Champions League 1964-65 - Inter


Il Racconto


Quando capitan Picchi alza la coppa nella tribuna del Prater a maggio ‘64, la stagione dell'Inter non è ancora finita. Dopo un'estenuante testa a testa, con le polemiche per il caso doping che ha visto il Bologna penalizzato di tre punti, poi restituiti, il campionato si chiude con le due squadre in parità. Lo spareggio di Roma viene vinto dai felsinei, con un'Inter scarica fisicamente e mentalmente. Per il secondo anno di fila, quindi, la Coppa Campioni vede due italiane al via, entrambe tra le favorite, insieme alle solite Real e Benfica, con gli outsider Colonia e Liverpool. I Reds, in particolare, sotto la guida dello scozzese Bill Shankly sono risorti dalle ceneri di un periodo negativo (otto anni in Second Division) vincendo il titolo con quattro punti di vantaggio sul Manchester United e partecipando per la prima volta a una coppa europea. Al via sono sempre in 31, con l'esordio degli islandesi del KR Reykjavik, ma senza Cipro. L'Inter detentrice salta così il primo turno, in cui l'unica sorpresa è l'uscita del Saint-Etienne per mano del La Chaux-de-Fonds. Dopo il pareggio al Guichard, i francesi al ritorno in Svizzera passano dopo dieci minuti con un gol della mezzala Guy. I campioni elvetici trovano però la rete del pareggio nel primo minuto della ripresa, con il suo giocatore-allenatore, il francese Skiba. Al 71' Antenen centra, Trivellin colpisce al volo e la palla si insacca per la vittoria svizzera. Mentre Real, Liverpool e Benfica passano agevolmente il turno, il Bologna vince la palma della sfortuna con l'Anderlecht. I rossoblu a Bruxelles vengono puniti da un gol in avvio di ripresa dell'astro nascente Paul Van Himst, dopo avere resistito un tempo al dominio belga. A Bologna la musica cambia e nella ripresa i gol di Pascutti e Nielsen porterebbero agli ottavi i rossoblu. I belgi si lamentano del gioco duro del Bologna permesso dall'arbitro e intanto trovano a un minuto dalla fine il gol con Stockman. Non resta che giocarsi il passaggio del turno nei play-off di Barcellona, dove i pochi intimi del Camp Nou restano all'asciutto di gol per 120' e il lancio della monetina sorride all'Anderlecht al secondo tentativo, dopo essersi fermata una volta in piedi fra l’erba. Stessa sorte subisce il GornikZabrze con il Dukla, mentre i Rangers passano allo spareggio con la Stella Rossa Belgrado.

Raramente si è visto un turno così poco equilibrato come gli ottavi di finale di questa stagione. L'Inter sconfigge 6-0 la Dinamo Bucarest e vince di misura anche in Romania. Il Benfica rifila un 5-0 al La Chaux-de-Fonds dopo un pareggio in terra svizzera, il DWS Amsterdam surclassa il Lyn Oslo (8-1 complessivo), il Real vince 4-0 col Dukla e lo stesso Liverpool fa 3-0 in casa e 1-0 fuori con l'Anderlecht. I Rangers vincono entrambe le gare col Rapid Vienna, più combattuti Colonia-Panathinaikos, coi tedeschi che passano di misura e Vasas ETO Györ-Lokomotiv Sofia, fanno 8-7 in 180'. L'Inter in estate si è assicurata le prestazioni di Joaquin Peiró, preso dal Torino ma consacratosi all'Atletico Madrid. In Serie A si possono far giocare solo due stranieri e l'Inter ha già Suarez e Jair, ma l'UEFA ne ammette un terzo e Peiró diventa perciò il primo “straniero di coppa”. È lui, con una doppietta che segue il gol di Suarez, a siglare la vittoria nerazzurra a San Siro sui Rangers. Qui però sale in cattedra James Forrest, classe 1944, che prima segna il gol della bandiera a Milano, poi quello del vantaggio a Ibrox. A un passo dallo spareggio, i nerazzurri erigono le barricate e riescono a portarsi alla semifinale. Molto più di un quarto di finale è Benfica-Real Madrid. Senza Di Stefano, andato a chiudere la carriera all'Español, i Blancos cercano rivincita per la finale del 1962. Al “Da Luz” però il primo tempo è da incubo e il Benfica va negli spogliatoi sul 3-0, con gol di José Augusto e doppietta di Eusebio. Amancio prova a raddrizzare le sorti della sfida, ma Simões e Coluna portano il finale su un 5-1 che nemmeno il miglior Real sarebbe riuscito a ribaltare. Infatti il 2-1 del Bernabeu serve solo a salvare la faccia.

