Europeo 1960 - URSS


Il Racconto


La nascita
La strada che portò a varare il Campionato d'Europa per nazioni fu lunga e tribolata: la competizione vide infatti la luce soltanto nel 1960, per ultima e con un largo distacco dagli altri grandi tornei internazionali. Basti dire che il Sud America, l'altro polo della più prestigiosa tradizione calcistica, vanta un proprio Campionato continentale sin dal 1916. Un altro apparente controsenso è che il Campionato d'Europa sia nato ben trent'anni dopo quello Mondiale, quando, secondo ogni logica, avrebbe dovuto precederlo e costituirne un presupposto.
In realtà, nel periodo fra le due guerre, mentre le Federazioni britanniche si chiudevano in un rigido isolamento, nel cuore della Mitteleuropa aveva largo seguito una manifestazione che va considerata come la più diretta anticipatrice del Campionato d'Europa: la Svelha Pokal, così chiamata perché metteva in palio una coppa in cristallo di Boemia. L'Italia di Vittorio Pozzo conquistò per due volte il trofeo, che fu ribattezzato, secondo la linea autarchica dei tempi e del regime, Coppa Internazionale.
Nel 1954 l'Europa riuscì finalmente a darsi un proprio governo calcistico, l'UEFA (Union des associations européennes de football), di cui fu eletto presidente il francese Henri Delaunay. La sua idea di allestire un Campionato che contrapponesse le rappresentative nazionali dei 33 paesi membri apparve affascinante ma di laboriosa realizzazione, e Delaunay morì nel 1955 senza avervi potuto dare contorni concreti. Quando il progetto fu portato a realizzazione, per la fattiva opera di suo figlio Pierre e di grandi uomini di calcio, come l'ungherese Gustav Sebes e lo spagnolo Luis Pujol, il tanto sospirato Campionato d'Europa venne intitolato a suo nome. La Coppa Henri Delaunay, a scadenza quadriennale, ebbe una fase eliminatoria, disputata dal 1958 al 1960, per ridurre il numero delle squadre partecipanti a quattro, chiamate poi a giocare in una sede unica le semifinali e le finali. In omaggio al benemerito pioniere, la Francia fu la prima nazione designata a ospitare la fase conclusiva.

Il torneo
L'accoglienza al nuovo torneo risultò assai tiepida. Molte delle grandi potenze europee diedero forfait: tra queste l'Inghilterra, la Germania Ovest, la Svezia, che era stata seconda alle spalle del Brasile nei Mondiali di due anni prima, e la stessa Italia, che attraversava uno dei momenti più bui della sua storia calcistica. Alla resa dei conti, le iscritte furono 17, cioè la metà dei paesi aderenti all'UEFA. Il fattore campo e l'assenza di concorrenti qualificate facevano convergere i favori quasi universali del pronostico sulla Francia, che era stata terza ai Mondiali 1958 in Svezia e che inseguiva sempre il suo primo grande alloro internazionale.
La Francia praticava già allora un gioco veloce e spettacolare, il cosiddetto 'calcio-champagne', tutto in chiave offensiva. Aveva un geniale creatore di gioco, Raymond Kopa, e un grande realizzatore, Just Fontaine, cannoniere scelto con 13 gol agli ultimi Mondiali. Superate con punteggio nettissimo le qualificazioni (8-2 alla Grecia e 7-4 all'Austria nel doppio confronto), la Francia perse però per strada i suoi tre giocatori più forti, Kopa, Fontaine e Roger Piantoni, per gravi infortuni.
La rivale tecnicamente più accreditata era la Spagna, ufficialmente affidata a una terna di dirigenti, ma in realtà guidata dal 'mago' Helenio Herrera, il cui carisma era riuscito a far convivere nella stessa nazionale la coppia straordinaria del Real Madrid, Alfredo Di Stefano-Francisco Gento, con il tandem del Barcellona, Ladislao Kubala-Luis Suárez: un attacco in grado di travolgere ogni ostacolo.
Tuttavia, nei quarti di finale la Spagna venne abbinata dal sorteggio all'Unione Sovietica, da poco uscita dall'isolamento, sull'onda della medaglia d'oro conquistata alle Olimpiadi di Melbourne, e artefice di un buon Mondiale in Svezia. Fra Spagna e URSS non vi erano rapporti diplomatici e il dittatore Francisco Franco impose il forfait. La Spagna perse così una grande occasione e l'URSS si trovò inserita fra le quattro finaliste, nelle quali figuravano due altri paesi dell'Est europeo: Iugoslavia e Cecoslovacchia; soltanto la Francia rappresentava l'Occidente.
Nella semifinale contro la Iugoslavia i francesi, che a un quarto d'ora dalla fine erano in vantaggio per 4-2, riuscirono a incassare 3 reti in 3 minuti, anche per gli errori del portiere Georges Lamia. L'uscita di scena dei padroni di casa rappresentò il colpo di grazia per il torneo, che già aveva faticato a conquistare interesse nel pubblico.
L'URSS, che aveva superato la Cecoslovacchia per 3-0, affrontò in finale davanti a 18.000 spettatori la Iugoslavia. Quest'ultima, più tecnica e brillante, si portò in vantaggio per merito del centravanti Milan Galic e finché ebbe fiato condusse la gara, ma poi, si spense, duramente provata dai più atletici avversari. Slava Metreveli firmò il pareggio e nei supplementari il poderoso attaccante Viktor Ponedelnik chiuse il conto. C'erano due soli fuoriclasse, in quell'URSS: il portiere Lev Jascin, un vero baluardo, detto il 'ragno nero' per certe sue movenze e la tenuta di gioco che era solito indossare, e il mediano Igor Netto. Ma la formazione era di tutto rispetto, la preparazione fisica eccellente, la manovra, anche se scolastica, ordinata e funzionale. I sovietici furono vincitori non esaltanti e tuttavia onestissimi.

I protagonisti


La stella: Lev Ivanovich YASHIN
(1929-1990)
Il leggendario “Ragno nero”, unico portiere della storia capace di vincere il Pallone d’Oro (1963), eletto “FIFA World Keeper of the Century” (2000) e “Golden Player of Russia” al 50° anniversario UEFA (2003). Ha legato tutta la carriera alla casacca della Dinamo Mosca – difendendo in gioventù anche la porta della squadra di hockey su ghiaccio – partecipando con la nazionale sovietica a 4 edizioni dei Mondiali (1958, 1962, 1966 e 1970). 5 volte campione sovietico, 78 presenze internazionali, un oro olimpico (1956). Dotato di fisico imponente (1,89 m), superbi riflessi e buoni piedi, sembrava “ipnotizzare” gli attaccanti avversari soprattutto dagli undici metri. A chi gli chiese quale fosse il suo segreto, rispose: “Fumo una sigaretta per calmare i nervi, poi butto giù un drink forte per tonificare i muscoli”.

Il CT: Gavril KACHALIN
(1911-1995)
Storico selezionatore dell’Unione Sovietica più vincente di sempre. Sotto la sua guida vennero conseguiti grandi risultati come l’oro olimpico a Melbourne 1956, il titolo europeo nel 1960 e la partecipazione a tre Mondiali (1958, 1962 e 1970) portando sempre a casa la qualificazione ai quarti di finale. Anche a livello di club raggiunse il successo conducendo la Dinamo Tbilisi al suo primo titolo sovietico nel 1964. Al termine della carriera lavorò presso l’accademia giovanile della Dinamo Mosca – in cui militò da giocatore vincendo due campionati – ed offrendo le sue preziose conoscenze alla Commissione Tecnica FIFA.




Tutti i risultati



Le statistiche del torneo



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