelli, subentrato a Mancini, e di Luigi De Agostini, che aveva appena preso il posto di Donadoni (segno che la panchina offriva un contributo decisivo). Seconda per differenza reti nei confronti della Germania Ovest, l'Italia affrontò l'URSS, prima nell'altro girone. Al momento parve una fortuna. Infatti l'URSS di Lobanowski era ritenuta meno temibile dell'Olanda. Questa aveva cominciato in sordina, anche perché il tecnico Michels aveva scelto come centravanti titolare Johnny Bosman, lasciando sorprendentemente in panchina il fuoriclasse Marco Van Basten. Perduto il primo match con i sovietici, e davanti allo spettro di una precoce eliminazione, Michels richiamò Van Basten, che impose all'Inghilterra una sensazionale tripletta, segnalandosi da quel momento come l'uomo del torneo. L'Olanda era ricca di qualità, semmai un po' incostante e quasi restia a impegnarsi al massimo, se non nelle grandi occasioni. Rischiò anche contro la determinata Irlanda e arrivò alle semifinali con una buona dose di fortuna. Era una squadra a trazione anteriore, perché la coppia centrale difensiva, composta da Ronald 'Rambo' Koeman e Frank Rijkaard, era più votata alla costruzione che alla fase di contenimento, mentre i terzini laterali erano di qualità modesta. Grande, invece, risultava il potenziale offensivo, con Gerald Vanenburg ed Erwin Koeman sulle due fasce e Gullit-Van Basten punte centrali, e con il finissimo Arnhold Muhren o il più potente Jan Wouters a reggere i fili della manovra.
L'Italia cadde in semifinale a Stoccarda, campo storicamente ostile, in una notte di pioggia battente, dopo aver dominato per un tempo l'URSS e aver sprecato almeno tre opportunità da gol. In particolare, due pericolosi colpi di testa di Giuseppe Giannini e Gianluca Vialli furono prodigiosamente sviati dal portiere Rinat Dasaev. Solo alla distanza i sovietici imposero la propria superiore forza atletica, esaltata anche dalle proibitive condizioni ambientali. Nell'altra semifinale l'Olanda venne a capo dei rivali di sempre, i tedeschi, grazie a un rigore assai dubbio realizzato da Koeman (che pareggiava il vantaggio, sempre ottenuto dal dischetto, di Völler) e alla puntuale prodezza di Van Basten, nei minuti finali. La Germania Ovest non aveva ricevuto né sconti né favori, come in genere capitava ai padroni di casa, ma l'Olanda era una degna finalista.
Nell'ultimo atto, all'Olympiastadion di Monaco, l'URSS non apparve molto inferiore sul piano del gioco, ma fu superata dalle prodezze individuali di Gullit, al suo primo centro nel torneo, e di Van Basten, che segnò con un tiro al volo, da posizione molto decentrata, imprimendo al pallone una traiettoria incredibile (un gol fra i più belli di tutti i tempi). L'URSS sbagliò anche un rigore. Quegli Europei del 1988 ? rimasti una delle poche vittorie della nazionale olandese ? restano legati soprattutto al nome di Marco Van Basten, degno erede di Joahn Cruijff.

I protagonisti


La stella: Marco Van Basten
(1964)
Il gol di Van Basten nella finale contro i russi è l’immagine migliore che ci lascia questo europeo. Una conclusione al volo di destro, una parabola impeccabile che Dasaev, il portiere avversario, non riesce a respingere. Una perla per il cigno di Utrecht che si era già messo in luce qualche giorno prima realizzando una tripletta sull’Inghilterra. Un talento straordinario in attacco che farà le fortune del Milan di Berlusconi insieme ai connazionali Gullit e Rijkaard. Con i rossoneri conquista quattro campionati, tre Coppe dei Campioni e due coppe Intercontinentali. Dovrà arrendersi ai continui infortuni alla caviglia che lo costringeranno ad appendere gli scarpini al chiodo con largo anticipo.

Il CT: Rinus Michels
(1928-2005)
Una leggenda del calcio olandese. Glorioso il suo palmares da giocatore che da allenatore. Il suo calcio totale negli anni settanta entusiasmò il mondo calcistico, ma la finale del 1974 non gli concesse la giusta gloria. Quattordici anni dopo il destino concede una seconda possibilità a Michels e lui la sfrutta a dovere vendicandosi dei tedeschi in semifinale e vincendo il titolo continentale. Nel1999 ottenne il titolo di allenatore del secolo.




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