Il quarto meno nobile vede il Györ trovare un'inattesa semifinale sul DWS Amsterdam, con un gol a un minuto dalla fine del ritorno realizzato da Povazsai, mentre tra Colonia e Liverpool è thriller. I tedeschi, primi vincitori della neonata Bundesliga, assediano gli avversari sul proprio campo, ma portano a casa soltanto un palo e un gol annullato. Anche al ritorno non arrivano gol, la quarta semifinalista uscirà dal play-off di Rotterdam. I Reds ottengono un doppio vantaggio che sembrerebbe rassicurante, ma subito dopo Thielen riapre la partita. Il pari è siglato daHannesLöhr, futuro allenatore della squadra e dell'Under 21 tedesca. Niente da fare, trecento minuti non bastano, tocca alla monetina decidere. L'arbitro, il belga Schaut, la lancia una prima volta, ma si incastra nel fango e il secondo tentativo è decisivo a favore dei Reds. Liverpool-Inter e Vasas ETO-Benfica sono i due accoppiamenti. Incredibile l'ascesa degli inglesi, che fino a quel momento non erano nemmeno la squadra principale della loro città. L'anno prima l'Everton era uscito al primo turno con l'Inter e ora, comunque vada, la banda di Shankly, con quattro scozzesi in campo, ha già fatto meglio. Parte sfavorito, pur arrivandoalla sfida con l’Inter dalla prima vittoria in FA Cup, ottenuta tre giorni prima, con annessi festeggiamenti per le strade di Liverpool. Ad Anfield trova un avversario dimesso e spaventato che prende gol dopo soli 3', con Hunt su assist di Callaghan. Il Liverpool continua ad attaccare, ma subisce il contropiede nerazzurro e Mazzola pareggia con un tiro dal limite. Uno schema su punizione porta Callaghan in rete al 34' e il possibile 3-1 di Hunt è annullato per fuorigioco. St. John va a segno nel finale e le cose per l'Inter si fanno difficili. Herrera ammette la batosta, ma è pronto a motivare i suoi, specie dopo uno scambio di battute con Shankly. «Lei ha allenato in Portogallo, vero?» gli chiede lo scozzese. «Sì, il Belenenses» risponde HH. «Bene, allora mi dice com'è il Benfica, che tanto ormai in finale con loro ci andiamo noi?» I lusitani hanno infatti vinto l'andata in trasferta con il Vasas ETO e si ripeteranno due giorni dopo con un secco 4-0. Prima della finale manca solo Inter-Liverpool, coi nerazzurri alla ricerca della rimonta quasi impossibile. Sandrino Mazzola racconta spesso un aneddoto, secondo cui si presenta a San Siro con un disco, “Oh,when the Saints go marchin' in” che hanno suonato ad Anfield dopo il fischio finale. «Mettilo alla fine, dopo che avremo vinto 3-0», dice l'attaccante a un attonito speaker.

Nonostante quello che oggi chiameremmo “pressing alto” di Shankly, al 10' l'Inter pareggia già i conti, con un gol a “foglia morta” di Corso che si spegne nell'angolino e quello di Peirò, leggendario, dopo avere sottratto il pallone a Lawrence mentre palleggia per rinviare. Gli inglesi protestano, accuseranno di corruzione l'arbitro, irremovibile nel convalidare il gol. Una delle tante incursioni di Facchetti nella ripresa portano al 3-0 vaticinato dal “Baffo”. Che vuol dire finale. Il “mister” benfiquistaElekSchwarz cerca subito la polemica, contro la disputa della finale a Milano. Ma la finale di Coppa delle Coppe è a Londra e ci gioca il West Ham, senza che nessuno fiati, esattamente come nel 1957 con Real-Fiorentina al Bernabeu. Crescono i Paesi collegati alla diretta dell'incontro e l’incasso sarà di 176 milioni di lire per il pubblico pagante. Su Milano si scatena il diluvio e ne risente lo spettacolo, ma al 42' Facchetti lancia Mazzola, che triangola con Corso e smarca sulla destra Jair che sferra un diagonale che finisce sotto la pancia di Costa Pereira. Il risultato non cambierà più, nonostante l'Inter si trovi in superiorità numerica dal 57' per infortunio dello stesso portiere, con Germano in porta. Quanto basta perché Picchi, per la seconda volta di fila sollevi la Coppa, stavolta di fronte al pubblico amico.



Foto Story

Nella finale di San Siro Jair segna il gol del trionfo nerazzurro


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