Europeo 1980 - Germania Ovest


Il Racconto


Battuta sorprendentemente in finale nel 1976, la Germania Ovest si prese la rivincita quattro anni dopo, in Italia. Il Campionato del 1980 inaugurò una nuova formula. Constatato il crescente successo finanziario, l'UEFA decise, infatti, di allargare la fase finale a otto squadre, sette uscite da altrettanti gironi di qualificazione e l'ottava ammessa di diritto in qualità di paese ospitante. In tal modo gli Europei si avvicinavano sempre di più ai Mondiali. Artemio Franchi mise in campo tutte le arti diplomatiche e riuscì a ottenere che la fase finale fosse giocata in Italia, nonostante vi fossero state già disputate le finali del 1968. L'intento era quello di offrire una grandiosa dimostrazione di efficienza e contemporaneamente sfruttare il fattore campo per guadagnare il gradino più alto del podio. Dopo il periodo buio, infatti, per la nazionale azzurra era tornato a splendere il sole. Trasformata tatticamente da Enzo Bearzot, con l'adozione della 'zona mista' (marcature fisse in difesa, ma centrocampo creativo e un libero come Gaetano Scirea che partecipava alla costruzione del gioco), l'Italia aveva conquistato gli elogi della critica internazionale ai Mondiali 1978 in Argentina, al di là di un quarto posto penalizzante rispetto ai meriti.
Sui sogni di Franchi, proprio alla vigilia della fase finale, si abbatté con effetti devastanti la tempesta del calcio-scommesse. Una vicenda confusa e squallida aveva evidenziato la possibilità, se non la certezza, che qualche 'addetto ai lavori' fosse in grado di truccare i risultati di certe partite, in collusione con organizzazioni clandestine che gestivano illegalmente giri di scommesse sul calcio. Quello scandalo trascinò nel vortice campioni di primissimo piano e fece scendere a zero la credibilità del movimento calcistico italiano nell'opinione pubblica. I tifosi disertarono gli stadi, per una crisi di rigetto nei confronti dei propri beniamini, e il torneo, pur splendidamente organizzato, non registrò un grande successo. Sul piano tecnico, Bearzot fu privato, a causa delle squalifiche successive allo scandalo, dei due attaccanti in quel momento più validi, Paolo Rossi e Bruno Giordano. Così l'Italia, danneggiata anche da qualche arbitraggio ostile, dovette accontentarsi di un deludente quarto posto, un piazzamento spiegabile solo alla luce di queste circostanze particolari, perché si collocò fra due Mondiali felicissimi, quello argentino del 1978 e quello vittorioso di Spagna '82. Gli Europei 1980 portarono anche alla ribalta il triste fenomeno degli hooligans, un'orda di tifosi violenti che, al seguito dell'Inghilterra, provocò disordini in serie, giovandosi della sorpresa, e quindi dell'impreparazione, delle forze dell'ordine deputate a fronteggiarla.
Sul fronte agonistico si persero presto Olanda e Inghilterra, pur fra qualche effimero sprazzo, e il realismo della Germania Ovest rappresentò ancora una volta l'incrollabile punto di riferimento. Lo schema era quello abituale e supercollaudato: un libero di manovra, Ulrich Stielike, erede del grande Franz Beckenbauer, due efficaci marcatori in difesa (Karl Heinz Forster e Bernhard Dietz), un terzino incursore, Manfred Kaltz, e soprattutto un fenomenale centrocampo, atletico e tecnico insieme, formato dal giovanissimo Bernd Schuster, rivelazione del torneo, sistemato, accanto al poderoso Hans Peter Briegel, alle spalle del fantasioso Hansi Müller; quest'ultimo poteva anche avanzare in posizione di rifinitore per il tridente d'attacco, formato da Klaus Allofs e Karl Heinz Rummenigge sui lati e dall'esperto Horst Hrubesch al centro.
Questa Germania Ovest, decisamente a trazione anteriore, diventò la favorita d'obbligo, dopo che i rivali più pericolosi si erano neutralizzati a vicenda. L'Italia, infatti, fece registrare l'unico guizzo del torneo battendo l'Inghilterra grazie a Marco Tardelli, che annullò con una stretta marcatura il fuoriclasse avversario Kevin Keegan e a 12 minuti dal termine siglò anche il gol-partita. Ma poi gli azzurri, che per il meccanismo della media-reti dovevano battere il Belgio, non andarono oltre lo 0-0, scontrandosi con l'accorto difensivismo degli avversari (che con quel risultato avrebbero invece guadagnato la finale) e lamentando in ugual misura sprechi in attacco e torti arbitrali (in particolare la mancata concessione di un rigore molto evidente).
Nella finalissima il Belgio affrontò la Germania Ovest, che nel proprio girone si era piazzata davanti alla Cecoslovacchia, seconda, e all'Olanda, eliminata. Peraltro i belgi non si prestarono al ruolo di vittime predestinate. La Germania andò in vantaggio con un bolide di Hrubesch dai 20 metri, il Belgio pareggiò a metà ripresa con un rigore dubbio. Già si profilavano i supplementari, quando ancora Hrubesch svettò in mischia per il decisivo colpo di testa. La Germania Occidentale fu così la prima nazione a vincere per la seconda volta il titolo europeo. Per l'Italia non vi fu neppure il conforto del podio: nella finale per il terzo e quarto posto, contro la Cecoslovacchia, una lunga sequela di calci di rigore, dopo che tempi regolamentari e supplementari si erano chiusi in parità, premiò i cechi.

I protagonisti


La stella: Horst Hrubesch
(1951)
L’ attaccante dell’ Amburgo fu la sorpresa della selezione tedesca agli Europei, risultando decisivo nella finale contro il Belgio grazie a una doppietta che permise ai suoi di avere la meglio per 2-1 proprio in extremis. Autentico specialista nel colpo di testa (segnò di testa 81 dei suoi 136 gol in Bundesliga), arrivò un po’ tardi al grande calcio, conquistando la prima maglia tedesca soltanto a 28 anni. Con l’ Amburgo vinse 3 Campionati e una Coppa dei Campioni nell’ 82/83. E’ tutt’ora selezionatore dell’ Under 21 tedesca.

Il CT: Jupp Derwall
(1927-2007)
Già assistente di Helmut Schon, Derwall lo sostitui alla guida della nazionale tedesca dopo il Mondiale del 1978 e al primo grande evento conquistò l’ Europeo del 1980. Nel Mondiale del 1982 si arrese solo all’ Italia nella finale del Santiago Bernabeu, mentre fallì la qualificazione alle semifinali a Euro ’84 uscendo nel girone con Spagna, Portogallo e Romania. Ha allenato in Svizzera e in Turchia, dove ha vinto due campionati alla guida del Galatasaray; da calciatore ha militato soprattutto nell’ Alemannia Aachen e nel Fortuna Dusseldorf, collezionando anche due presenze in nazionale maggiore.




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