Europeo 1972 - Germania Ovest


Il Racconto


La quarta edizione del torneo continentale si giocò nel 1972 in Belgio, a formula immutata e partecipazione pressoché totale. I Mondiali messicani di due anni prima erano stati dominati dal Brasile dell'ultimo Pelé, ma l'Europa era stata seconda con l'Italia e terza con la Germania Ovest, protagoniste di un'indimenticabile sfida in semifinale. Erano le logiche favorite, ma solo una di esse onorò il pronostico: la Germania Ovest, che nell'occasione presentò la migliore nazionale di sempre, forse più forte e spettacolare di quella che due anni dopo avrebbe vinto i Mondiali in casa.
Sostanzialmente fedele al suo calcio e restia a seguire le mode del momento, la Germania Ovest poteva contare su un gruppo di autentici fuoriclasse. Il portiere Sepp Maier, il terzino d'attacco Paul Breitner, l'interno di regia Günther Netzer, il goleador Gerd Müller e su tutti Franz Beckenbauer, libero di manovra e leader naturale, avrebbero probabilmente garantito il successo a qualsiasi modulo. Il tecnico Helmut Schön si limitò saggiamente a garantire gli equilibri minimi, sul piano tattico, lasciando per il resto le redini sciolte ai suoi campioni. Lo schema era a grandi linee un 4-3-3. A renderlo unico era la posizione di Beckenbauer, l'ago della bilancia, che in fase difensiva scalava alle spalle dei compagni di reparto, mentre quando la squadra era in possesso di palla si univa al centrocampo, determinando la superiorità numerica.
La Germania Ovest, dopo un trionfale girone di qualificazione, trovò nei quarti l'Inghilterra, rivale storica, e la batté a Wembley con un secco 3-1. Nella partita si misero in luce soprattutto Netzer, autore anche di un gol, ed il solito Müller. Nella gara di ritorno, Alf Ramsey, per evitare l'umiliazione, schierò la formazione inglese più difensiva di tutti i tempi e rimediò lo 0-0, contro avversari appagati.
L'Italia avrebbe potuto essere una degna rivale dei tedeschi, ma la generazione di veterani di Ferruccio Valcareggi cominciava a dare segni di logorio. Il commissario tecnico era un conservatore, talmente affezionato ai suoi campioni (dai quali aveva ricevuto un titolo europeo e un secondo posto mondiale) da ridurre al minimo gli avvicendamenti. Nel girone di qualificazione, che li vide dominare Austria, Svezia e Irlanda, gli azzurri pagarono un prezzo altissimo, perché a Vienna Gigi Riva riportò la frattura di tibia e perone dopo un brutale intervento da dietro del difensore austriaco Hof. Nei quarti, a eliminazione diretta, l'Italia trovò sulla sua strada un Belgio molto agguerrito, tatticamente ostico e rafforzato dalla presenza di due fuoriclasse, Paul Van Himst e Wilfried Van Moer: in casa, a Milano, gli azzurri non riuscirono a superarne la diga difensiva, anche per le condizioni fisiche poco brillanti di Riva, appena recuperato dopo il grave infortunio; nel match di ritorno, a Bruxelles, il Belgio andò in doppio vantaggio, proprio con Van Himst e Van Moer, e all'Italia restò solo una rete su calcio di rigore di Riva, allo scadere del secondo tempo.
Il quartetto che disputò la fase finale (Germania Ovest, Belgio, URSS e Ungheria) era decisamente squilibrato e i tedeschi dominarono secondo le previsioni, incontrando le maggiori difficoltà nella semifinale di Anversa contro il Belgio, padrone di casa. Ci volle il fiuto del gol di Gerd Müller per strappare un sofferto 2-1. Nell'altra semifinale, giocata a spalti quasi deserti a Bruxelles, l'URSS sfruttò il superiore atletismo per domare un'Ungheria più tecnica e leggera. La finale fu quasi a senso unico. L'URSS si era illusa di poter neutralizzare Gerd Müller ricorrendo alla marcatura asfissiante da parte del più potente dei suoi difensori, l'ottimo Mutaz Khurtsilava, ma lo scatenato centravanti del Bayern segnò subito due gol. Il mediano Herbert Wimmer completò l'opera. I 45.000 spettatori esultarono per il primo alloro europeo della Germania Ovest.

I protagonisti


La stella: Gerd Muller
(1945)
Detto ‘Bomber der Nation’ per il suo gran feeling con il gol, Gerhard Muller è ancora oggi l’attaccante tedesco con piu’ reti segnate in nazionale. Il suo incredibile bottino di 68 gol in 62 presenze tra il 1966 e il 1974 lo porta ad essere riconosciuto all’unanimità come il piu’ forte centravanti della storia del calcio tedesco, essendo anche il miglior marcatore della storia della Bundesliga (365 reti, quasi tutte con la maglia del Bayern Monaco). Con la maglia della nazionale oltre all’Europeo 1972 vince un Mondiale nel 1974, mentre con il Bayern conquista 3 Coppe Campioni (con 4 titoli di capocannoniere), una Coppa Intercontinentale, una Coppa delle Coppe, 4 Campionati tedeschi e Coppa di Germania. Nel 1970 vince il suo unico Pallone d’Oro. Dal 1992 è allenatore delle giovanili del Bayern Monaco.

Il CT: Helmut Schon
(1915-1996)
Dopo una buona carriera da attaccante che lo ha visto diventare due volte campione di Germania con la maglia del Dresdnen SC, inizia ad allenare nel 1950 sulla panchina dell’ Hertha Berlino dove siederà per una sola stagione. Dal 1952 al 1956 sarà commissario tecnico del Saarland, una regione tedesca, prendendo parte alle qualificazioni al Mondiale 1954. Entra a far parte dello staff della nazionale della Germania Ovest con vari ruoli, finché nel 1964 non gli viene assegnata la panchina che lascerà solo nel 1978. Nel suo periodo da C.T. oltre agli Europei del 1972 vince la Coppa del Mondo nel 1974, e raggiunge altre due finali nel 1966 e nel 1976.




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