Mondiale Club 2000 - Corinthians


Il Racconto

Sul finire del secolo, la FIFA, che dalla sua fondazione aveva sempre limitato le sue attività nell'ambito delle formazioni nazionali, cominciò a manifestare interesse per un proprio ingresso diretto nel business sempre più fiorente intorno alle società di club. Infatti la Coppa Intercontinentale, cioè la manifestazione che laureava il club campione del mondo, era gestita direttamente dalle due confederazioni continentali, la UEFA e la CONMEBOL. Ma il massimo organismo del calcio cominciò a pensare ad una manifestazione che comprendesse squadre da ogni parte del pianeta anche per la progressiva crescita del calcio negli altri continenti.
Fu così che nel gennaio 2000 fu organizzata la prima edizione del Campionato mondiale per club, alla quale vennero invitati i campioni delle sei confederazioni continentali, più una seconda formazione per l'Europa (il Real Madrid campione del mondo in carica) e il Sud America (il Corinthians campione del Brasile, paese ospitante). Alcuni club rinunciarono e furono sostituiti, le otto società rimaste furono radunate in due gironi i cui vincitori disputarono la finale.
Questa edizione sperimentale si distinse per la sufficienza con cui i due club europei partecipanti, Real Madrid e Manchester United, affrontarono il torneo. Il Real concluse al quarto posto, mentre il Manchester non superò il girone per la peggiore differenza reti con il Necaxa, che poi vinse ai rigori la finale per il terzo posto. La finale si disputò tra le due squadre brasiliane, il Corinthians ed il Vasco da Gama, con il successo ai rigori della squadra di San Paolo, che all'epoca non aveva ancora vinto la Copa Libertadores. Roberto Carlos, giocatore brasiliano del Real Madrid dichiarò pubblicamente che per tutti, nel 2000, ai fini del titolo mondiale, era importante la Coppa intercontinentale disputata tra Real Madrid e Boca Juniors e non il torneo organizzato dalla FIFA.
La FIFA tentò di mettere in piedi una seconda edizione nel 2001 in Spagna, ma il progetto naufragò di fronte a una serie di difficoltà oggettive. Il primo limite fu, chiaramente, quello della impossibilità di trovare spazio in un calendario sempre più intasato d'impegni. Il secondo problema fu congiunturale e legato al fallimento del partner commerciale incaricato di sovraintendere alla manifestazione. La questione più insolubile, però, era quella relativa alla permanenza della Coppa Intercontinentale che, agli occhi dei tifosi, dei giornalisti e degli addetti ai lavori stessi, rappresentava la vera competizione atta a laureare i campioni del mondo, relegando i vincitori del torneo della FIFA quasi al rango di involontari usurpatori (emblematica fu la non esultanza di Dida, allora portiere del Corinthians, quando Edmundo fallì il rigore decisivo che diede il titolo alla squadra paulista nell'edizione pilota del 2000). Fu così che la FIFA intavolò una serie di trattative con la Toyota per arrivare ad una soluzione, anche se una prima idea che mirava al ritorno dell'Intercontinentale alla formula dell'andata e ritorno (nel quadro di un'organizzazione ora gestita dalla federazione mondiale) fallì nel 2001.




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