Europeo 1984 - Francia


Il Racconto


In quasi tutte le sue precedenti edizioni il Campionato Europeo aveva legato il suo destino a un uomo simbolo, da Lev Jascin a Luis Suárez, da Gigi Riva a Gerd Müller, da Ivo Viktor a Horst Hrubesch, ma mai un singolo giocatore era stato così determinante nel successo di una squadra come risultò Michel Platini, detto le roi, nel trionfo francese del 1984. Platini fu il trascinatore e l'irresistibile cannoniere di una Francia che sino a quel momento, pur avendo spesso incantato con il suo gioco frizzante, non aveva mai vinto. Invece, in quell'anno, arrivò a centrare una sensazionale doppietta in poche settimane: prima il titolo europeo e poi l'oro olimpico di Los Angeles, segno di una crescita impetuosa, che sarebbe poi stata confermata dal terzo posto ai Mondiali messicani del 1986.
Come già l'Italia quattro anni prima, la Francia aveva ottenuto per la seconda volta l'organizzazione della fase finale. Nei Mondiali di Spagna '82 i francesi erano arrivati quarti, piazzamento forse inadeguato ai meriti di una nazionale che, con Jean Tigana, Alain Giresse e Michel Platini ? ai quali si sarebbe poi aggiunto Luis Fernández ? allineava il più forte e meglio assortito centrocampo del mondo. Completata da un grande attaccante, la Francia sarebbe stata imbattibile. Negli Europei giocati in casa Platini riuscì nell'impresa di sdoppiarsi: rimase il leader ispiratore, ma divenne anche l'efficace realizzatore della squadra che il finissimo tecnico Michel Hidalgo aveva impostato su canoni offensivi e spettacolari. Alla festa francese mancò l'Italia campione del mondo. Dopo quel trionfo inatteso, sarebbe occorso un graduale rinnovamento, ma Bearzot rimase prigioniero della gratitudine che nutriva nei confronti dei suoi campioni, ormai logori. Il girone di qualificazione con Svezia, Cecoslovacchia, Romania e Cipro fu poco felice nel gioco e nei risultati. Gli azzurri iniziarono con tre pareggi consecutivi, poi furono battuti dalla Romania e due volte dalla Svezia (in casa, a Napoli, addirittura con il punteggio di 0-3). Persero anche a Praga, e soltanto nella gara conclusiva contro Cipro, a Perugia, riuscirono a ottenere l'unica vittoria, che servì almeno a evitare l'ultimo posto.
Un vero peccato, perché Parigi celebrò il trionfo del calcio latino, con Francia, Spagna e Portogallo sul podio, e la sola felice eccezione della Danimarca. La Francia giocava un 4-3-1-2, con quattro difensori teoricamente in linea (ma Maxime Bossis scalava spesso alle spalle di tutti), centrocampo governato dalla regia del centrale Giresse, con il raffinato Tigana e l'aggressivo Fernandez ai lati, e Platini che navigava, seguendo l'ispirazione, fra le due linee, ora integrandosi con i tre centrocampisti, ora aggiungendosi alle due punte di ruolo, che erano Bernard Lacombe e Didier Six. I due attaccanti, bravi ma non eccezionali, facevano più movimento che gol. A questi, del resto, provvedeva Platini: ne segnò otto (e provocò inoltre un'autorete) nelle cinque partite della fase finale. L'autorete fu segnata nella gara con la Danimarca, quando il tiro di Platini carambolò sul danese Soren Busk e finì in rete; tre gol furono fatti al Belgio, tre alla Iugoslavia, uno in semifinale al Portogallo (quello decisivo, al 119' di gioco), uno in finale alla Spagna, con la generosa collaborazione, in questo caso, del portiere Luís Miguel Arconada. Mai si era visto un uomo solo condizionare in modo così pesante un torneo internazionale ad alto livello. Pur non essendo, in senso stretto, un attaccante di ruolo, Platini aveva realizzato da solo il 65% dei gol della Francia.
Alle spalle dei vincitori, più della Spagna, seconda con molta fortuna, impressionarono il Portogallo e la Danimarca. I danesi giocavano un calcio aggressivo, ad alto ritmo e in costante iniziativa: in attacco l'estro di Michael Laudrup e la potenza di Preben Elkjaer Larsen determinavano una combinazione vincente. In semifinale persero con la Spagna solo ai calci di rigore, per un errore proprio di Elkjaer. I portoghesi, sempre fedeli a un calcio di possesso, con lunghi e raffinati palleggi, rivelarono un interno di classe, Fernando Chalana. Anche se in zona gol il solo Ruí Jordao sapeva rendersi pericoloso, in semifinale il Portogallo mise in difficoltà la Francia, tenuta a galla da due prodezze estemporanee del terzino Jean-François Domergue, sino al gol conclusivo di Platini al termine dell'incontro. I francesi faticarono meno nella finale contro la Spagna: dopo l'errore di Arconada sul tiro di Platini, Bruno Bellone raddoppiò in chiusura. Eliminata l'inutile finale di consolazione, danesi e portoghesi furono classificati terzi a pari merito.
In linea generale, gli Europei 1984 interruppero la supremazia continentale esercitata dal calcio atletico per oltre un decennio (Germania Ovest 1972 e 1980, Cecoslovacchia 1976), riportando la tecnica e la fantasia in primo piano.

I protagonisti


La stella: Michel Platini
(1955)
Nove gol, due triplette e almeno una rete in ogni partita della fase finale. Numeri che bastano per raccontare la straordinaria prova di Platini che tra il 1983 e il 1986 ottiene i suoi principali successi in carriera. Passato da qualche anno nel campionato italiano per vestire la maglia della Juventus si presenta agli Europei da fresco vincitore dello scudetto. Un anno dopo il successo di Parigi, nella triste notte dell’Heysel, vincerà la sua unica Coppa Campioni nella finalissima contro il Liverpool. Rimane il rammarico di non esser riuscito a portare la sua Francia a vincere il titolo mondiale, finendo solo terzo a Messico 1986. La sua esperienza da commisario tecnico della Francia ha avuto scarsi risultati e dal 2007 è presidente dell’UEFA.

Il CT: Michel Hidalgo
(1933)
Ha rivestito la carica di CT della Francia per circa un decennio dal 1976 al 1984. Nel 1982 sfiorò la finale mondiale, perdendo solo ai rigori con la Germania Ovest al termine di una semifinale combattuta. La sua rivincità arrivò due anni più tardi in casa con la vittoria all’Europeo. Dopo la notte di Parigi lasciò l’incarico e successivamente intraprese la carriera manageriale nel Marsiglia dove vi rimase fino al 91.




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